Cosa c’è nella Red Bull?
Gira da tempo una catena riguardo la Red Bull ed i suoi presunti effetti altamente dannosi: si parla dell’abolizione della bevanda in Francia e Danimarca, dei possibili effetti dannosi dei componenti chimici della bevanda (glucuronalactone, caffeina e taurina) quali infarto, emorragie celebrali, scompensi del fegato, effetto di mascheramente delle sostanze alcoliche, ed altro ancora. Ad esempio, una “leggenda” vuole che la bevanda sia stata utilizzata in Vietnam per far sopportare lo stress ai soldati americani. Si dice (in varie fonti sul web) che la bevanda è oggi vietata in Danimarca, Francia e paesi sudamericani. Insomma…si dicono tante cose!
Personalmente ho pensato che la miglior cosa in questi casi sia documentarsi un po’ meglio.
Così, ho trovato pareri discordanti riguardo il divieto della sostanza: sostanzialmente la Francia l’ha vietata per il contenuto di caffeina, taurina e glucuronalattone, ma la Corte Europea ha condannato tale restrizione. Uno dei motivi potrebbe essere legato al fatto che la Red Bull è prodotta anche in Regno Unito….
Oggigiorno molte politiche dell’Unione Europea in materia di cibo sono, ahimè, legate ad interessi economici piuttosto che salutistici. In altri termini, gli scienziati francesi potrebbero aver cercato evidenze scientifiche per sostenere un provvedimento restrittivo delle importazioni della bevanda, e magari la Corte Europea ha giudicato tali prove non sufficienti per imporre il divieto di consumo della bevanda. Viceversa, potrei pensare che non vi sono prove “schiaccianti” per vietare l’uso della bevanda perchè le “autorevoli” riviste medico-scientifiche si guarderebbero bene dal pubblicare risultati su una bevanda che frutta molti soldi ai suoi produttori. E così via…
Dove voglio arrivare…?
Credo che la cosa migliore da fare, quando non si hanno chiare delle situazioni, sia rispettare il principio della PRECAUZIONE. Sappiamo benissimo che in genere tutte le bevande gassate hanno un contenuto zuccherino enormemente superiore a quello che dovremmo ingerire (provate a guardate qual è il contenuto calorico di una lattina di cola: 139KCal !!!! ). Sappiamo che: oggigiorno mangiamo tante “schifezze”, prodotte da industrie enormi, multinazionali, che rispondono solo a logiche di massimizzazione dei profitti; le “cose naturali” sono le migliori….
Morale della “favola”: se ho bisogno di energia mi bevo una buona spremuta d’arancia, con 2 cucchiaini di zucchero (possibilmente di canna) e mi mangio un pezzo di cioccolata o di torta fatta in casa. E se sento ancora di non avere abbastanza energia…vuol dire che ho esagerato e che devo riposarmi mezz’ora!
” La natura ci ha tutelati per millenni, tutto ciò di cui necessitiamo è già sotto i nostri occhi ! “
esempio di giornalismo: la Repubblica
La Repubblica (più di 16 milioni di euro di contributi pubblici annui al gruppo L’Espresso) dopo il V2-day riporta: “In 50mila allo show di Grillo” e un articolo di Francesco Merlo

Clicca l’immagine
La Repubblica per il primo maggio 2007: “Piazza san Carlo dove hanno parlato i leader sindacali davanti a 100mila persone”
esempio di giornalismo: l’Unità
L’Unità (6,5 milioni di euro di contributi pubblici annui) dopo il V2-day riporta: “Piazza San Carlo non può contenere più di 40.000 persone”
L’Unità per il primo maggio 2007 in piazza San Carlo: “Almeno 100mila persone”
Affideresti un paese ad un uomo così ?
L’uso che Biagi, Santoro, … come si chiama quell’altro … Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga.
Silvio Berlusconi, 18 aprile 2002
Il presidente del Consiglio non trova niente di meglio che segnalare tre biechi individui: Santoro, Luttazzi e il sottoscritto. Quale sarebbe il reato? […] Poi il presidente Berlusconi, siccome non intravede nei tre biechi personaggi pentimento e redenzione, lascerebbe intendere che dovrebbero togliere il disturbo. Signor presidente, dia disposizioni di procedere perché la mia età e il senso di rispetto che ho verso me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri […]. Sono ancora convinto che perfino in questa azienda (che come giustamente ricorda è di tutti, e quindi vorrà sentire tutte le opinioni) ci sia ancora spazio per la libertà di stampa; sta scritto nella Costituzione. Lavoro qui in Rai dal 1961, ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto […]. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l’ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci.
Enzo Biagi, 18 aprile 2002
15 feb 22:04
Berlusconi: Enzo Biagi se ne andò dalla Rai per avere la liquidazione
ROMA - Silvio Berlusconi nega di essere la causa dell’addio di Enzo Biagi alla Rai. ”Mi sono battuto perche’ Biagi non lasciasse la televisione, - ha dichiarato il Cavaliere nel corso della trasmissione Rai Tv7 - ma alla fine prevalse in Biagi il desiderio di poter essere liquidato con un compenso molto elevato”. (Agr)
fonte: Analisi ragionata della stupidità umana
i giornali italiani sono carta igienica
Il massacro dei tibetani è sulle prime pagine dei più importanti giornali del mondo libero. Da noi è un po’ meno presente. Questione di priorità. In Italia l’informazione è serva, ma in modo comico, surreale, cialtronesco. Gli articoli sono palle colorate lanciate in aria dai clown dell’informazione assunti come direttori di giornali.
Il Corriere della Sera di ieri. Prima pagina. Foto centrale con “Vieira fa gol per Mancini” , 12 cm x 14,5, e sulla destra un titolo “Marina fa l’elogio di Luxuria, 2 cm x 11,5. In alto a destra un richiamo al Dalai Lama, 5 cm x 5,5 titolo e inizio articolo compresi e subito sotto un lancio dell’intervista a Andrè Glucksmann “Boicottare i Giochi non serve a nulla”, 6,5 cm x 5,5: un centimetro più del Dalai Lama.
Il lettore che ripone la sua fiducia in Paolo Mieli e nel “salotto buono” del Corriere si inoltra a questo punto nella lettura delle pagine interne. Cerca, come è naturale, la notizia del giorno. Tibet, Lhasa, Dalai Lama, Cina, Giochi Olimpici. Pagina 2 e 3 sono dedicate alle amministrative in Francia. Certo, sono importanti, ma il Tibet? Sfogliamo. A pagina 5, dopo la pubblicità, c’è una foto di Testa d’Asfalto, 13 cm x 13,5, sotto il titolo “Protesta sulle pensioni, Berlusconi frena”, 28,5 cm x 1,5. Andiamo avanti. Pagina 6 è dedicata a “La cura Air France all’esame del governo”, titolo da 29,5 cm x 1 e due foto 2 cm x 2 della coppia Formigoni - D’Alema con le loro dichiarazioni in box virgolettati da 7 cm x 2.
Dopo le fondamentali opinioni dei nostri statisti Lhasa può sempre attendere. Doppia pagina 8/9 sul servizio “Emergenza imballaggi”, titolo monstre 24,5 cm x 2,5 e una foto con gli ortaggi di stagione 37 cm x 24. Pagina 10 e 11 a questo punto non ci deludono. Della repressione cinese ancora non c’è una riga, ma le interviste riportate sono fondamentali. Titoli: “Veltroni sfida il Cavaliere. Siete voi che copiate” 17 cm x 3, “Capotondi: non corro, vorrei Silvio e Walter insieme” 26 cm x 1, “Mussi, il trapianto e la politica. Mi ha salvato mia moglie”, 17 cm x 3. E’ presente in una colonna personale di 33 cm x 4 anche l’immancabile monito dal Colle “Napolitano: politica urlata un danno alle istituzioni”.
Sfinito, anche il più accanito lettore di Romano e Severgnini non si aspetta più nulla sul Dalai Lama e, infatti, lo accolgono a pagina 12 la pubblicità e a pagina 13 a famiglia Berlusconi, mezza pagina a testa per il papà Silvio e la figlia Marina. In alto: “Berlusconi: urne, c’è il rischio di brogli”, 25 cm x 1,5 e, sopra il titolo, “Per vigilare sulle elezioni ci sarà l’esercito dei difensori della libertà. E ricorda la prima fidanzata” 23 cm x 0,5. Sotto: “Marina a sorpresa: mi piace Luxuria è preparata e spiritosa” 9,5 cm x 4. Le foto del papà con folla adorante, 26, 5 cm x 7,5, e della figlia, 15 cm x 9,5, completano la pagina. Ma non bisogna mai disperare. Infatti, a pagina 14 c’è il Tibet con il titolo su due righe “In Tibet genocidio culturale. Ma no al boicottaggio dei Giochi” 21, 5 cm x 3 e a pagina 15, a fronte l’intervista a Glucksmann “Disertare Pechino? Così non serve” 20,5 cm x 1,5. Il messaggio di pagina 14 e 15 è quello di non disertare i Giochi. La libertà del Tibet può attendere.
Per curiosità ho confrontato il Corriere con il Financial Times di ieri.
Foto centrale della prima pagina con la protesta dei monaci 21,5 cm x 11,5, titolo “Chinese seal off Tibetan capital” 3,5 cm x 3, 5. Subito a pagina 2 un articolo su Lhasa, titolo “Tibetans’ grievances with Beijing spill over violence” 11 cm x 3,5, foto di un tibetano in esilio 17 cm x 7,5. Leggete con il righello.
fonte: Beppe Grillo
vendersi per denaro…. vendendo la nostra salute
se si vende il proprio corpo per denaro si chiama prostituzione, e per qualcuno (ma nonper la maggior parte, dato che è il mestiere più antico del mondo) è una pratica moralmente inaccettabile.
se si vende il proprio voto si è probabilmente italiani, quasi sicuramente parlamentari italiani
se si vende la propria onestà mentendo pubblicamente si è quasi di sicuro degli scienziati (o pseudo-tali)
Umberto Veronesi è un oncologo di fama mondiale, ex ministro della sanità e sicuramente una persona la cui opinione ha una forte presa sulla gente comune (leggi ignorante)
Umberto Veronesi ha in comune con Zichichi la familiarità con le apparizioni televisive e l’aver perso (semmai l’avessero avuta) l’onestà intellettuale, ovvero il saper mantenere separate le proprie convinzioni personali dalle opinioni espresse in qualità di “esperti”
Umberto Veronesi ha mentito pubblicamente in televisione affermando che i moderni termovalorizzatori “non inquinano”
l’affermazione di Veronesi mi fa schifo, non per il concetto in se (chiunque può sbagliare, chiunque può ignorare gli studi compiuti, chiunque può non capire un cazzo di come funziona il ciclo dei rifiuti, del perché sono stati costruiti i termovalorizzatori, delle nanoparticelle emesse e non filtrate perché non esistono filtri in grado di filtrarle…)
chiunque può non sapere che le nanoparticelle emesse dai termovalorizzatori causano l’insorgere di tumori (ma un oncologo del calibro di Veronesi non legge, non si aggiorna?)
non tutti però hanno un interesse economico diretto nel negare che i termovalorizzatori inquinano
Veronesi ha interessi economici nel negare l’inquinamento dovuto ai termovalorizzatori dato che la sua fondazione percepisce finanziamenti da aziende che i termovalorizzatori li costruiscono e li gesticono, per esempio:
ACEA - multiutility con inceneritori
PIRELLI - (petrolio, centrali ad olio combustibile)
ENEL (Centrali a Carbone ed oli pesanti e pure nucleare)
VEOLIA Envoirment (ditta che costruisce inceneritori!
