come è iniziato
29 novembre 1947 – Le Nazioni Unite approvano la risoluzione 181 (votano a favore URSS, USA e Francia, ma gli Stati arabi votano contro; la Gran Bretagna, la Cina ed altri si astengono), che prevede la divisione della Palestina in tre parti:
- uno stato ebraico sul 56% del territorio
- uno stato palestinese
- una zona internazionale che comprenda Gerusalemme e Betlemme.
Il confine tracciato viene definito “Linea Verde”.
E’ l’inizio della catastrofe, che culminerà nel 1948, con la creazione di Israele sulle terre, sulle città e sui villaggi della Palestina, e con la diaspora di milioni di palestinesi.
“A partire dalla mattina successiva (18 dicembre 1947, ndr) all’adozione della Risoluzione di spartizione, i 75.000 palestinesi della città furono sottoposti a una campagna di terrore istigata congiuntamente dall’Irgun e dall’Haganà. Arrivati soltanto da pochi decenni, i coloni ebrei avevano costruito le loro case più in alto sulla montagna. Quindi abitavano sopra i quartieri arabi e da lì potevano con facilità bombardarli e fare i cecchini. Avevano cominciato a farlo di frequente fin dai primi di dicembre. Usavano anche altri sistemi di intimidazione: i soldati ebrei rotolavano barili pieni di esplosivo ed enormi palle di acciaio giù nelle aree residenziale arabe e versavano lungo le strade olio misto a carburante, al quale poi davano fuoco. Appena i palestinesi, presi dal panico, correvano fuori di casa per cercare di spegnere quei fiumi di fuoco, venivano colpiti dal fuoco delle mitragliatrici.
Nelle aree dove le due comunità intrattenevano ancora delle relazioni, l’Haganà portava a riparare le automobili nei garage palestinesi, le riempiva di esplosivi e detonatori, e così seminava caos e morte. Dietro questo genere di assalto c’era un’unità speciale dell’Haganà, la Hashahar (’aurora’), composta di mistarvim - letteralmente in ebraico, “diventare arabo” – cioè di quegli ebrei che si travestivano da palestinesi.
(…)
La fase che seguì introdusse un capitolo nuovo nella storia della Palestina. (…) Il villaggio scelto dall’Alto Comando fu Balad al-Shaykh, luogo di sepoltura dellao Shaykh Izz al-Din al-Qassam, uno dei leader più venerati e carismatici degli anni Trenta, ucciso dagli inglesi nel 1935 (…). A un comandante locale, Haim Avinoam, venne ordinato di ‘circondare il villaggio, uccidere il maggior numero possibile di uomini e danneggiare le proprietà, ma di astenersi dal colpire donne e bambini’. L’attacco ebbe luogo il 31 dicembre e durò tre ore. Si concluse con la morte di oltre 60 palestinesi, non tutti erano uomini. Ma notate bene che in questo caso si faceva ancora distinzione tra uomini e donne: nell’incontro successivo la Consulta decise che per le operazioni future questa distinzione era una complicazione inutile. Nel momento in cui veniva attaccato Balad al-Shaykh, le unità dell’Haganà di Haifa testarono il campo con un’azione molto più drastica: entrarono in un quartiere arabo della città, Wadi Rushmiyya, espulsero gli abitanti e fecero saltare in aria le case. Si può considerare questo come l’inizio ufficiale delle operazioni di pulizia etnica nelle città palestinesi. Mentre venivano commesse tali atrocità gli inglesi mostravano indifferenza.
tratto da “La pulizia etnica della Palestina“, di Ilan Pappe, Fazi editore, 2008, pagg. 79-82
l’estrema ignoranza di chi ci governa!
Ricordate il dito medio alzato di Umberto Bossi ??‘
Una delle tante schifezze dei nostri politici che anziché pensare a fare il loro dovere, fanno sfoggio della loro volgarità, arroganza….ed anche ignoranza!
In quella sede il senatour Umberto Bossi alzò il dito medio, durante l’inno italiano, quando udì la frase “…che schiava di Roma…”. In quella sede esclamò che mai più l’Italia sarà schiava di Roma!
MALEDETTA BESTIA L’IGNORANZA !!!!!!
TI PERSEGUITA E TI MOSTRA MISERO AGLI OCCHI DI TUTTI !!
Infatti, cari italiani, come potete vedere OVUNQUE voi vogliate, nell’inno di Mameli non è l’Italia ad essere intesa schiava di Roma….ma la Vittoria (la dea Vittoria).
…
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.…
….e pensare che poi Bossi si lamenta perché gli hanno bocciato il figlio alle superiori….
…visto il padre….ci credo bene!
Per non dimenticare Giovanni Falcone…
“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa,
chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”. (Giovanni Falcone)
Laureato in Giurisprudenza nel 1961, Giovanni Falcone vinse il concorso in Magistratura nel 1964.
Sostituto procuratore a Trapani per dodici anni, arrivò a Palermo dopo l’omicidio del giudice Cesare Terranova e cominciò a lavorare all’Ufficio istruzione, che sotto la successiva guida di Rocco Chinnici diviene un esempio innovativo di organizzazione giudiziaria. Chinnici chiamò al suo fianco anche Paolo Borsellino e Falcone, al quale affida, nel maggio 1980, le indagini contro Rosario Spatola: un lavoro che coinvolgeva anche criminali negli Stati Uniti e all’epoca osteggiato da alcuni altri magistrati.
Alle prese con questo caso, Falcone comprese che per indagare con successo le associazioni mafiose era necessario basarsi anche su indagini patrimoniali e bancarie, per ricostruire il percorso del denaro che accompagnava i traffici ed un quadro complessivo del fenomeno, per evitare la serie di assoluzioni con cui si erano conclusi i precedenti processi contro la mafia.
