Cosa c’è nella Red Bull?
Gira da tempo una catena riguardo la Red Bull ed i suoi presunti effetti altamente dannosi: si parla dell’abolizione della bevanda in Francia e Danimarca, dei possibili effetti dannosi dei componenti chimici della bevanda (glucuronalactone, caffeina e taurina) quali infarto, emorragie celebrali, scompensi del fegato, effetto di mascheramente delle sostanze alcoliche, ed altro ancora. Ad esempio, una “leggenda” vuole che la bevanda sia stata utilizzata in Vietnam per far sopportare lo stress ai soldati americani. Si dice (in varie fonti sul web) che la bevanda è oggi vietata in Danimarca, Francia e paesi sudamericani. Insomma…si dicono tante cose!
Personalmente ho pensato che la miglior cosa in questi casi sia documentarsi un po’ meglio.
Così, ho trovato pareri discordanti riguardo il divieto della sostanza: sostanzialmente la Francia l’ha vietata per il contenuto di caffeina, taurina e glucuronalattone, ma la Corte Europea ha condannato tale restrizione. Uno dei motivi potrebbe essere legato al fatto che la Red Bull è prodotta anche in Regno Unito….
Oggigiorno molte politiche dell’Unione Europea in materia di cibo sono, ahimè, legate ad interessi economici piuttosto che salutistici. In altri termini, gli scienziati francesi potrebbero aver cercato evidenze scientifiche per sostenere un provvedimento restrittivo delle importazioni della bevanda, e magari la Corte Europea ha giudicato tali prove non sufficienti per imporre il divieto di consumo della bevanda. Viceversa, potrei pensare che non vi sono prove “schiaccianti” per vietare l’uso della bevanda perchè le “autorevoli” riviste medico-scientifiche si guarderebbero bene dal pubblicare risultati su una bevanda che frutta molti soldi ai suoi produttori. E così via…
Dove voglio arrivare…?
Credo che la cosa migliore da fare, quando non si hanno chiare delle situazioni, sia rispettare il principio della PRECAUZIONE. Sappiamo benissimo che in genere tutte le bevande gassate hanno un contenuto zuccherino enormemente superiore a quello che dovremmo ingerire (provate a guardate qual è il contenuto calorico di una lattina di cola: 139KCal !!!! ). Sappiamo che: oggigiorno mangiamo tante “schifezze”, prodotte da industrie enormi, multinazionali, che rispondono solo a logiche di massimizzazione dei profitti; le “cose naturali” sono le migliori….
Morale della “favola”: se ho bisogno di energia mi bevo una buona spremuta d’arancia, con 2 cucchiaini di zucchero (possibilmente di canna) e mi mangio un pezzo di cioccolata o di torta fatta in casa. E se sento ancora di non avere abbastanza energia…vuol dire che ho esagerato e che devo riposarmi mezz’ora!
” La natura ci ha tutelati per millenni, tutto ciò di cui necessitiamo è già sotto i nostri occhi ! “
Il Processo Mclibel: il vero volto della Mc Donald’s
Nel 1990 la Mc Donald’s citò per diffamazione alcuni membri dell’associazione ambientalista inglese London Greenpeace.
Simbolo della protesta e causa della citazione il volantino “What’s wrong with Mc Donald’s”, un pamphlet di sei pagine che riteneva la multinazionale responsabile d’aver disboscato ampie zone di foresta pluviale, di aver trattato barbaramente gli animali da essa stessa allevati, di aver prodotto cibi “spazzatura” spacciandoli per sani, di aver sottopagato i propri dipendenti, di aver plagiato milioni di bambini con campagne pubblicitarie, slogan, gadgets e testimonial fuorvianti.
Tale processo è conosciuto come McLibel (libel in inglese significa diffamazione) ed ebbe inizio il 28 giugno 1994. Degli accusati, gli unici ad andare fino in fondo sono Helen Steel e David Morris, che avevano distribuito il volantino nei mesi precedenti al settembre del ‘90, data della citazione.
Secondo le leggi inglesi, spetta all’accusato dover dimostrare che le proprie affermazioni sono veritiere anziché diffamatorie, e per far questo può servirsi soltanto di testimonianze primarie, ovvero di testimoni e documenti ufficiali.
Helen e David non dispongono di un reddito alto, lei è una barista part-time, lui fa il postino. A stento possono permettersi un avvocato.
Inizialmente la Mc Donald’s si rifiuta di fornire i dati circa alcune delle sue filiali, e richiede che il caso sia esaminato da un solo giudice, non da una giuria, ritenendo che esso tratti argomenti complessi e delicati, difficili da giudicare per una giuria di inesperti.
Quest’ultima richiesta viene accolta, ma la Multinazionale è chiamata a fornire tutta la sua documentazione.
Nel ‘94 Helen e David presentano una contro-querela all’azienda, che durante il periodo del processo, aveva a sua volta diffuso volantini contro le dichiarazioni riportate nel “What’s wrong with Mc Donald’s”.
Le udienze sono particolari: i due attivisti “contrastano”: indossano jeans e t-shirt, si appoggiano ad un solo avvocato contro la schiera di specialisti in giacca e cravatta assunti dalla ditta.
I testimoni portati dalla Mc spesso si contraddicono e si arrampicano sugli specchi: vengono chiamati in aula esperti nutrizionisti, dietologi, sociologi, che lavorano per la ditta.
Il processo dura a lungo, ad esso parteciperanno circa 170 testimoni, e verrà ricordato come il più lungo della storia della giustizia inglese.
Il 19 giugno 1997 viene emessa la sentenza definitiva: la Mc Donald’s non è responsabile della deforestazione in Amazzonia, né dell’inquinamento provocato dai materiali di imballaggio della sua merce. Steel e Morris dovranno pagare alla multinazionale la somma di 60.000£.
Tuttavia, molti contenuti del pamphlet vengono giudicati veritieri: lo sfruttamento del lavoro minorile praticato dalla ditta, l’uso di campagne di marketing non etiche, i bassissimi salari dei dipendenti.
Si è calcolato che i danni d’immagine subiti dalla Mc Donald’s in seguito al processo Mclibel ammontino a 10.000.000£ (circa 15.000.000€), per questo motivo esso viene ricordato come una delle più riuscite azioni di protesta nei confronti non solo della ditta ma del capitalismo stesso.
un uomo integerrimo
Elenco riassuntivo
Sentenze di non doversi procedere
Prescrizione del reato dovuta alla concessione di attenuanti
La Corte di Cassazione ha affermato che “qualora l’applicazione della causa estintiva della prescrizione del reato sia conseguenza della concessione di attenuanti, la sentenza si caratterizza per un previo riconoscimento di colpevolezza dell’imputato ed è fonte per costui di pregiudizio” (Cass. pen., sez. IV, 21 maggio 1996, n. 5069).