P.S.
a riprova del fatto che gli inceneritori non sono la soluzione ma solo un modo di affrontare temporaneamente il problema dei rifiuti dovuto al loro abnorme aumento, in Germania, “patria” di termovalorizzatori, si pianifica un loro smantellamento per approdare invece ad una gestione a ciclo chiuso dei rifiuti, dove il problema viene affrontato sin dalla produzione di un prodotto per poter avere un riciclo completo.
la notizia trae spunto da: Veronesi dichiara che “i moderni termovalorizzatori non inquinano”
a riguardo leggete anche l’articolo Cancronesi e le previsioni sul cancro sul blog di Beppe Grillo
ma come si fa…
grazie Angelo per la segnalazione…
AIDS
Quello che i media non dicono
sulla “peste del nuovo millennio”
di Gian Paolo Vallati
1. Introduzione
2. Perché il virus
3. Esiste davvero il retrovirus Hiv?
4. Quanto sono affidabili i test di sieropositività?
5. Assenza di correlazione tra sieropositività e malattia
6. Cos’è davvero l’AIDS
7. L’infettività e la trasmissione sessuale
8. Previsioni catastrofiche e statistiche fasulle
9. Catastrofe africana?
10. Terapie che uccidono
11. Il bavaglio all’informazione
12. Il grande affare della cattiva scienza
- Bibliografia
1. INTRODUZIONE
Questa è la storia vera ed incredibile di una epidemia inventata. Questa è la storia di un colossale affare in cui multinazionali, ricercatori, associazioni e istituti sanitari senza scrupoli hanno utilizzato il terrorismo sanitario al servizio del loro enorme business. E la storia di come, purtroppo, molti esseri umani inconsapevoli siano finiti nella macina, uccisi dalle stesse “terapie” che dovevano curarli.
“Tutti sono pronti a credere che la CIA menta, che il governo menta, che l’FBI menta, che la Casa Bianca menta. Ma che menta l’Istituto di Sanità no, non è possibile, la Sanità è sacra, tutto ciò che esce dagli Istituti Nazionali di Sanità è parola di Dio. Niente fa differenza, nemmeno la storia di come Gallo scoprì il virus, nemmeno il fatto che sia uno scienziato screditato e condannato per truffa. La strategia dell’establishment è sempre la stessa: ignorare. Meglio non rispondere, vuoi vedere che ci si accorge che c’è qualcosa di strano?” Harvey Bialy, microbiologo. 1
2. PERCHÉ IL VIRUS
Le malattie infettive costituiscono oggi soltanto l’1% di tutte le cause di morte nel mondo occidentale e ormai le grandi epidemie sono per lo più scomparse. Il merito di questa situazione, che spesso viene attribuito alla medicina, è in realtà dovuto al miglioramento delle condizioni igieniche e alimentari. Ci sono numerosi studi a livello statistico ed epidemiologico che dimostrano come molte malattie (tubercolosi, difterite, polmonite, ecc.) cominciarono a declinare ben prima dell’introduzione di cure efficaci. 2
È cosa ben nota, anche ai non addetti ai lavori, che gli esseri umani e gli animali, sani o malati che siano, convivono da sempre con migliaia di microbi, virus e batteri, in gran parte assolutamente innocui. Alcuni sono addirittura utili, come l’escherichia coli, che colonizza l’intestino e aiuta la digestione. Perfino microbi patogeni provocano malattie gravi solo in individui con il sistema immunitario indebolito. Eppure gli scienziati sono sempre ossessivamente alla ricerca di nuovi virus e batteri, nella speranza di attribuire loro la causa di malattie che ritengono altrimenti inspiegabili. Le conseguenze di questa unica direzione di ricerca spesso sono rovinose perché ritardano la comprensione della vera causa e determinano la morte di molte persone. In passato lo scorbuto, la pellagra e il beriberi (solo per citare esempi eclatanti) sono state per lungo tempo attribuite a batteri, benché già allora alcuni ricercatori avessero dimostrato che erano dovute a carenze alimentari. Robert William, scienziato a cui si deve la scoperta della vitamina B1, così ha commentato questo atteggiamento dei cacciatori di microbi: “…la batteriologia era arrivata ad essere la pietra angolare dell’istruzione medica. A tutti i giovani medici era stata talmente istillata l’idea che le malattie erano causate da un’infezione, che ben presto venne accettato come assiomatico il concetto che non poteva esserci altra causa”.3
Ma nonostante tutto questo, la memoria di passate epidemie continua a suscitare angoscia e terrore. Poiché il virus è sempre un ottimo mezzo per creare panico, ci sono motivi molto poco nobili per cui ad ogni ipotetica nuova patologia si attribuisce sempre più spesso una genesi virale. Attraverso la paura infatti si possono convogliare immense somme di denaro e indottrinare la popolazione verso le terapie e i comportamenti voluti.
Così, allo stesso modo, comincia l’incredibile storia dell’Aids.

una delle numerose riproduzioni di fantasia che vengono spacciate per “retrovirus HIV”, che in realtà non è mai stato realmente isolato nè fotografato
3. ESISTE DAVVERO IL RETROVIRUS HIV?
Non esiste un documento scientifico ufficiale che provi che il cosiddetto HIV, ammesso che esista, provochi l’Aids. A dispetto di ciò che viene costantemente propagandato, il virus della immunodeficienza umana HIV non è stato mai isolato e fotografato. Le recenti scoperte derivate dal Progetto Genoma Umano hanno peraltro messo in grave crisi il concetto stesso di retrovirus.
COME NASCE IL PROBLEMA HIV
Nell’aprile del 1984 il dottor Robert Gallo annunciò in una conferenza alla stampa internazionale di aver scoperto un nuovo retrovirus che aveva chiamato HTLV-III (oggi conosciuto come HIV), e questo era “la probabile causa dell’AIDS”. Lo stesso giorno Gallo presentò il brevetto per un test di anticorpi, ora generalmente riportato come “il test dell’AIDS”. L’annuncio prese di sorpresa persino gli scienziati presenti tra il pubblico. Gallo aveva scavalcato una parte essenziale del processo scientifico: non aveva pubblicato i risultati delle sue ricerche in nessuna pubblicazione medica o scientifica, né li aveva sottoposti al normale processo di revisione tra colleghi prima di essere annunciati al pubblico. Quando alla fine la “prova di Gallo” fu pubblicata settimane più tardi, vennero fuori numerosi problemi. Le procedure di laboratorio che Gallo e i suoi collaboratori utilizzavano per provare l’isolamento vennero osservate soltanto nel 36% dei suoi pazienti di Aids, e soltanto 88% era positivo al test “degli anticorpi HIV”. Inoltre, per assicurare che soltanto i pazienti in AIDS e non l’intero gruppo di controllo risultasse positivo al test degli anticorpi, egli aveva diluito il sangue 500 volte. A diluizioni minori troppi soggetti sani del gruppo di controllo risultavano positivi al test. Questi fatti dovrebbero essere sufficienti a gettare seri dubbi sulle affermazioni di Gallo che egli avrebbe scoperto un nuovo retrovirus come “probabile causa dell’AIDS”. Grazie a questa “scoperta”, Gallo oggi percepisce l’1% dei proventi mondiali derivati dai test HIV. Tutta la carriera di Gallo è costellata di episodi che di scientifico hanno molto poco. Un eccellente elenco di quanto corrotta, ingannevole (e probabilmente perfino criminale) è stata la sua ricerca, può essere trovato nel libro “Science Fiction”, di John Crewdson, un giornalista scientifico del Chicago Tribune. In realtà, tutto quello che aveva scoperto Gallo era una attività enzimatica che lui attribuiva al presunto retrovirus, e le fotografie che mostrò erano di particelle simil-virali senza nessuna prova che fossero virus.4
A tutt’oggi il vero virus non ancora stato isolato, e le foto che vengono spesso mostrate sulle copertine dei giornali sono sempre e soltanto realizzazioni grafiche di fantasia. Eppure, grazie a quella famosa conferenza stampa, da quel momento tutto il mondo ha cominciato a credere che l’Aids fosse dovuto ad un virus. Così è nato il problema HIV e così dal 1984 ad oggi sono stati pubblicati più di 10.000 studi sull’HIV, ma nessuno di questi ha potuto dimostrare in maniera plausibile o provare in modo concreto che l’HIV causi l’AIDS. A tutt’oggi non esiste un documento scientifico ufficiale che fornisca una prova definitiva.
KARY MULLIS
Il premio Nobel Kary Mullis, inventore della PCR (Polymerase Chain Reaction), ha cercato invano per anni questo fondamentale documento. Di conseguenza ad ogni occasione, congresso scientifico, conferenza, seminario o incontro ha interpellato svariati virologi ed epidemiologi su dove trovare il riferimento bibliografico che spiegasse come l’HIV provochi l’AIDS. Ma nessuno dei colleghi è mai stato in grado di precisarlo. E neanche Montagnier e Gallo (considerati i massimi esperti mondiali di Aids) sono stati in grado di fornirglielo. Perché non esiste.5
LA “PROVA” FORNITA DAL NIAID
Per mettere una toppa a questa grave carenza, nel 1994 l’Ufficio di Comunicazione del NIAID/NIH, National Institute of Allergy and Infectious Diseases /National Institute of Health, realizzò un documento intitolato : ” La Prova che l’HIV è causa dell’Aids”. È il documento più completo che si conosca che tenta di rispondere all’affermazione che l’HIV non è la causa dell’Aids. Ma questo elaborato, che viene spesso citato come prova definitiva, di fatto non è documento scientifico, come hanno dimostrato in una puntuale confutazione alcuni ricercatori internazionali.6 Oltre ad essere un documento anonimo, è infatti seriamente screditato dal mancato rispetto degli standard scientifici e fallisce nel fornire una prova credibile a sostegno del suo assunto fondamentale. Si tratta quindi soltanto dell’ennesimo strumento di propaganda.
