nucleare: tanto rumore per nulla?
Centinaia di litri di acqua radioattiva dispersi nell’arco di mesi nell’oceano Pacifico. Secondo quanto riportato dalla “Cnn”, il sottomarino a propulsione nucleare “USS Houston”, appartenente alla “US Navy”, avrebbe disperso un quantitativo imprecisato di acqua radioattiva durante il suo percorso. (2 agosto 2008 - la Repubblica)
a quanto pare i Giapponesi non l’hanno presa bene, soprattutto perché la presenza di basi militari americane sul loro territorio pare sia voluta più dal governo (quale che sia) che dalla popolazione. Difficile non cogliere delle analogie con l’Italia.
Nella notte fra il 7 e l’8 luglio dalla centrale nucleare di Tricastin in Francia finisce nei fiumi Gaffière e Lauzon, immissari del Rodano. Acqua contaminata con 74 chili di uranio. E nei luoghi adiacenti si vive tuttora senz’acqua: vietato bere, irrigare, pescare, nuotare.
C’è uranio perfino nelle falde sotterranee d’acqua a due chilometri dalla centrale di Tricastin. Ma potrebbe dipendere da una perdita proveniente da un deposito di scorie. (luglio 2008 - Blogeko)
non mi sembra che ci sia da essere tranquilli, l’acqua è stata contaminata…
e invece quasi quasi mi tranquillizzo, pare che si stia enfatizzando troppo, si stia esagerando…
“Su questi episodi mi pare ci sia stata un’enfatizzazione eccessiva”. Il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, minimizza gli incidenti verificatisi negli ultimi tempi nelle centrali nucleari francesi.
“tutti questi episodi sono sotto il livello minimo di pericolo”
Parole rinforzate poi nel pomeriggio da Silvio Berlusconi. Se il prezzo del petrolio non scende, ha sostenuto il presidente del Consiglio, “l’occidente dovrà immettersi in una massiccia realizzazione di centrali nucleari” (24 luglio 2008 - la Repubblica)
quasi quasi mi convinco anch’io, voglio una centrale vicino a casa mia, mi conviene, avrò uno sconto sulla bolletta per il “disturbo psicologico”
“Chi subira’ il disturbo psicologico (perche’ solo di questo si tratta) di ospitare una centrale dovra’ essere premiato e non si tratta solo di premiare il Comune o la Provincia che certamente dovranno avere delle royalties”, ha spiegato, “ma dobbiamo andare direttamente sui cittadini che dovranno pagare l’energia molto, molto, meno che negli altri posti, grazie a bollette piu’ leggere”. (28 maggio 2008 - ministro Claudio Scajola)
certamente il ministro è in possesso dei risultati di recentissime scoperte scientifiche, la contaminazione da radioattività non può esserci, al massimo potrei subire “disturbi psicologici”
poi però mi chiedo, se Scajola andasse a raccontare questa sua interessante teoria ai 100 operai contaminati a Tricastin (in Francia, non in Corea del Nord o in un altro paese “canaglia”….) o se la raccontasse ai loro figli, mogli…
ma tranquilli, la contaminazione è lieve, risibile, trascurabile…
100 operai “contaminati leggermente” da cobalto 58, dicono le fonti ufficiali (Ecoblog)
EDF la società che gestisce l’impianto ha dichiarato:
Condurremo delle indagini per determinare la causa di questo evento che non ha alcuna conseguenza né sulla salute delle persone né per l’ambiente . (Ecoblog)
prò adesso comincio ad essere confuso, confuso perchè qualcuno mente, EDF (azienda che guadagna dalla gestione di centrali nucleari) oppure l’associazione Sortir du nucléaire (dal nome mi par di capire che vogliano l’uscita dal nucleare)
infatti ci ricordano che
Contrariamente a quanto sostengono le fonti e cioè che questi incidenti non sono pericolosi, ricordiamo che dal 1990 la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni (ICRP) ha ammesso che ogni dose di radiazione contiene un rischio cancerogeno e genetico. (Ecoblog)
a questo punto comincio a non capirci più nulla(???)
