lettera di padre Jean-Marie Benjamin

dal sito di Beppe Grillo, una lettera che padre Jean-Marie Benjamin ha postato sul suo blog:

Caro Beppe Grillo,
sono padre Benjamin, non so se ti ricordi, nel marzo 2003 prima dell’aggressione americana contro l’Iraq, dicevo a “Porta a Porta” che non c’era in quel Paese nessuna arma di distruzione di massa, che era tutta una montatura di Washington per ingannare l’ONU e l’opinione pubblica.
Dicevo che se avessero invaso l’Iraq non avrebbero trovato nessuna arma di distruzione di massa, ma certamente un’eroica resistenza all’invasione. Mi hanno risposto con offese, ingiurie, calunnie e hanno dato ordine alle reti televisive e alle radio di non parlare dei miei libri e dei miei film sull’Iraq. Quando si dice la verità e i potenti Signori delle bugie non possono risponderti con altre menzogne, impiegano la denigrazione, l’insulto, la diffamazione.
Dio ti benedica, Grillo. Anche me hanno trattato da terrorista, perché dicevo la verità su quanto accadeva realmente in Iraq e denunciavo le menzogne dei “Signori delle Bugie” di Washington e Londra. Il Corriere della Sera, in un editoriale (del 2004) di un giornalista amico di un signore libico Capo del Mossad a Roma, aveva pubblicato che facevo parte di un’associazione islamica terroristica. Niente di più. Ho scritto cortesemente al quotidiano di correggere. Nessuna risposta. Il mio avvocato ha scritto al Direttore del quotidiano e al giornalista. Anche per lui, nessuna risposta. Ho fatto causa e ho vinto, con una sentenza definitiva del Tribunale di Milano.
Tutti questi “cani guardiani del Potere” mi trattavano in diretta televisiva da pro Saddam, perché dicevo che secondo l’UNICEF morivano in Iraq da 5 a 6.000 bambini al mese per le conseguenze dell’embargo, mi trattavano da anti-americano, perché dicevo che avevano contaminato la popolazione e l’ambiente con armi all’uranio impoverito, affermavano che queste armi non esistevano!
Gianfranco Fini mi tirava in faccia che non ero degno di portare l’abito religioso, perché affermavo che il rapporto presentato al Congresso americano, rapporto dell’Istituto strategico del Collegio di Guerra della Pennsylvania, conferma che nella strage di Halabja contro i Kurdi, che fece 5.000 vittime, con armi chimiche, l’Iraq non c’entrava niente. Citavo un rapporto ufficiale presentato al Congresso americano nel 1989, ma Fini, che nel 1983 viaggiava con Donald Rumsfeld in Iraq per andare a stringere la mano a Saddam Hussein, lui, nel 2003, Ministro degli Affari Esteri, non sapeva nulla di questo rapporto al Congresso. Ecco perché il processo a Saddam Hussein sulla tragedia dei Kurdi di Halabja non l’hanno mai voluto fare. Ecco perché l’hanno impiccato prima (per aver ucciso 148 estremisti islamici): per evitare il processo per le vittime di Halabja. Sarebbe saltato fuori il famoso rapporto al Congresso intitolato “Iraqi power and U.S. Security in the Middle East (97 pagine)” e sarebbe stato scoperto che in questa faccenda, loro, gli americani, avevano una pesante responsabilità.
Manipolano le coscienze con montagne di menzogne e offendono coloro che divulgano la verità per denigrarli presso l’opinione pubblica con la loro potente macchina di disinformazione. Come hai detto così bene, per farlo, i loro “cani da guardia”, su tutte le reti aziendali, abbaiano. Contro chi attacca la loro egemonia, contro chi denuncia il loro predominio e la loro arroganza. Il loro odio non ha fine. Per fermare chi dice la verità non si fermano dinanzi a nulla. Ecco un esempio: il 14 febbraio 2003 accompagnavo Tareq Aziz e la delegazione irachena per l’incontro con Papa Giovanni Paolo II. Saputa la cosa, hanno fatto di tutto per impedirlo. Sono (i signori delle Bugie e del Potere) intervenuti presso il Cardinale Camillo Ruini e presso alcuni potenti Prelati della Segreteria di Stato del Vaticano, perché mi fosse impedito di incontrare Giovanni Paolo II. E così fu.
Il giorno dell’udienza, arrivato con la delegazione irachena presso la biblioteca del Papa, mi fu impedito di entrare e mi fu chiesto di aspettare (come un cane), da solo, in una stanza. Dopo l’udienza di Aziz con il Papa, quando il Ministro iracheno è venuto a sapere quanto era accaduto, furioso, ha deciso di cancellare la conferenza stampa del pomeriggio presso la Sala Stampa Esteri. E’ soltanto dopo aver insistito per tre volte di mantenere la conferenza che finì per accettare. Tareq Aziz doveva partecipare a “Porta a porta”. Una telefonata del produttore mi informava, la mattina della trasmissione, che era stato vietato ai giornalisti di ricevere il ministro iracheno negli studi della RAI, e furono cancellate tutte le trasmissioni Rai alle quali avrebbe dovuto partecipare Aziz.