UNO SCIENZIATO CONTRO: PETER DUESBERG
Peter Duesberg, membro della prestigiosa National Academy of Science, è docente di biologia molecolare e cellulare presso la University of California a Berkeley, oltre ad essere un pioniere nella ricerca dei retrovirus e il primo scienziato ad aver isolato un gene del cancro. È uno dei pionieri più prestigiosi tra i dissidenti della ricerca. Gli ingenti finanziamenti di cui disponeva come ricercatore di fama mondiale gli sono stati drasticamente ridotti quando ha cominciato a mettere in dubbio il dogma Hiv- Aids e la teoria della trasmissione sessuale del morbo. Il primo marzo 1987 sulla prestigiosa rivista Cancer Research comparve un suo articolo in cui affermava che non vi erano prove convincenti del fatto che un retrovirus come l’HIV sia in grado di causare l’AIDS. Da allora Peter Duesberg è uno degli uomini più discussi d’America. Le sue ipotesi e le sue affermazioni sono state di volta in volta definite ‘irresponsabili’, ‘pericolose’, ‘immorali’, ‘dannose’ e perfino ‘criminali’. Per alcuni Duesberg è una ‘minaccia pubblica’, per altri invece un ‘novello Galileo’ in lotta contro l’ottusità dominante. Secondo il direttore dell’autorevole periodico medico The Lancet, Duesberg è “probabilmente lo scienziato vivente più diffamato in assoluto”, per altri addirittura “il Nelson Mandela dell’AIDS, colui che guida la lotta contro l’Apartheid dell’HIV”. Nonostante le sue previsioni trovino sempre più conferme a livello epidemiologico, oggi è stato emarginato da una comunità scientifica che ha tutto l’interesse a perseguire una strada ricchissima di finanziamenti. Le sue tesi non sono ancora state confutate, mentre alle sue domande ed obiezioni si è risposto che: “…dovrebbe essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una linea auspicabile sarebbe quella di impedire i confronti televisivi con Duesberg” (Nature, 1993)
INNOCUITA’ DEI RETROVIRUS
Dal 1970, anno in cui si ipotizzò l’esistenza dei retrovirus, ne sono stati individuati ed isolati circa 200, tutti assolutamente innocui. Tutti meno quello HIV, che oltre ad essere assolutamente terribile è anche l’unico mai realmente isolato.
PROGETTO GENOMA E RETROVIRUS
Ma sin dal 2001, anno in cui sono arrivati i risultati del Progetto per la mappatura del Genoma Umano è stato chiaro che stava per essere irrimediabilmente buttato a mare il concetto stesso di “retrovirus”. Per comprendere a fondo la questione è necessaria una breve digressione di storia della biologia. La visone accettata sin dagli anni ‘50 era che il DNA trascrive le informazioni al RNA, (e mai il processo inverso) attraverso una relazione gerarchica rappresentata dal flusso unidirezionale DNA -> RNA -> proteine. Il RNA (acido ribonucleico), era quindi considerato l’umile messaggero del DNA (acido desossiribonucleico), che governava invece la cellula. Questo era il dato fondante del cosiddetto “Dogma Centrale della Genetica Molecolare”, su cui si è basata tutta la biologia dagli anni cinquanta in poi. Il concetto di “retrovirus” prese forma quando nel 1970 fu scoperto, in estratti di certe cellule, un enzima (denominato poi “transcriptasi inversa”) capace di convertire la molecola di RNA in DNA. I ricercatori, insomma, verificarono che alcuni RNA trascrivevano se stessi “all’inverso” al DNA. Ma (in ossequio al Dogma Centrale) si dissero che qualsiasi cosa causa la trascrizione dal RNA al DNA è da considerarsi eccezionale e deve essere una sorta di contaminazione virale (da cui il termine “retrovirus”). Dunque, negli anni ‘70, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo la attività transcriptasica inversa venisse rivelata si riteneva che i retrovirus fossero presenti. Questo si dimostrò un grave errore, poiché era già noto agli inizi degli anni ‘80 che la medesima attività enzimatica era presente in tutta la materia vivente provando così che la transcriptasi inversa non aveva niente a che fare con i retrovirus per sé. 7
La questione è stata ben sintetizzata nel 1998 dal virologo Stephen Lanka: “…studiando la biologia evolutiva trovai che ognuno dei nostri genomi, e quelli delle maggiori piante e animali, è il prodotto della cosiddetta trascrizione inversa: RNA che si trascrive nel DNA. [...] L’intero gruppo di virus cui l’HIV apparterrebbe, i retrovirus [...] nei fatti non esiste per nulla”. 8
Ciò nonostante molti scienziati non tennero conto di questa evidenza e continuarono a lavorare alacremente sull’ipotesi oramai falsificata. Ma gli ultimi sviluppi del Progetto Genoma Umano dimostrano ormai inequivocabilmente che il passaggio da RNA a DNA non è affatto una aberrazione, piuttosto è ciò che potrebbe spiegare la complessità umana. Il DNA sarebbe allora come una sorta di libreria dove il RNA va a prendere le informazioni che gli servono per governare la cellula. Il Dogma Centrale è soltanto una costruzione teorica che non ha retto alla prova dei fatti. Queste recenti scoperte segnano la fine del paradigma HIV/AIDS, e spiegano perché la scienza ha fallito la cura della malattia a dispetto di almeno venti anni di sforzi. Perché se l’ HIV è un retrovirus, la teoria virale dell’Aids è priva di fondamento.
4. QUANTO SONO AFFIDABILI I TEST SULLA SIEROPOSITIVITÀ?
I test dell’Aids (Elisa e Westernblot) non sono attendibili perché, oltre a non essere precisi, esistono più di sessanta fattori diversi che possono dare dei falsi positivi. I test non sono standardizzati, i risultati variano da laboratorio a laboratorio, le linee guida per la loro interpretazione variano da paese a paese. Inoltre si può risultare positivi al Westernblot e negativi all’Elisa, o viceversa. Due sono le analisi fondamentali per stabilire la sieropositività in una persona: l’Elisa e il Western Blot. Nell’Elisa una miscela di proteine dell’Hiv reagisce con anticorpi nel siero prelevato dal paziente, provocando una variazione di colore nel preparato. Il test Elisa produce fino al 90% di errore in una sola direzione (i negativi li fa diventare positivi, i positivi rimangono tali e quali). Nel WB, le proteine dell’Hiv vengono separate su una striscia di nitrocellulosa. Questo consente una reazione individuale delle singole proteine, che vengono visualizzate con una serie di bande di colore più scuro. L’esame WB viene utilizzato di solito a conferma di un test Elisa positivo, ma risulta altamente impreciso anch’esso.
NON ESISTONO CRITERI STANDARD
Prima del 1987 una sola banda Hiv specifica era considerata come prova di un avvenuto contagio, in seguito si venne a scoprire che il 25% degli individui sani - e non a rischio - presentano bande Hiv specifiche e quindi fu urgente ridefinire un WB positivo aggiungendo bande extra e selezionandone di particolari. Ma anche in tal modo i problemi sono sempre presenti: su 89.547 campioni di sangue analizzati, prelevati da degenti non a rischio ed in maniera anonima in 26 ospedali americani, una percentuale del 21,7% dei maschi e il 7,8% delle femmine risultò positiva al test WB. Quindi la correlazione tra anticorpi Hiv e Aids, comunemente accettata dagli esperti, sembra un’invenzione dell’uomo. L’artificiosità di tale relazione è evidente nel dato di fatto che istituti e nazioni differenti stabiliscono come test di sieropositività serie di bande WB diverse. Questo comporta che in Australia un test richiede quattro bande per essere positivo, mentre negli USA ne sono sufficienti due o tre, che siano o meno le stesse bande richieste in Australia. In Africa, addirittura, basta una sola banda. A conti fatti, una persona esaminata ipoteticamente lo stesso giorno nei tre differenti luoghi, può risultare sieropositiva in un paese e sieronegativa in altri. Il sistema di valutazione varia addirittura da laboratorio a laboratorio di uno stesso stato e, nella medesima sede di analisi, anche da un giorno all’altro si possono riscontrare risultati differenti! Uno documentario che la Meditel Produzioni ha realizzato a Londra per la BBC nell’ottobre 1996 mostrò che un campione di sangue fornito da un volontario fu valutato tre volte positivo e due volte negativo nello spazio di un mese.
I FALSI POSITIVI
A rendere la tragicommedia una vera tragedia è la possibilità che ad una o più bande si possa verificare una falsa reattività. La reazione al test, evidentemente instabile, è spesso associata ad un aumento aspecifico delle immunoglobuline, il che si verifica in molte situazioni, come nel corso di malattie autoimmuni, di infezioni croniche, di malaria, di parassitosi, talvolta anche per motivi banali come una vaccinazione antinfluenzale. Sono stati contati circa 60 fattori estranei all’HIV che possono determinare un test positivo. Secondo gli esperti queste reattività vengono innescate da anticorpi non Hiv (che tutti noi possediamo) reagenti alle proteine Hiv. In parole povere, un anticorpo che reagisce ad una determinata proteina non è necessariamente un anticorpo prodotto dal sistema immunitario come risposta specifica a quella certa proteina. E quindi le popolazioni povere dell’Africa, il continente con il maggior numero di casi di sieropositività, esposte ad una miriade di infezioni e che producono moltitudini di anticorpi, avranno una falsa reattività ai test molto più alta che in altri paesi.
IN DEFINITIVA: NESSUN VALORE AI TEST
La positività ai test ha un valore sostanzialmente nullo perché: o essa è correlata in modo comunque incompleto a molte malattie, sia immunodepressive che non, anche estranee all’AIDS; o essa è però correlata anche ad un ottimo stato di salute, come dimostrano i milioni di sieropositivi, sanissimi da molto tempo; o essa, sicuramente, non dimostra la presenza dell’HIV o di qualsiasi altro virus; o essa, contrariamente a quanto si è voluto dare a credere, non equivale affatto ad una sentenza di morte: anche le disparate sindromi patologiche definite AIDS possono regredire quando l’organismo del paziente non è molto compromesso. Mentre l’utilità dei test è nulla, il loro danno può essere immenso perché: o la comunicazione al paziente del risultato positivo al suo test dell’AIDS provoca quasi sempre un grave trauma psichico e può sconvolgere l’intera vita familiare, lavorativa, affettiva e sociale; qualcuno in passati si è anche suicidato. o non di rado la diagnosi di AIDS basata su questi test spinge i medici e il paziente ad intraprendere una terapia con AZT o altri “anti-retrovirali”, che sono pesantemente tossici e producono effetti molto pericolosi.