Di seguito le sentenze che ricadono in tale categoria:
- Lodo Mondadori, corruzione semplice
- Caso All Iberian 1, 23 miliardi di Lire di tangenti al PSI di Craxi
- Caso Lentini, falso in bilancio (attenuanti generiche e nuova legge intervenuta)
Intervenuta amnistia
- Falsa testimonianza P2
- Terreni Macherio, imputazione per uno dei due falsi in bilancio
Sentenze di assoluzione
- Caso All Iberian 2 - falso in bilancio (assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato in seguito alle riforme del Governo Berlusconi II)
- Sme-Ariosto 1 - imputazione su vendita Iri, corruzione giudiziaria
- 4 Tangenti alla Guardia di Finanza (assolto per non aver commesso il fatto)
- Medusa cinematografica, falso in bilancio (assolto in quanto per la sua ricchezza potrebbe non essere stato al corrente dei fatti contestati)
- Sme-Ariosto 2, falso in bilancio
- Sme-Ariosto 1 - imputazione su due versamenti a Renato Squillante, corruzione giudiziaria (assolto per non aver commesso il fatto, assolto perché il fatto non sussiste)
- Terreni Macherio, imputazione per appropriazione indebita, frode fiscale, e uno dei due falsi in bilancio
Procedimenti archiviati
- Consolidato Fininvest, falso in bilancio (prescrizione raggiunta in base alla nuova legge sul falso in bilancio)
- spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest
- traffico di droga
- tangenti fiscali Pay-tv
- Stragi 92-93, concorso in strage
- Concorso esterno in associazione mafiosa assieme a Marcello Dell’Utri, riciclaggio di denaro sporco
Procedimenti in corso
- Diritti televisivi, falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita;
- Mazzette a David Mills, corruzione giudiziaria.
Contrastante è invece il caso Telecinco, come si legge più in basso.
Dettagli sui procedimenti
Traffico di droga
Nel 1983 la Guardia di finanza, nell’ambito di un’inchiesta su un traffico di droga, aveva posto sotto controllo i telefoni di Berlusconi. L’indagine non accertò nulla di penalmente rilevante e nel 1991 fu archiviata.
Dichiarazioni sulla P2
Il numero di tessera della P2 assegnata al Cavalier Berlusconi è: tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, data di affiliazione 26 gennaio 1978 [1][2].
Nella relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2 si legge: “…alcuni operatori (Genghini, Fabbri, Berlusconi) trovano appoggi e finanziamenti al di la’ di ogni merito creditizio…“. Le due grandi banche, infatti, che danno credito a Berlusconi sono la Banca Nazionale del Lavoro e il Monte dei Paschi di Siena, dove durante gli anni ‘70 la P2 è più attiva. Il Monte dei Paschi concede tra il ‘70 e il ‘79 70 miliardi di mutui fondiari a Berlusconi a tassi fra il 9 e il 9,5%.
Il 10 Aprile 1978 Berlusconi inizia una collaborazione come editorialista sul maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, proprio quando la loggia P2 acquisisce, come dice la commissione parlamentare d’inchiesta “il controllo finanziario e gestionale del gruppo Rizzoli“.
Interpellato su Licio Gelli, Berlusconi risponde: “…Anch’io come 50 milioni di italiani, sono sempre in curiosa attesa di conoscere quali fatti o misfatti siano effettivamente addebitati a Licio Gelli. Anni di inchieste sono serviti solamente ad offrire alle varie fazioni politiche un terreno di lotta e di calunnie facile quanto strumentale.”
La corte d’appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione alla P2 ed ha applicato l’amnistia, stabilita nel 1990, chiesta dal Procuratore generale. La Corte di Cassazione nel 1991 conferma la sentenza.
Tangenti alla Guardia di finanza
Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti a ufficiali della Guardia di finanza. In primo grado è condannato a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate. In appello la Corte riforma la sentenza di primo grado concedendo le attenuanti generiche. Ciò fa scattare la prescrizione per tre tangenti; per la quarta (Telepiù) Berlusconi viene assolto per non aver commesso il fatto. La Cassazione, nell’ottobre 2001, conferma le condanne per i coimputati di Berlusconi (Berruti, Sciascia, Nanocchio e Capone), ma assolve Berlusconi da tutti i capi di imputazione per non aver commesso il fatto[5].
Processo All Iberian 1 (tangenti a Bettino Craxi)
Nel 1998 la sentenza di primo grado lo condanna a due anni e quattro mesi per i 23 miliardi versati tramite il conto All Iberian a Bettino Craxi. La sentenza di Appello (secondo grado) sancisce che il reato è estinto per prescrizione e che «per nessuno degli imputati emerge dagli atti l’evidenza dell’innocenza». La sentenza definitiva (terzo grado, 22 novembre 2000, Corte di Cassazione) conferma la sentenza d’appello, e condanna Berlusconi al pagamento delle spese processuali. Ecco un estratto della sentenza definitiva:
- Le operazioni societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su estero dal conto intestato alla All Iberian al conto di transito Northern Holding [Craxi, ndr] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest spa, con il rilevante concorso di Berlusconi quale proprietario e presidente. [...] Non emerge negli atti processuali l’estraneità dell’imputato
Processo All Iberian 2 (falso in bilancio)
Berlusconi è stato indagato per la rete di 64 società e conti offshore del gruppo Fininvest che, secondo l’accusa, ha finanziato operazioni quali la scalata di societa quotate in Borsa (Standa e Rinascente), senza informare la Consob; ha aggirato le leggi antimonopolio tv in Italia e in Spagna, acquisendo il controllo di Telepiù e Telecinco; ha pagato tangenti a partiti politici (come quella di 23 miliardi di lire per Craxi di cui sopra). La rete occulta della Finivest-ombra avrebbe spostato, tra il 1989 e il 1996, fondi neri per almeno 2 mila miliardi di lire. L’accusa per Berlusconi è di falso in bilancio. Il 26 settembre 2005 i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno assolto Silvio Berlusconi e gli ex manager Fininvest Ubaldo Livolsi, Giancarlo Foscale e Alfredo Zuccotti dall’accusa di falso in bilancio, in quanto il fatto non costituisce reato: la riforma del diritto societario del 2001, approvata quindi dal Governo Berlusconi II, richiede per il reato di falso in bilancio una querela di parte.
Caso Lentini
Berlusconi è stato rinviato a giudizio per il versamento in nero di una decina di miliardi dalle casse del Milan a quelle del Torino calcio, ‘in nero’, per l’acquisto del calciatore GianLuigi Lentini. Nel contratto ufficiale depositato alla Lega Calcio si indicava il prezzo di 18 miliardi e mezzo di lire, ma altri 10 miliardi ‘in nero’ sarebbero stati pagati all’allora presidente della società granata Gianmauro Borsano. Circostanza ammessa dallo stesso Borsano e verificata attraverso lo svolgimento di rogatorie con la Svizzera. Il dibattimento di primo grado si è concluso con la dichiarazione che il reato è prescritto, grazie alla nuova legge della Cdl sul falso in bilancio.
Medusa cinematografica
Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d’acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi. In primo grado è condannato a 1 anno e 4 mesi per falso in bilancio. In appello, assoluzione con formula dubitativa, confermata in Cassazione.
Falso in bilancio nell’acquisto dei terreni di Macherio
Berlusconi è accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio per l’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio. In primo grado è assolto dall’appropriazione indebita e dalla frode fiscale. Per i due falsi in bilancio contestati scatta la prescrizione. In appello è confermata l’assoluzione per i due primi reati; è assolto per uno dei due falsi in bilancio, per il secondo si applica l’amnistia.