Democrazia in delirio. Caro Beppe, dicono di te cose deliranti! Benedetto sei tu, quando sei oltraggiato e offeso, ne esci ancora più grande. E’ così: i Media aziendali devono obbedire ai loro sponsor, lobby dell’armamento e del petrolio. Chi paga, comanda. Prendono i figli di Dio per dei coglioni, ma il peggio è che i figli di Dio non se ne rendono nemmeno conto! Fabbricano, nei loro studi, un video con un attore nel ruolo di Bin Laden.
Un anno fa con la barba grigia, adesso con la barba nera. Se ne accorgono troppo tardi e dicono che la barba di Osama è nera in questo nuovo video, perché è una tradizione degli islamici di tingersi la barba quando sono in guerra. L’anno scorso la barba di Osama era grigia e bianca, oggi è nera! Probabilmente perché l’anno scorso, anche se Bin Laden era in guerra, aveva dimenticato di andare in tintoria. Pronto il nuovo video di Osama barba nera, tutti i “cani da guardia” a trasmetterlo con appassionati commenti.
L’anno scorso, i Servizi segreti francesi avevano dichiarato che Bin Laden era morto e che ne avevano le prove. Sarà risuscitato. In un video, vedi Bin Laden mangiare con la mano destra quando è mancino e tutti coloro che lo conoscevano possono testimoniare che è mancino, ma fa niente, nessuno lo sa. Il suo anello al dito, non è suo, ma fa niente, non si vede bene. Gran parte dei discorsi del Bin Laden super star sono stati scritto da Adam Gadhan, di Los Angeles, il cui nome originale è Adam Pearlman (anche noto come Azzam l’Americano), ma fa niente. Che ne sa il gregge della RAI.
Ti dicono: oggi 27 attentati terroristici in Iraq. Non sanno nemmeno in Iraq chi siano gli autori di queste azioni, ma i Media in Occidente ti dicono che sono dei terroristi. Nell’ultima guerra mondiale, durante l’occupazione della Francia, la radio tedesca di propaganda diceva della Resistenza francese che si trattava di terroristi che attaccano le forze tedesche. Diceva Goebbels, capo della propaganda del III° Reich: “Quando dite una bugia, dovete ripeterla mille volte, alla fine tutti crederanno che è vera”.
Così fanno i servi dell’Impero della Bugia di Washington, Londra, Roma, Parigi e Sidney. Ti ricordi che i “cani guardiani del potere” avevano pubblicato che padre Benjamin aveva ricevuto dal Governo di Saddam Hussein delle “allocazioni” di petrolio. Avevo risposto che non le avevo mai accettate. Quando gli ispettori dell’ONU hanno pubblicato il loro rapporto e hanno scritto che non soltanto il Ministero del petrolio a Baghdad e la SOMO confermava che padre Benjamin non aveva mai ritirato queste allocazioni, ma che le aveva rifiutate ufficialmente con una lettera a Tareq Aziz (della quale gli ispettori dell’ONU avevano una copia), nessun quotidiano, dico nessuno di quelli che mi avevano offeso e denigrato, ha avuto il coraggio di scrivere “ci siamo sbagliati con Benjamin: il rapporto ONU conferma che non ha mai accettato queste allocazioni di barili di petrolio”. Anzi, padre Benjamin è stato l’unico, tra centinaia di personalità, ad aver rifiutato. L’unico stronzo, perché adesso si è fatto fregare il suo petrolio dagli americani.
Invece, puoi immaginarti il casino se fosse adesso rivelato quale società di Donald Rumsfeld faceva business con Saddam Hussein durante l’embargo e la quantità di barili di petrolio ed altro che si sono presi due Capi di Stato di Paesi Europei. E non sono quei Capi di Stato che si potrebbe immaginare, perché contrari all’aggressione contro l’Iraq. No, sono altri.
Potrei scriverti un libro, potrei anche raccontarti un sacco di cose sull’11 settembre 2001, sulle confidenze di Tareq Aziz durante la sua visita in Italia, su cosa probabilmente accadrà prossimamente in Iraq, ma non voglio abusare della tua pazienza e del tutto tempo. Ti ringrazio già di avermi letto fin qui. Volevo soltanto testimoniarti la mia stima per il tuo coraggio. Saranno capaci di tutto per fermarti, ma non ce la faranno. Sul tuo treno stanno salendo ogni giorno sempre più viaggiatori e il tuo binario è diritto, il loro è vecchio, storto e pericoloso. Ricordati di Colui che diceva “la Verità vi renderà liberi”. Jean-Marie Benjamin

windows o linux?