da un lato mi vogliono tranquillizzare, blandire, coccolare con notizie confortanti, non devo preoccuparmi, i miei disturbi psicologici saranno ripagati, non ci sono pericoli…
però le notizie che leggo mi inducono a pensare il contrario
po però accendo la TV, leggo i giornali e tuti mi dicono che non ci sono problemi, lo dicono anche le autorità francesi…
però il mio effimero castello di certezze fiducia crolla quando getto uno sguardo ai giornali francesi,i quali raccontano una versione totalmente diversa, in cui dicono che la contaminazione c’è ed è ua cosa grave (che si sia contaminata a falda acquifera)
leggo che le autorità francesi ordinano una verifica a tappeto in tutte le centrali di Francia, leggo che la Socatri (la società che gestisce la centrale di Tricastin) ha tardato nelle comunicazioni e minimizzato l’entità dell’incidente, permettendo così l’aggravarsi della situazione
leggo che
la quantità di uranio sversata durante questo incidente (12 g per litro d’acqua, circa 360 kg di uranio secondo Le Monde) sorpassa di 100 volte la quantità massima autorizzata di liquido radioattivo legalmente sversabile dalla Socatri in un anno intero!
leggo anche che
Le Monde nota alcuni “fatti” misteriosi: secondo uno studio tedesco, nei pressi dei siti dove sorgono le centrali nucleari si verificano più leucemie infantili rispetto alla media nazionale. Per l’esattezza i tumori del sangue nei bambini hanno una frequenza più che doppia (2,2 volte) rispetto alla media in un raggio di 5 km dalle centrali nucleari e la frequenza di tali tumori rimane più elevata in un raggio di 50 km intorno alle centrali.
(vedi Incidente nucleare a Tricastin: giornali italiani vs giornali francesi)
allora vuol dire che i giornali e le TV in Italia mi stanno mentendo perché di proprietà di banche e gruppi industriali che hanno interesse a investire nel ritorno del nucleare in italia??
sarà che ancora oggi i bambini nati vicino a Chernobyl vengono in Itala per respirare aria sana
sarà che di nucleare sento parlare tutti tranne che chi ha una qualche conoscenza di come funzioni una centrale nucleare
sarà che mi sto per laureare in fisica e mi sembra che dei olitici nessuno ne capisca un cazzo di nucleare
sarà che il ritorno al nucleare vorrà dire un sacco di finanziamenti statali ai costruttori e gestori di centrali nucleari
sarà che l’uranio nel mondo è concentrato in pochissimi posti (molti meno che i posti da dove estrarre petrolio)
sarà che l’Italia non ha giacimenti di uranio
sarà che l’uranio, con i consumi attuali, rischia di finire entro i prossimi 50 anni
sarà che la Germania ha abbandonato il nucleare e investe nel solare
sarà che noi abbiamo molto più sole della Germania
sarà che forse in Germania allora sono più intelligenti di noi…
o forse più semplicemente da noi parla chiunque abbia fiato e parla su qualsiasi argomento, tanto se si è ignoranti basta ascoltare cosa dice un opinionista e si diventa esperti…
un’ultima cosa: il nucleare non è affatto economico, lo diventa grazie alle incentivazioni statali e ai fondi dei militari, i quali utilizzano le centrali per procurarsi il plutonio con cui costruire le bombe atomiche (su questo non fornisco alcun link, chi vuole può approfondire cercando su internet, o studiando, o leggendo)
Il frigorifero fai-da-te che funziona senza elettricità

Chiunque è in grado di fabricarsi da sè un frigorifero che funziona senza energia elettrica.
Bastano due vasi di terracotta, uno più piccolo dell’altro. Inserire il vaso più piccolo nel vaso più grande, riempire l’intercapedine di sabbia e bagnarla con acqua. Mettere nel vaso più piccolo il cibo che si vuol conservare al fresco e coprire con un telo.
Aggiungere acqua un paio di volte al giorno e conservare in luogo secco e ventilato. Tutto qui. L’evaporazione sottrae calore, e finchè la sabbia è bagnata il cibo sta al fresco.
Il sistema si chiama “pot in pot” e l’ha inventato un insegnante nigeriano, Mohammed Bah Abba. Consente di conservare per due giorni gli spinaci che nel clima africano seccherebbero in un’ora. Pomodori e peperoni si mantengono per due settimane, le melanzane per quasi un mese.
Su Celsias il frigorifero fai-da-te che funziona senza elettricità
fonte: Blogeko
Raccolta differenziata: facciamola bene!
