Da Magnanapoli, passando per Globalservice, arrivando ai Mastella
Autore | Roberta Lemma del 22 ottobre 2009
Uno strano suicidio all’anno, un sequestro ogni tanto, uno scandaluccio semestrale, una volta in Sicilia, un’altra volta a Milano, ora si tratta di rifiuti, ora di sanitopoli, poi appaltopoli. Ogni accadimento sembrerebbe un fatto a se stante, cambiano i soggetti delle indagini, cambiano i luoghi.
Così partono le indagini; una strana segnalazione o intercettazione o coincidenza, nelle migliori delle ipotesi si inizia ad indagare dopo aver ricevuto una vera e propria denuncia. Si indaga e si segue la pista per mesi, quando la pista ‘ scotta ‘ gli inquirenti possono essere trasferiti di colpo, tolti dal caso, depistati, uccisi. Le indagini che riguardano prettamente i legami tra mafia e Stato sono tante ma in effetti possono considerarsi una sola: stessa regia e movente. Che si tratti di tangentopoli, vallettopoli, sanitopoli non conta, che succeda a Milano, Napoli, Roma non cambia: unica regia, stesso movente. Denari e controllo. Una volta si trattava della strage di Piazza Fontana, dell’Italicus, di Ustica, Moby Prince, di Calvi, di Moro, di Mattei e tanti altri misteri italiani. In questi anni son variati gli ambiti di controllo ma non la vittima prescelta, lo Stato italiano e non la regia e i moventi. Denari e controllo. C’entrano sempre il gioco forza dei servizi segreti, si scovano sempre politici immischiati, si parla sempre di corruzione, assassini, spartizione della cosa pubblica, poteri partitici, le banche come i luoghi fulcro di spartenze, arrivi e spostamenti. Ogni indagine ha questi punti in comune. Indagini lunghissime mai concluse, pagine delicate oggi macerano nell’umido di archivi dimenticati per volere; eliminate le prove e le memorie, sarà impossibile collegare, arrestare, metter fine ad anni di assoluto dominio finanziario e politico.
Oggi si torna a parlare di Nugnes, Giorgio Nugnes cresciuto sulle ginocchia di De Mita, accusato di reati imfamanti, obbligato a stringersi una corda al collo solo perchè, dicevano, ‘ avvisava gli ultrà di Pianura concentrati a lottare contro la discarica, degli spostamenti della polizia mandata a gestire l’ordine pubblico’.
Si torna a parlare dell’inchiesta Magnanapoli, e Globalservice e forse tutto coincide, anche lo strano suicidio di Nugnes. Tutto coincide.
L’inchiesta sulla delibera per il ‘Global service’ del Comune di Napoli nasce a Caserta nell’ambito di un procedimento avviato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere su illeciti di alcuni componenti dell’amministrazione comunale di Orta di Atella. Interessi tra amministratori e imprenditori che hanno al centro l’ex sindaco del comune Angelo Brancaccio, transitato in Consiglio regionale nelle file dei Ds e poi del Pd e arrestato l’anno scorso a maggio. ( 2007)
Dalle intercettazioni telefoniche sulle sue utenze, sono emersi rapporti con l’imprenditore Gaetano Lampitelli, 48 anni, di Succivo, nel napoletano, a sua volta legato da rapporti di affari a Luigi Cirino Pomicino, le cui utenze telefoniche sono state poste sotto sorveglianza, dopo il suo impegno per l’aggiudicazione a Lampitelli di un appalto da oltre 1 milione nell’ambito della cittadella del ‘Polo della Qualità’ a Marcianise. Luigi Cirino Pomicino oggi figura nel management della MG, Guida Monaci insieme ad altri Cirno Pomicino:
Mario Cirino Pomicino S.p.A.
◦Mario Cirino Pomicino Presidente
◦Luigi Cirino Pomicino Ammin. deleg.
◦Cristiano Cirino Pomicino Consigliere deleg.
◦Luigi Cirino Pomicino Direttore gen.
◦Cristiano Cirino Pomicino Direttore acquisti
◦Antonio Esposito Direttore amministrativo
◦Raffaele Sarnataro Direttore comm.le
◦Antonio Esposito Direttore finanziario
◦Pasquale Licciardi Direttore personale
◦Giovanni Palladino Direttore produzione
◦Luciano Bertolini Direttore R.E.
◦Sergio Guerriero Direttore sistemi informativi.
( gennaio 2007 )
Nemmeno il sindaco di Ariccia o il direttore della farmacia comunale di Nemi lo sapevano che insieme ad altri piccoli enti sarebbero diventati gli azionisti indiretti di Guida Monaci Spa, società fondata da Tito Monaci nel 1871, poi passata alla famiglia Zapponini. Tutto per effetto di una complessa e un po’ misteriosa operazione finanziaria che vede la Regione impegnata in prima fila. La manovra ha dato una boccata d’ ossigeno ai conti della società di via Salaria, specializzata nella pubblicazione degli elenchi di imprese. Il 25 gennaio si formalizzava l’ ingresso nella Guida Monaci di tre nuovi azionisti: al 6% la Filas, finanziaria della Pisana, controllata attraverso Sviluppo Lazio; all’ 1,5% la Sit, società partecipata fra gli altri dall’ Unione degli industriali di Luigi Abete e dall’ Agenzia sviluppo delle colline romane, che a sua volta raccoglie come soci la Provincia, alcuni soggetti privati e tantissimi piccoli comuni della zona, come Carpineto romano, Artena, Gavignano e altri ancora; all’ 8% è entrata Meliorbanca, istituto privato, che però detiene la quota per conto di investitori non dichiarati. Risultato: la Regione ha versato nelle casse dell’ azienda degli Zapponini 200 mila euro; la Sit 50 mila e Meliorbanca oltre 300 mila. I tre nuovi soci, al tempo stesso, hanno acquisito però il 17% dei debiti di Guida Monaci, che complessivamente al 31 dicembre 2005 ammontavano a oltre 4,16 milioni di euro.
Guida Monaci negli ultimi anni si era trovata a fare fronte con la concorrenza di diversi operatori, italiani e stranieri, che si erano lanciati nel settore degli elenchi telefonici. E molte delle informazioni che un tempo erano disponibili solo sui pesantissimi volumi cartacei, oggi sono reperibili gratuitamente su Internet. Inoltre i tagli imposti a ministeri e enti pubblici dalle ultime Finanziarie avevano ridotto le spese per la pubblicità. La Guida Monaci perdeva molti clienti nel variegato mondo delle partecipazioni statali. L’ azienda utilizzò anche la cassa integrazione per tagliare il costo del lavoro. Ma per investire in nuovi prodotti, Guida Monaci aveva bisogno di liquidità. Così, dopo aver incassato nel 2005 qualche decina di migliaia di euro di contributi pubblici, la società romana tornava a bussare alle porte della Regione. E proprio mentre Piero Marrazzo stava cercando di metter d’ accordo le forze della maggioranza sul piano di tagli alla rete delle società e delle partecipazioni dismettendo enti e aziende inutili, la Filas decideva di acquisire la quota di Guida Monaci.
Cosa spinse la Regione a correre in soccorso della Guida Monaci? Mistero.
Per legge, la Filas poteva acquisire quote di aziende private solo «per consentire la creazione di nuove imprese e la realizzazione di programmi di sviluppo nei settori delle tecnologie innovative». E l’ attività della Guida Monaci, avviata nel 1871, non rientrava nell’ ambito del settore «delle nuove tecnologie». Ma l’ assegno da 200 mila euro ormai era stato staccato. Oggi la Mario Cirino Pomicino spa produce Ghisa e controlla la Guida Monaci assieme a Luigi Cirno Pomicino immischiato nell’inchiesta Global Service.
Dopo esser riuscito ad aggiudicarsi l’appalto per oltre 1 milione di euro a Lampitelli per la cittadella del Polo delle Qualità nel Marcianise Pomicino deve trasferire la sua azienda ad Arzano e si rivolge a vari imprenditori per trovare un sito adatto. Uno degli imprenditori in questione era Alfredo Romeo, l’uomo che curava il patrimonio immobiliare del Comune di Napoli. Da qui le intercettazioni sulle sue utenze e la nascita di diversi filoni di indagine per i magistrati napoletani, uno dei quali trasmesso a Roma per i rapporti tra l’imprenditore e appartenenti all’ordine giudiziario di Napoli.
Alfredo Romeo, avvocato e imprenditore italiano campano, fondatore della società Romeo Immobiliare, a capo di un gruppo di società che fattura 161 milioni di euro nel campo della gestione dei patrimoni immobiliari. È il fondatore e amministratore del Gruppo Romeo. Il gruppo ha un valore della produzione di circa 161 milioni di euro, e impiega oltre 280 persone, ha sedi a Roma, Napoli e Milano e l’insieme del patrimoni immobiliari affidato in tutta Italia per la gestione di servizi è di 48 miliardi di euro circa.
Oggi il Gruppo fondato da Alfredo Romeo ha come attività principale la gestione e valorizzazione di patrimoni immobiliari Il settore immobiliare è rappresentato dalla Romeo Gestioni S.p.A. e dalla Romeo Immobiliare S.r.L.
Il settore alberghiero è rappresentato dalla Romeo Alberghi S.r.L.