5. ASSENZA DI CORRELAZIONE TRA SIEROPOSITIVITÀ E MALATTIA
La grandissima parte dei sieropositivi può vivere una vita assolutamente normale per decine di anni senza riscontrare alcun sintomo di malattia. Alla fine degli anni ‘80 venne creato un clima di terrore sostenendo che i sieropositivi fossero dei condannati a morte, destinati a morire nel giro di 18 mesi. Si dava per scontata la corrispondenza tra sieropositività e malattia conclamata, e che lo sviluppo dell’AIDS per i sieropositivi fosse inevitabile e solo una questione di tempo. In seguito si è riscontrato che soltanto una percentuale molto ridotta di sieropositivi sviluppa la malattia, mentre la gran parte dei cosiddetti “infetti” vive bene e a lungo senza mai riscontrare problemi. Eppure si continuarono a definire “malati asintomatici” le persone sieropositive. Da molti anni ricercatori indipendenti (tra cui il prestigioso Gruppo di Perth, in Australia) sostengono che, poiché non è mai stata scientificamente provata la correlazione tra HIV e AIDS e la reale validità dei test, la cosiddetta sieropositività non significhi assolutamente nulla. HIV:
UNO STRANO TIPO DI VIRUS
Un grosso problema della teoria dell’AIDS è che i ricercatori non sono stati mai in grado di scoprire nelle persone sieropositive una quantità di virus tale da compromettere la salute. Ed un altro fatto clamoroso è che l’HIV non è citotossico; questo significa che quando il virus si moltiplica non distrugge le cellule presenti, come fanno invece altri virus che distruggono le cellule che infettano. L’eminente virologo Peter Duesberg così commenta questo fatto: “il virus infiltra o infetta un numero molto basso di cellule, appena una su 100mila. Per essere nocivo, per uccidere (…) un microbo deve pur fare qualcosa. Altrimenti è come tentare di conquistare la Cina uccidendo tre soldati al giorno”9 Secondo Duesberg l’HIV si comporta come uno dei numerosissimi innocui microbi di transito sempre presenti nel corpo umano. Ed è esso stesso innocuo. Il fatto che milioni di persone abbiano contratto l’Hiv alla nascita eppure siano adulti sani è l’argomento più significativo, secondo Duesberg, contro l’ipotesi Hiv-Aids, perché dimostra che l’Hiv non può essere un agente patogeno letale.
VENTI ANNI DI INCUBAZIONE?
Per giustificare questo comportamento innocuo del HIV si è trovato l’espediente di definirlo un “lentovirus”, cioè un virus che agirebbe sui tempi lunghi. Tutte le malattie infettive virali, salvo rare eccezioni, hanno una incubazione breve, di pochi giorni o settimane. Invece l’incubazione del virus dell’AIDS è stata calcolata inizialmente attorno ai 18 mesi, per aumentare poi di anno in anno, fino a raggiungere nel 1992, i 10/14 anni. Oggi addirittura si sostiene che l’incubazione arrivi a più di 20 anni (cioè si può tranquillamente convivere con l’Hiv per tale periodo senza avere nessun sintomo di malattia).
HIV, IL VIRUS CHE NON C’È
La letteratura medica ha registrato finora più di 5000 casi di AIDS sieronegativi (cioè presentano i sintomi ma non vi è presenza di HIV). Ma una peculiarità delle malattie infettive virali è che hanno una causa unica (il virus), e ovviamente non possono verificarsi in sua assenza. Così non c’è varicella senza il virus della varicella, non c’è morbillo senza il virus del morbillo e così via. Di conseguenza in teoria non può esistere Aids senza la presenza del cosiddetto retrovirus HIV. Eppure…
6. COSA È DAVVERO L’AIDS
L’Aids, più che una malattia specifica, è una definizione che comprende un alto numero di malattie già conosciute. Queste malattie non sono affatto associate sempre ad immunodeficienza, sono definite AIDS solo se associate ad un test positivo.
L’AIDS È UNA CATEGORIA, NON UNA MALATTIA
Nessuna delle diverse malattie che attualmente definiscono l’AIDS è recente e nessuna si manifesta esclusivamente in persone sieropositive. Di fatto AIDS è il nuovo nome che i CDC (Centers for Disease Control)10 americani hanno dato ad un insieme di affezioni comuni più o meno gravi, tra cui micosi, herpes, diarrea, alcune polmoniti, salmonella, tubercolosi. Se una persona ha la tubercolosi e risulta positiva al test allora “ha l’AIDS”. Se invece ha la tubercolosi ed il test è negativo, allora ha “soltanto la tubercolosi”. È addirittura possibile che venga definito malato di Aids, ( sindrome da immunodeficienza acquisita), chi non ha nemmeno presenza di immunodepressione!
LA MALATTIA SI ADATTA ALLA DEFINIZIONE
La definizione di AIDS ha subito varie modificazioni, nel 1986, nel 1987 e nel 1993 e ad ogni revisione il numero delle condizioni patologiche ritenuto correlato all’AIDS viene aumentato: attualmente esse sono ben 29, e tutte già conosciute prima dell’AIDS. Esemplare è il caso dell’ultima revisione: Il 1° gennaio 1993 i CDC decisero di includere nella definizione di AIDS non una malattia, ma una condizione. Chi aveva un numero di linfociti T inferiore a 200 (anche se perfettamente sano) veniva incluso tra i malati di AIDS. Questo ha fatto sì che il numero di casi di AIDS negli Stati Uniti raddoppiasse artificiosamente nel giro di una notte. Questa ricorrente variazione ha portato ad una continua dilatazione del numero dei soggetti definiti “malati di AIDS”: se, ad esempio, negli Stati Uniti con la definizione del 1986 potevano essere definiti malati di AIDS mille pazienti, con quella del 1987 sarebbero diventati 1.300 e con quella del 1993 avrebbero raggiunto il numero di 2.275.11
Di recente è stata inclusa nell’elenco una nuova patologia tipicamente femminile, il cancro della cervice. Come ha svelato P. Duesberg: “…la ragione di questa aggiunta è solo politica: è stata dichiaratamente inserita per aumentare il numero delle femmine malate di AIDS, creando così l’illusione che la sindrome si stia diffondendo tra gli eterosessuali”.12
L’AIDS NON È UGUALE IN TUTTO IL MONDO
Anche qui, come per i test di sieropositività, non esiste un criterio universalmente riconosciuto per la definizione della sindrome. La regola per stabilire cosa sia l’AIDS varia da nazione a nazione: la definizione di AIDS negli Stati Uniti è diversa da quella europea che a sua volta è diversa dalla definizione africana. La WHO, ( World Health Organization)13 in Africa utilizza per definire l’AIDS due definizioni nettamente diverse, nessuna delle quali corrisponde ai criteri utilizzati negli USA o nella UE. Generalmente in Africa non si richiede il test HIV, ma è sufficiente che un paziente presenti tre dei principali sintomi clinici (perdita di peso, febbre e tosse) più un sintomo minore (è sufficiente un prurito generalizzato) per poterlo dichiarare affetto da AIDS. E questo, come si vedrà più avanti, spiega la reale consistenza della presunta “catastrofe africana” .
7. L’INFETTIVITA’ E LA TRASMISSIONE SESSUALE
Il virologo Peter Duesberg è assolutamente convinto che l’Hiv non sia infettivo. Nel suo libro ” Inventing the Aids virus” (1996), tra l’altro afferma: “Negli ultimi 14 anni oltre 500.000 pazienti di Aids sono stati curati da un sistema sanitario che comprende cinque milioni di medici, infermieri e ricercatori nessuno dei quali è stato vaccinato contro l’HIV. (…) quattordici anni dopo non c’è neanche un caso nella letteratura scientifica di un operatore sanitario che abbia presumibilmente contratto l’AIDS da un malato. Proviamo ad immaginare come sarebbe la situazione se 500.000 malati di colera, epatite, sifilide, influenza o rabbia fossero stati curati per 14 anni da personale medico e paramedico privo di vaccini e farmaci adeguati… migliaia avrebbero contratto quelle malattie.” A distanza di quasi dieci anni dall’uscita del libro le cose non sono affatto cambiate. Questo, secondo Duesberg, significa una sola cosa: “l’AIDS non è infettivo”.
LA TRASMISSIONE SESSUALE
“Basta un solo rapporto!”. Per anni questo è stato il terribile ammonimento che tutti i mezzi di comunicazione hanno continuamente diffuso. Ed invece la trasmissione sessuale, che secondo gli “esperti” sarebbe il veicolo principale della diffusione del virus, si è dimostrata essere estremamente inefficace, dipendendo anche da più mille rapporti sessuali a soggetto per una reale possibilità di contagio. Nel 1997 un gruppo di studiosi statunitensi14 ha pubblicato i risultati di dieci anni di studi sulla trasmissibilità dell’Hiv tra eterosessuali nel nord della California. Lo studio ha stabilito che la trasmissione da maschio a femmina è estremamente bassa, approssimativamente lo 0.0009 per contatto sessuale, e approssimativamente otto volte minore è la trasmissione da femmina a maschio. Questo significa che una femmina dovrebbe avere almeno 3330 rapporti sessuali per raggiungere il 95% di probabilità di infezione.