E’ ampiamente nota l’importanza della raccolta differenziata. Ma siamo sicuri di attuarla BENE? A tal proposito riporto, da fonte WWF, le “regole” di una buona raccolta differenziata.
RISPETTIAMO L’AMBIENTE IN CUI VIVIAMO E VIVRANNO LE PROSSIME GENERAZIONI!
RACCOLTA DELLA CARTA
Partecipare alla raccolta differenziata della carta vuol dire salvare molti alberi, ma bisogna farlo in modo corretto per evitare di invalidare il processo di riciclaggio.
| SI POSSONO DEPOSITARE | È VIETATO DEPOSITARE |
| giornali, riviste, quaderni | carta carbone |
| libri vecchi, sacchetti di carta | carta oleata o unta |
| carta da pacco | carta cerata |
| scatole di cartoni piegati | carta accoppiata a materiali plastici (es. cartoni del latte) |
RACCOLTA DELLA PLASTICA
In discarica la plastica occupa, a parità di peso con gli altri rifiuti, uno spazio molto maggiore, pari a circa il 25% del volume e praticamente non si decompone.
Anche se teoricamente tutte le plastiche sarebbero riciclabili (per legge ogni oggetto di plastica dovrebbe riportare un marchio con il tipo), i macchinari degli attuali impianti spesso trattano solo alcuni tipi di rifiuti e solo alcune plastiche:
PET, PVC, PE.
In realtà sarebbe meglio che la plastica non fosse affatto utilizzata per contenitori a perdere!


Cerchiamo dunque di limitare il più possibile l’uso di tale materiale!
| SI POSSONO DEPOSITARE Vedi foto 1 |
| Contenitori per liquidi, bevande, flaconi detersivi, saponi con il marchio PET, PVC o PE; possibilmente togliere il tappo e schiacciare le bottiglie |
| MATERIALI NON TRATTATI Vedi foto 2 | PERCHÈ | TIPO DI PLASTICA |
| Vaschette e contenitori alimentari | Materiali non convenienti | PS, PP, HDPE, LDPE, espanso |
| Confezioni cellophane (alimentari, riviste, prodotti per la casa, …), “buste della spesa” | Elevati costi di pulizia; la macchina non li riconosce | PE |
| Videocassette, dischi per PC, audiocassette, penne tipo BIC, piccoli oggetti | Plastica indefinita | Indicazione mancante |
| Rasoi monouso | Presenza lametta: classico esempio di usa e getta da evitare | Indicazione mancante |
| Tubetti dentifricio | Plastica accoppiata con altri materiali | varia |
| Secchielli, bacinelle, vasi,… | Non riconosciuti dagli attuali impianti | PP, altro |
| Giocattoli, elettrodomestici in plastica | Costituiti di plastiche eterogenee | varie |
RICICLARE IL VETRO
È sempre meglio utilizzare il vuoto a rendere perché costituisce una mancata produzione di rifiuti ed un risparmio di materia prima e di energia. Infatti riciclare una bottiglia di vetro frantumata comporta un costo ed un inquinamento 5 volte superiori al lavaggio e sterilizzazione della stessa restituita intera.
| SI POSSONO DEPOSITARE Vedi foto 1 | È VIETATO DEPOSITARE |
| bottiglie e bicchieri di vetro | tubi del neon, lampadine, cellophane |
| vasetti di vetro e vetri anche se rotti | oggetti in ceramica |
L’ALLUMINIO e I METALLI
La produzione dell’alluminio comporta un dispendio di energia ed un inquinamento tali che sarebbe opportuno evitare di acquistare prodotti in alluminio o con esso confezionati.
Una sola bottiglia in vetro venduta come “vuoto a rendere” da 1 litro, utilizzabile in media 40 volte, fornisce la stessa prestazione di 120 lattine da 33 centilitri!
| SI POSSONO DEPOSITARE Vedi foto 1 | È VIETATO DEPOSITARE |
| Vassoi e piatti in alluminio | Confezioni Tetrapack (accoppiato) |
| Lattine e barattoli | Metalli accoppiati ad altri materiali |
Per approfondimenti potete cliccare qui
vendersi per denaro…. vendendo la nostra salute
se si vende il proprio corpo per denaro si chiama prostituzione, e per qualcuno (ma nonper la maggior parte, dato che è il mestiere più antico del mondo) è una pratica moralmente inaccettabile.