Il settore legale è rappresentato dalla Romeo Legal S.r.L. che eroga servizi integrati di gestione, pianificazione ed organizzazione di tutte le attività di assistenza tecnico-legale e giuridico-amministrativa ad Enti pubblici e privati – imprese – avvocati.
Alfredo Romeo è vicepresidente di Assoimobiliare (associazione dell’industria Immobiliare), partner di Nomisma e del quotidiano Europa, nonché delle edizioni l’Indipendente.
Attraverso il suo Gruppo è Affidatario del Patrimonio Immobiliare del Comune di Napoli, poi dal 1997 della gestione degli immobili del Comune di Roma, con incarico rinnovato nel 2005, presente nella gestione del patrimonio immobiliare anche di altre città come Milano e Venezia, nonché del Vaticano. Implicato in Tangentopoli nel 1993, fu condannato a 4 anni di reclusione. La pena fu poi dimezzata e infine cadde in prescrizione.
L’imprenditore è sotto processo ed è stato per quasi tre mesi in stato di custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta della procura di Napoli, Global Service che ha coinvolto anche magistrati, deputati campani (Italo Bocchino e Renzo Lusetti) ed assessori del comune di Napoli, tra cui l’ex deputato Giuseppe Gambale per associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta. L’imprenditore allo stato ha negato ogni addebito.
Alfredo Romeo e il suo segreto vincente, lo stesso segreto che ha fatto vincenti uomini del calibro di Berlusconi.
La sua azienda operativa, la Romeo Gestioni, è infatti una vera e propria miniera d’oro che macina anno dopo anno, imperturbabile a ogni evento, quantità formidabili di utili.
Ne ha prodotti per oltre 28 milioni nel 2007; 23 li ha sfornati con il bilancio del 2006. E con una precisione millimetrica ha fatto altrettanto gli anni precedenti. E così negli ultimi 5 anni quell’attività di manutenzione e gestione di case, palazzi e strade del patrimonio pubblico di mezz’Italia ha consentito all’imprenditore casertano di portare nelle casse della sua azienda oltre 110 milioni di euro. Pagate le tasse s’intende, poiché a livello operativo la montagna di soldi accumulata varrebbe il doppio. Quei 25 milioni, euro più euro meno, che ogni anno entrano nelle sue tasche, sono prodotti su ricavi non così eclatanti. I soldi che incassa dai committenti (per lo più pubblici) valgono ogni anno tra i 130 e i 145 milioni di euro, che non è gran cosa. Se poi aggiungiamo la grande abilità (sic!) di Romeo nella gestione del costo del lavoro (a cui va solo il 7-8% del fatturato prodotto) e ovviamente dei servizi prestati, ecco il segreto del successo. Valutato sotto quest’aspetto, Romeo è l’imprenditore più ricco d’Italia. Non c’è azienda nel nostro Paese che possa vantare così alti livelli di profittabilità. Basti pensare che una società come l’Eni ha trasformato in utili netti solo l’11% dei suoi ricavi del 2007. O la Geox , una delle realtà più solida e ricche, non è andata al di là, sempre nel 2007, del 16%. Romeo vola, invece con quel tasso del 20% e più di utili netti sui suoi (pochi) ricavi. Tanta liquidità gli consente di non avere nessun debito con le banche. E di patrimonio accumulato ne ha a iosa: oltre 70 milioni di euro, oltre a tenere in libretti bancari e postali una sessantina di milioni pronti all’uso. Ma tanta magnificenza non può essere dovuta solo alla bravura. Il suo arresto e le intercettazioni mostrano che il vero segreto erano, molto probabilmente, gli appalti “confezionati su misura” per le sue tasche. In un giro inequivocabile di conflitto d’interesse. Le commesse record: come il maxi-appalto per la manutenzione delle strade della Capitale: 580 milioni per 9 anni, quando a Bologna o a Firenze si paga per lo stesso servizio quindici volte meno. Un abisso.
O la gestione che dura da molti anni del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli. Un servizio che ha reso alla collettività la miseria di soli 13 milioni di euro su un “pacchettone “di case e uffici che di milioni ne valgono oltre 2.000. Chiunque ,viste le cifre, avrebbe saputo far rendere quelle case assai di più.
Il filone nell’ambito del quale furono eseguite 12 ordinanze di custodia cautelare è quello relativo ai rapporti tra Romeo e amministratori pubblici napoletani e campani, nonché politici di livello nazionale, come Renzo Lusetti e Italo Bocchino, indagati, per l’illecita e sistematica aggiudicazione di appalti di servizi pubblici. Nell’ambito di questo filone esiste un ulteriore costola stralciata, che riguarda infiltrazioni dei clan nella realizzazione dei lavori pubblici per la bonifica del bacino del fiume Sarno. Mai realizzata ma che anzi oggi e sotto l’attenta lente degli inquirenti che indagano sullo sversamento, nel fiume, di rifiuti tossici.
Da intercettazioni della Direzione investigativa antimafia sulle utenze del provveditore alle opere pubbliche di Napoli Mauro Mautone, emersero contatti con Romeo e le due indagini vennero unificate.
Proprio qui vennero alla luce gli elementi sul diretto coinvolgimento degli uffici tecnici di Romeo nella stesura della delibera per il ‘Global service’. In pratica, i pm Vincenzo D’Onofrio e Raffaello Falcone, dicevano che Romeo aveva organizzato un ‘comitato d’affari’ nel quale vi erano vari tecnici e professionisti, ma anche assessori e pubblici funzionari che in cambio di posti di lavoro, incarichi, consulenze o denaro, gli assicuravano l’aggiudicazione di appalti con gare cucite su misura tanto da essere redatte dal suo staff. Oltre le intercettazioni, nell’indagine ci furono riscontri documentali e testimoniali. A limare i testi dei capitolati, poi di fatto scritti nelle delibere, era la più stretta collaboratrice di Romeo, Paola Grittani, arrestata insieme a Guido Russo, anche lui arrestato, docente universitario e presidente dell’Arpa, ma in realtà, per i pm, una sorta di dipendente dell’imprenditore. Inoltre parlamentari Bocchino e Lusetti rispettivamente di An e del Pd, in alcune conversazioni telefoniche espressero il primo soddisfazione per il ritiro degli emendamenti più problematici al testo della delibera, il secondo sostegno concreto a Romeo per una decisione del Tar che riguardava un suo concorrente. Nell’inchiesta finirono gli appalti per la refezione scolastica in città, servizi di pulizia per l’amministrazione provinciale. Le accuse mosse agli arrestati, associazione a delinquere, turbativa d’asta, corruzione, abuso d’ufficio.
Oggi il gruppo Romeo gestisce gli immobile e altro del:
- Comune di Napoli
- Comune di Roma
- Comune di Milano
- Ministero dell’Economia
- Consip Global Service
- Consip Catasto stradale
- Consip facility uffici
- Consip impianti sanità
- Agenzia del demanio
- BNL fondi Immobiliari
- Inps
Esperienze Pregresse del Gruppo Romeo:
- Comune di Pozzuoli
- Comune di Firenze
- City global Valmontone
- Università di Bari
- Palazzo delle Finanze
- Iacp di Latina
Altre gestioni significative del Gruppo:
- INPDAP: Servizio integrato di gestione del patrimonio immobiliare
- Unicredit: Gestione integrata delle attività di manutenzione
- Comune di Venezia: Servizi di gestione tecnica e manutenzione del patrimonio immobiliare
- Agenzia Romana per la preparazione del Giubileo: Servizi di censimento del patrimonio immobiliare
- Comune di Volla: Servizi di gestione dell’inventario del patrimonio mobiliare ed immobiliare
- IACP – Salerno: progettazione e realizzazione del Sistema Informativo
- IACP – Roma: Servizio di recupero crediti maturati nei confronti dei conduttori e/o occupanti gli immobili ad uso diverso da quello di abitazione
- IACP – Bari: Servizi di ricognizione e regolarizzazione del patrimonio immobiliare
- IACP – Caserta: progettazione e realizzazione del Sistema Informativo
- Regione Campania: Servizio di censimento, inventario e catalogazione dei beni culturali
- INARCASSA: Servizi di ricognizione e schedatura del patrimonio immobiliare
- Comune di Roma: progettazione e realizzazione del sistema informativo per la gestione del patrimonio immobiliare
- A.M.A.N: . Sistema Informativo Cartografico per il censimento e la gestione delle reti idriche.
- Comune di Napoli progettazione e fornitura, di un Sistema informativo integrato per la gestione del personale dipendente
- IACP – Lecce: progettazione e fornitura con formula “chiavi in mano” del sistema informativo integrato
Ma quale potere si muoveva e si muove dietro Alfredo Romeo? Non si sa, sappiamo solo che l’imprenditore è di Caserta, ma forse nemmeno quest’altra coincidenza basta.
29 novembre 2008, un suicidio.
L’ex assessore del Pd alla Protezione Civile e ai Cimiteri del Comune di Napoli si suicida impiccandosi in un sottoscala nella su casa di Pianura, aveva 48 anni.