Quindi, con la frequenza ipotetica di un rapporto sessuale al giorno, ci vorrebbero 2 anni e due mesi per avere il 50% di possibilità di infezione, e 9 anni per raggiungere il 95%. Nel caso inverso, da femmina sieropositiva a maschio, la trasmissione dell’Hiv richiederebbe almeno 27.000 rapporti sessuali per arrivare al 95% di probabilità di trasmissione (cioè 74 anni di rapporti sessuali giornalieri!). Se davvero la diffusione del virus fosse dovuta al sesso, l’Hiv sarebbe scomparso da tempo. Ed infatti, nonostante l’allarmismo, l’AIDS è rimasto confinato a gruppi in cui sono presenti fattori di rischio ben precisi: a) tossicodipendenti: (circa il 32% dei malati in USA e il 60% in Italia) si tratta di individui che oltre a subire gli effetti negativi dell’eroina, della cocaina, dell’alcool, delle anfetamine e di altre sostanze psicotrope (molte droghe hanno effetto depressivo sul sistema immunitario), si alimentano in maniera scorretta ed insufficiente e sono colpiti in modo più o meno continuo da infezioni multiple. In queste condizioni di vita l’immunodepressione è garantita. b) omosessuali maschi: (circa il 62% in USA e il 48% in Europa) il problema riguarda soprattutto gli utilizzatori sistematici di droghe multiple, cocaina, ecstasy, alcool, poppers e nitriti assunti per via inalatoria a forti dosi (i nitriti sono sostanze molto reattive, causano immunodepressione, e vengono utilizzati per il loro effetto afrodisiaco e rilassante per la muscolatura sfinterica). c) emofiliaci e politrasfusi (circa l’1% in USA e il 3% in Europa). I carichi di proteine estranee sono essi stessi immunodepressivi sia in emofiliaci sieropositivi che sieronegativi.15
8. PREVISIONI CATASTROFICHE E STATISTICHE FASULLE
“Entro il 1996, dai 3 ai 5 milioni di statunitensi risulteranno positivi all’HIV e un milione morirà di AIDS” (Antony Fauci, direttore del NIAID - New York Times 14.1.86) “Entro il 1990 un eterosessuale su cinque sarà morto di AIDS” (Oprah Winfrey, The myth of hetherosexual AIDS, 1987) Da anni ormai l’Aids è in costante decremento ed è rimasta una malattia marginale, a dispetto di tutte le previsioni catastrofiche diffuse negli anni scorsi. Come mai allora tutti i mezzi di informazione continuano a diffondere statistiche sempre più allarmanti? È possibile solo a costo di barare sui dati reali, con alcuni piccoli ma efficaci trucchi. Il primo è quello di presentare i dati cumulativi invece che suddividerli correttamente anno per anno. È evidente che se si sommano i dati di venti anni di rilevazioni il numero dei malati conclamati e dei sieropositivi sembra essere sempre in costante aumento. Il secondo è quello di ampliare (arbitrariamente) di quando in quando il numero delle patologie che vengono correlate alla sindrome. Così dal 1° gennaio 1993 chi ha un numero di linfociti T inferiore a 200 (anche se perfettamente sano) viene incluso tra i malati di AIDS. Questo ha fatto sì che il numero di casi di AIDS negli Stati Uniti raddoppiasse artificiosamente nel giro di una notte. Il terzo trucco, il più puerile ma il più utilizzato, è quello di presentare le “stime degli esperti” al posto dei dati effettivamente riscontrati. Le stime, oltre ad essere assolutamente opinabili, sono sempre al servizio del terrorismo mediatico: secondo le stime che venivano presentate dieci anni fa (con previsioni di aumento esponenziale anno per anno) oggi la metà della popolazione italiana avrebbe dovuto essere sieropositiva! La realtà è molto diversa: nel 2004 i sieropositivi in totale sono circa 130.000, che rappresentano meno dello 0,003% della popolazione italiana, mentre i casi di Aids conclamato totali dal 1982 ad oggi sono stati complessivamente 53.686.16
LE STATISTICHE AFRICANE
Ma la situazione più inverosimile riguarda l’Africa ed il Terzo Mondo: da molti anni vengono diffuse cifre catastrofiche da parte dell’UNAIDS, l’organizzazione del WHO che si occupa di Aids, che dimostrerebbero una crescita impressionante dell’epidemia. Alla fine del 2004, nel documento denominato “AIDS Epidemic Update 2004″ si è arrivati alla ragguardevole cifra di “39,4 milioni di persone che vivono con l’Hiv - ( ma che potrebbero variare da 35,9 milioni a 44,3 milioni - sic) con un numero di morti di pari 3,1 milioni (ma che potrebbe variare da 2,8 a 3,5 milioni - sic ). Quando si analizza con attenzione questo documento dell’UNAIDS ci si accorge che si tratta soltanto di “…stime basate sulle migliori informazioni ottenibili” (sic). Molte pagine del documento si diffondono su temi come la difesa delle donne dall’Aids (e perché non degli uomini?) o sulla presunta diffusione del morbo in Asia, ma nulla di più su come si arrivi a queste cifre. Null’altro viene detto sul metodo di indagine utilizzato per stabilire i dati (peraltro così incerti). Eppure si tratta del documento ufficiale della massima organizzazione mondiale sull’Aids e su di esso si basa tutta l’informazione che viene diffusa dai media. Nel 1998 la pluripremiata giornalista inglese Joan Shenton, realizzando vari programmi tv sul tema, aveva esaminato criticamente questo sistema di calcolo: “Nei primi anni ‘90, il Programma Globale sull’AIDS del WHO (che più tardi venne sostituito dall’UNAIDS) dava impiego fino a 3.000 persone. Essi fornivano continuamente dati molto gonfiati alla stampa, e i rappresentanti ufficiali cominciarono a riportare questi casi stimati di Aids negli incontri pubblici per battere cassa coi finanziamenti, facendo sparire silenziosamente i dati realmente riportati. Mettemmo alla prova questi dati in un meeting alla London School of Hygiene and Tropical Medicine nel 1993, e ci fu una imbarazzata ammissione che quello che loro presentavano come dato di fatto, altro non era che un lavoro di supposizione” (…) “In altre parole, gli africani possono tranquillamente andare a dormire con la consapevolezza che i presunti milioni di conterranei, donne e bambini ammalati di Hiv-Aids sono semplici “calcoli” fatti da un “programma al microcomputer” che usa un “modello di database” preparato dallo screditato e ormai defunto Programma Globale sull’AIDS del WHO. Per fortuna la realtà sul territorio non conferma nemmeno lontanamente l’immagine dell’epidemia”17. Infatti il WHO, attraverso il W.E.R. Weekly Epidemilogical Report, un bollettino settimanale poco pubblicizzato, fino al 2002 diffondeva anche il numero dei casi effettivamente registrati. Così si può verificare che nel 1995, a fronte dei 4,5 milioni di sieropositivi stimati, quelli realmente accertati erano invece 422.735, meno del 10%! Mentre, ad esempio, i casi di AIDS effettivamente registrati in Africa nei dodici mesi dal 1999 al 2000 sono 81.565.18 Davvero poca cosa se si pensa che in Africa vivono 800 milioni di persone e ne muoiono più di 10 milioni all’anno, di cui un milione per malaria. Che abbia ragione il prof. Lugi De Marchi, psicologo clinico e sociale, quando afferma che queste stime vengano ottenute “con quel particolare metodo di calcolo chiamato dati in libertà”?19
Dal 2003 però il WHO diffonde solo le stime, senza fare più menzione dei casi realmente accertati. Viene il sospetto che la discrepanza tra casi veri e stimati sia talmente alta anche oggi che non sia più conveniente pubblicizzare i dati reali per chi ha fatto della lotta all’Aids il proprio business.
9. CATASTROFE AFRICANA?
L’ultimo dato sui casi realmente accertati di AIDS in Africa è stato diffuso dal WHO nel 2002: corrisponde a 1.111.663 casi totali cumulativi (dall’inizio dell’epidemia ad oggi).20 Ben lontana dalle stime fornite, questa cifra rappresenta comunque un numero consistente di esseri umani. Ci sarebbe da preoccuparsi, se non sapessimo come si arriva in realtà ad ottenere la cifra suddetta.
COME SI DIVENTA CASI DI AIDS IN AFRICA
Come già riferito, l’Aids in Africa non è quasi mai diagnosticata con il test dell’HIV (troppo costosi e non sempre disponibili) ma in base a sintomi clinici. È sufficiente che un paziente presenti tre principali sintomi clinici (perdita di peso, febbre e tosse) più un sintomo minore (anche un prurito generalizzato) per poterlo dichiarare affetto da AIDS. Questo in pratica significa che gli africani che soffrono di malattie da sempre presenti in quelle zone ora sono classificati come vittime dell’AIDS. Così in Africa le statistiche sull’Aids possono essere gonfiate artificiosamente da una definizione capace di raggruppare sotto il suo largo ombrello malattie antiche (come febbre, diarrea, tubercolosi o malaria) cambiandone il nome. Ma le cause di malattia in Africa continuano ad essere la crescente povertà, la malnutrizione, l’inquinamento dell’acqua, la mancanza di igiene. Nei paesi del Terzo mondo si continua, purtroppo, a morire per gli stessi tragici motivi per cui si muore da sempre. Soltanto che ora la maggior parte di questi decessi sono rubricati come AIDS. Per questi problemi storici non viene invocato nessun massiccio aiuto internazionale, preferendo spingere quei programmi “umanitari” che mirano ad assoggettare quante più persone possibile ai farmaci e ai test delle multinazionali occidentali.
IL RAPPORTO KRYNEN
Due leader d’un gigantesco programma francese di volontariato sull’AIDS, i coniugi Krynen, dopo cinque anni di permanenza nel presunto epicentro dell’epidemia africana con un’equipe di 150 medici e paramedici europei, hanno smontato totalmente i dati della finta epidemia: “In Africa, politici, operatori sanitari e utenti dei servizi hanno tutto l’interesse a gonfiare i dati della malattia per il semplice fatto che, per chi si occupa di Aids, sono disponibili enormi fondi internazionali”. E continuavano, con un pizzico di humor nero: “Se in Africa sei un semplice affamato, nessuno si occupa di te, ma se sei un malato di Aids 750 organizzazioni assistenziali occidentali e le Nazioni Unite sono pronte a coprirti di cibo e pacchi-dono (…) Il giorno in cui non ci sarà più l’Aids se ne andrà il benessere”21.
HARVEY BIALY
Il microbiologo Harvey Bialy ha trascorso otto anni nel continente africano per compiere ricerche scientifiche. In una intervista intitolata significativamente “L’epidemia di AIDS in Africa: un mito tragico” sostiene che non vi è assolutamente nessuna prova convincente che L’Africa si trova nel mezzo di una nuova epidemia di immunodeficienza infettiva, e che sono stai gli ingenti fondi internazionali disponibili per la ricerca AIDS/Hiv ad incentivare medici e politici a riclassificare come Aids malattie tradizionalmente presenti nel continente22.
ENORMI RISORSE A DISPOSIZIONE
Per lo studio e la prevenzione dell’AIDS in Africa sono già stanziate risorse enormi rispetto a quelle destinate ad altre malattie veramente pericolose, come la malaria, che nell’Africa sub-sahariana uccide più di un milione di persone all’anno. Il Governo dell’Uganda, che ha potuto investire nel 1993 solo 57.000 dollari nella prevenzione e nel trattamento della malaria, ha ricevuto invece ben 6 milioni di dollari per la lotta contro l’AIDS. Così la presunta “catastrofe” diventa il grande business del secolo ed oggi esistono migliaia di organizzazioni non governative che operano in Africa nel campo dell’Aids: soltanto in Uganda se ne contano più di 700.
MADRI AFRICANE SIEROPOSITIVE
I progetti più recenti delle numerose associazioni che prosperano con la lotta all’AIDS in Africa si stanno ponendo l’obiettivo di sottoporre al test Hiv quante più persone possibile. Ma, come già abbiamo avuto modo di chiarire, particolari malattie da sempre presenti nel continente africano possono causare frequentemente una falsa reazione di positività al test Hiv. E perfino la condizione di gravidanza è tra le prime cause (anche in occidente) di falsa positività. A cosa serva allora questo screening di massa, oltre che ad incrementare a dismisura gli introiti delle multinazionali farmaceutiche produttrici del kit, è difficile comprenderlo. Questo non ha scoraggiato le cosiddette “associazioni umanitarie” dall’utilizzare il terrorismo mediatico per reclamare fondi. Una recente, massiccia (e costosa) campagna pubblicitaria della italiana CESVI invitava a donare soldi affermando che “…in Africa una madre su tre è sieropositiva”.