se si vende il proprio voto si è probabilmente italiani, quasi sicuramente parlamentari italiani
se si vende la propria onestà mentendo pubblicamente si è quasi di sicuro degli scienziati (o pseudo-tali)
Umberto Veronesi è un oncologo di fama mondiale, ex ministro della sanità e sicuramente una persona la cui opinione ha una forte presa sulla gente comune (leggi ignorante)
Umberto Veronesi ha in comune con Zichichi la familiarità con le apparizioni televisive e l’aver perso (semmai l’avessero avuta) l’onestà intellettuale, ovvero il saper mantenere separate le proprie convinzioni personali dalle opinioni espresse in qualità di “esperti”
Umberto Veronesi ha mentito pubblicamente in televisione affermando che i moderni termovalorizzatori “non inquinano”
l’affermazione di Veronesi mi fa schifo, non per il concetto in se (chiunque può sbagliare, chiunque può ignorare gli studi compiuti, chiunque può non capire un cazzo di come funziona il ciclo dei rifiuti, del perché sono stati costruiti i termovalorizzatori, delle nanoparticelle emesse e non filtrate perché non esistono filtri in grado di filtrarle…)
chiunque può non sapere che le nanoparticelle emesse dai termovalorizzatori causano l’insorgere di tumori (ma un oncologo del calibro di Veronesi non legge, non si aggiorna?)
non tutti però hanno un interesse economico diretto nel negare che i termovalorizzatori inquinano
Veronesi ha interessi economici nel negare l’inquinamento dovuto ai termovalorizzatori dato che la sua fondazione percepisce finanziamenti da aziende che i termovalorizzatori li costruiscono e li gesticono, per esempio:
ACEA - multiutility con inceneritori
PIRELLI - (petrolio, centrali ad olio combustibile)
ENEL (Centrali a Carbone ed oli pesanti e pure nucleare)
VEOLIA Envoirment (ditta che costruisce inceneritori!
P.S.
a riprova del fatto che gli inceneritori non sono la soluzione ma solo un modo di affrontare temporaneamente il problema dei rifiuti dovuto al loro abnorme aumento, in Germania, “patria” di termovalorizzatori, si pianifica un loro smantellamento per approdare invece ad una gestione a ciclo chiuso dei rifiuti, dove il problema viene affrontato sin dalla produzione di un prodotto per poter avere un riciclo completo.
la notizia trae spunto da: Veronesi dichiara che “i moderni termovalorizzatori non inquinano”
a riguardo leggete anche l’articolo Cancronesi e le previsioni sul cancro sul blog di Beppe Grillo
enjoy capitalism

…possibili strumenti di valorizzazione della biodiversità animale…
Riporto di seguito un articolo pubblicato su Agriregionieuropa, giornale online scientifico-divulgativo. L’articolo completo è consultabile cliccando qui.
La parola biodiversità indica la diversità biologica di un ambiente, intesa come numero di specie animali e vegetali differenti. La natura della biodiversità, fortemente legata a valori eterogenei (economici, ambientali e socio-culturali), rende tale risorsa funzionale allo sviluppo. Una sua corretta valutazione, tanto dal punto di vista genetico che da quello economico, dovrebbe essere preliminare a qualsiasi progetto di valorizzazione delle risorse genetiche animali nel contesto locale.
In Puglia, ove sono presenti numerose razze autoctone, la biodiversità assume un carattere rilevante e la sua tutela potrà rappresentare un possibile obiettivo delle future programmazioni di sviluppo locale. Le politiche di sostegno, a livello comunitario, nazionale e regionale, favoriscono la salvaguardia delle risorse locali con strumenti sempre più precisi e puntuali. Tuttavia, una corretta progettazione di piani di salvaguardia e sviluppo delle risorse genetiche animali dovrebbe comprendere in prima istanza una valutazione del valore delle risorse in oggetto, e successivamente una stima comparativa dei possibili interventi per verificare la convenienza ad intraprendere lo sforzo per recuperare il patrimonio genetico.….
Dalla breve analisi degli strumenti analitici di supporto alla gestione delle risorse genetiche animali emerge, senza dubbio, la notevole complessità della valutazione e successiva tutela della biodiversità animale. Peraltro, tale obiettivo è ormai inscindibile da quelli a cui mira lo sviluppo sostenibile del territorio rurale.