Era coinvolto nell’inchiesta della procura partenopea sugli scontri avvenuti nel quartiere di Pianura, nel gennaio scorso, durante le manifestazioni anti discarica, Nugnes era stato sottoposto agli arresti domiciliari il 6 ottobre scorso, misura in seguito sostituita dal divieto di dimora nel quartiere Pianura.
Il 20 ottobre si dimise dal suo incarico, contestualmente all’espulsione dal partito.
Era accusato di aver contribuito all’organizzazione delle proteste, poi degenerate in vari episodi di violenza, che nel gennaio scorso divamparono nel quartiere Pianura contro la riapertura della locale discarica. Accusato di usare il suo ruolo istituzionale per informare i manifestanti sugli spostamenti della polizia, Nugnes avrebbe dato un contributo rilevante alla realizzazione dei blocchi stradali da parte degli ultrà contrari alla discarica.
Le indagini si basavano su telefonate intercettate tra lo stesso Nugnes e il consigliere di An Marco Nonno, anche lui arrestato nella stessa inchiesta. L’assessore lo avrebbe avvertito dell’arrivo della polizia nel quartiere, dove i dimostranti avevano ostruito l’accesso alla ex discarica. In successive interviste, Nugnes aveva spiegato di averlo fatto pensando così di poter dare una mano alla gente di Pianura, la sua gente.
Un assessore contrario alla realizzazione di una discarica nel centro cittadino della sua città, a tal punto di schierarsi con i manifestanti, basta per giungere ad un suicidio? Tralasciando il fatto che è ingiusto e illegale aprire discariche nei centri cittadini o nelle loro immediate vicinanze, basta per decidere di uccidersi? Diplomato all’Isef, aveva lavorato dal 1986 al 1992 al Commissariato di Governo per la ricostruzione post-terremoto, occupandosi di Quarto e Pozzuoli. Nel 1994 era stato eletto per la Dc al consiglio comunale. Dal 1997 al 2000 era stato capogruppo del Ppi. Rieletto, dal 2001 al 2003 era stato presidente della Commissione bilancio, e poi, dal 2003 al 2006 capogruppo della Margherita. Nel maggio 2006 alle elezioni comunale raccolse cinquemila preferenze e fu nominato assessore alla protezione civile, ai cimiteri, ed, inizialmente, alla manutenzione stradale, dal sindaco Rosa Russo Iervolino.
Nugnes per un certo periodo quindi si occupò anche della manutenzione stradale del comune di Napoli e se Alfredo Romeo aveva il monopolio sulla manutenzione questo significava che Nugnes ebbe a che fare con Romeo o chi per lui e che quindi sono ipotezzabili ben altri scenari a spiegare la sua tragica morte. Ma questo collegamento venne occultato e reso pubblico solo in secondo momento. Perché è bene dirlo che non esistono soltanto magistrati e giudici ‘ comunisti ‘ ma anche pm al servizio del potere opposto! Nugnes viene ufficialmente indagato per gli scontri della discarica di Pianura, infangato, allontanato, scacciato come un lebbroso, il capro espiatorio perfetto per depistare e allontanare sospetti e indagini.
Il pm napoletano Antonello Ardituro, nell’udienza preliminare per gli scontri scaturiti dalla protesta contro la discarica di Pianura, non ha risparmiato la memoria di Giorgio Nugnes.
Nell’ultimo anno di vita era un uomo braccato, non dai clan camorristici, ma dalla giustizia. Tutti indagavano su di lui: sei magistrati della Direzione distrettuale antimafia, Digos, Nucleo provinciale dei carabinieri, Dia, persino gli 007 dell’Aisi (l’ex Sisde). Il suo nome era in quattro inchieste: due riguardavano Pianura, altre due la Globalservice. Sentitosi sotto assedio, Nugnes, aveva provato a difendersi. Per esempio aveva studiato con attenzione l’elenco delle chiamate che lo accusavano di aver organizzato la resistenza di Pianura nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2008. Per i pm telefonate inequivocabili che lo schiacciavano alle sue responsabilità. Ma Nugnes era convinto che ne mancasse una di chiamata, la 1378, diretta a una giornalista del Mattino. Il compito di selezionare le conversazioni da inviare in procura era stato affidato al capocentro della Direzione investigativa antimafia Adolfo Grauso. Che non potè mai rispondere ai giornalisti in quanto venne trasferito all’ufficio napoletano dell’Aisi. Nelle ultime ore di vita Nugnes aveva detto di sentirsi perseguitato dai nostri 007.
I primi che chiesero di mettere sotto controllo le utenze di Nugnes furono i pubblici ministeri Raffaello Falcone, Pierpaolo Filippelli e Vincenzo D’Onofrio che indagavano sull’inchiesta “Magnanapoli”, appalti e politica, anno 2007.
I reati ipotizzati in quel momento, turbativa d’asta e associazione per delinquere (aggravati dall’agevolazione della camorra).
Il procedimento era a carico di Mario Mautone, provveditore ai lavori pubblici di Campania e Molise (all’epoca il suo “superiore” è Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture), ma visto che nel mirino c’era “la definizione dell’appalto di manutenzione ordinaria del Comune di Napoli”, sotto inchiesta finisce pure Nugnes, assessore con deleghe alla difesa del suolo, alla protezione civile, alle fogne e alle strade di cui Romeo aveva ( ha??) il monopolio.
Il 30 marzo 2006 il sindaco Rosa Russo Iervolino aveva provato ad accelerare la pratica (con l’aperto sostegno di Nugnes, all’epoca capogruppo della Margherita), ma non era riuscita a indire la gara prima delle elezioni, anche a causa dell’opposizione del capogruppo di An Pietro Diodato che aveva paventato, in una riunione parzialmente segretata del consiglio, un concorso pilotato a favore dell’imprenditore Alfredo Romeo, il nuovo “re di Napoli”. Il 7 luglio 2006 Diodato viene ascoltato dal pm Giancarlo Novelli: è la prima inchiesta che, indirettamente, riguarda Nugnes. Il quale nel frattempo diventa assessore e firma la delibera sulla gara che il consiglio comunale approva il 3 aprile 2007. I magistrati chiedono di intercettarlo il 17 dicembre 2007 “con il sistema Mito”. Il 2 e il 3 gennaio 2008 la sua voce finisce nelle cuffie degli uomini della Dia mentre dà indicazione degli spostamenti dei blindati delle forze dell’ordine al consigliere comunale di An Marco Nonno, impegnato nella resistenza di Pianura; nei giorni successivi la trascrizione delle sue chiamate viene inviata al pm Milita che sta indagando sugli incidenti, ma non solo.
Inizia a questo punto forse la parte più sorprendente e meno esplorata della vicenda. Infatti la sera del 5 gennaio proprio Milita (prima di ricevere le carte dai colleghi) richiede di intercettare i telefoni di sette persone, sotto indagine per un presunto “traffico illecito di rifiuti aggravato dalla metodologia mafiosa e associazione per delinquere di stampo mafioso”. La stessa che c’è oggi e che ha fatto aprire altrettante indagini su altrettanti uomini politici di spicco nella Napoli che conta e non solo e che oggi rivedono i Mastella e i Bassolino nuovamente in prima pagina.
Al centro dell’inchiesta c’è ancora una volta la discarica di Pianura e in particolare l’area, di proprietà della Elektrika srl, individuata dal commissario di governo per una discarica provvisoria. Secondo il magistrato, coadiuvato nelle indagini dai carabinieri, dietro agli incidenti c’era un affare saltato. Scrive Milita: L’ideatore di tali disordini sarebbe un “socio occulto” di Elektrica. Già sottoposto a sorveglianza speciale e libertà vigilata, avrebbe precedenti per “associazione per delinquere, estorsione, tentato omicidio, porto abusivo d’arma e danneggiamento”; secondo gli inquirenti sarebbe stato anche “affiliato alla Nuova camorra organizzata del noto Raffaele Cutolo”. L’uomo “agirebbe con il sostegno (…) del consigliere regionale di An Pietro Diodato”. Sorpresa: mentre la Dia intercettava Nugnes, Milita metteva sul banco degli imputati proprio il suo accusatore. Ecco la motivazione: “Dapprima si esprimeva favorevolmente per la riapertura del sito, mutando successivamente opinione allorquando si conclamava che il provvedimento antimafia interdittivo, emesso nei confronti della società Elektrica avrebbe probabilmente potuto determinare la mancata erogazione di alcun indennizzo o compenso per l’uso dell’invaso”.
Dopo ciò, a Milita arrivavano le trascrizioni delle intercettazioni della Dia e il magistrato si concentrava su Nugnes, definendolo “uno degli organizzatori degli atti violenti”; il 7 gennaio chiederà al gip l’autorizzazione a intercettarlo.