settembre 30, 2007 · Filed Under informatica, linux · Comment 

L’AIDS ESISTE ?

settembre 26, 2007 · Filed Under approfondimenti, censura, che schifo, disinformazione, multinazionali · Comment 

La risposta dedotta, dalle conoscenze che ci trasmettono i media in generale, non può essere che affermativa. Eppure, ci sono molti libri che si pongono questa domanda, e con una serie di dati, e poche congetture arrivano alla conclusione che l’AIDS, non esiste.

È il caso di soffermarci su questa tesi alternativa, portata avanti non da un gruppo di mitomani, ma da ben quattro premi nobel per la medicina, tra cui uno è Mullis che affermò: “se qualcuno avesse isolato il virus HIV ed avesse provato il rapporto causale tra l’HIV e l’AIDS avrebbe con ogni probabilità ricevuto per tale scoperta il Nobel per la medicina. Non ci risulta che tale Nobel sia stato ad oggi assegnato” e l’altro Duesberg, al punto che quest’ultimo ha scritto un libro dal titolo eloquente: l’AIDS, la grande truffa.

Per addentrarci in questo discorso bisogna dare delle spiegazioni basilari. Come si sa tutte le malattie sono provocate dai virus (es. il morbillo è indotto dal virus del morbillo), e il virus dell’AIDS è l’HIV. Si scopre un virus, quando si riesce ad isolarlo, ebbene l’HIV non è mai stato isolato, infatti le uniche sue foto sono ricostruzioni al computer, questo equivale a dire che non è mai stato scoperto e tutto ciò che si sa inerente a questa questione è solo frutto di svariate congetture, prive di solide basi. Ma c’è anche da aggiungere che il periodo di incubazione (il tempo che intercorre dal presentarsi del virus all’arrivo della malattia) per tutti i virus è tra i dieci e i quindici giorni, mentre il periodo di incubazione dell’HIV è di quindici anni, e questa è una grande anomalia che approfondiremo in un secondo momento.

Una domanda sorge spontanea: “l’AIDS provoca la distruzione del sistema immunitario, quindi se non esistesse, quest’ultimo da cosa sarebbe distrutto?”, la risposta è facilissima, tutte le persone a cui viene diagnosticato l’ AIDS assumono un farmaco chiamato AZT. L’AZT è stato messo a punto nel 1964 da Jerome Horwitz, progettato al fine di distruggere le cellule infette. Anche se non si è rivelato appropriato per tale compito tanto che non fa differenza tra cellule sane, cancerose o virus. Per cui se da una parte può arrestare la duplicazione di quelle malate o dei virus, dall’altra blocca tutti i processi vitali devastando l’organismo. La sostanza si rivelò talmente tossica (letale) che Horwitz neanche ne chiese il brevetto, e archiviò la documentazione. Ma perché questo farmaco così tossico, cancerogeno e privo di effetti benefici continua ad essere somministrato? La Wellcome (casa farmaceutica produttrice) ha venduto 0.9 tonnellate nel 1987, ed è passata a 44.7 tonnellate nel 1992. Il costo dell’AZT per malato è di circa 300 euro al mese. Il profitto lordo per la Wellcome nel 1993 è stato di 586 miliardi di lire l’anno.

Fortunatamente i dosaggi delle sostanze antiretrovirali (AZT) sono stati alleggeriti nel corso degli anni, e la somministrazione che era continuativa nei primi anni è oggi a cicli: questo ha ridotto fortemente la mortalità dei soggetti trattati, allontanandola da una percentuale che è stata prossima al 100% per parecchi anni. In poche parole secondo i dissidenti la causa di questo enorme numero di morti per AIDS, non sarebbe da attribuire alla malattia in sé, ma al farmaco che dovrebbe curarla. E il test HIV? Il test HIV è tra le cose meno attendibili che ci possano essere, prima di tutto non c’è un unico test, molti test in passato sono stati ritirati perché inattendibili. Ora viene utilizzato il test Elisa che definisce la carica virale con la PCR (Polymerase Chain Reaction), nonostante l’inventore di questo metodo, il premio nobel K. Mullis, affermi che la PCR non è assolutamente adatta a questo tipo di uso. Poi c’è da sottolineare che i parametri che definiscono se una persona è sieropositiva o meno, sono differenti da un Paese all’altro, es. se un sieropositivo australiano venisse in Italia, di colpo perderebbe la sua sieropositività.