Lodo Mondadori
Berlusconi era accusato (assieme a Cesare Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora e Vittorio Metta) di concorso in corruzione in atti giudiziari (art.319 ter del codice penale), per aver pagato i giudici di Roma in modo da ottenere una decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che doveva decidere la proprietà della casa editrice.
Il giudice dell’udienza preliminare Rosario Lupo ha deciso l’archiviazione del caso, con formula dubitativa. La Corte d’appello, su ricorso della procura, decide nel giugno 2001 che per Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello di concorso in corruzione in atti giudiziari; in primo grado Cesare Previti è stato condannato, mentre per questo stesso episodio Berlusconi, grazie alla concessione delle attenuanti generiche, ha ottenuto la prescrizione del reato di “corruzione semplice” (poiché risale al 1991 e la prescrizione, con le attenuanti generiche, scatta dopo 7 anni e mezzo) ed ha evitato la condanna.
I giudici della quinta sezione della Corte d’Appello hanno infatti ritenuto che nei confronti di Silvio Berlusconi è ipotizzabile il reato di “corruzione semplice”, e non quello più grave di “corruzione in atti giudiziari”, in quanto non sono stati provati i provvedimenti giudiziari oggetto della corruzione. Hanno inoltre confermato la concessione delle attenuanti generiche, dalle quali consegue la prescrizione per la riduzione dei termini di legge. La Corte di Cassazione ha infine confermato la sentenza d’Appello.
Ecco un estratto della sentenza definitiva:
- Il rilievo dato [per concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed individuale del soggetto [Berlusconi è nel frattempo diventato Presidente del Consiglio], valutato dalla Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo
Si veda anche: articolo de La Repubblica Ed inoltre: “MONDADORI, STORIA D’UNA SENTENZA COMPRATA” di Marco Travaglio
Processo SME
| Per approfondire, vedi la voce Processo SME. |
Berlusconi era accusato di aver corrotto i giudici durante le operazioni per l’acquisto della Sme. Rinviato a giudizio insieme a Cesare Previti e Renato Squillante. Il processo di primo grado si è concluso con condanne per Previti e Squillante, dopo che la Cassazione ha respinto la richiesta di spostare il processo a Brescia o a Perugia, per legittimo sospetto, reintrodotto appositamente per legge nell’ottobre 2002. Un’altra legge, il “lodo Schifani“, votata nel giugno 2003, ha imposto la sospensione di tutti i processi a cinque alte cariche dello Stato, tra cui il presidente del Consiglio, ma è stata bocciata dalla Corte costituzionale perché incostituzionale. Stralciata la posizione di Berlusconi dal processo principale, il Tribunale di Milano ha ritenuto provati i fatti di corruzione, lo ha prosciolto per prescrizione sui soldi pagati a Squillante (capo A) e assolto per insussistenza del reato di corruzione ai fini della mancata vendita della SME (capo B). Previti invece viene condannato.
Processo SME Capo di accusa A
Per il capo di accusa A del suddetto processo SME Silvio Berlusconi viene prosciolto in primo grado per prescrizione in ordine ad alcuni punti del capo medesimo, ed assolto in ordine ad altri.
Questa conclusione è maturata anche grazie alle rogatorie internazionali giunte dalla Svizzera. Esse furono oggetto di aspro confronto, in quanto Berlusconi ha sempre sostenuto che fossero documenti falsificati. Durante il processo, il governo Berlusconi II varò una legge che introduceva norme più rigorose per accertare l’autenticità e la provenienza delle rogatorie internazionali, suscitando la reazione delle opposizioni che giudicavano tale legge un provvedimento inutile o addirittura escogitato ad arte per rendere più difficile alcuni processi.
I documenti in questione provavano la sussistenza di versamenti di 434.404 dollari effettuati da un conto della Fininvest ad uno di Previti, dal quale infine giunsero ad un conto di Squillante.
Al termine del processo i giudici, pur ritenendo che Berlusconi avesse commesso il fatto-reato imputatogli, gli concedettero le attenuanti generiche, che tra gli altri effetti dimezzano i termini di prescrizione di quel reato da quindici anni a sette anni e sei mesi; il reato commesso è risultato così estinto per prescrizione, situazione giuridicamente differente dall’assoluzione, anche se porta ad effetti pratici simili.
Di seguito il dispositivo della sentenza formulato il 10 dicembre 2004 dai giudici della Prima Sezione Penale di Milano:
Visto l’articolo 531 c.p.p. dichiara non doversi procedere nei confronti di Berlusconi Silvio in ordine al reato di corruzione ascrittogli al capo A) limitatamente al bonifico in data 06-07 marzo 1991 perché, qualificato il fatto per l’imputato come violazione degli articoli 319 e 321 c.p. e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione; visto l’articolo 530 CO.2 c.p.p. assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione relativo al bonifico in data 26-29 luglio 1988 contestato al capo A) per non aver commesso il fatto; visto l’articolo 530 c.p.p. assolve Berlusconi Silvio dagli altri fatti di corruzione contestati al capo A) per non aver commesso il fatto; Visto l’articolo 530 CO.2 c.c.c., assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione a lui ascritto al capo B) perché il fatto non sussiste.
Gli avvocati di Berlusconi hanno fatto ricorso in appello per ottenere un’assoluzione piena. Il 27 aprile 2007 i giudici hanno assolto Silvio Berlusconi per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste.
Di seguito il dispositivo della sentenza: «La corte, visto l’articolo 605 cpp, in riforma della sentenza del tribunale di Milano in data 10 dicembre 2004, assolve Silvio Berlusconi dal reato a lui ascritto sub capo A) ai sensi dell’articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale, per non aver commesso il fatto, e dal reato a lui ascritto sub capo B) ai sensi dell’articolo 530 comma 1 cpp perché il fatto non sussiste».
Il ricorso della procura di Milano contro la sentenza di assoluzione viene rigettato dalla VI sezione penale della Corte di Cassazione il 26 ottobre 2007. Berlusconi esce così assolto definitivamente da questo processo.
Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest
Berlusconi era accusato di aver indotto la Rai, da presidente del Consiglio, a concordare con la Fininvest i tetti pubblicitari, per ammorbidire la concorrenza. La Procura di Roma, non avendo raccolto prove a sufficienza per il reato di concussione, ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.
Tangenti fiscali sulle pay-tv
Berlusconi era accusato di aver pagato tangenti a dirigenti e funzionari del ministero delle Finanze per ridurre l’Iva dal 19 al 4 per cento sulle pay tv e per ottenere rimborsi di favore. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.