E Diodato? “Io dell’inchiesta su di me non so nulla” diceva l’interessato a Panorama, “ma, come si evince da quelle telefonate, io sono la vittima, Nugnes e il mio collega di partito Nonno mi volevano vedere ‘politicamente’ morto”. Diodato non si fermò (stava indagando sull’acquisto dei palazzi che ospitavano il consiglio comunale e la giunta regionale, di proprietà della Pirelli, costati circa 80 milioni di euro) e in una nota scriveva: “Nugnes era convinto di meritare un assessorato (e lo meritava) per l’esperienza acquisita e il consenso elettorale espresso, ma gli sono state date deleghe pesanti, alcune delle quali (strade, fogne), nonostante il predecessore fosse stato confermato in giunta. Non è da escludere che sia stato usato. Lui si fidava del sindaco, con cui aveva un rapporto filiale”. Quella “cara Rosetta” (Russo Iervolino) a cui un Nugnes distrutto inviava la lettera di dimissioni da assessore il 17 ottobre 2008. L’ultimo atto politico prima di morire. Travolto dall’assalto di magistrati che si sentirono in missione in una città dove regnava e regna “lo spregio del principio del bene comune”. Come del resto in tutta Italia. Giorgio Nugnes perseguitato dai servizi segreti e siccome sono ‘ segreti ‘ arrivare a loro è missione per Superman che invece della kryptonite troverà per nemico Echelon, l’occhio invisibile che guarda, sente e tocca tutto senza esser visto. Ma l’indagine non viene archiviata, avanza a fatica, intralciata, spostata di sede, dimenticata e poi ripresa.
( accadeva nel dicembre 2008 )
Comunicato Stampa ufficiale diramato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia- firmato in calce dal Procuratore del capoluogo partenopeo Giovandomenico Lepore.
“Oggi non è un bel giorno per Napoli”. E’ quanto dichiarato durante l’incontro con i giornalisti dal Procuratore del capoluogo partenopeo Giandomenico Lepore in merito all’inchiesta su Global Service . “Non ci sono trionfalismi da fare”, ha proseguito Lepore che non ha voluto né telecamere né microfoni per evitare che questa inchiesta si spettacolarizzasse troppo perché “la vicenda vede coinvolto pure Giorgio Nugnes (ex assessore del Comune di Napoli, ndr) che è morto tragicamente”. In merito al ventilato coinvolgimento di membri dell’amministrazione provinciale di Napoli, Lepore ha confermato che alcuni consiglieri provinciali sono stati ascoltati e saranno ascoltati nei prossimi giorni come persone informate sui fatti in merito ad una gara di appalto della Provincia di Napoli vinta dalla Global Service. Non solo tangenti in denaro, ma anche promesse di far carriera nel mondo politico nazionale.
Questo quello che, secondo i magistrati di Napoli, elargiva l’imprenditore Alfredo Romeo a chi gli garantiva una corsia preferenziale per le sue imprese in gara per vincere degli appalti. “Scambio di denaro – hanno precisato ai giornalisti il procuratore capo Giandomenico Lepore e il coordinatore della Dda Franco Roberti – ma anche altri benefici come lo sviluppo di carriere politiche per taluni assessori rampanti come passare dalle istituzioni locali a quelle nazionali” grazie ai rapporti molto stretti con alcuni parlamentari. Non solo politici, ma anche qualche magistrato era “al servizio” dell’imprenditore Alfredo Romeo. E’ stato lo stesso coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Franco Roberti, a dichiararlo. “Non sarei onesto se non ammettessi che, così come c’è il coinvolgimento di alcuni politici, c’è anche qualche magistrato vicino a Romeo”, ha spiegato Roberti. Per il procuratore aggiunto, questo stralcio di inchiesta sull’imprenditore Romeo sarà affidato per competenza “all’ordine giudiziario di Roma”. Altri particolari sono emersi anche sul ruolo del parlamentare piddino Renzo Lusetti.
L’imprenditore napoletano Alfredo Romeo riceveva “l’illecito sostegno” di Lusetti, per la realizzazione di alcuni appalti sia a Napoli che a Roma. Secondo i pm, Lusetti sarebbe intervenuto “presso esponenti del Consiglio di Stato” per sostenere Romeo “nell’atto di appello interposto contro una decisione del Tar favorevole a un’impresa concorrente”. Ancora più subdolo era il ruolo dell’alleanzino Bocchino. “Siamo un sodalizio”. Così il deputato e vice capogruppo alla Camera del Pdl Italo Bocchino durante una delle intercettazioni telefoniche che fanno parte del fascicolo d’inchiesta della Procura di Napoli sulla Global Service. “…Quindi, poi, ormai… siamo una cosa… quindi… consolidata, un sodalizio… una cosa… solida una fusione dei due gruppi quindi…”, affermava Bocchino per rassicurare i suoi sodali sull’esito del ritiro degli emendamenti più “fastidiosi” proposti dal gruppo di An in consiglio comunale a Napoli con riferimento alla delibera avente ad oggetto il progetto Global Service. Secondo i magistrati partenopei, dalle indagini è emersa “l’unicità” del complesso “sistema illecito ideato e realizzato” da Romeo e “l’interagire delle relazioni delinquenziali” tra tutti i protagonisti delle singole vicende contestate diversificate tra loro per la “pluralità di appalti”, ma “riconducibili a un unitario disegno criminale, in quell’ottica di continuità e stabile comunanza e reciprocità di interessi” che lega tra loro molti degli indagati quali “componenti di una struttura organizzata unitaria”.
18 dicembre 2008 ( fate attenzione sempre alle date )
fonte:
- http://www.thepopuli.it/2009/10/magnanapoli-globalservice-mastella/
- http://www.thepopuli.it/2009/10/magnanapoli-globalservice-mastella-alfredo-romeo/
- http://www.thepopuli.it/2009/10/magnanapoli-globalservice-mastella-giorgio-nugnes/
evoluzione di una notizia
può una notizia evolversi nel tempo?
si se si viene a conoscenza di nuovi dettagli (es. per un’ incidente aereo… le ipotesi iniziali possono essere smentite o confermate dal ritrovamento della scatola nera)
si se una persona informata sui fatti (un testimone, un pentito, un collaboratore di giustizia, una “gola profonda”) decide di parlare e rivelare quel che sa
in Italia però una notizia può cambiare e correggersi anche per altri motivi, per cui una mela marcia diventa una mela molto matura e poi una mela tutt’altro che acerba
Silvio Berlusconi è ritenuto corruttore dell’avvocato Mills da una sentenza emessa da un tribunale italiano, ma la condanna è stata inflitta all’avvocato Mills (il corrotto) e non a Berlusconi (il corruttore) perché il “presidente” è al di sopra della legge grazie al lodo Alfano (che garantisce l’immunità al presidente del consiglio e della repubblica)
Come ha riportato la notizia il Giornale (di proprietà di Berlusconi) è un vero esempio di…..
19 maggio 2009
ore 12:26
I magistrati all’attacco di Berlusconi: “l’avvocato Mills fu corrotto da lui”
ore 12:40
Milano, toghe all’attacco di Berlusconi: “il legale Mills fu corrotto dal premier”
ore 13:06
Milano, toghe all’attacco di Berlusconi: “Mills mentì per garantirgli l’impunità”
ore 13:24
Caso Mills, le toghe contro il premier
Berlusconi: “Riferirò in parlamento”
20 maggio 2009
ore 8:05
Caso Mills, magistrati contro il premier
Berlusconi: “Una sentenza scandalosa”
chissà quante telefonate, minacce, promesse… o forse più semplicemente ordini e direttive dal padrone per far evolvere così rapidamente una notizia
fonte: Byte Liberi
su un altro blog invece un interessante articolo sul rilievo dato a questa notizia dai vari siti di informazione (giornali, portali, agenzie di stampa…)
P.S.
ho salvato uno screenshot dell’articolo sul Giornale, nel caso in cui la notizia dovesse “evolversi” ancora non vorrei passare anche io per un bugiardo
Mala tempora….
sulla riforma delle pensioni
l’età della pensione per le donne è stata innalzata a 65 anni
giusto o sbagliato, condiviso o meno che sia,il provvedimento è stato approvato agitando il solito spauracchio dell’Europa che si impone (altre volte invece le direttive europee sono ignorate totalmente, ma questo quando andrebbero a toccare gli interessi dei potenti e di chi comanda…)
ma restando in tema di pensioni… dobbiamo ancora una volta constatare che sulle pensioni dei parlamentari non si è fatto praticamente nulla. Naturalmente il problema si pone nello stesso modo per tutti i consiglieri regionali anche se le regole sono più rigorose.
Una questione fondamentale è che le nuove regole dovrebbero valere anche per chi è già ex parlamentare e fruisce dell’assegno, infatti la Corte Costituzionale ha già sancito che non si tratta di vera e propria pensione, ma di un vitalizio, come tale modificabile in qualunque momento.
Citiamo alcuni casi clamorosi, tanto per parlare con dati alla mano e con nomi e cognomi:
- Irene Pivetti, nel 2013, a 50 anni, dopo 9 anni a Montecitorio inizierà a percepire una pensione di 6.203 euro mensili.
- Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92′, è andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese.
- Giovanni Valcavi, banchiere varesino, è rimasto al Senato 68 giorni (dovette poi dimettersi per incompatibilità) ma ogni mese, dal 23 aprile del 1992 , porta a casa una pensione attualmente di 3.108 euro.
- Dall’autunno del 2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale (sia pure ridotto per reversibilità) la vedova di un uomo che non mise mai piede al Senato: Arturo Guatelli, che subentrò a camere già sciolte al senatore Morlino (morto per infarto).
- 4 ex parlamentari radicali ( Angelo Pezzana, Piero Graveri, Luca Boneschi e René Andreani), che percepiscono una pensione di 1.733 euro netti al mese per essere stati al Parlamento un solo giorno, si sono infatti dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati eletti.