IL CASO DEL PRESIDENTE SUDAFRICANO MBEKI
Nel 2000 cinque multinazionali farmaceutiche, sotto l’apparente veste di un progetto umanitario, proposero di abbassare i prezzi dell’AZT e di farmaci analoghi per utilizzarli massicciamente su donne incinte e neonati nei paesi del terzo mondo, per la cura e la profilassi della “infezione da HIV”. Nello stesso anno, alla vigilia del Congresso mondiale sull’AIDS, il presidente sudafricano Mbeki, preoccupato della manovra delle multinazionali, convocò una conferenza di specialisti internazionali per un dibattito aperto sugli effetti tossici dell’AZT e sulle alternative terapeutiche di trattamento dell’AIDS. Tanto bastò a scatenare nei giorni successivi il linciaggio da parte della stampa internazionale. Mbeki venne definito un “pazzo” e un “criminale”. Venne accusato di oscurantismo e superstizione e perfino di attentare alla vita delle popolazioni africane. The Observer, tra gli altri, arrivò a scrivere: “Mbeki lascia morire nel dolore i bambini malati di AIDS”. Eppure tra gli scienziati che aveva invitato alla conferenza c’erano premi Nobel, membri di Accademie delle Scienze, professori emeriti delle diverse discipline scientifiche. Quello che il presidente Mbeki proponeva era soltanto un libero dibattito, un confronto su dati reali, la verifica dell’efficacia di tali farmaci e sulla ben nota gravità degli effetti collaterali. Non accettando supinamente che la popolazione sudafricana venisse sottoposta a dei trattamenti di scarsissima efficacia e di altissima tossicità23, la sua colpa, in sostanza, era quella di aver sfidato il potere dell’uomo bianco e di non essersi piegato agli interessi delle multinazionali farmaceutiche. Per pagare queste cosiddette “cure e profilassi” si prospettava tra l’altro un indebitamento del Sudafrica di un miliardo di dollari verso la Banca Mondiale. La conferenza fu, come temuto dagli “ortodossi”, un momento di reale informazione, che permise a tutti gli scienziati dissidenti di esporre le loro tesi e mettere in grave crisi il dogma Hiv-Aids. E di fermare l’utilizzo dell’AZT nei paesi africani. Ma ancora oggi, nonostante le sue resistenze si siano rivelate oltremodo sagge e ragionevoli, il linciaggio mediatico nei confronti di Mbeki continua.
10. TERAPIE CHE UCCIDONO
Grazie al terrore creato intorno alla malattia sin dal suo apparire, è stato possibile far accettare la somministrazione di farmaci altamente tossici, che hanno portato benefici solo alle multinazionali che li producono. Nessuno dei sieropositivi rimasti sani per molti anni ha assunto questi farmaci (se non per sospenderli presto), mentre chi li ha presi per lunghi periodi sta male o è morto. Il famoso cestista Magic Johnson, e molti altri come lui che hanno rifiutato di curarsi con l’AZT e i farmaci retrovirali, sta benone, nonostante sia stato dato per spacciato vari anni fa.
L’AZT
Sintetizzato sin dal 1964 come farmaco antitumorale, l’AZT rimase accantonato per 20 anni poiché si constatò sperimentalmente che le cavie leucemiche trattate morivano in numero maggiore di quelle non trattate. Data la sua elevatissima tossicità è impiegato come base per il veleno per topi! Ma nel 1984 la Wellcome, società che lo produce, lo tirò fuori di nuovo e, grazie al terrore ormai dilagante, riuscì a farlo approvare in gran fretta come farmaco anti-HIV. Molti scienziati del gruppo dei “dissidenti” sin dall’inizio della “epidemia” hanno lanciato l’allarme contro il suo uso, che è molto più pericoloso della sindrome stessa. Ben sei studi indipendenti hanno provato una tossicità del farmaco 1000 volte superiore a quella dichiarata dalla Wellcome. Il più grande studio mai effettuato sul farmaco, per numero di pazienti e durata, fu il “Concorde Trial”, i cui risultati nel 1994 dimostrarono inequivocabilmente che tra i pazienti trattati non si verificava nessun beneficio, ed anzi si constatava un numero maggiore di decessi rispetto ai pazienti non trattati.24 Tra le conseguenza della somministrazione di AZT ci sono: distruzione del sistema immunitario, distruzione del midollo osseo, distruzione dei tessuti e della flora batterica intestinale, linfoma, atrofia dei muscoli, danni al fegato, al pancreas, alla pelle e al sistema nervoso. Se una persona sana venisse sottoposta ad un trattamento continuativo con AZT in pochi mesi subirebbe effetti devastanti, simili a quelli dell’AIDS conclamato, fino ad arrivare ad un tasso di mortalità prossimo al 100%. Eppure, grazie alla strategia del terrore, questo farmaco così tossico, cancerogeno e privo di effetti benefici continua ad essere somministrato. Così la Wellcome (casa farmaceutica produttrice) ne ha venduto 0.9 tonnellate nel 1987, è passata a 44.7 tonnellate nel 1992, ed il suo profitto lordo cresce in maniera esponenziale di anno in anno.
GLI INIBITORI DELLA PROTEASI
Definiti miracolosi dai media, in realtà i benefici clinici di questi farmaci non sono a tutt’oggi ancora stati provati. Mentre la lista degli effetti collaterali aumenta progressivamente, insieme al numero di insuccessi - che vanno dalle deformità fisiche alle morti improvvise - testimoniando una realtà completamente diversa. E lo stesso scienziato che li ha ideati, il dott. David Rasnik, sostiene che ci sono forti dubbi sull’efficacia clinica di tali farmaci25.
IL COCKTAIL HAART
Per evitare questi effetti devastanti, in tempi più recenti si è suggerito di utilizzare l’azione combinata di più farmaci a dosaggi più bassi (il cocktail HAART). Questo ha portato ad ampliare in maniera considerevole il numero dei pazienti, o dei cosiddetti “malati asintomatici” che possono essere a lungo sottoposti a tali “terapie”. Con vantaggi evidenti per le case farmaceutiche che invece di farsi concorrenza possono spartirsi una torta ancora più grande, coinvolgendo nella cura anche persone che stanno benissimo.
11. IL BAVAGLIO ALL’INFORMAZIONE
Tutte queste cose, benché sconosciute al grande pubblico, sono ben note nell’ambito degli addetti ai lavori. Ma una cortina di ferro è stata messa a protezione del castello per non farle conoscere alle masse, che devono continuare ad essere indottrinate verso il dogma ufficiale. Così, quei pochi e valorosi giornalisti che hanno provato a dare voce agli scienziati del dissenso ben presto hanno dovuto fare i conti con una censura feroce, che ha pochi eguali nel mondo contemporaneo. Celia Faber, giornalista statunitense, è stata tra le prime ad affrontare l’AIDS dal punto di vista “eretico”. In un’intervista a Massimiano Bucchi ha dichiarato di avere incontrato “…difficoltà pazzesche. (…) hanno cercato di farmi fuori in tutti i modi. La mia carriera giornalistica è stata duramente segnata da questa storia. Ho avuto minacce da Act Up 26 , ci sono stati articoli terribilmente offensivi nei miei confronti da parte del “Native” 27 . Fin dall’inizio i boss dei NIH28 mi hanno detto chiaramente che mi avrebbero impedito di intervistare i loro ricercatori per via di quello che avevo scritto”29. Neville Hodgkinson è giornalista del Times ed esperto scientifico del Sunday Times. Dopo i primi articoli in cui fu sostenitore della teoria dominante, enfatizzando i rischi della diffusione del virus, si rese conto che le statistiche reali mostravano “…che non c’era traccia dell’esplosione dell’Aids che era stata annunciata”. Così cominciò a considerare il punto di vista di Duesberg e dei vari dissidenti. Scrisse un lungo articolo che riportava le ipotesi di questo gruppo di scienziati: ” riuscimmo ad inserire un richiamo in prima pagina e di nuovo le reazioni furono isteriche (…) nessun argomento scientifico, solo cose del tipo «perché infastidite i vostri lettori con teorie non dimostrate quando c’è una grande emergenza in corso per la salute pubblica» - ma nulla che rispondesse alle osservazioni dettagliate che Duesberg e gli altri facevano”. Sulla base delle successive esperienze di censura e attacchi personali oggi Hodgkinson dichiara: ” Non credevo che si potesse essere così odiati solo per aver scritto delle cose o aver riportato le opinioni di scienziati che fino al giorno prima tutti ritenevano dei luminari. (…) Ad un convegno dove la mia casa editrice aveva chiesto l’autorizzazione per presentare il libro, uno scienziato si è fermato al nostro tavolo e ha detto ad un collega che lo accompagnava « se vedi in giro copie di questo libro in libreria o altrove, prendilo in mano e sputaci dentro in modo che nessun altro possa acquistarlo o leggerlo ». Non pensavo che degli scienziati, delle persone che dovrebbero essere aperte al confronto e alla libera espressione, potessero arrivare a tanto”.30
John Maddox, direttore di “Nature”, rivista scientifica custode dell’ortodossia, nel 1991 fece intravedere piccoli spiragli di apertura verso il gruppo dei dissidenti riunito sotto l’etichetta “Rethinking Aids”, pubblicando un articolo intitolato “La ricerca sull’aids messa sottosopra”31, in cui si facevano piccole concessioni alle ragioni degli “eretici”. Le reazioni degli scienziati ortodossi furono durissime, e benché nessuno portasse argomenti scientifici ma solo i consueti anatemi terroristici e invettive personali, Maddox si trovò costretto, nei mesi successivi, a rimangiarsi tutto, fino ad affermare che non bisognava più dare spazio alle opinioni di Duesberg (principale esponente del gruppo “Rethinking Aids”). Sulla questione due sedicenti scienziati italiani scrissero un articolo sulla stessa rivista sostenendo che: “…dovrebbe essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una linea auspicabile sarebbe quella di impedire i confronti televisivi con Duesberg” .32
Da quel momento è scattata la censura sulle riviste scientifiche per ogni punto di vista alternativo (pur se documentatissimo e difficilmente confutabile). Semplicemente ogni ipotesi alternativa non doveva esistere. Oggi, anche se le previsioni dei dissidenti sono sempre più confermate, quasi tutta la stampa sembra essere allineata al dogma dominante. Ai pochi giornali e giornalisti che accettano le teorie alternative sull’Aids, l’unica possibilità rimasta è quella del silenzio, e non fungere da cassa di risonanza per le ormai screditate tesi dell’establishment medico dominante.
12. IL GRANDE AFFARE DELLA CATTIVA SCIENZA
La vicenda dell’AIDS è davvero speciale perché mai nella storia della medicina così tanto denaro è stato riversato su una singola malattia. Di anno in anno le somme raccolte per la lotta all’AIDS si moltiplicano, fino ad arrivare alla cifra di 6,1 miliardi di dollari solo nel 2004. 33 34.