Stragi del 1992-1993
La Procura di Firenze ha indagato per molti anni (fino all’agosto 1998) sui mandanti a volto coperto delle stragi:
- del 14/5/93 a Maurizio Costanzo (via Fauro, Roma)
- attentato agli Uffizi del 27/5/93 (via de’ Georgofili, Firenze)
- attentato al Padiglione di Arte Contemporanea del 27/7/93 (Via Palestro, Milano)
- di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano (Roma, 28/7/93)
- allo stadio Olimpico (dicembre 93 - gennaio 94)
- a Formello-Roma (attenato a Salvatore Cotorno, 14/4/94)
La procura di Firenze iscrisse nel registro degli indagati Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri (con il soprannome AUTORE 1 e AUTORE 2), considerati mandanti delle suddette stragi. Il Pm di Firenze chiese l’archiviazione del procedimento al termine delle indagini preliminari, accolta dal GIP territoriale benché “le indagini svolte abbiano consentito l’acquisizione di risultati significativi” e sebbene “l’ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità“. A Caltanissetta Berlusconi e Dell’Utri furono iscritti nel registro degli indagati come mandanti delle stragi di Via D’amelio (Paolo Borsellino) e Capaci (Giovanni Falcone). Le indagini sono partite da:
- le dichiarazioni di Salvatore Cancemi
- i verbali relativi ai rapporti con Vittorio Mangano
- le dichiarazioni successive di Cannella e La Barbera
- le dichiarazioni di Pennino e Siino
- gli esiti delle indagini della Dia e del Gruppo Falcone e Borsellino
Il 3 maggio 2002 il fasciolo viene archiviato, su richiesta dello stesso PM, perché il quadro indiziario risulta friabile. Ma “gli atti del fascicolo hanno ampliamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra gli uomini appartenenti a “Cosa Nostra” ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati“. Quell’atto non venne però firmato dall’altro pm che si era occupato delle inchieste e dei processi sulle stragi, Luca Tescaroli, contrario alle impostazioni della richiesta di archiviazione, soprattutto nella parte in cui si sostiene che le dichiarazioni dei principali pentiti della strage, Cancemi e Brusca, erano “contrastanti”.[3]
Una tesi che è stata confermata anche nella sentenza d’appello della strage di Capaci dove i giudici scrissero tra l’altro che le dichiarazioni di Brusca e Cancemi erano “convergenti” e che era necessario indagare ancora “nelle opportune direzioni per individuare i convergenti interessi di chi era in rapporto di reciproco scambio con i vertici di Cosa nostra”.[4]
Concorso esterno in associazione mafiosa
La procura di Palermo ha indagato su Berlusconi e Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Nel 1998 il procedimento è stata archiviato al termine delle indagini preliminari, che erano state prorogate per la massima durata prevista dalla legge. Dell’Utri, infine, è stato condannato a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa; dagli atti risulta che Forza italia sarebbe stata fondata per fornire nuovi agganci politici alla mafia e che Berlusconi sarebbe stato messo da Dell’Utri nelle mani della mafia fin dal 1974.
Il 26 luglio 2007 si è assistito alla ritrattazione del prof. Giuffrida, funzionario della Banca d’Italia e perito per conto della Procura della Repubblica nel processo di Palermo che vedeva imputato il senatore Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, in merito alle conclusioni da questi rassegnate ai Giudici circa l’oscura provenienza di ingenti quantitativi di denaro (113 miliardi di lire dell’epoca), nelle casse della Fininvest nella seconda metà degli anni ‘70.
Giuffrida, che era stato querelato per diffamazione per le sue dichiarazioni al processo, giunge ad un accordo transitivo con Mediaset, in cui si riporta che “‘il dott. Giuffrida [...] riconosce i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento ed inoltre che le predette operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l’apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo Fininvest” e che Fininvest/Mediaset prendono atto “che i limiti della consulenza del dott. Giuffrida non sono dipesi da sua negligenza ma da eventi estranei alla sua volonta’ - scadenza dei termini e successiva archiviazione del procededimento - che lo hanno indotto a conclusioni parziali e non definitive“.
I legali di Giuffrida nel processo per diffamazione hanno comuqnue emesso una dichiarazione, riportata dall’ANSA, in cui sostengono di essere stati avvertiti solo pochi giorni prima (il 18 luglio) del fatto che i legali Mediaset avevano proposto una transazione al loro assistito, di non condividere nè quel primo documento (”una bozza di accordo che gli stessi non hanno condiviso, ritenendo che quanto affermato nel documento non corrispondesse alle reali acquisizioni processuali“), nè la versione definitiva leggermente corretta (”non sottoscriveranno non condividendo la ricostruzione dei fatti e le affermazioni in esso contenute“).
La perizia di Giuffrida era stata ritenuta dai giudici già al tempo solo basata su “una parziale documentazione“, ma era stata ritenuta valida anche in virtù del fatto che non aveva “trovato smentita dal consulente della difesa Dell’Utri“, in quanto lo stesso professor Paolo Iovenitti (perito della difesa), davanti alle conclusioni di Giuffrida, aveva ammesso che alcune operazioni erano “potenzialmente non trasparenti” e non aveva “fatto chiarezza sulla vicenda in esame, pur avendo il consulente della difesa la disponibilità di tutta la documentazione esistente presso gli archivi della Fininvest“. [6] [7]
Tale ritrattazione, contenuta nell’accordo transattivo raggiunto dai legali Mediaset ed il prof. Giuffrida a composizione della controversia instaurata dalla Mediaset stessa per diffamazione, non consente comunque di fare chiarezza, una volta per tutte, sulla provenienza dei capitali del gruppo societario facente capo a Silvio Berlusconi.
Diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo
Silvio Berlusconi risulta attualmente indagato dalla procura di Roma per diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo, in relazione alla vicenda delle dichiarazioni dell’allora Premier in merito alle relazioni tra le cosiddette Cooperative Rosse e camorra durante una intervista rilasciata il 3 febbraio 2006 ad una emittente nazionale. L’iscrizione è avvenuta in seguito alla querela presentata dal presidente della Lega Nazionale delle Cooperative Poletti.
Telecinco (in Spagna)
In Spagna, Berlusconi, con altri manager Fininvest, è accusato di violazione della legge antitrust, frode fiscale e reati vari (es. riciclaggio di denaro) per l’emittente Telecinco da lui fondata. Il processo è stato sospeso dal 2001 al 2006 (cio non comporta la prescrizione) per non interferire nelle relazioni fra Italia e Spagna, ma ad aprile 2006 è ripreso su ordine dei giudici ed è tornato nelle mani del famoso giudice Baltasar Garzón che per primo ha avviato il procedimento.
L’Audiencia Nacional ha assolto tutti gli otto imputati e ora, secondo Niccolò Ghedini (avvocato di Berlusconi), si procederà alla immediata archiviazione essendoci stata una assoluzione perché il fatto non sussiste. Si tratta tuttavia di una interpretazione fornita dalla stampa italiana, infatti l’assoluzione (per reati minori di alcuni manager di mediaset) non ha nessuna attinenza col procedimento del giudice Garzón.
Compravendita diritti televisivi
I PM Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale, che hanno collezionato 50.000 pagine di atti con rogatorie in 12 paesi, hanno richiesto il rinvio a giudizio per 14 indagati:
- Silvio Berlusconi (appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio)
- Fedele Confalonieri (falso in bilancio)
- Frank Agrama (uomo di “appoggio” Fininvest in America)
- David Mills (marito di un ministro del governo Blair)
- Daniele Lorenzano (capoacquisti Finivest)
- Erminio Giraudi (mercanti di carni a Montecarlo)
- Paolo del Bue (banchiere svizzero)
- Giancarlo Foscale e Candia Camaggi (cugino del Cavaliere e consorte, responsabili della finanza svizzera)
- altri dirigenti di Fininvest e Mediaset.