La presente relazione è quindi uno spunto di riflessione per esperti e policy maker su alcuni dei numerosi aspetti da considerare nella pianificazione dello sviluppo locale. La situazione pugliese è molto esemplificativa per comprendere che la semplice osservazione del numero di capi, o una cieca rincorsa alla salvaguardia di razze “geneticamente già estinte” (quale potrebbe risultare la pecora Altamurana o ancor più l’Asino di Martina Franca), si tradurrebbe in uno sperpero di risorse.
Nonostante questi “pericoli” è doveroso concentrare parte degli sforzi politici in studi volti a comprendere il patrimonio genetico delle razze autoctone e pianificare corretti piani di salvaguardia e tutela realizzabili anzitutto da un punto di vista genetico e successivamente da quello economico-politico.
Fonte: http://agriregionieuropa.univpm.it/dettart.php?id_articolo=270
un uomo che ha risolto il problema degli incendi
Avete mai sentito parlare di Tonino Perna? Quest’uomo è stato presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte dal 2000 al 2005 ed è riuscito, in quel periodo, nell’eccezionale impresa di far scendere dell’80% la quantità di incendi in quella zona della Calabria. Sì, lo so, è un periodo poco in voga per parlare di fiamme, e magari i grandi media non trovano un motivo per farlo, ma mi piace andare in controtendenza. Seguitemi e vi spiegherò meglio.
Il metodo ideato da Perna è semplice quanto efficace: affidare appezzamenti di parco a cooperative e associazioni con un contratto di responsabilità, ovvero pagare la cooperativa anticipando solo la metà del compenso e legare l’assegnazione dell’altra metà alla capacità di evitare incendi. Funziona? Già ve l’ho detto: certo che sì. Anche perché solo con lo 0,2% di superficie bruciata si rischia di perdere il 10% del compenso, fino ad arrivare al 50% se ad andare in fiamme è l’1% dei boschi assegnati. Un motivo più che valido per porre fine a questa idiozia ecomafiosa.
Ora vi starete chiedendo se Perna è stato decorato al valore civile o se è stato designato a più importanti cariche. Macché, niente di tutto questo. Tonino Perna è disoccupato e il suo sistema è stato abbandonato. Perché? Semplice, le regioni preferiscono investire milioni di euro in costosi elicotteri che invece di intervenire alla radice del problema, agiscono sugli effetti, ovvero vengono utilizzati per spegnere gli incendi. In poche parole il sistema Perna costa troppo poco. Strana Italia… Via VerdeNero Blog. Per un approfondimento ascolta Ecoradio. Foto Flickr.
Viviamo in un mondo…di carta!!!
Credo sia a tutti evidente come oggigiorno siamo sommersi da carta…per pubblicità, appunti, libri, documenti, attestati….!
Siamo letteralmente sommersi, ed il risultato di tale spreco si traduce innanzitutto in problemi di ingombro dello spazio in cui viviamo (scrivanie stracolme, scaffali piani di “scartoffie”…), in sprechi di risorse per stampare continuamente altra carta…ma anche in inquinamento dell’ambiente, devastazione di foreste (non dimentichiamoci mai che un foglio di carta dove ci sono scritte cazzate deriva comunque da foreste ed il processo di riciclaggio è limitato (circa 5-10 volte massimo) e comunque costoso!
Per farla breve, vorrei portare a riflettere su quanta carta sprechiamo ogni giorno…cercando di sensibilizzare tutti noi ad un uso più moderato, per il bene di tutti!
Segnalo alcuni siti che ho trovato in….5 secondi: il problema è così importante che reperire materiale su tale questione è di una facilità estrema. Meno facile è diminuire la mole di carta che consumiamo: almeno però…proviamoci!