- Toni Negri, leader di Potere operaio, nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Pannella lo inserì nelle liste radicali facendolo eleggere in Parlamento, dove i mise piede alla Camera solo per sbrigare le pratiche connesse al suo insediamento. Dopo 64 giorni e 9 sedute, temendo di finire di nuovo in gattabuia, si diede alla latitanza in Francia senza mai più farsi vedere a Montecitorio. Ciononostante, dal 1993 (compiuti 60 anni) riscuote ogni mese la pensione parlamentare, oggi di 3.108 euro.
- Antonio Martusciello, Forza Italia , 46 anni, dal 1° maggio 2008, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio.
- Rino Piscitello, Partito Democratico, 47 anni e mezzo, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio.
- Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese.
- Enrico Boselli (Sdi), 51 anni, 4 mandati e 7.958 al mese.
- Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, 52 anni, 7.958 al mese.
- Ricevono 6.203 euro al mese: Mauro Fabris (Udeur) e Franco Giordano (Prc) entrambi 50 anni, Stefano Boco (Verdi), 52 anni, Carlo Leoni (SD), 53 anni, Gloria Buffo (SD) 54 anni, Marco Fumagalli (SD), Maurizio Ronconi (Udc), 55 anni, Dario Rivolta (FI) 55 anni, Salvatore Buglio (RnP), 57 anni, Tana de Zulueta (Verdi), 57 anni, Mauro del Bue (Psi), 57 anni, Francesco Monaco (Pd), 57 anni.
- Hanno un mensile di 3.636 euro: Dario Galli (Lega), 57 anni, Giannicola Sinisi (Pd), 51 anni, Natale D’Amico (Dini), 52 anni, Roberto Barbieri (Psi), 55 anni, Roberto Manzione (Consumatori), Gianni Nieddu (Pd), 56 anni .
- Percepiscono 7.959 euro al mese Ettore Peretti (Udc), 50 anni, Ramon Mantovani (Prc), 53 anni, Enrico Nan (FI), 55 anni, Fulvia Bandoli (SD), 56 anni.
- Pietro Folena (Prc), 50 anni, 8.836 euro.
- Incassano 8.164 euro al mese Franco Danieli (PD), 52 anni, Stefano Morselli (La Destra), 54 anni, Euprepio Curto (An), 56 anni, Aniello Palumbo (Pd), 56 anni, Tiziana Valpiana (Prc), 57 anni.
- Marco Taradash, 57 anni, ex deputato di Forza Italia, un tempo radicale, e Alfonso Gianni, 58 anni, 15 di anzianità parlamentare, di Rifondazione , Valerio Calzolaio (Pd), e Vittorio Sgarbi, 55 anni, con 8.455 euro al mese.
- Ci sono anche sotto i sessant’anni, l’ex magistrato di «Mani pulite» Tiziana Parenti, Maura Cossutta, figlia del fondatore dei Comunisti italiani Armando; e Annamaria Donati, Verde della prima ora, Peppino Calderisi, storico combattente contro il finanziamento dei partiti quando era seguace di Marco Pannella, ora in Forza Italia e Nando Dalla Chiesa, 58, Pd.
- Ci sono gli ex senatori Edo Ronchi (Pd), 58 anni,e Willer Bordon, 59 anni: entrambi avranno (riscatti permettendo) il massimo del vitalizio senatoriale: 9.604 euro.
Non vanno poi dimenticati gli ex parlamentari condannati per gravi reati e che ciononostante percepiscono laute pensioni:
- Paolo Cirino Pomicino (Udeur): 1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati per corruzione per fondi neri Eni
- Antonio Del Pennino (FI):2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni, patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese
- protagonisti di Tangentopoli, come Renato Altissimo, Giulio Di Donato, Paolo Pillitteri, Giusi La Ganga, Francesco De Lorenzo, Claudio Martelli, Carlo Tognoli.
- falsi testimoni come Salvatore Rino Formica
- condannati ante Tangentopoli: Pietro Longo, Franco Nicolazzi e Mario Tanassi.
Negli Stati Uniti, all’unanimità, hanno deciso di negare la pensione ai parlamentari condannati per corruzione, spergiuro e altri reati contro la pubblica amministrazione. «I politici corrotti – ha spiegato il promotore della legge, Nancy Boyda – meritano condanne alla prigione, non pensioni pagate dal contribuente».
Ogni anno tra Camera e Senato si spendono più di 200 milioni di euro per pensioni degli ex parlamentari e la cifra è destinata solo a salire se non ci saranno interventi.
fonte: DISONOREVOLI PENSIONI
Italy in … 4 indexes!
Describe the current macroeconomic state of Italy using only four attributes seems a very hard challenge, but also a good way to establish “priority” in my Country. If an index is indispensable to describe the state of a Country, probably it means that it is full of information, or that it measures a very important characteristic of the Country, or both.
I tried to use the following four attributes[1] to describe the “good” and “bad” Italy, and most important, to suggest some key-problems that needed to be solved:
1. Real GDP:
Very important to convey the idea that Italy is one of the richest and most developed Countries. IMF, World Bank and CIA World Factbook agree that Italy ranks 7th by GDP.
This feature is important to understand that Italy has great opportunity to organize in the best way its society: richness means possibility to plan the future!
2. Corruption Perception Index (CPI) and Views of Corruption in the Future (VCF) :
( sources: http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2007; and http://www.transparency.org/content/download/27256/410704/file/GCB_2007_report_en_02-12-2007.pdf )
Useful to understand one of the biggest problems in Italy and the “perceived” trend of this phenomena. The CPI in 2007 ranked Italy 41th, one of the lowest position among developed Countries; the VCF show that 61%[2] of people in Italy think that in the next three years Country/Territory corruption will increase.
This is a point of weakness. A far-seeing policy maker should focus his efforts also in fighting this increasing phenomena.
3. Life expectancy :
This index could be considered a good summary of a lot of information: diffusion of diseases (due to contagious illnesses, bad/good hygiene, pollution, ecc.), efficacy and accessibility to public/private health (so, in some way, also social welfare), ecc.
Italy ranks 13th in World rank for life expectancy. Our life expectancy in 2007 was 79.94, one of the highest value among developed and richest Countries[3].
This is a point of strengthens that a policy maker should try to preserve. People looks carefully to their health and life expectancy.
4. Median age of population :
Italian population is one of the oldest in the World! Italy ranked 4th in 2008[4], with an average age of its population equal to 42.50.
An old population means higher social costs (e.g. for sanity), lower labor force and other related problems. For instance, one of the aspect that a policy maker should pay attention in this case is to plan policies to induce immigration.
Other aspects are important, but surely less than the four mentioned before. A curiosity: Italy is 14th in the rank of most livable places[5]!
[1] Sometimes I reported numerical value to give a better understanding of why I think that the index is important.
[2] Similarly, in USA this value is 59%, but actually USA ranks 20th for CPI.
[3] In USA life expectancy is 78.00, and the Country ranks only 41th.
[4] Source: CIA World Factbook 2008
[5] http://www.photius.com/rankings/greenest_countries_2008.html
si riparte con la corruzione
Il Governo, con il decreto legge sulla manovra, sopprime l’Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione ed altre forme di illecito all’interno della pubblica amministrazione.
Il fatto è gravissimo, e risulta perfettamente in linea con la totale assenza di volontà da parte della maggioranza di stigmatizzare e punire la corruzione, derubricando la cancellazione come “riduzione di organismi collegiali”.
La cancellazione è il segnale dell’endemica tolleranza e convivenza con la corruzione, che ha caratterizzato la vita politica dei governi Berlusconi. Dalla depenalizzazione del falso in bilancio ai due emendamenti salva-premier, assistiamo sconcertati all’abuso delle leggi ad-personam: questa volta le due astuzie condurranno il Presidente del Consiglio alla prescrizione, sospendendo i processi per reati ritenuti, solo dal governo, “minori” quali estorsione, associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, frodi fiscali, falsificazione di documenti pubblici, corruzione, corruzione in atti giudiziari, abuso d’ufficio, peculato, rivelazione di segreto d’ufficio, truffa comunitaria.
su www.anticorruzione.it potete leggere i laconici messaggi con cui annunciano la fine delle attività
di questo però non abbiamo sentito parlare in TV, né sui giornali
fonte: la tolleranza alla corruzione
un uomo integerrimo
Elenco riassuntivo
Sentenze di non doversi procedere
Prescrizione del reato dovuta alla concessione di attenuanti
La Corte di Cassazione ha affermato che “qualora l’applicazione della causa estintiva della prescrizione del reato sia conseguenza della concessione di attenuanti, la sentenza si caratterizza per un previo riconoscimento di colpevolezza dell’imputato ed è fonte per costui di pregiudizio” (Cass. pen., sez. IV, 21 maggio 1996, n. 5069).