La sieropositività è basata soltanto sulla parola scritta sul foglio di carta. E quella parola è solo il risultato di un test. I medici sono stati espropriati della possibilità di fare una diagnosi, non c’è più confronto, non c’è più la possibilità che uno dica sì e un altro no. La diagnosi la fa esclusivamente il sistema sanitario/farmaceutico che brevetta, approva e produce i test.

Ma allora l’AIDS cosa è? Prima di tutto l’AIDS non è una malattia ma una sindrome (insieme di sintomi), riscontrabili in 29 malattie tra cui la malaria e la tubercolosi. Accade così che se un soggetto è infetto da tubercolosi senza essere sieropositivo, gli vengono somministrati farmaci atti alla sua cura, mentre se lo stesso soggetto è affetto da tubercolosi, e per giunta è sieropositivo, allora gli verrà somministrato l’AZT, il quale causerà la distruzione del suo sistema immunitario. E qui entra in gioco il lungo periodo di incubazione, 15 anni, per dare il tempo a tutti i sieropositivi di essere contagiati dalla tubercolosi e collegare quest’ultima all’AIDS, sulla base di un test fatto 15 anni prima e per giunta inattendibile.

Emblematica è la storia del campione di basket Magic Johnson il quale si ritirò dall’attività perché sieropositivo, prese l’AZT per una settimana e si sentì malissimo. Poi smise e vinse le Olimpiadi. Adesso è sano come un pesce.

Ma non si deve pensare che contro l’AIDS si muovano solo pochi medici isolati, infatti il premier sudafricano sta combattendo da ormai qualche anno una battaglia, contro il potere politico/economico, tanto che dal duemila si rifiuta di importare nel suo paese l’AZT, mentre la corte di Dortmund, il 15 Gennaio 2001, ha emesso una sentenza di condanna ad 8 mesi, con sospensione della pena, in un procedimento per Genocidio (Legge § 220a StGB) contro le Autorità Sanitarie Federali Tedesche e contro il Parlamento della Repubblica Federale Tedesca. Le autorità sanitarie erano accusate di aver diffuso informazioni e foto false relative all’isolamento del virus HIV; il Parlamento Tedesco era accusato di aver assecondato tali menzogne nonostante fosse a conoscenza dal 1994 del fatto che il virus HIV non è mai stato isolato, e che conseguentemente nessun test poteva essere approvato ed utilizzato per definire infette persone che, sane prima del test, sono poi morte dopo un trattamento con farmaci antiretrovirali.

Più di questo?!

Autore: Giovanni Picone

fonte: L’AIDS ESISTE? su ComeDonChisciotte

COME LA GERMANIA IN BANCAROTTA RISOLSE I SUOI PROBLEMI ECONOMICI

settembre 19, 2007 · Filed Under economia, informazione · Comment 

COME LA GERMANIA IN BANCAROTTA RISOLSE I SUOI PROBLEMI ECONOMICI

di Ellen Brown
dal sito www.webofdebt.com
Traduzione di Gianluca Freda

“Non siamo stati così sciocchi da creare una valuta [collegata all’] oro, di cui non abbiamo disponibilità, ma per ogni marco stampato abbiamo richiesto l’equivalente di un marco in lavoro o in beni prodotti… ci viene da ridere tutte le volte che i nostri finanzieri nazionali sostengono che il valore della valuta deve essere regolato dall’oro o da beni conservati nei forzieri della banca di stato”.

(Adolf Hitler, citato in “Hitler’s Monetary System”, www.rense.com, che cita C. C. Veith, Citadels of Chaos, Meador, 1949)