Oltre a queste sono state stralciate (cioè verranno contestate in procedimento separato) le posizioni di Marina Berlusconi (assurta a presidente Mediaset) e Piersilvio Berlusconi, accusati di riciclaggio.
Dall’indagine All Iberian nasce questo filone d’inchiesta su due società estere collegate alla Silvio Berlusconi Finanziaria (società lussemburghese), la Century One e la Universal One. Sui conti di tali società hanno lasciato l’ultima traccia i fondi neri “distratti su conti bancari in Svizzera, Bahamas e Montecarlo, [..] nella disponibilità degli indagati [..] e gestiti da fiduciari di Berlusconi”. La cresta sulla compravendita dei diritti di film made in USA avveniva, secondo l’ipotesi accusatoria, in modo illegale: Mediaset non li comprava direttamente ma da società offshore (Century One e Universal One e altre come la Wiltshire Trading e la Harmony Gold) che a loro volta li cedevano ad altre società gemelle, facendo lievitare il prezzo ad ogni passaggio. La differenza tra il valore reale e quello finale consentiva di mettere da parte fondi neri.
Berlusconi avrebbe intascato fondi neri (280 milioni di euro in dollari, lire, franchi francesi e svizzeri e fiorini olandesi) in nero, senza pagarvi le tasse e frodando i propri azionisti (falso in bilancio). Ma la difficoltà maggiore per i PM è stato capire come avvenivano tali operazioni, considerato che il premier ha lasciato tutte le cariche sociali nel 1993. Berlusconi avrebbe continuato a occuparsi delle società tramite prestanome. L’ipotesi accusatoria è suffragata dalle testimonianze di Carlo Bernasconi (capo della Silvio Berlusconi Communications), Oliver Novick (responsabile della Direzione Corporate Development) e Marina Camana (segretaria di Bernasconi che, secondo le rivelazioni dell’Espresso, ha raccontato proprio che le indicazioni per gli acquisti venivano da Arcore).
Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici della Mediatrade spa, cioè la società controllata dal Gruppo Berlusconi che ha preso il posto, a partire dal febbraio 1999, Mediaset e la Maltese Ims nell’acquisto dei diritti TV. La procura avrebbe scoperto massici trasferimenti di denaro della Wiltshire Trading (società intestata ad Agrama) a favore di conti svizzeri di personaggi Mediaset (denominati “Leonardo”, “Trattino”, “Teleologico”, “Litoraneo”, “Sorsio”, “Clock” e “Pache”). Questo nuovo filone nasce dalla testimonianza di un ex dirigente Paramount, Bruce Gordon, che definisce Agrama come “agente di Berlusconi” e “rappresentante Fininvest”. Farouk Mohamed Agrama, detto Frank, è considerato l’interfaccia di Lorenzano (ex capoacquisti di Mediaset) in America.
Secondo la procura l’accumulazione dei fondi neri sarebbe continuata anche oltre il 1999, fino al 2002 cioè quando Berlusconi era già Presidente del consiglio. Berlusconi e Mills sono accusati di corruzione in atti giudiziari. Si legge nell’atto notificato il 16 febbraio 2006:
- “Deponendo Mills in qualità di testimone nei processi ‘Arces + altri’ e ‘All Iberian’, accettava la promessa e successivamente riceveva da Carlo Bernasconi (manager Fininvest, morto nel 2001, ndr), a seguito di disposizione di Silvio Berlusconi, la somma di 600mila dollari, investita dallo steso Mills in unità del fondo Giano Capital e l’anno successivo reinvestita nel Torrey Global Offshore Fund, per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio di testimone: come in effetti faceva affermando il falso e tacendo in tutto o in parte ciò che era a sua conoscenza in ordine al ruolo di Silvio Berlusconi nella struttura di società offshore creata dallo stesso Mills, struttura fuori bilancio utilizzata nel corso del tempo per attività illegali e operazioni riservate del gruppo Fininvest”.
Davanti ai giudici, in particolare, Mills “ometteva di dichiarare quanto a sua conoscenza in ordine alla proprietà e al controllo delle società offshore del Fininvest B group e di conseguenza non rivelava che delle stesse erano beneficiari Silvio Berlusconi, Carlo Bernasconi e Livio Gironi, e che il controllo sulle stesse era esercitato da fiduciari della famiglia Berlusconi”; inoltre “ometteva di riferire la circostanza del colloquio telefonico intercorso nella notte del 24 novembre 1995 con Silvio Berlusconi in ordine alla società All Iberian e al finanziamento da 10 miliardi di lire erogato tramite All Iberian a Bettino Craxi“.
Bugie ricompensate, secondo la Procura, con quei 600.000 dollari riciclati da Mills in fondi riservati.
Note
- ^ Silvio Berlusconi intervistato da Bruno Vespa nel libro La scossa (Bruno Vespa, 2001, Mondadori, ISBN 8804489529)
- ^ Dichiarazioni del 21 luglio 1994, 5 aprile 1995, 16 gennaio 1996, 8 agosto 1998, 17 marzo 1999 riportate sul libro Le mille balle blu, pp. 73, 77-79, 87 (Peter Gomez e Marco Travaglio, 2006, Rizzoli, ISBN 8817009431).
- ^ La stessa tesi è stata sostenuta anche da Fedele Confalonieri su la Repubblica del 25 giugno 2000: “La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori“.
- ^ Le mille balle blu, pp. 463-464 (Peter Gomez e Marco Travaglio, 2006, Rizzoli, ISBN 8817009431).
- ^ http://www.repubblica.it/online/politica/macherio/assolto/assolto.html
- ^ Mafia, Fininvest:”Teoremi smentiti”, articolo di Tgcom del 27 luglio 2007
- ^ Il caso Giuffrida: Perché Berlusconi non dice dove ha preso i capitali Fininvest?, articolo di Marco Travaglio, del 1 agosto 2007, che cita tra le altre cose la nota dell’ANSA degli avvocati difensori di Giuffrida e le dichiarazioni dei giudici e di Paolo Iovenitti
fonte: Wikipedia
esportiamo democrazia o schiavitù?
“Controllate il petrolio e controllerete nazioni intere; controllate il sistema alimentare e controllerete le popolazioni.” Henry Kissinger
Dopo essere stato invaso nel 2003, l’Iraq non è stato spogliato dai suoi aggressori solamente della sua sovranità politica, del suo patrimonio archeologico, delle sue risorse petrolifere, ma anche della sua sovranità alimentare.
In violazione della Costituzione Irachena e delle convenzioni dell’Aia e di Ginevra, che stabiliscono che l’occupante debba rispettare la giurisdizione del paese occupato, l’amministrazione provvisoria di Paul Bremer (ex collaboratore di Kissinger) ha deliberato, prima dell’installazione del governo fantoccio, cento ordinanze scellerate che hanno lo statuto di leggi e che non possono essere abolite né modificate da alcun governo iracheno (articolo 26 della nuova Costituzione). Il paese è così caduto sotto il giogo economico totale dell’Occupante, che aveva deciso di riformare drasticamente la sua economia sul modello economico neo-liberista americano.