Di seguito le sentenze che ricadono in tale categoria:
- Lodo Mondadori, corruzione semplice
- Caso All Iberian 1, 23 miliardi di Lire di tangenti al PSI di Craxi
- Caso Lentini, falso in bilancio (attenuanti generiche e nuova legge intervenuta)
Intervenuta amnistia
- Falsa testimonianza P2
- Terreni Macherio, imputazione per uno dei due falsi in bilancio
Sentenze di assoluzione
- Caso All Iberian 2 – falso in bilancio (assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato in seguito alle riforme del Governo Berlusconi II)
- Sme-Ariosto 1 – imputazione su vendita Iri, corruzione giudiziaria
- 4 Tangenti alla Guardia di Finanza (assolto per non aver commesso il fatto)
- Medusa cinematografica, falso in bilancio (assolto in quanto per la sua ricchezza potrebbe non essere stato al corrente dei fatti contestati)
- Sme-Ariosto 2, falso in bilancio
- Sme-Ariosto 1 – imputazione su due versamenti a Renato Squillante, corruzione giudiziaria (assolto per non aver commesso il fatto, assolto perché il fatto non sussiste)
- Terreni Macherio, imputazione per appropriazione indebita, frode fiscale, e uno dei due falsi in bilancio
Procedimenti archiviati
- Consolidato Fininvest, falso in bilancio (prescrizione raggiunta in base alla nuova legge sul falso in bilancio)
- spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest
- traffico di droga
- tangenti fiscali Pay-tv
- Stragi 92-93, concorso in strage
- Concorso esterno in associazione mafiosa assieme a Marcello Dell’Utri, riciclaggio di denaro sporco
Procedimenti in corso
- Diritti televisivi, falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita;
- Mazzette a David Mills, corruzione giudiziaria.
Contrastante è invece il caso Telecinco, come si legge più in basso.
Dettagli sui procedimenti
Traffico di droga
Nel 1983 la Guardia di finanza, nell’ambito di un’inchiesta su un traffico di droga, aveva posto sotto controllo i telefoni di Berlusconi. L’indagine non accertò nulla di penalmente rilevante e nel 1991 fu archiviata.
Dichiarazioni sulla P2
Il numero di tessera della P2 assegnata al Cavalier Berlusconi è: tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, data di affiliazione 26 gennaio 1978 [1][2].
Nella relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2 si legge: “…alcuni operatori (Genghini, Fabbri, Berlusconi) trovano appoggi e finanziamenti al di la’ di ogni merito creditizio…“. Le due grandi banche, infatti, che danno credito a Berlusconi sono la Banca Nazionale del Lavoro e il Monte dei Paschi di Siena, dove durante gli anni ‘70 la P2 è più attiva. Il Monte dei Paschi concede tra il ‘70 e il ‘79 70 miliardi di mutui fondiari a Berlusconi a tassi fra il 9 e il 9,5%.
Il 10 Aprile 1978 Berlusconi inizia una collaborazione come editorialista sul maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, proprio quando la loggia P2 acquisisce, come dice la commissione parlamentare d’inchiesta “il controllo finanziario e gestionale del gruppo Rizzoli“.
Interpellato su Licio Gelli, Berlusconi risponde: “…Anch’io come 50 milioni di italiani, sono sempre in curiosa attesa di conoscere quali fatti o misfatti siano effettivamente addebitati a Licio Gelli. Anni di inchieste sono serviti solamente ad offrire alle varie fazioni politiche un terreno di lotta e di calunnie facile quanto strumentale.”
La corte d’appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione alla P2 ed ha applicato l’amnistia, stabilita nel 1990, chiesta dal Procuratore generale. La Corte di Cassazione nel 1991 conferma la sentenza.
Tangenti alla Guardia di finanza
Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti a ufficiali della Guardia di finanza. In primo grado è condannato a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate. In appello la Corte riforma la sentenza di primo grado concedendo le attenuanti generiche. Ciò fa scattare la prescrizione per tre tangenti; per la quarta (Telepiù) Berlusconi viene assolto per non aver commesso il fatto. La Cassazione, nell’ottobre 2001, conferma le condanne per i coimputati di Berlusconi (Berruti, Sciascia, Nanocchio e Capone), ma assolve Berlusconi da tutti i capi di imputazione per non aver commesso il fatto[5].
Processo All Iberian 1 (tangenti a Bettino Craxi)
Nel 1998 la sentenza di primo grado lo condanna a due anni e quattro mesi per i 23 miliardi versati tramite il conto All Iberian a Bettino Craxi. La sentenza di Appello (secondo grado) sancisce che il reato è estinto per prescrizione e che «per nessuno degli imputati emerge dagli atti l’evidenza dell’innocenza». La sentenza definitiva (terzo grado, 22 novembre 2000, Corte di Cassazione) conferma la sentenza d’appello, e condanna Berlusconi al pagamento delle spese processuali. Ecco un estratto della sentenza definitiva:
- Le operazioni societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su estero dal conto intestato alla All Iberian al conto di transito Northern Holding [Craxi, ndr] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest spa, con il rilevante concorso di Berlusconi quale proprietario e presidente. [...] Non emerge negli atti processuali l’estraneità dell’imputato
Processo All Iberian 2 (falso in bilancio)
Berlusconi è stato indagato per la rete di 64 società e conti offshore del gruppo Fininvest che, secondo l’accusa, ha finanziato operazioni quali la scalata di societa quotate in Borsa (Standa e Rinascente), senza informare la Consob; ha aggirato le leggi antimonopolio tv in Italia e in Spagna, acquisendo il controllo di Telepiù e Telecinco; ha pagato tangenti a partiti politici (come quella di 23 miliardi di lire per Craxi di cui sopra). La rete occulta della Finivest-ombra avrebbe spostato, tra il 1989 e il 1996, fondi neri per almeno 2 mila miliardi di lire. L’accusa per Berlusconi è di falso in bilancio. Il 26 settembre 2005 i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno assolto Silvio Berlusconi e gli ex manager Fininvest Ubaldo Livolsi, Giancarlo Foscale e Alfredo Zuccotti dall’accusa di falso in bilancio, in quanto il fatto non costituisce reato: la riforma del diritto societario del 2001, approvata quindi dal Governo Berlusconi II, richiede per il reato di falso in bilancio una querela di parte.
Caso Lentini
Berlusconi è stato rinviato a giudizio per il versamento in nero di una decina di miliardi dalle casse del Milan a quelle del Torino calcio, ‘in nero’, per l’acquisto del calciatore GianLuigi Lentini. Nel contratto ufficiale depositato alla Lega Calcio si indicava il prezzo di 18 miliardi e mezzo di lire, ma altri 10 miliardi ‘in nero’ sarebbero stati pagati all’allora presidente della società granata Gianmauro Borsano. Circostanza ammessa dallo stesso Borsano e verificata attraverso lo svolgimento di rogatorie con la Svizzera. Il dibattimento di primo grado si è concluso con la dichiarazione che il reato è prescritto, grazie alla nuova legge della Cdl sul falso in bilancio.
Medusa cinematografica
Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d’acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi. In primo grado è condannato a 1 anno e 4 mesi per falso in bilancio. In appello, assoluzione con formula dubitativa, confermata in Cassazione.
Falso in bilancio nell’acquisto dei terreni di Macherio
Berlusconi è accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio per l’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio. In primo grado è assolto dall’appropriazione indebita e dalla frode fiscale. Per i due falsi in bilancio contestati scatta la prescrizione. In appello è confermata l’assoluzione per i due primi reati; è assolto per uno dei due falsi in bilancio, per il secondo si applica l’amnistia.
Lodo Mondadori
Berlusconi era accusato (assieme a Cesare Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora e Vittorio Metta) di concorso in corruzione in atti giudiziari (art.319 ter del codice penale), per aver pagato i giudici di Roma in modo da ottenere una decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che doveva decidere la proprietà della casa editrice.
Il giudice dell’udienza preliminare Rosario Lupo ha deciso l’archiviazione del caso, con formula dubitativa. La Corte d’appello, su ricorso della procura, decide nel giugno 2001 che per Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello di concorso in corruzione in atti giudiziari; in primo grado Cesare Previti è stato condannato, mentre per questo stesso episodio Berlusconi, grazie alla concessione delle attenuanti generiche, ha ottenuto la prescrizione del reato di “corruzione semplice” (poiché risale al 1991 e la prescrizione, con le attenuanti generiche, scatta dopo 7 anni e mezzo) ed ha evitato la condanna.
I giudici della quinta sezione della Corte d’Appello hanno infatti ritenuto che nei confronti di Silvio Berlusconi è ipotizzabile il reato di “corruzione semplice”, e non quello più grave di “corruzione in atti giudiziari”, in quanto non sono stati provati i provvedimenti giudiziari oggetto della corruzione. Hanno inoltre confermato la concessione delle attenuanti generiche, dalle quali consegue la prescrizione per la riduzione dei termini di legge. La Corte di Cassazione ha infine confermato la sentenza d’Appello.