Quello di Guernsey non fu l’unico governo a risolvere i propri problemi infrastrutturali stampando da solo la propria moneta. (Vedi E. Brown, “Waking Up on a Minnesota Bridge,” www.webofdebt.com/articles/infrastructure-crisis.php, del 4 agosto 2007). Un modello assai più noto si può trovarlo nella Germania uscita dalla Prima Guerra Mondiale. Quando Hitler arrivò al potere, il paese era completamente, disperatamente in rovina. Il Trattato di Versailles aveva imposto al popolo tedesco risarcimenti che lo avevano distrutto, con i quali si intendeva rimborsare i costi sostenuti nella partecipazione alla guerra per tutti i paesi belligeranti. Costi che ammontavano al triplo del valore di tutte le proprietà esistenti nel paese. La speculazione sul marco tedesco aveva provocato il suo crollo, affrettando l’avvento di uno dei fenomeni d’inflazione più rovinosi della modernità. Al suo apice, una carriola piena di banconote, per l’equivalente di 100 miliardi di marchi, non bastava a comprare nemmeno un tozzo di pane. Le casse dello stato erano vuote ed enormi quantità di case e di fattorie erano state sequestrate dalle banche e dagli speculatori. La gente viveva nelle baracche e moriva di fame. Nulla di simile era mai accaduto in precedenza: la totale distruzione di una moneta nazionale, che aveva spazzato via i risparmi della gente, le loro attività e l’economia in generale. A peggiorare le cose arrivò, alla fine del decennio, la depressione globale. La Germania non poteva far altro che soccombere alla schiavitù del debito e agli strozzini internazionali.

O almeno così sembrava. Hitler e i Nazional Socialisti, che arrivarono al potere nel 1933, si opposero al cartello delle banche internazionali iniziando a stampare la propria moneta. In questo presero esempio da Abraham Lincoln, che aveva finanziato la Guerra Civile Americana con banconote stampate dallo stato, che venivano chiamate “Greenbacks”. Hitler iniziò il suo programma di credito nazionale elaborando un piano di lavori pubblici. I progetti destinati a essere finanziati comprendevano le infrastrutture contro gli allagamenti, la ristrutturazione di edifici pubblici e case private e la costruzione di nuovi edifici, strade, ponti, canali e strutture portuali. Il costo di tutti questi progetti fu fissato a un miliardo di unità della valuta nazionale. Un miliardo di biglietti di cambio non inflazionati, chiamati Certificati Lavorativi del Tesoro. Questa moneta stampata dal governo non aveva come riferimento l’oro, ma tutto ciò che possedeva un valore concreto. Essenzialmente si trattava di una ricevuta rilasciata in cambio del lavoro e delle opere che venivano consegnate al governo. Hitler diceva: “Per ogni marco che viene stampato, noi abbiamo richiesto l’equivalente di un marco di lavoro svolto o di beni prodotti”. I lavoratori spendevano poi i certificati in altri beni e servizi, creando lavoro per altre persone.

Nell’arco di due anni, il problema della disoccupazione era stato risolto e il paese si era rimesso in piedi. Possedeva una valuta solida e stabile, niente debito, niente inflazione, in un momento in cui milioni di persone negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali erano ancora senza lavoro e vivevano di assistenza. La Germania riuscì anche a ripristinare i suoi commerci con l’estero, nonostante le banche estere le negassero credito e dovesse fronteggiare un boicottaggio economico internazionale. Ci riuscì utilizzando il sistema del baratto: beni e servizi venivano scambiati direttamente con gli altri paesi, aggirando le banche internazionali. Questo sistema di scambio diretto avveniva senza creare debito né deficit commerciale. L’esperimento economico della Germania, proprio come quello di Lincoln, ebbe vita breve; ma lasciò alcuni durevoli monumenti al suo successo, come la famosa Autobahn, la prima rete del mondo di autostrade a larga estensione (1).

Di Hjalmar Schacht, che era all’epoca a capo della banca centrale tedesca, viene spesso citato un motto che riassume la versione tedesca del miracolo del “Greenback”. Un banchiere americano gli aveva detto: “Dottor Schacht, lei dovrebbe venire in America. Lì abbiamo un sacco di denaro ed è questo il vero modo di gestire un sistema bancario”. Schacht replicò: “Lei dovrebbe venire a Berlino. Lì non abbiamo denaro. E’ questo il vero modo di gestire un sistema bancario” (2).

Benché Hitler sia giustamente citato con infamia nei libri di storia, egli fu piuttosto popolare presso il popolo tedesco, almeno nei primi tempi. Stephen Zarlenga, in The Lost Science of Money, afferma che ciò era dovuto al fatto che egli salvò temporaneamente la Germania dalle teorie economiche inglesi. Le teorie secondo le quali il denaro deve essere scambiato sulla base delle riserve aurifere in possesso di un cartello di banche private piuttosto che stampato direttamente dal governo (3). Secondo il ricercatore canadese Henry Makow, questo fu probabilmente il motivo principale per cui Hitler doveva essere fermato; egli era riuscito a scavalcare i banchieri internazionali e a creare una propria moneta. Makow cita un interrogatorio del 1938 di C. G. Rakovsky, uno dei fondatori del bolscevismo sovietico e intimo di Trotzky, che finì sotto processo nell’URSS di Stalin. Secondo Rakovsky, l’ascesa di Hitler era stata in realtà finanziata dai banchieri internazionali, attraverso il loro agente Hjalmar Schacht, allo scopo di tenere sotto controllo Stalin, che aveva usurpato il potere al loro agente Trotzky. Ma Hitler era poi diventato una minaccia anche maggiore di quella rappresentata da Stalin quando aveva compiuto l’audace passo di iniziare a stampare moneta propria. Rakovsky affermava:

“[Hitler] si era impadronito del privilegio di fabbricare il denaro, e non solo il denaro fisico, ma anche quello finanziario; si era impadronito dell’intoccabile meccanismo della falsificazione e lo aveva messo al lavoro per il bene dello stato… se questa situazione fosse arrivata a infettare anche altri stati… potete ben immaginarne le implicazioni controrivoluzionarie” (4).

L’economista Henry C. K. Liu ha scritto sull’incredibile trasformazione tedesca:

“I nazisti arrivarono al potere in Germania nel 1933, in un momento in cui l’economia era al collasso totale, con rovinosi obblighi di risarcimento postbellico e zero prospettive per il credito e gli investimenti stranieri. Eppure, attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, il Terzo Reich riuscì a trasformare una Germania in bancarotta, privata perfino di colonie da poter sfruttare, nell’economia più forte d’Europa, in soli quattro anni, ancor prima che iniziassero le spese per gli armamenti” (5).

In Billions for the Bankers, Debts for the People [Miliardi per le Banche, Debito per i Popoli], (1984), Sheldon Emry commenta:

“Dal 1935 in poi, la Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi, ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche, dal 1935 al 1945, senza aver bisogno di oro né di debito, e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri. Questa vicenda monetaria non compare oggi più neanche nei testi delle scuole pubbliche”.

UN ALTRO SGUARDO ALL’IPERINFLAZIONE DI WEIMAR

Nei testi moderni si parla della disastrosa inflazione che colpì nel 1923 la Repubblica di Weimar (nome con cui è conosciuta la repubblica che governò la Germania dal 1919 al 1933). La radicale svalutazione del marco tedesco è citata nei testi come esempio di ciò che può accadere quando ai governi viene conferito il potere incontrollato di stampare da soli la propria moneta. Questo è il motivo per cui viene citata, ma nel complesso mondo dell’economia le cose non sono come sembrano. La crisi finanziaria di Weimar ebbe inizio con gli impossibili obblighi di risarcimento imposti dal Trattato di Versailles. Schacht, che all’epoca era il responsabile della zecca della repubblica, si lamentava:

“Il Trattato di Versailles è un ingegnoso sistema di provvedimenti che hanno per fine la distruzione economica della Germania… Il Reich non è riuscito a trovare un sistema per tenersi a galla diverso dall’espediente inflazionistico di continuare a stampare banconote”.

Questo era ciò che egli dichiarava all’inizio. Ma Zarlenga scrive che Schacht, nel suo libro del 1967 The Magic of Money, decise “di tirar fuori la verità, scrivendo in lingua tedesca alcune notevoli rivelazioni che fanno a pezzi la “saggezza comune” propagandata dalla comunità finanziaria riguardo all’iperinflazione tedesca” (6). Schacht rivelò che era la Banca del Reich, posseduta da privati, e non il governo tedesco che pompava nuova valuta nell’economia. Come la Federal Reserve americana, la Banca del Reich agiva sì sotto la supervisione di ufficiali del governo, ma operava per fini di profitto privato. Ciò che trasformò l’inflazione della guerra in iperinflazione fu la speculazione degli investitori stranieri, che vendevano marchi a breve termine scommettendo sulla loro perdita di valore. Nel meccanismo finanziario conosciuto come vendita a breve termine, gli speculatori prendono in prestito qualcosa che non possiedono, la vendono e poi “coprono” le spese ricomprandola a prezzo inferiore. La speculazione sul marco tedesco fu resa possibile dal fatto che la Banca del Reich rendeva disponibili massicce quantità di denaro liquido per i prestiti, marchi che venivano creati dal nulla annotando entrate sui registri bancari e poi prestati ad interessi vantaggiosi. Quando la Banca del Reich non riuscì più a far fronte alla vorace richiesta di marchi, ad altre banche private fu permesso di crearli dal nulla e di prestarli, a loro volta, a interesse (7).