L’ordinanza 81 del 26 aprile 2004 ha dato il paese in pasto alle gigantesche necro-imprese che controllano il commercio mondiale dei semi, come la Monsanto (produttrice dell’agente Orange), Syngenta e Dow Chemicals. Essa conduce alla irreversibile distruzione dell’agricoltura irachena. L’Afghanistan aveva subito la stessa sorte nel 2002.
Questa ordinanza, redatta in maniera assai perversa, ha di fatto istituito l’obbligo per i coltivatori iracheni di comprare ogni anno una licenza e le sementi transgeniche dalle multinazionali americane – quando la legislazione irachena proibiva ogni privatizzazione delle risorse biologiche.
L’ordinanza 81 ha reso illegali le antiche tradizioni degli agricoltori di selezionare i semi migliori per riutilizzarli da un anno all’altro e gli scambi tra vicini. (Secondo la FAO, nel 2002, il 97% dei coltivatori iracheni riutilizzavano i loro semi o li acquistavano sul mercato locale). Attraverso gli incroci, lungo le generazioni, avevano creato varietà ibride adatte al duro clima della regione.
Gli agricoltori “colpevoli” di aver seminato semi non acquistati, o il cui campo è stato accidentalmente contaminato, incorrono in pesanti sanzioni, fino a pene detentive, alla distruzione del raccolto, dei loro attrezzi e installazioni!
Il terrorismo alimentare praticato da multinazionali come Monsanto nei paesi che colonizzano ha portato al suicidio decine di migliaia di contadini del Terzo Mondo – rovinati dall’acquisto annuale dei semi transgenici e dei pesticidi, erbicidi e fungicidi estremamente tossici che vi sono necessariamente associati. Così, nel solo anno 2003, 17.000 agricoltori indiani, ai quali le banche avevano rifiutato prestiti per l’acquisto dei semi Monsanto, si sono suicidati.
per leggere l’articolo completo leggi qui
comprarsi gratis la Wind? facile, ci sono le tangenti
immaginate di potervi comprare una grande società senza spendere un soldo di tasca vostra, bello no?
adesso però incazzatevi, perché la società che è stata acquistata senza spendere soldi è costata un cospicuo investimento, e i soldi per costituire questa società ce li abbiamo messi noi (i soliti fessi, noi italiani)
in pratica una società dello stato, l’Enel, costituisce una società per operare nella telefonia mobile, costituisce cioè la Wind
gli investimenti non sono un problema per l’Enel che, essendo una società dello stato e per di più operatore quasi totalitario nel lucroso mercato dell’energia elettrica, può metterne quanti ne vuole, e infatti spende miliardi di euro…
i soldi spesi sono “necessari” per costruire ripetitori, infrastrutture, pagare i compensi pubblicitari a Aldo Giovanni e Giacomo…
gli sprechi purtroppo ci sono sempre quando chi dovrebbe vigilare (gli organi statali, e noi soprattutto) non lo fa, comunque alla fine si realizza una società competitiva e i riscontri positivi si notano (più concorrenza, più libertà di scelta,a anche se solo tra tre operatori, ma per l’Italia è già un successo non avere un monopolio..)
adesso però arriva l’assurdo: dopo tanti soldi (nostri) energie spese cosa fa l’Enel(che non è privato ma controllato dallo stato)? l’Enel decide di vendersi il suo giocattolino (forse perché preferisce concentrarsi nel costruire centrali nucleari nell’est Europa)
ma l’assurdo è tale perché la Wind non viene venduta al miglior offerente, viene invece venduta a chi paga le tangenti…
e così noi italiani veniamo privati anche di questa compagnia di telefonia mobile costruita con i nostri soldi
certo siamo avvezzi a costruire infrastrutture per poi regalarle: la rete di telefonia fissa l’abbiamo regalata alla Telecom, la rete per la distribuzione del gas è solo formalmente aperta a tutti, in realtà è esclusivo appannaggio dell’Eni, le autostrade le abbiamo costruite noi ma i profitti li diamo a Benetton e compagni (le spese di manutenzione e ampliamento invece sono latitanti)…
ah, dimenticavo la Banca d’Italia, venduta(regalata) ai privati, ma questa è tutta un’altra storia…
se invece vi interessa leggere un articolo decente (e non confusionario come questo) sulla vicenda Wind lo trovate qui
qui invece l’inchiesta di Report che ha dato il via alle indagini “il mistero del Faraone”
P.S.
curioso quel che riesce a scoprire un bravo giornalista, mi viene da pensare che se lo stesso impegno ce lo mettessero gli organi statali… o se i vari Vespa, Fede, Riotta sarebbero mai capaci di fare un millesimo di questo lavoro…
Vista fa schifo, e lo dice anche ComputerWorld
Non avevamo dubbi sul fatto che Windows Vista fosse uno schifo, se n’è accorto anche chi di computer non capisce niente. Adesso a dirlo è anche Mike Elgan, giornalista per la prestigiosa rivista ComputerWorld.
È apparso un articolo, dal titolo: “Windows Vista è un vero e proprio disastro mentre Windows Mobile è inusabile. C’è speranza per Microsoft?” (disponibilie qui).
Per Mr. Elgan, i problemi che affligge Vista riguardano l’incompatibilità della maggior parte dei driver e la mancanza di controllo che l’utente avverte durante il normale utilizzo del sistema. Non è da meno la sua incredibile lentezza anche su computer di ultimissima generazione super-performanti, la mancanza di aggiornamenti di sicurezza per il sistema e l’incompatibilità con la maggior parte delle applicazioni che offre il mercato. In breve, Elgan definisce il sistema operativo Microsoft una vera e propria “schifezza“.
Il prodotto per dispositivi mobili di casa Microsoft, Windows Mobile ha lo stesso genere di critiche. Sempre nello stesso articolo Elgan afferma che “il sistema è di per sé pessimo e che non è per nulla adatto per essere utilizzato su dispositivi mobili“. Secondo ComputerWorld il motivo di queste vere e proprie catastrofi software è da imputare al fatto che “l’azienda di Redmond crede di poter infilare il suo Windows dappertutto, dall’orologio da polso ai supercomputer. Questa visione gli fa perdere di vista una cosa fondamentale: la qualità del software”.
In fine, Mr. Elgan chiede: “Se le cose continuassero in questo modo anche con altri software, quali speranze avrà Microsoft per il futuro?“.
Inoltre altre critiche a Vista arrivano anche da Dell, che ha recentemente dichiarato:
“I cambiamenti compiuti da Microsoft prima del rilascio finale hanno interferito sul corretto funzionamento di driver ed applicazioni, forzando la varie aziende produttrici a lavorare con software al dir poco zoppicante“
Per lo zio Bill e gli altri dirigenti a capo di Microsoft, l’azienda imparerà la lezione ed eviterà di commettere gli stessi errori in futuro.
“Non c’è nulla che possiamo fare per migliorare la situazione di Vista in breve tempo. Per il futuro stiamo già lavorando sodo su Windows 7“.