Ecco un estratto della sentenza definitiva:
- Il rilievo dato [per concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed individuale del soggetto [Berlusconi è nel frattempo diventato Presidente del Consiglio], valutato dalla Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo
Si veda anche: articolo de La Repubblica Ed inoltre: “MONDADORI, STORIA D’UNA SENTENZA COMPRATA” di Marco Travaglio
Processo SME
| Per approfondire, vedi la voce Processo SME. |
Berlusconi era accusato di aver corrotto i giudici durante le operazioni per l’acquisto della Sme. Rinviato a giudizio insieme a Cesare Previti e Renato Squillante. Il processo di primo grado si è concluso con condanne per Previti e Squillante, dopo che la Cassazione ha respinto la richiesta di spostare il processo a Brescia o a Perugia, per legittimo sospetto, reintrodotto appositamente per legge nell’ottobre 2002. Un’altra legge, il “lodo Schifani“, votata nel giugno 2003, ha imposto la sospensione di tutti i processi a cinque alte cariche dello Stato, tra cui il presidente del Consiglio, ma è stata bocciata dalla Corte costituzionale perché incostituzionale. Stralciata la posizione di Berlusconi dal processo principale, il Tribunale di Milano ha ritenuto provati i fatti di corruzione, lo ha prosciolto per prescrizione sui soldi pagati a Squillante (capo A) e assolto per insussistenza del reato di corruzione ai fini della mancata vendita della SME (capo B). Previti invece viene condannato.
Processo SME Capo di accusa A
Per il capo di accusa A del suddetto processo SME Silvio Berlusconi viene prosciolto in primo grado per prescrizione in ordine ad alcuni punti del capo medesimo, ed assolto in ordine ad altri.
Questa conclusione è maturata anche grazie alle rogatorie internazionali giunte dalla Svizzera. Esse furono oggetto di aspro confronto, in quanto Berlusconi ha sempre sostenuto che fossero documenti falsificati. Durante il processo, il governo Berlusconi II varò una legge che introduceva norme più rigorose per accertare l’autenticità e la provenienza delle rogatorie internazionali, suscitando la reazione delle opposizioni che giudicavano tale legge un provvedimento inutile o addirittura escogitato ad arte per rendere più difficile alcuni processi.
I documenti in questione provavano la sussistenza di versamenti di 434.404 dollari effettuati da un conto della Fininvest ad uno di Previti, dal quale infine giunsero ad un conto di Squillante.
Al termine del processo i giudici, pur ritenendo che Berlusconi avesse commesso il fatto-reato imputatogli, gli concedettero le attenuanti generiche, che tra gli altri effetti dimezzano i termini di prescrizione di quel reato da quindici anni a sette anni e sei mesi; il reato commesso è risultato così estinto per prescrizione, situazione giuridicamente differente dall’assoluzione, anche se porta ad effetti pratici simili.
Di seguito il dispositivo della sentenza formulato il 10 dicembre 2004 dai giudici della Prima Sezione Penale di Milano:
Visto l’articolo 531 c.p.p. dichiara non doversi procedere nei confronti di Berlusconi Silvio in ordine al reato di corruzione ascrittogli al capo A) limitatamente al bonifico in data 06-07 marzo 1991 perché, qualificato il fatto per l’imputato come violazione degli articoli 319 e 321 c.p. e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione; visto l’articolo 530 CO.2 c.p.p. assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione relativo al bonifico in data 26-29 luglio 1988 contestato al capo A) per non aver commesso il fatto; visto l’articolo 530 c.p.p. assolve Berlusconi Silvio dagli altri fatti di corruzione contestati al capo A) per non aver commesso il fatto; Visto l’articolo 530 CO.2 c.c.c., assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione a lui ascritto al capo B) perché il fatto non sussiste.
Gli avvocati di Berlusconi hanno fatto ricorso in appello per ottenere un’assoluzione piena. Il 27 aprile 2007 i giudici hanno assolto Silvio Berlusconi per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste.
Di seguito il dispositivo della sentenza: «La corte, visto l’articolo 605 cpp, in riforma della sentenza del tribunale di Milano in data 10 dicembre 2004, assolve Silvio Berlusconi dal reato a lui ascritto sub capo A) ai sensi dell’articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale, per non aver commesso il fatto, e dal reato a lui ascritto sub capo B) ai sensi dell’articolo 530 comma 1 cpp perché il fatto non sussiste».
Il ricorso della procura di Milano contro la sentenza di assoluzione viene rigettato dalla VI sezione penale della Corte di Cassazione il 26 ottobre 2007. Berlusconi esce così assolto definitivamente da questo processo.
Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest
Berlusconi era accusato di aver indotto la Rai, da presidente del Consiglio, a concordare con la Fininvest i tetti pubblicitari, per ammorbidire la concorrenza. La Procura di Roma, non avendo raccolto prove a sufficienza per il reato di concussione, ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.
Tangenti fiscali sulle pay-tv
Berlusconi era accusato di aver pagato tangenti a dirigenti e funzionari del ministero delle Finanze per ridurre l’Iva dal 19 al 4 per cento sulle pay tv e per ottenere rimborsi di favore. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.
Stragi del 1992-1993
La Procura di Firenze ha indagato per molti anni (fino all’agosto 1998) sui mandanti a volto coperto delle stragi:
- del 14/5/93 a Maurizio Costanzo (via Fauro, Roma)
- attentato agli Uffizi del 27/5/93 (via de’ Georgofili, Firenze)
- attentato al Padiglione di Arte Contemporanea del 27/7/93 (Via Palestro, Milano)
- di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano (Roma, 28/7/93)
- allo stadio Olimpico (dicembre 93 – gennaio 94)
- a Formello-Roma (attenato a Salvatore Cotorno, 14/4/94)
La procura di Firenze iscrisse nel registro degli indagati Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri (con il soprannome AUTORE 1 e AUTORE 2), considerati mandanti delle suddette stragi. Il Pm di Firenze chiese l’archiviazione del procedimento al termine delle indagini preliminari, accolta dal GIP territoriale benché “le indagini svolte abbiano consentito l’acquisizione di risultati significativi” e sebbene “l’ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità“. A Caltanissetta Berlusconi e Dell’Utri furono iscritti nel registro degli indagati come mandanti delle stragi di Via D’amelio (Paolo Borsellino) e Capaci (Giovanni Falcone). Le indagini sono partite da:
- le dichiarazioni di Salvatore Cancemi
- i verbali relativi ai rapporti con Vittorio Mangano
- le dichiarazioni successive di Cannella e La Barbera
- le dichiarazioni di Pennino e Siino
- gli esiti delle indagini della Dia e del Gruppo Falcone e Borsellino
Il 3 maggio 2002 il fasciolo viene archiviato, su richiesta dello stesso PM, perché il quadro indiziario risulta friabile. Ma “gli atti del fascicolo hanno ampliamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra gli uomini appartenenti a “Cosa Nostra” ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati“. Quell’atto non venne però firmato dall’altro pm che si era occupato delle inchieste e dei processi sulle stragi, Luca Tescaroli, contrario alle impostazioni della richiesta di archiviazione, soprattutto nella parte in cui si sostiene che le dichiarazioni dei principali pentiti della strage, Cancemi e Brusca, erano “contrastanti”.[3]
Una tesi che è stata confermata anche nella sentenza d’appello della strage di Capaci dove i giudici scrissero tra l’altro che le dichiarazioni di Brusca e Cancemi erano “convergenti” e che era necessario indagare ancora “nelle opportune direzioni per individuare i convergenti interessi di chi era in rapporto di reciproco scambio con i vertici di Cosa nostra”.[4]
Concorso esterno in associazione mafiosa
La procura di Palermo ha indagato su Berlusconi e Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Nel 1998 il procedimento è stata archiviato al termine delle indagini preliminari, che erano state prorogate per la massima durata prevista dalla legge. Dell’Utri, infine, è stato condannato a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa; dagli atti risulta che Forza italia sarebbe stata fondata per fornire nuovi agganci politici alla mafia e che Berlusconi sarebbe stato messo da Dell’Utri nelle mani della mafia fin dal 1974.
Il 26 luglio 2007 si è assistito alla ritrattazione del prof. Giuffrida, funzionario della Banca d’Italia e perito per conto della Procura della Repubblica nel processo di Palermo che vedeva imputato il senatore Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, in merito alle conclusioni da questi rassegnate ai Giudici circa l’oscura provenienza di ingenti quantitativi di denaro (113 miliardi di lire dell’epoca), nelle casse della Fininvest nella seconda metà degli anni ‘70.
Giuffrida, che era stato querelato per diffamazione per le sue dichiarazioni al processo, giunge ad un accordo transitivo con Mediaset, in cui si riporta che “‘il dott. Giuffrida [...] riconosce i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento ed inoltre che le predette operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l’apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo Fininvest” e che Fininvest/Mediaset prendono atto “che i limiti della consulenza del dott. Giuffrida non sono dipesi da sua negligenza ma da eventi estranei alla sua volonta’ – scadenza dei termini e successiva archiviazione del procededimento – che lo hanno indotto a conclusioni parziali e non definitive“.
I legali di Giuffrida nel processo per diffamazione hanno comuqnue emesso una dichiarazione, riportata dall’ANSA, in cui sostengono di essere stati avvertiti solo pochi giorni prima (il 18 luglio) del fatto che i legali Mediaset avevano proposto una transazione al loro assistito, di non condividere nè quel primo documento (”una bozza di accordo che gli stessi non hanno condiviso, ritenendo che quanto affermato nel documento non corrispondesse alle reali acquisizioni processuali“), nè la versione definitiva leggermente corretta (”non sottoscriveranno non condividendo la ricostruzione dei fatti e le affermazioni in esso contenute“).