Secondo Schacht, quindi, non solo non fu il governo a provocare l’iperinflazione di Weimar, ma fu proprio il governo che la tenne sotto controllo. Alla Banca del Reich furono imposti severi regolamenti governativi e vennero prese immediate misure correttive per bloccare le speculazioni straniere, eliminando le possibilità di facile accesso ai prestiti del denaro fabbricato dalle banche. Hitler poi rimise in sesto il paese con i suoi Certificati del Tesoro, stampati dal governo su modello del Greenback americano.

Schacht disapprovava l’emissione di moneta da parte del governo e fu rimosso dal suo incarico alla Banca del Reich quando si rifiutò di sostenerlo (cosa che probabilmente lo salvò al Processo di Norimberga). Ma nelle sue memorie più tarde, egli dovette riconoscere che consentire al governo di stampare la moneta di cui aveva bisogno non aveva prodotto affatto l’inflazione prevista dalla teoria economica classica. Teorizzò che essa fosse dovuta al fatto che le fattorie erano ancora inoperose e la gente senza lavoro. In questo si trovò d’accordo con John Maynard Keynes: quando le risorse per incrementare la produzione furono disponibili, aggiungere liquidità all’economia non provocò affatto l’aumento dei prezzi; provocò invece la crescita di beni e di servizi. Offerta e domanda crebbero di pari passo, lasciando i prezzi inalterati.

1 – Matt Koehl, “The Good Society?”, www.rense.com (13 gennaio 2005); Stephen Zarlenga, The Lost Science of Money (Valatie, New York: American Monetary Institute, 2002), pagine 590-600.

2 – John Weitz, Hitler’s Banker (Inghilterra: Warner Books, 1999).

3 – S. Zarlenga, op. cit.

4 – Henry Makow, “Hitler Did Not Want War,” www.savethemales.com (21 marzo 2004).

5 – Henry C. K. Liu, “Nazism and the German Economic Miracle,” Asia Times (24 maggio 2005).

6 – Stephen Zarlenga, “’s 1923 Hyperinflation: A ‘Private’ Affair,” Barnes Review (Luglio-Agosto 1999); David Kidd, “How Money Is Created in ,” http://dkd.net/davekidd/politics/money.html (2001).

7 – Stephen Zarlenga, “’s 1923 Hyperinflation”, op. cit

fonte: perché la Germania doveva essere distrutta

CLEMENTE o clEMENTE MASTELLA??

settembre 17, 2007 · Filed Under censura, internet · Comment 

Clemente Mastella ha aperto da qualche mese un suo blog su blogspot: l’intenzione originale era forse quella di instaurare una comunicazione diretta con i cittadini, ma a quanto pare per un politico (e particolarmente per Mastella) è troppo difficile parlare con la gente normale, dover rispondere a domande che i giornalisti compiacenti non ti rivolgono, confrontarsi su questioni reali e sentirsi criticare per il proprio operato (l’indulto è duro da digerire e, fatto strano per i popolo italiano, lento a dimenticarsi)

Come ha reagito a tutto questo Mastella? instaurando un dialogo? rispondendo alle domande e alle critiche? cogliendo l’occasione per ascoltare i veri pensieri della gente? fare autocritica e trarne insegnamento?

Ovvio che no! Mastella è un politico, e come tale non ha saputo fare niente di meglio che censurare sistematicamente i commenti da lui ritenuti offensivi, censurando sistematicamente, con questa motivazione, i commenti cui rispondere sarebbe stato a dir poco imbarazzante (mafia, indulto, finanziamenti a partiti, case nel centro di Roma acquistate a prezzi stracciati, aerei statali usati come taxi…)

La rete ha partorito allora il blog gemello a quello di Mastella, un blog in cui vengono sostanzialmente riproposti i post di Mastella, senza però che questi possa censurarne i commenti.

I due blog sono clEMENTE MASTELLA e CLEMENTE MASTELLA

Vescovo Desmond Tutu

settembre 16, 2007 · Filed Under citazioni · Comment 

Se siete neutrali in situazioni di ingiustizia, avete scelto la parte dell’oppressore. Se un elefante ha il piede sulla coda di un topo e dite che siete neutrali, il topo non apprezzerà la vostra neutralità – Vescovo Desmond Tutu

Come rendere Ubuntu più performante – Swappiness Tuning

settembre 15, 2007 · Filed Under guide, ubuntu · Comment 

Uno dei colli di bottiglia nell’utilizzo di una qualsiasi distribuzione Linux, Ubuntu compresa, è la partizione di swap. La partizione di swap, che a volte può essere anche un semplice file, risulta essere fino a 100 volte più lenta della RAM. Questo è abbastanza ovvio…

Lo swap file viene controllato e gestito da una variabile del kernel chiamata “swappiness”. Questa variabile può essere valorizzata da 0 a 100. Il valore, più è alto, maggiore sarà la probabilità di scrittura sul file di swap.
Un modo per ottenere delle prestazioni migliori, consiste nel diminuire il valore di questa variabile. L’ “aumento di prestazioni” si nota soprattutto nei computer non di ultimissima generazione.