Paper Waste Prevention |
Paper waste prevention is the practice of reducing or eliminating paper use so that the potential for paper to be used inefficiently or disposed is prevented in the first place. Printing paper on both sides of the sheet—rather than on one side—is a classic example of paper waste prevention, as it can reduce the need for paper by up to 50 percent.Prevention is the most environmentally preferable means to reduce paper waste. Even if all paper was recycled, there would still be a need for paper to be made from virgin resources, as individual paper fibers can only be recycled a finite number of times (generally 5-10). Paper waste prevention reduces the environmental impacts associated with both paper manufacture (including the demands on our forest resources) and paper recycling. |
dal sito: http://www.ciwmb.ca.gov/Paper/Prevention/
e ancora utili suggerimenti: http://www.deq.state.mi.us/documents/deq-ead-recycle-redofcpw.pdf
http://www.livingthing.net.au/rc/guides/05638_Paperwaste.pdf
l’acqua di rubinetto è la migliore
Aveva ragione Irene, l’acqua filtrata a casa attraverso impianti ad osmosi inversa, non è migliore di quella di rubinetto, anzi un’inchiesta di Altroconsumo mette in luce proprio il contrario. Gli impianti di depurazione nei rubinetti a casa spesso tendono a peggiorare la qualità dell’acqua, addolcendola troppo e talvolta immettendo batteri non presenti prima della filtrazione. L’acqua proveniente dall’acquedotto è già di per sé potabile, basta avere l’accortezza di lasciarla a decantare qualche minuto per eliminare il cloro in essa presente. Tre motivi quindi per scegliere l’acqua di rubinetto: l’impatto ambientale - ci vogliono tre litri di acqua di rubinetto per ottenerne uno filtrato -, il risparmio di spesa - il costo medio degli impianti di depurazione è di circa 2000 euro, a cui si aggiungo i costi di manutenzione - e la salute. “Riguardo il calcare e la durezza dell’acqua” scrive Altroconsumo “il falso mito è che siano sinonimo di cattiva qualità. Non è vero: la durezza, ovvero il contenuto di calcio e magnesio è solo segno - positivo - che l’acqua, che scorre nella falda, si arricchisce dei minerali presenti sul terreno. Un’acqua troppo dolce è povera di sali minerali importanti, invece, per la salute del nostro organismo. Purtroppo alcuni dei filtri addolciscono troppo l’acqua, facendola scendere al di sotto del limite di durezza indicato per legge”. Inoltre, come dicevamo in precedenza, se la manutenzione degli impianti di depurazione domestica non è più che egregia, i filtri possono tramutarsi in un ricettacolo di batteri, questi sì rischiosi per la salute.
L’inchiesta di Altroconsumo è stata condotta da un’associazione indipendente presso abitazioni di 11 città italiane diverse, da Milano a Bari, da Reggio Calabria a Brescia, dalla provincia di Firenze a quella di Roma, dalla provincia di Bologna a quella di Padova e di Grosseto. L’idiozia dell’acqua in bottiglia, come scriveva Maria tempo fa, è un’abitudine tutta italiana. Un’abitudine che, una volta sfatati i falsi miti su salute e sicurezza, sarebbe bene abbandonare. Beviamo l’acqua del rubinetto.
fonte: http://www.blogeko.info/index.php/2007/06/05/p4211
la Cina (complice la banca mondiale) censura i morti d’inquinamento
La Cina ha ottenuto dalla Banca Mondiale di cancellare una parte del rapporto sulle condizioni ambientali del Paese e sulle loro conseguenze: il documento è sì su Internet, ma manca la parte in cui si dice che l’aria inquinata delle città fa morire prematuramente 350-400 mila persone; altre 300 mila circa muoiono per l’inquinamento degli ambienti chiusi in cui vivono o lavorano, e 60 mila per la pessima qualità dell’acqua. Le autorità cinesi, svela il Financial Times, temevano che questi dati causassero agitazioni sociali. Ma non è difficile avere una panoramica sulla Cina inquinata.
Ad esempio, questa mappa è stata pubblicata pochi mesi fa sull’edizione inglese di Der Spiegel, accompagnata da un servizio che, pur senza fornire il numero dei morti di inquinamento, fa il punto della situazione. Nell’immagine qui sopra, le linee rosse circondano le zone in cui maggiore è l’inquinamento dell’aria e quelle nere indicano le regioni in cui il sistema idrografico è stato sconvolto da dighe e centrali idroelettriche. I punti gialli sono le città più inquinate. In bianco i ghiacciai che si sciolgono, in verde chiaro le zone soggette a deforestazione e in verde scuro le steppe da cui si originano tempeste di sabbia. Leggi Inquinamento, la Cina batte gli Usa. La foto precedente è di Flickr.