Con 100 miliardi di dollari già spesi nei soli Stati Uniti, è la più grossa impresa industriale, vicina a quella del dipartimento della Difesa. La vendita dei test HIV è diventata una fonte di immensi guadagni. Molti scienziati coinvolti nella ricerca sull’AIDS possiedono società che vendono test e hanno milioni di dollari in partecipazioni societarie. L’AIDS per questi individui è un affare estremamente remunerativo. I ricercatori e i medici che hanno carriere e stipendi legati al virus sono circa 100.000, in buona parte americani. I bilanci delle multinazionali del farmaco si accrescono di alcuni miliardi di dollari all’anno con la vendita dei farmaci antiretrovirali e dei test HIV. Organismi come USAID (U.S. Agency International Development), UNAIDS (United Nations AIDS program), WHO, ricevono stanziamenti annuali di centinaia e centinaia di milioni di dollari per combattere l’AIDS. Più di 1000 organizzazioni umanitarie raccolgono in totale centinaia di milioni di dollari all’anno per aiutare i malati di AIDS. Il problema non è quindi la crescita dell’AIDS, ma, per quanto paradossale e grottesco possa apparire, l’esatto contrario, la sua eventuale scomparsa. Sono ormai così imponenti gli interessi economici politici e burocratici legati al virus HIV che la sua morte prematura potrebbe sconvolgere parecchi equilibri. Così è una tragica ironia che proprio David Rasnik, scienziato che ha ideato gli inibitori della proteasi usati per la cura dell’AIDS, abbia dichiarato nel 1997: “Come scienziato che ha studiato l’AIDS per 16 anni, ho stabilito che l’AIDS ha poco a che fare con la scienza e che, fondamentalmente, non è nemmeno una questione medica. L’AIDS è un fenomeno sociologico tenuto in vita dalla paura, creato da una sorta di “maccartismo medico” che ha violato e mandato in rovina tutte le regole della scienza e che ha imposto a quella fascia di pubblico più vulnerabile una miscela di credenze e pseudoscienza” E la giornalista Joan Shenton ne ha spiegato i motivi : ” Quello che ho imparato in questi anni è che la comunità scientifica non è più libera. Oggi la scienza può essere comprata e le voci individuali di dissenso facilmente ridotte al silenzio a causa delle enormi somme di denaro convogliate nel proteggere l’ipotesi prevalente, per quanto sbagliata possa essere. La politica, il potere e il denaro dominano il campo della ricerca scientifica cosi estesamente che non è più possibile sottoporre a verifica una ipotesi divenuta dogma.” Su questo aspetto della cattiva scienza dell’AIDS malata di denaro, ci piace chiudere col sarcastico commento del premio Nobel Kary Mullis : “Un altro segmento della nostra società così pluralista - chiamiamoli medici/scienziati reduci dalla guerra perduta contro il cancro, o semplicemente sciacalli professionisti - ha scoperto che funzionava. Funzionava per loro. Stanno ancora pagandosi le loro BMW nuove con i nostri soldi”
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L’Autore desidera ringraziare tutti i ricercatori che hanno messo a disposizione il frutto del loro lavoro, (in particolar modo il virologo triestino Fabio Franchi) e che spesso hanno visto le loro carriere troncate dalle loro affermazioni.
COPYRIGHT - Il presente scritto è riproducibile in rete, in tutto o in parte, purchè non venga modificato e ne vengano sempre citati la fonte e l’Autore.
RIFERIMENTI
1 Intervista a Luca Rossi in “Sex Virus” - Feltrinelli
2 cfr. tra gli altri : T. McKeown - The Role of Medicine. Dream, mirage or nemesis? 1976,
T. P. Magill -The immunologist and the evil spirits – 1955 Journal of Immunology,
3 riportato in “Inventing the Aids Virus” Peter Dueberg - 1996
4 E. Papadopulos- Eleopulos et al. “Has Gallo proven the role of HIV in AIDS?” 1993
5 Cfr. “Ballando nudi nel campo della mente” di K.B. Mullis – Baldini e Castoldi, 2000.
6 “Rebuttal to the NIAID/NIH document” - Robert Johnston – co-fondatore di HEAL – Toronto; Mattew Irvin - co-fondatore di HEAL – Washington DC; David Crowe – presidente di Alberta Reappraising Aids Society
7 F. Franchi, “Alla ricerca del virus HIV”, in Leadership Medica - 1997
8 Intervista a Stephen Lanka, di M. G. Conlan in Zengers Magazine - San Diego - October 1998
9 “Does HIV cause Aids? The Duesberg critique” – K.L. Billingsley, in Heterodoxy, febb. 1993
10 ” Centers for Disease Control” Centri per il controllo delle malattie
11 F. Franchi, L. De Marchi “AIDS, la grande truffa” – ed. Seam 1996
12 “Inventing the AIDS virus”, P. Duesberg - 1996
13 World Health Organization – Organizzazione Mondiale della Sanità
14 Padian et al. - 1997
15 “AIDS, la grande truffa”, cit.
16 Aggiornamento 2004; Commissione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS – Ministero della Salute
17 “Are 26 million Africans dying of AIDS?” - Joan Shenton 1998
18 W.E.R. n. 47 -26 november 1999, e W.E.R. n. 47 – 24 november 2000
19 F. Franchi, L. De Marchi “AIDS, la grande truffa” – ed. Seam 1996
20 - W.H.O. Weekly Epidemiological Report – n. 49, 6 dicembre 2002
21 riportato in “AIDS, la grande truffa”, cit.
22 “How Africa became the victim of a non-existent epidemic of Hiv/Aids” - intervista di N. Hodgkinson
23 che proprio per questo motivo in Occidente stanno per essere accantonati
24 Concorde Coordinating Comittee, in Lancet, n. 343, 1994
25 Physician Desk Reference, 1994
26 Organizzazione gay negli U.S.A.
27 Giornale gay di New York
28 National Instutute of Healt
29 M. Bucchi – La scienza imbavagliata – ed. Limina 1998
30 riportato in “La scienza imbavagliata”, cit.
31 in “Nature”, 353, 1991
32 L. Checo Bianchi e G.B. Rossi in Nature, 362, 1993
33 dato fornito dal WHO, in ” AIDS Epidemic Update 2004″
34 Kary Mullis, “Il caso non è chiuso” – in “Ballando nudi nel campo della mente”, cit.
Teorie alternative sull’AIDS - bibiliografia ragionata
o INVENTING THE AIDS VIRUS (AIDS il virus inventato) Peter H. Duesberg - Ed. Baldini & Castaldi
Peter Duesberg è docente di biologia molecolare e cellulare presso la University of California a Berkeley, oltre ad essere un pioniere nella ricerca dei retrovirus e il primo scienziato ad aver isolato un gene del cancro. Gli ingenti finanziamenti di cui disponeva come ricercatore di fama mondiale gli sono stati drasticamente ridotti quando ha cominciato a mettere in dubbio il dogma Hiv-Aids e la teoria della trasmissione sessuale del morbo. Nonostante le sue previsioni trovino sempre più conferme a livello epidemiologico, è stato emarginato da una comunità scientifica che ha tutto l’interesse a perseguire una strada ricchissima di finanziamenti. Le sue tesi non sono ancora state confutate, mentre alle sue domande ed obiezioni si è risposto che: “…dovrebbe essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una linea auspicabile sarebbe quella di impedire i confronti televisivi con Duesberg” (Nature, 1993)
o AIDS: e se fosse tutto sbagliato? Christine Maggiore - MACRO edizioni
Christine Maggiore ha pensato che la sua vita fosse finita quando risultò sieropositiva al test dell’HIV. Ha scritto questo libro per ridare speranza ad altri sieropositivi e spiegare tutte le mistificazioni connesse all’Aids, prima tra tutte quella che definisce la sieropositività come primo stadio di una malattia mortale. Indagando in maniera sistematica ha inoltre scoperto la grande inaffidabilità dei test hiv. Si è rifiutata di curarsi con i metodi ufficiali, preferendo una visione alternativa ed olistica. Oggi, a distanza di molti anni, è perfettamente sana e ha un figlio altrettanto sano.
o La rivoluzione silenziosa della medicina del cancro e dell’AIDS Heinrich Kremer - Macro Edizioni
Con questo libro il dott. Kremer, medico di fama internazionale, propone la sua tesi sull’HIV, e lo fa in modo scientificamente verificabile. Egli ritiene sbagliata l’opinione “scientifica” secondo la quale un virus misterioso, fino ad ora non isolato da nessuno, causa la malattia denominata AIDS, e in questo suo lavoro dimostra la inaffidabilità di queste tesi.
o BALLANDO NUDI NEL CAMPO DELLA MENTE Kary Mullis, - 2000, Baldini & Castoldi
Uno scienziato geniale quanto atipico: il Nobel, conquistato in età relativamente giovane, gli ha consentito di dedicarsi con maggiore assiduità al suo hobby preferito, il surf tra le onde dell’oceano. Tra i vari capitoli del suo libro c’è l’appassionata difesa di Peter Duesberg nella lotta contro l’establishment dell’Aids.
o LA SCIENZA IMBAVAGLIATA Eresia e censura nel caso AIDS Massimiano Bucchi - Edizioni Limina
Cosa è successo a tutti quegli scienziati (tra cui alcuni premi Nobel, grandi virologi internazionali, ricercatori di fama mondiale) che hanno provato a dissentire sull’ipotesi dominante nel campo dell’aids? In questo scorrevole pamphlet Bucchi ci racconta come chiunque abbia dissentito, sottolineato contraddizioni e palesi falsità, sia stato messo all’indice, privato della parola, licenziato, emarginato, ricorrendo spesso all’insulto personale, alle minacce, all’isteria. E come i media abbiano ampiamente avallato questo sistema di censura della verità.
Fonte: http://pensierolaterale.blog.com
Link: http://pensierolaterale.blog.com/Aids/
lettera di padre Jean-Marie Benjamin
dal sito di Beppe Grillo, una lettera che padre Jean-Marie Benjamin ha postato sul suo blog:
“Caro Beppe Grillo,
sono padre Benjamin, non so se ti ricordi, nel marzo 2003 prima dell’aggressione americana contro l’Iraq, dicevo a “Porta a Porta” che non c’era in quel Paese nessuna arma di distruzione di massa, che era tutta una montatura di Washington per ingannare l’ONU e l’opinione pubblica.
Dicevo che se avessero invaso l’Iraq non avrebbero trovato nessuna arma di distruzione di massa, ma certamente un’eroica resistenza all’invasione. Mi hanno risposto con offese, ingiurie, calunnie e hanno dato ordine alle reti televisive e alle radio di non parlare dei miei libri e dei miei film sull’Iraq. Quando si dice la verità e i potenti Signori delle bugie non possono risponderti con altre menzogne, impiegano la denigrazione, l’insulto, la diffamazione.
Dio ti benedica, Grillo. Anche me hanno trattato da terrorista, perché dicevo la verità su quanto accadeva realmente in Iraq e denunciavo le menzogne dei “Signori delle Bugie” di Washington e Londra. Il Corriere della Sera, in un editoriale (del 2004) di un giornalista amico di un signore libico Capo del Mossad a Roma, aveva pubblicato che facevo parte di un’associazione islamica terroristica. Niente di più. Ho scritto cortesemente al quotidiano di correggere. Nessuna risposta. Il mio avvocato ha scritto al Direttore del quotidiano e al giornalista. Anche per lui, nessuna risposta. Ho fatto causa e ho vinto, con una sentenza definitiva del Tribunale di Milano.
Tutti questi “cani guardiani del Potere” mi trattavano in diretta televisiva da pro Saddam, perché dicevo che secondo l’UNICEF morivano in Iraq da 5 a 6.000 bambini al mese per le conseguenze dell’embargo, mi trattavano da anti-americano, perché dicevo che avevano contaminato la popolazione e l’ambiente con armi all’uranio impoverito, affermavano che queste armi non esistevano!