Swappiness Tuning

Dopo aver aperto il terminale da Applications > Accessories > Terminal, verifica il valore della variabile swappiness

sudo cat /proc/sys/vm/swappiness

di default, dovrebbe essere impostata a 60. Ora prova a cambiare il valore della variabile, modificandola a 10

sudo sysctl -w vm.swappiness=10

Ora prova ad utilizzare il sistema. Vedi se noti qualche miglioramento. Se hai un computer datato come il mio vecchio notebook ibm, dovresti notare un miglioramento.

Per rendere permanenti le modifiche, e ritrovarti le nuove impostazioni al reboot della macchina, devi modificare il file sysctl.conf contenuto nella directory /etc.

sudo gedit /etc/sysctl.conf

Modifica il valore della variabile “vm.swappiness” con il valore che hai provato precedentemente.

articolo tratto da Daniele Salamina’s Blog

Come rendere Ubuntu più performante – Libera memoria elminando le console virtuali

settembre 5, 2007 · Filed Under guide, ubuntu · Comment 

Questa tecnica consiste nell’eliminare le console virtuali che normalmente vengono caricate al boot del sistema ubuntu. Infatti, se provi a premere ALT+F2, ALT+F3, ecc.. ti verranno mostrate le console di sistema. Lavorando in ambiente grafico, queste console non hanno nessuna utilità. Rimuovendo le console dal boot del sistema, potrai guadagnare qualche mega di memoria ram.
Come nella prima parte di questi post dedicati al tuning di ubuntu, il vantaggio sarà evidente nei computer non di ultimissima generazione. Vediamo come fare…

Libera memoria eliminando le console virtuali

Con il tuo editor preferito apri il file /etc/inittab

sudo gedit /etc/inittab

Ora all’interno dell’editor cerca questa stringa
1:2345:respawn:/sbin/getty 38400 tty1.
Commenta le righe che vanno dalla numero 3 alla 6, aggiungendo il cancelletto come lo screenshot in basso.

Riavvia il computer.

articolo tratto da  Daniele Salamina’s Blog

i ricchi sono una risorsa?

settembre 2, 2007 · Filed Under riflessioni · Comment 

riporto due estratti da un post che mi sembra un’interessante riflessione sul concetto di ricchezza:

il concetto di ricchezza, in se, ha una varietà di elementi che possono soddisfarne il significato che non necessariamente deve essere ricondotto a fatti di ordine materiale.

I ricchi non sono un nemico, lo diventano quando per loro bisogna sacrificare risorse che sono di tutti, quando ambiscono ad espropriare le persone della capacità di decidere guardando agli interessi generali e decidere in funzione di quelli.

il post da cui li ho tratti è I ricchi sono una risorsa

Italo Calvino

settembre 1, 2007 · Filed Under citazioni · Comment 

l’unico modo di fuggire alla condizione di prigioniero è capire com’è fatta la prigione – da Ti con zero di Italo Calvino

  • lui paga l’1% di tasse, e tu?

  • non sei come Pertini

    mai al Quirinale
  • fotoblog

  • una web TV

    Byoblu.Com - Il Videoblog di Claudio messora
  • la tua connessione è censurata?

  • Commenti recenti

  • Anobii

  • Time Machine

  • link a caso

    WordPress database error: [You have an error in your SQL syntax; check the manual that corresponds to your MySQL server version for the right syntax to use near 'LIMIT 10' at line 1]
    SELECT DISTINCT link_url, name, link_name, link_target, link_image, link_description, link_rel, link_rating FROM wp_gvie47_links INNER JOIN (wp_gvie47_term_relationships INNER JOIN( wp_gvie47_terms INNER JOIN wp_gvie47_term_taxonomy ON wp_gvie47_terms.term_id=wp_gvie47_term_taxonomy.term_id) ON wp_gvie47_term_taxonomy.term_taxonomy_id=wp_gvie47_term_relationships.term_taxonomy_id)ON wp_gvie47_links.link_id=wp_gvie47_term_relationships.object_id WHERE wp_gvie47_term_taxonomy.taxonomy='link_category' AND wp_gvie47_links.link_visible = 'Y' ORDER BY LIMIT 10

    • No Blogroll Links
  • Blogroll

  • Meta