Quindi alla Microsoft ammettono che non possono migliorare Vista, almeno nel breve periodo, però ce lo dicono solo dopo che lo abbiamo acquistato…
chissà se sul prossimo computer vorrete ancora un sistema operativo della Microsoft…
fonte: Windows Vista fa schifo, e se lo dice ComputerWorld…
consigli per gli acquisti: ATTENZIONE
un esempio: i “Cappelletti al prosciutto crudo” dei Freschi Buitoni, mezzo chilo, euro 1,99
Sulla confezione, l’immagine di una bella fetta di prosciutto. Sembra di sentirne il profumo. Con una vista da aquila - o con una buona lente - si scopre che per fare i cappelletti, oltre a farina, uova, sale non è stata usata solo la coscia stagionata del maiale. Si legge infatti che “il prodotto contiene carne di suino cotta, pangrattato, mortadella (carne di suino, grasso di suino, cuori di suino, trippini di suino), prosciutto crudo stagionato: 9,5% del ripieno”.
Tutto in regola, ovviamente. Certo, se sulla busta fosse scritto in grande “cappelletti al grasso e cuore di suino” davanti allo scaffale non ci sarebbe la fila. Ma chi ha tempo di leggere?
un altro esempio: il wurstel Fiorucci Suillo classico, euro 1,90, con la scritta grande che annuncia “100% puro suino” e scopri che dentro c’è “carne di suino, 80%”
ancora un esempio: il cioccolato. In Italia c’era una legge che diceva: si chiama Cioccolato solo quello fatto con cacao e burro. Quello con la margarina si chiamava Surrogato. Ma gli altri Paesi europei produttori di margarina hanno fatto ricorso alla Corte di giustizia della Comunità, che ci ha condannato. Ora si è fatto un compromesso. Quello con il burro lo chiamiamo Cioccolato puro, quello con la margarina, l’ex Surrogato, Cioccolato e basta”.
adesso facciamo un breve viaggio all’università di Tor Vergata, nello studio del professor Giuseppe Rotilio, docente di biochimica della nutrizione, preside del corso di laurea in Scienza della nutrizione umana. La scrivania viene invasa da confezioni, pacchi, barattoli. “Basta una prima occhiata - dice il professore - per capire che lei spende male i suoi soldi. Troppe calorie, troppi zuccheri. Il problema principale sono appunto gli zuccheri semplici, che assieme ai carboidrati servono per l’energia ma oggi sono assunti in modo esagerato. Si mangia come se tutti fossimo maratoneti o operai da fatica e invece stiamo seduti a una scrivania”. Primo esame: un bel pacco di merendine, le Trecce Auchan. L’etichetta racconta che 100 grammi portano 470 calorie, con 53,9 grammi di carboidrati e 25,5 di grassi.
“Non c’è scritta la percentuale di zuccheri semplici. Anzi no: si dice che in superficie sono il 7%. Ma dentro la pasta? Ci sono arancia candita, sciroppo di glucosio e fruttosio, emulsionante, burro, lievito di birra. Ecco, una merendina di queste è già un pranzo. E’ un cibo troppo ricco, per la nostra generazione. Quando si compra, la prima cosa da guardare sono gli zuccheri semplici, che entrano rapidamente nel sangue ed alzano l’indice glicemico. Provocano l’accumulo di grasso e il tessuto adiposo è resistente all’insulina: alla fine si va verso il diabete”.
io per conto mio sto riscoprendo quanto sono buoni tutti i cibi preparati in casa e eliminando pian piano quanti più cibi industriali, merendine e bibite nocive posso; sicuramente ne traggo giovamento sia in termini di salute che di soldi.
fonte: nella giungla delle etichette
vendersi per denaro…. vendendo la nostra salute
se si vende il proprio corpo per denaro si chiama prostituzione, e per qualcuno (ma nonper la maggior parte, dato che è il mestiere più antico del mondo) è una pratica moralmente inaccettabile.
se si vende il proprio voto si è probabilmente italiani, quasi sicuramente parlamentari italiani
se si vende la propria onestà mentendo pubblicamente si è quasi di sicuro degli scienziati (o pseudo-tali)
Umberto Veronesi è un oncologo di fama mondiale, ex ministro della sanità e sicuramente una persona la cui opinione ha una forte presa sulla gente comune (leggi ignorante)
Umberto Veronesi ha in comune con Zichichi la familiarità con le apparizioni televisive e l’aver perso (semmai l’avessero avuta) l’onestà intellettuale, ovvero il saper mantenere separate le proprie convinzioni personali dalle opinioni espresse in qualità di “esperti”
Umberto Veronesi ha mentito pubblicamente in televisione affermando che i moderni termovalorizzatori “non inquinano”
l’affermazione di Veronesi mi fa schifo, non per il concetto in se (chiunque può sbagliare, chiunque può ignorare gli studi compiuti, chiunque può non capire un cazzo di come funziona il ciclo dei rifiuti, del perché sono stati costruiti i termovalorizzatori, delle nanoparticelle emesse e non filtrate perché non esistono filtri in grado di filtrarle…)
chiunque può non sapere che le nanoparticelle emesse dai termovalorizzatori causano l’insorgere di tumori (ma un oncologo del calibro di Veronesi non legge, non si aggiorna?)
non tutti però hanno un interesse economico diretto nel negare che i termovalorizzatori inquinano
Veronesi ha interessi economici nel negare l’inquinamento dovuto ai termovalorizzatori dato che la sua fondazione percepisce finanziamenti da aziende che i termovalorizzatori li costruiscono e li gesticono, per esempio:
ACEA - multiutility con inceneritori
PIRELLI - (petrolio, centrali ad olio combustibile)
ENEL (Centrali a Carbone ed oli pesanti e pure nucleare)
VEOLIA Envoirment (ditta che costruisce inceneritori!
P.S.
a riprova del fatto che gli inceneritori non sono la soluzione ma solo un modo di affrontare temporaneamente il problema dei rifiuti dovuto al loro abnorme aumento, in Germania, “patria” di termovalorizzatori, si pianifica un loro smantellamento per approdare invece ad una gestione a ciclo chiuso dei rifiuti, dove il problema viene affrontato sin dalla produzione di un prodotto per poter avere un riciclo completo.
la notizia trae spunto da: Veronesi dichiara che “i moderni termovalorizzatori non inquinano”
a riguardo leggete anche l’articolo Cancronesi e le previsioni sul cancro sul blog di Beppe Grillo
enjoy capitalism

USA dollari, guerre e petrolio
DI FRK
Umanità Nova
Il prezzo della benzina è aumentato, lo dice anche la televisione, quindi dev’essere vero.
Ancora di più è aumentato il prezzo del diesel, e questo la televisione non lo dice, perché dovrebbe spiegare la discrezionalità delle compagnie petrolifere nel fissare il prezzo dei carburanti ed il fatto che, essendoci ormai più auto diesel che non a benzina, hanno tutto l’interesse a farlo pagare di più della benzina, indipendentemente dai minori costi di produzione.
Il petrolio poi, è quasi arrivato a 100 dollari al barile. Cifra che, per una strana coincidenza del caso e degli interessi dell’amministrazione statunitense, era quella auspicata da Bin Laden in un video diffuso dopo gli attentati dell’undici settembre 2001, quando il petrolio costava meno di 20 dollari al barile.