Gianfranco Fini mi tirava in faccia che non ero degno di portare l’abito religioso, perché affermavo che il rapporto presentato al Congresso americano, rapporto dell’Istituto strategico del Collegio di Guerra della Pennsylvania, conferma che nella strage di Halabja contro i Kurdi, che fece 5.000 vittime, con armi chimiche, l’Iraq non c’entrava niente. Citavo un rapporto ufficiale presentato al Congresso americano nel 1989, ma Fini, che nel 1983 viaggiava con Donald Rumsfeld in Iraq per andare a stringere la mano a Saddam Hussein, lui, nel 2003, Ministro degli Affari Esteri, non sapeva nulla di questo rapporto al Congresso. Ecco perché il processo a Saddam Hussein sulla tragedia dei Kurdi di Halabja non l’hanno mai voluto fare. Ecco perché l’hanno impiccato prima (per aver ucciso 148 estremisti islamici): per evitare il processo per le vittime di Halabja. Sarebbe saltato fuori il famoso rapporto al Congresso intitolato “Iraqi power and U.S. Security in the Middle East (97 pagine)” e sarebbe stato scoperto che in questa faccenda, loro, gli americani, avevano una pesante responsabilità.
Manipolano le coscienze con montagne di menzogne e offendono coloro che divulgano la verità per denigrarli presso l’opinione pubblica con la loro potente macchina di disinformazione. Come hai detto così bene, per farlo, i loro “cani da guardia”, su tutte le reti aziendali, abbaiano. Contro chi attacca la loro egemonia, contro chi denuncia il loro predominio e la loro arroganza. Il loro odio non ha fine. Per fermare chi dice la verità non si fermano dinanzi a nulla. Ecco un esempio: il 14 febbraio 2003 accompagnavo Tareq Aziz e la delegazione irachena per l’incontro con Papa Giovanni Paolo II. Saputa la cosa, hanno fatto di tutto per impedirlo. Sono (i signori delle Bugie e del Potere) intervenuti presso il Cardinale Camillo Ruini e presso alcuni potenti Prelati della Segreteria di Stato del Vaticano, perché mi fosse impedito di incontrare Giovanni Paolo II. E così fu.
Il giorno dell’udienza, arrivato con la delegazione irachena presso la biblioteca del Papa, mi fu impedito di entrare e mi fu chiesto di aspettare (come un cane), da solo, in una stanza. Dopo l’udienza di Aziz con il Papa, quando il Ministro iracheno è venuto a sapere quanto era accaduto, furioso, ha deciso di cancellare la conferenza stampa del pomeriggio presso la Sala Stampa Esteri. E’ soltanto dopo aver insistito per tre volte di mantenere la conferenza che finì per accettare. Tareq Aziz doveva partecipare a “Porta a porta”. Una telefonata del produttore mi informava, la mattina della trasmissione, che era stato vietato ai giornalisti di ricevere il ministro iracheno negli studi della RAI, e furono cancellate tutte le trasmissioni Rai alle quali avrebbe dovuto partecipare Aziz.
Democrazia in delirio. Caro Beppe, dicono di te cose deliranti! Benedetto sei tu, quando sei oltraggiato e offeso, ne esci ancora più grande. E’ così: i Media aziendali devono obbedire ai loro sponsor, lobby dell’armamento e del petrolio. Chi paga, comanda. Prendono i figli di Dio per dei coglioni, ma il peggio è che i figli di Dio non se ne rendono nemmeno conto! Fabbricano, nei loro studi, un video con un attore nel ruolo di Bin Laden.
Un anno fa con la barba grigia, adesso con la barba nera. Se ne accorgono troppo tardi e dicono che la barba di Osama è nera in questo nuovo video, perché è una tradizione degli islamici di tingersi la barba quando sono in guerra. L’anno scorso la barba di Osama era grigia e bianca, oggi è nera! Probabilmente perché l’anno scorso, anche se Bin Laden era in guerra, aveva dimenticato di andare in tintoria. Pronto il nuovo video di Osama barba nera, tutti i “cani da guardia” a trasmetterlo con appassionati commenti.
L’anno scorso, i Servizi segreti francesi avevano dichiarato che Bin Laden era morto e che ne avevano le prove. Sarà risuscitato. In un video, vedi Bin Laden mangiare con la mano destra quando è mancino e tutti coloro che lo conoscevano possono testimoniare che è mancino, ma fa niente, nessuno lo sa. Il suo anello al dito, non è suo, ma fa niente, non si vede bene. Gran parte dei discorsi del Bin Laden super star sono stati scritto da Adam Gadhan, di Los Angeles, il cui nome originale è Adam Pearlman (anche noto come Azzam l’Americano), ma fa niente. Che ne sa il gregge della RAI.
Ti dicono: oggi 27 attentati terroristici in Iraq. Non sanno nemmeno in Iraq chi siano gli autori di queste azioni, ma i Media in Occidente ti dicono che sono dei terroristi. Nell’ultima guerra mondiale, durante l’occupazione della Francia, la radio tedesca di propaganda diceva della Resistenza francese che si trattava di terroristi che attaccano le forze tedesche. Diceva Goebbels, capo della propaganda del III° Reich: “Quando dite una bugia, dovete ripeterla mille volte, alla fine tutti crederanno che è vera”.
Così fanno i servi dell’Impero della Bugia di Washington, Londra, Roma, Parigi e Sidney. Ti ricordi che i “cani guardiani del potere” avevano pubblicato che padre Benjamin aveva ricevuto dal Governo di Saddam Hussein delle “allocazioni” di petrolio. Avevo risposto che non le avevo mai accettate. Quando gli ispettori dell’ONU hanno pubblicato il loro rapporto e hanno scritto che non soltanto il Ministero del petrolio a Baghdad e la SOMO confermava che padre Benjamin non aveva mai ritirato queste allocazioni, ma che le aveva rifiutate ufficialmente con una lettera a Tareq Aziz (della quale gli ispettori dell’ONU avevano una copia), nessun quotidiano, dico nessuno di quelli che mi avevano offeso e denigrato, ha avuto il coraggio di scrivere “ci siamo sbagliati con Benjamin: il rapporto ONU conferma che non ha mai accettato queste allocazioni di barili di petrolio”. Anzi, padre Benjamin è stato l’unico, tra centinaia di personalità, ad aver rifiutato. L’unico stronzo, perché adesso si è fatto fregare il suo petrolio dagli americani.
Invece, puoi immaginarti il casino se fosse adesso rivelato quale società di Donald Rumsfeld faceva business con Saddam Hussein durante l’embargo e la quantità di barili di petrolio ed altro che si sono presi due Capi di Stato di Paesi Europei. E non sono quei Capi di Stato che si potrebbe immaginare, perché contrari all’aggressione contro l’Iraq. No, sono altri.
Potrei scriverti un libro, potrei anche raccontarti un sacco di cose sull’11 settembre 2001, sulle confidenze di Tareq Aziz durante la sua visita in Italia, su cosa probabilmente accadrà prossimamente in Iraq, ma non voglio abusare della tua pazienza e del tutto tempo. Ti ringrazio già di avermi letto fin qui. Volevo soltanto testimoniarti la mia stima per il tuo coraggio. Saranno capaci di tutto per fermarti, ma non ce la faranno. Sul tuo treno stanno salendo ogni giorno sempre più viaggiatori e il tuo binario è diritto, il loro è vecchio, storto e pericoloso. Ricordati di Colui che diceva “la Verità vi renderà liberi”. Jean-Marie Benjamin
L’AIDS ESISTE ?
La risposta dedotta, dalle conoscenze che ci trasmettono i media in generale, non può essere che affermativa. Eppure, ci sono molti libri che si pongono questa domanda, e con una serie di dati, e poche congetture arrivano alla conclusione che l’AIDS, non esiste.
È il caso di soffermarci su questa tesi alternativa, portata avanti non da un gruppo di mitomani, ma da ben quattro premi nobel per la medicina, tra cui uno è Mullis che affermò: “se qualcuno avesse isolato il virus HIV ed avesse provato il rapporto causale tra l’HIV e l’AIDS avrebbe con ogni probabilità ricevuto per tale scoperta il Nobel per la medicina. Non ci risulta che tale Nobel sia stato ad oggi assegnato” e l’altro Duesberg, al punto che quest’ultimo ha scritto un libro dal titolo eloquente: l’AIDS, la grande truffa.
Per addentrarci in questo discorso bisogna dare delle spiegazioni basilari. Come si sa tutte le malattie sono provocate dai virus (es. il morbillo è indotto dal virus del morbillo), e il virus dell’AIDS è l’HIV. Si scopre un virus, quando si riesce ad isolarlo, ebbene l’HIV non è mai stato isolato, infatti le uniche sue foto sono ricostruzioni al computer, questo equivale a dire che non è mai stato scoperto e tutto ciò che si sa inerente a questa questione è solo frutto di svariate congetture, prive di solide basi. Ma c’è anche da aggiungere che il periodo di incubazione (il tempo che intercorre dal presentarsi del virus all’arrivo della malattia) per tutti i virus è tra i dieci e i quindici giorni, mentre il periodo di incubazione dell’HIV è di quindici anni, e questa è una grande anomalia che approfondiremo in un secondo momento.
Una domanda sorge spontanea: “l’AIDS provoca la distruzione del sistema immunitario, quindi se non esistesse, quest’ultimo da cosa sarebbe distrutto?”, la risposta è facilissima, tutte le persone a cui viene diagnosticato l’ AIDS assumono un farmaco chiamato AZT. L’AZT è stato messo a punto nel 1964 da Jerome Horwitz, progettato al fine di distruggere le cellule infette. Anche se non si è rivelato appropriato per tale compito tanto che non fa differenza tra cellule sane, cancerose o virus. Per cui se da una parte può arrestare la duplicazione di quelle malate o dei virus, dall’altra blocca tutti i processi vitali devastando l’organismo. La sostanza si rivelò talmente tossica (letale) che Horwitz neanche ne chiese il brevetto, e archiviò la documentazione. Ma perché questo farmaco così tossico, cancerogeno e privo di effetti benefici continua ad essere somministrato? La Wellcome (casa farmaceutica produttrice) ha venduto 0.9 tonnellate nel 1987, ed è passata a 44.7 tonnellate nel 1992. Il costo dell’AZT per malato è di circa 300 euro al mese. Il profitto lordo per la Wellcome nel 1993 è stato di 586 miliardi di lire l’anno.
Fortunatamente i dosaggi delle sostanze antiretrovirali (AZT) sono stati alleggeriti nel corso degli anni, e la somministrazione che era continuativa nei primi anni è oggi a cicli: questo ha ridotto fortemente la mortalità dei soggetti trattati, allontanandola da una percentuale che è stata prossima al 100% per parecchi anni. In poche parole secondo i dissidenti la causa di questo enorme numero di morti per AIDS, non sarebbe da attribuire alla malattia in sé, ma al farmaco che dovrebbe curarla. E il test HIV? Il test HIV è tra le cose meno attendibili che ci possano essere, prima di tutto non c’è un unico test, molti test in passato sono stati ritirati perché inattendibili. Ora viene utilizzato il test Elisa che definisce la carica virale con la PCR (Polymerase Chain Reaction), nonostante l’inventore di questo metodo, il premio nobel K. Mullis, affermi che la PCR non è assolutamente adatta a questo tipo di uso. Poi c’è da sottolineare che i