La perizia di Giuffrida era stata ritenuta dai giudici già al tempo solo basata su “una parziale documentazione“, ma era stata ritenuta valida anche in virtù del fatto che non aveva “trovato smentita dal consulente della difesa Dell’Utri“, in quanto lo stesso professor Paolo Iovenitti (perito della difesa), davanti alle conclusioni di Giuffrida, aveva ammesso che alcune operazioni erano “potenzialmente non trasparenti” e non aveva “fatto chiarezza sulla vicenda in esame, pur avendo il consulente della difesa la disponibilità di tutta la documentazione esistente presso gli archivi della Fininvest“. [6] [7]
Tale ritrattazione, contenuta nell’accordo transattivo raggiunto dai legali Mediaset ed il prof. Giuffrida a composizione della controversia instaurata dalla Mediaset stessa per diffamazione, non consente comunque di fare chiarezza, una volta per tutte, sulla provenienza dei capitali del gruppo societario facente capo a Silvio Berlusconi.
Diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo
Silvio Berlusconi risulta attualmente indagato dalla procura di Roma per diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo, in relazione alla vicenda delle dichiarazioni dell’allora Premier in merito alle relazioni tra le cosiddette Cooperative Rosse e camorra durante una intervista rilasciata il 3 febbraio 2006 ad una emittente nazionale. L’iscrizione è avvenuta in seguito alla querela presentata dal presidente della Lega Nazionale delle Cooperative Poletti.
Telecinco (in Spagna)
In Spagna, Berlusconi, con altri manager Fininvest, è accusato di violazione della legge antitrust, frode fiscale e reati vari (es. riciclaggio di denaro) per l’emittente Telecinco da lui fondata. Il processo è stato sospeso dal 2001 al 2006 (cio non comporta la prescrizione) per non interferire nelle relazioni fra Italia e Spagna, ma ad aprile 2006 è ripreso su ordine dei giudici ed è tornato nelle mani del famoso giudice Baltasar Garzón che per primo ha avviato il procedimento.
L’Audiencia Nacional ha assolto tutti gli otto imputati e ora, secondo Niccolò Ghedini (avvocato di Berlusconi), si procederà alla immediata archiviazione essendoci stata una assoluzione perché il fatto non sussiste. Si tratta tuttavia di una interpretazione fornita dalla stampa italiana, infatti l’assoluzione (per reati minori di alcuni manager di mediaset) non ha nessuna attinenza col procedimento del giudice Garzón.
Compravendita diritti televisivi
I PM Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale, che hanno collezionato 50.000 pagine di atti con rogatorie in 12 paesi, hanno richiesto il rinvio a giudizio per 14 indagati:
- Silvio Berlusconi (appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio)
- Fedele Confalonieri (falso in bilancio)
- Frank Agrama (uomo di “appoggio” Fininvest in America)
- David Mills (marito di un ministro del governo Blair)
- Daniele Lorenzano (capoacquisti Finivest)
- Erminio Giraudi (mercanti di carni a Montecarlo)
- Paolo del Bue (banchiere svizzero)
- Giancarlo Foscale e Candia Camaggi (cugino del Cavaliere e consorte, responsabili della finanza svizzera)
- altri dirigenti di Fininvest e Mediaset.
Oltre a queste sono state stralciate (cioè verranno contestate in procedimento separato) le posizioni di Marina Berlusconi (assurta a presidente Mediaset) e Piersilvio Berlusconi, accusati di riciclaggio.
Dall’indagine All Iberian nasce questo filone d’inchiesta su due società estere collegate alla Silvio Berlusconi Finanziaria (società lussemburghese), la Century One e la Universal One. Sui conti di tali società hanno lasciato l’ultima traccia i fondi neri “distratti su conti bancari in Svizzera, Bahamas e Montecarlo, [..] nella disponibilità degli indagati [..] e gestiti da fiduciari di Berlusconi”. La cresta sulla compravendita dei diritti di film made in USA avveniva, secondo l’ipotesi accusatoria, in modo illegale: Mediaset non li comprava direttamente ma da società offshore (Century One e Universal One e altre come la Wiltshire Trading e la Harmony Gold) che a loro volta li cedevano ad altre società gemelle, facendo lievitare il prezzo ad ogni passaggio. La differenza tra il valore reale e quello finale consentiva di mettere da parte fondi neri.
Berlusconi avrebbe intascato fondi neri (280 milioni di euro in dollari, lire, franchi francesi e svizzeri e fiorini olandesi) in nero, senza pagarvi le tasse e frodando i propri azionisti (falso in bilancio). Ma la difficoltà maggiore per i PM è stato capire come avvenivano tali operazioni, considerato che il premier ha lasciato tutte le cariche sociali nel 1993. Berlusconi avrebbe continuato a occuparsi delle società tramite prestanome. L’ipotesi accusatoria è suffragata dalle testimonianze di Carlo Bernasconi (capo della Silvio Berlusconi Communications), Oliver Novick (responsabile della Direzione Corporate Development) e Marina Camana (segretaria di Bernasconi che, secondo le rivelazioni dell’Espresso, ha raccontato proprio che le indicazioni per gli acquisti venivano da Arcore).
Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici della Mediatrade spa, cioè la società controllata dal Gruppo Berlusconi che ha preso il posto, a partire dal febbraio 1999, Mediaset e la Maltese Ims nell’acquisto dei diritti TV. La procura avrebbe scoperto massici trasferimenti di denaro della Wiltshire Trading (società intestata ad Agrama) a favore di conti svizzeri di personaggi Mediaset (denominati “Leonardo”, “Trattino”, “Teleologico”, “Litoraneo”, “Sorsio”, “Clock” e “Pache”). Questo nuovo filone nasce dalla testimonianza di un ex dirigente Paramount, Bruce Gordon, che definisce Agrama come “agente di Berlusconi” e “rappresentante Fininvest”. Farouk Mohamed Agrama, detto Frank, è considerato l’interfaccia di Lorenzano (ex capoacquisti di Mediaset) in America.
Secondo la procura l’accumulazione dei fondi neri sarebbe continuata anche oltre il 1999, fino al 2002 cioè quando Berlusconi era già Presidente del consiglio. Berlusconi e Mills sono accusati di corruzione in atti giudiziari. Si legge nell’atto notificato il 16 febbraio 2006:
- “Deponendo Mills in qualità di testimone nei processi ‘Arces + altri’ e ‘All Iberian’, accettava la promessa e successivamente riceveva da Carlo Bernasconi (manager Fininvest, morto nel 2001, ndr), a seguito di disposizione di Silvio Berlusconi, la somma di 600mila dollari, investita dallo steso Mills in unità del fondo Giano Capital e l’anno successivo reinvestita nel Torrey Global Offshore Fund, per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio di testimone: come in effetti faceva affermando il falso e tacendo in tutto o in parte ciò che era a sua conoscenza in ordine al ruolo di Silvio Berlusconi nella struttura di società offshore creata dallo stesso Mills, struttura fuori bilancio utilizzata nel corso del tempo per attività illegali e operazioni riservate del gruppo Fininvest”.
Davanti ai giudici, in particolare, Mills “ometteva di dichiarare quanto a sua conoscenza in ordine alla proprietà e al controllo delle società offshore del Fininvest B group e di conseguenza non rivelava che delle stesse erano beneficiari Silvio Berlusconi, Carlo Bernasconi e Livio Gironi, e che il controllo sulle stesse era esercitato da fiduciari della famiglia Berlusconi”; inoltre “ometteva di riferire la circostanza del colloquio telefonico intercorso nella notte del 24 novembre 1995 con Silvio Berlusconi in ordine alla società All Iberian e al finanziamento da 10 miliardi di lire erogato tramite All Iberian a Bettino Craxi“.
Bugie ricompensate, secondo la Procura, con quei 600.000 dollari riciclati da Mills in fondi riservati.
Note
- ^ Silvio Berlusconi intervistato da Bruno Vespa nel libro La scossa (Bruno Vespa, 2001, Mondadori, ISBN 8804489529)
- ^ Dichiarazioni del 21 luglio 1994, 5 aprile 1995, 16 gennaio 1996, 8 agosto 1998, 17 marzo 1999 riportate sul libro Le mille balle blu, pp. 73, 77-79, 87 (Peter Gomez e Marco Travaglio, 2006, Rizzoli, ISBN 8817009431).
- ^ La stessa tesi è stata sostenuta anche da Fedele Confalonieri su la Repubblica del 25 giugno 2000: “La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori“.
- ^ Le mille balle blu, pp. 463-464 (Peter Gomez e Marco Travaglio, 2006, Rizzoli, ISBN 8817009431).
- ^ http://www.repubblica.it/online/politica/macherio/assolto/assolto.html
- ^ Mafia, Fininvest:”Teoremi smentiti”, articolo di Tgcom del 27 luglio 2007
- ^ Il caso Giuffrida: Perché Berlusconi non dice dove ha preso i capitali Fininvest?, articolo di Marco Travaglio, del 1 agosto 2007, che cita tra le altre cose la nota dell’ANSA degli avvocati difensori di Giuffrida e le dichiarazioni dei giudici e di Paolo Iovenitti
fonte: Wikipedia