Già, che strano modo di misurare il petrolio, quello dei barili. Che vengono graficamente ed iconograficamente rappresentati come bidoni, mentre in origine erano barili veri e propri, fatti di doghe di legno. Abbondavano in Pennsylvania dove venivano usati per immagazzinare whisky e, siccome erano a buon prezzo, furono usati dal “colonnello” (titolo assolutamente falso) Drake per stoccare il petrolio che aveva trovato in uno dei primi pozzi statunitensi.
Un barile contiene convenzionalmente 42 galloni (circa 159 litri). Il che significa che, anche a 100 dollari il barile, un litro di petrolio costa circa 42 centesimi di euro, poco più dell’acqua minerale che si compra al supermercato. Incidentalmente rileviamo che l’acqua minerale è imbottigliata nella plastica ricavata dal petrolio stesso (solo per fabbricare le bottiglie di plastica per l’acqua, non biodegradabili, si utilizzano circa 1,5 milioni di barili l’anno). Il petrolio è come il maiale: non si butta niente, anche se sporca un po’ di più! Dal petrolio si ricavano GPL, benzina, cherosene, gasolio, bitume, asfalto ed una miriade di altre cose, tra cui la già citata plastica (che assorbe il 4% del consumo mondiale di petrolio).
Quando si ragiona sugli usi del petrolio viene spontaneo pensare: per forza che costa così tanto, è una risorsa limitata e c’è una domanda crescente. Peccato però che il meccanismo di determinazione del prezzo non funzioni così. Anche perché, visto che nel 1999 costava 10 dollari al barile, vorrebbe dire che si sono esauriti, in otto anni, tutti i giacimenti del mondo.
Il prezzo dell’oro nero (che poi nero non è, visto che è verde o, al massimo, marrone scuro) varia in relazione alla qualità del greggio, determinata da due caratteristiche: il contenuto in zolfo (per il quale si distingue tra dolce ed acido) e la densità (secondo cui si distingue in pesante, medio e leggero).
Un petrolio più leggero e con meno zolfo costa più di un petrolio più pesante ad alto contenuto di zolfo, visto che quest’ultimo ha bisogno di maggiori lavorazioni.
Ogni area geografica produce il suo tipo di petrolio (per alcune aree si tratta di una miscela tra il petrolio di giacimenti vicini con caratteristiche affini): c’è l’Ural russo, l’Arabian arabo, il Maya messicano, il Dubai degli Emirati, e così via. Il prezzo del petrolio però viene fatto nelle borse mondiali e siccome le piazze finanziarie più importanti del pianeta sono Wall Street (a New York) e il London Stock Exchange (a Londra) è lì che ci sono i mercanti che fanno il prezzo del petrolio. Per farlo utilizzano i tipi di petrolio estratti in quei paesi: il WTI (West Texas Intermediate) negli USA e il Brent inglese del Mare del Nord.
Entrambi questi greggi vengono quotati in dollari, che è la moneta di regolazione di tutte le transazioni petrolifere. Per questo motivo si è creata la situazione per cui vengono trattati quotidianamente, sul mercato londinese, quantitativi di “Brent” superiori di 1.000 volte la produzione massima di tutti i pozzi del Mare del Nord. E si è creata la situazione per cui due tipi di petrolio (il Brent e il WTI) che rappresentano meno dell’1% del petrolio estratto nel mondo determinano il prezzo del 99% degli altri greggi.
Se poi si approfondisce il meccanismo di funzionamento del mercato dei “futures”, dove, con scarse disponibilità di moneta, si spostano grandi quantità di merci “di carta”, si capisce che il mercato del petrolio, più che dalla domanda e dall’offerta dipende dalle disponibilità finanziarie e dalle scelte delle corporation e del governo USA (che stampa i dollari con cui viene pagato).
L’utilizzo del dollaro come unità di valore dei barili di petrolio ed il controllo del prezzo al barile attraverso i mercati finanziari sono gli ultimi strumenti rimasti al governo USA per il controllo del mercato petrolifero mondiale. Le famigerate “sette sorelle”, le compagnie petrolifere occidentali che facevano il bello ed il cattivo tempo sui mercati, ormai controllano meno del 6% della produzione di petrolio, che è, invece, saldamente in mano alle compagnie nazionali degli stati produttori.
Questa situazione ha però consentito agli USA di risolvere un loro problema ancora più grande.
Gli USA infatti vivono, dal punto di vista economico, con una spada di Damocle sulla testa. Siccome gli statunitensi hanno delocalizzato molte produzioni hanno un gigantesco deficit commerciale, cioè importano molte più cose di quante ne esportino. Normalmente uno stato in queste condizioni svaluta la propria moneta, facendo così salire il costo dei beni importati e diminuendo il costo delle merci esportate, fino a raggiungere un nuovo equilibrio della bilancia commerciale. Per poter svalutare la moneta il modo più classico è la riduzione dei tassi d’interesse. La diminuzione dei tassi d’interessi USA serve anche al sistema finanziario statunitense a salvarsi dalla bancarotta derivante dalla crisi dei mutui, utilizzati negli scorsi anni per consentire l’acquisto di merci a debito da parte delle famiglie americane che oggi non sanno come restituire i soldi presi in prestito.
Ma gli USA hanno anche un altro problema. Hanno una spesa pubblica, che va a finanziare il complesso militare ed industriale, enorme.
Visto che non hanno possibilità di tagliare la spesa sociale (per la semplice ragione che è ridotta a meno del minimo), l’unico modo che avrebbero per mantenere in equilibrio il bilancio dello stato sarebbe quello di aumentare le tasse, argomento improponibile agli statunitensi che si recano a votare. Il risultato è il più grosso debito statale del mondo. Per finanziare il debito uno stato normale è costretto ad emettere obbligazioni e titoli di stato; e se ne emette tanti è costretto ad offrire tassi d’interesse elevati per attrarre capitali dall’estero.
Insomma l’esatto opposto di quello che dovrebbe fare per ridurre il deficit commerciale.
Visto che gli USA non sono uno stato come gli altri hanno trovato una soluzione per salvare capra e cavoli. Invece di finanziare il deficit statale emettendo titoli di stato, lo finanziano stampando dollari, il resto del mondo è costretto ad acquistare dollari per pagare le forniture di petrolio e, così facendo, assorbe la massa monetaria emessa in eccesso e gli USA non rimangono avvinti dalla spirale inflazionistica che, altrimenti, si sarebbe creata.
Inoltre le forniture di petrolio effettuate direttamente agli USA (consumano il 24% di quello che viene estratto al mondo) sono pagate direttamente in titoli di stato, che i possessori non rivendono, neanche in parte, per timore che un crollo dei loro corsi possa svalutare tutto il loro patrimonio.
Risolto in questo modo il finanziamento del deficit dello stato la Federal Reserve (la banca centrale USA) può tenere bassi i tassi d’interesse e svalutare il dollaro per cercare di riequilibrare la bilancia commerciale.
Questo schema però ha bisogno di prezzi del petrolio sempre crescenti, per cui non può durare in eterno.
Per soddisfare le esi