Le inchieste avviate da Chinnici e portate avanti dalle brillanti indagini di Falcone e di tutto il pool portarono così ad istruire il primo grande processo contro la mafia.
Ma la mafia reagì bruciando il terreno attorno ai giudici: dopo l’omicidio di Giuseppe Montana e Ninni Cassarà nell’estate 1985, stretti collaboratori di Falcone e Borsellino, si cominciò a temere per l’incolumità anche dei due magistrati
Il 16 novembre 1987 diventa una data storica e insieme un momento fondamentale per il Paese, che per la prima volta inchioda la mafia traducendola alla Giustizia. Il Maxiprocesso sentenzia 360 condanne per complessivi 2665 anni di carcere segnando un grande successo per il lavoro svolto da tutto il pool antimafia.
Se lo Stato aveva conseguito una vittoria memorabile, la partita era lungi da considerarsi conclusa. Inoltre, Caponnetto si apprestava a lasciare l’incarico per ragioni di salute, e raggiunti limiti di età. Alla sua sostituzione vennero candidati Falcone, ed Antonino Meli. Nel settembre 1987, dopo una discussa votazione, il Consiglio Superiore della Magistratura nominò Meli. A favore di Falcone, votò anche il futuro Procuratore della Repubblica di Palermo, Giancarlo Caselli. Il 30 luglio 1988 Meli, ormai in aperto contrasto con Falcone, e, come premonizzato da Borsellino, sciolse ufficialmente il pool.
…
Giovanni Falcone viene ucciso dalla mafia nella cosiddetta strage di Capaci, il 23 maggio 1992
La detonazione provoca un’esplosione immane ed una voragine enorme sulla strada.
per non dimenticare Paolo Borsellino…
” La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità“ (Paolo Borsellino)
Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino si reca insieme alla sua scorta in via D’Amelio, dove vive sua madre.
Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre con circa 100 kg di tritolo a bordo esplode, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche i cinque agenti di scorta, tra cui Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio),
per non dimenticare: Duilio Poggiolini
sono anni che mi domando che fine ha fatto un personaggio che a me ha fatto particolarmente schifo nel panorama indecente della classe politica italiana: Duilio Poggiolini
chi è Duilio Poggiolini?
Poggiolini (tessera n° 961 della P2) è stato uno dei protagonisti di tangentopoli, ma il motivo per cui mi è rimasto impresso è che Poggiolini si è reso responsabile dell’infezione di HIV(AIDS) e HCV(epatite C) su numerosissimi pazienti che per vivere dovevano infondersi con emoderivati (trasfusioni e trattamenti del sangue).
E sì perché sappiamo bene che dai primi anni ottanta, quando iniziò a diffondersi l’AIDS a macchia d’olio nel mondo, gli emoderivati concentrati per la terapia salvavita di emofilici divennero il cuore del problema. Chi di noi non ricorda gli affannosi rimandi a capire quali dei metodi di inattivazione virale venivano adottati dalle aziende produttrici di questi farmaci salvavita? e quali paure ogni emofilico affrontava ogni volta che si doveva iniettare per forza il farmaco domandandosi: “Sono sicuro che non succederà qualcosa proprio a me?”. Tutti erano sicuri, perché tutti vigilavano e su tutti vigilava il ministero, anzi, Duilio Poggiolini, Direttore Generale.
Sì, perché un conto è prendere dei soldi per concedere un appalto ad un privato per costruire un palazzo senza requisiti; un conto è non “capire” la gravità e il pericolo costituito da un virus letale, come l’AIDS, prendere con superficialità – voluta? – l’imposizione per legge dei metodi di inattivazione virale degli emoderivati prima della loro immissione in distribuzione e infine non controllare – volutamente? – gli stessi farmaci emoderivati industriali prima dell’immissione nel commercio. Invece Poggiolini ha fatto proprio questo.
ma che fine ha fatto questo essere spregevole che per denaro ha condannato a morte tantissime persone (oltre al danno irreparabile della fiducia venuta meno nei confronti del sistema sanitario)?
Forse ancora più del reato stesso fecero scalpore i risultati delle perquisizioni in casa Poggiolini, quando i carabinieri trovarono mazzette di banconote nascoste nelle imbottiture di divani e puff, o addirittura lingotti d’oro conservati nei pensili della cucina.
oggi Poggiolini vive ritirato e anonimo (vorrebbe tanto esserlo) tutto casa e chiesa con una misera pensione del ministero della sanità di 43 mila euro lordi l’anno, più 2 mila euro come ex docente universitario (fonte: Duilio Poggiolini, il boss della malasanità)
e i suoi debiti con la giustizia?
Poggiolini si fece alcuni mesi di carcere, come la moglie del resto, e poi tra riduzioni di pena, assoluzioni, condanne per altri reati e prescrizioni comunque incredibilmente uscì di prigione. In seguito tornò agli arresti domiciliari per scontare una porzione di pena per finire, da libero, la sua opera nei servizi sociali. Ed oggi, appunto, l’indulto.
Si, Poggiolini, come moltissimi altri politici e banchieri e finanzieri etc. etc. ha beneficiato dell’indulto per chiudere definitivamente i conti con la giustizia italiana (ma come tanti altri potenti fra ritardi e processi e arresti domiciliari e condizioni di salute incompatibili col regime carcerario… il carcere l’ha visto solo di sfuggita).
adesso che so che fine ha fatto questo individuo, che mi fa veramente SCHIFO, sento che la mia curiosità è stata appagata, ma non mi sento meglio, perché è andata a finire esattamente come c’era da aspettarsi in Italia.
fonti:




