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la frode delle tasse sul reddito negli USA
La Frode Delle Tasse Sul Reddito In America: Estratti Video Dal Documentario “America: Freedom To Fascism”
Nessuno sa a chi appartiene la Federal Reserve. E’ un segreto ben custodito, ed un’informazione a cui il pubblico non dovrebbe mai avere accesso. Quello che sappiamo è che la Federal Reserve è un cartello di banchieri privati, che prestano soldi al Governo e che li riprendono con gli interessi, grazie alle tasse federali. Perciò l’unico posto dove sei sicuro che vadano le tasse che gli americani pagano, sono i forzieri della Federal Reserve.
Ma se il Governo lavora per una banca privata, ed una banca privata lavora per gli interessi dei suoi investitori, possiamo ancora dire che l’America sia una Repubblica Democratica? Che siano Repubblicani o Democratici, entrambi lavorano per finanziare gli stessi interessi, piuttosto che le persone che li votano.
la truffa perpetrata dal sistema bancario è sistematica e insita in un sistema economico-sociale di cui anche l’Italia fa parte: il fenomeno prende il nome di Signoraggio ed è il modo in cui le banche si arricchiscono a spese del nostro lavoro, come se fossimo loro schiavi.
segnalo due articoli sul signoraggio in Italia, anche se con una semplice ricerca in rete potrete trovare una mole enorme di materiale (nonostante l’argomento sia accuratamente evitato dai mass media).
Signoraggio: Perchè Le Banche Vendono Soldi Che Non Gli Appartengono
Signoraggio: La Banca d’Italia Condannata Al Risarcimento
una prassi criminale
DI VICHI
Palestina Libera!
Qualche tempo fa ho definito l’esercito israeliano per quello che è nella realtà, un esercito di vili ed assassini, e il mio articolo – ripreso in un gruppo di discussione su Yahoo – ha attirato le reprimende della famigerata banda di fanatici di informazionecorretta.com, secondo i quali gli episodi di utilizzo di civili palestinesi come scudi umani sarebbero “non provati o condannati” e, dunque, l’intero articolo costituirebbe una gratuita “diffamazione”.
Ora, chi abbia mai avuto a che fare con i cantori della propaganda sionista conosce la loro abilità nel tentare di sovvertire la realtà, nel manipolare i fatti storici, nel dare interpretazioni di comodo, assolutamente fantasiose, addirittura alle stesse risoluzioni Onu.
Ma anche per costoro costituisce una missione impossibile, ed in verità alquanto bizzarra, negare la veridicità di fatti che sono provati da foto e filmati talvolta messi in rete dagli stessi siti di informazione israeliani.
E così, dopo il filmato dell’Associated Press di cui ho già parlato – relativo all’utilizzo come scudi umani di due Palestinesi di 15 e di 24 anni avvenuto il 25 febbraio a Nablus – il 12 aprile scorso il sito web del quotidiano Yedioth Ahronoth ha rilanciato il video di un pacifista – già presente su you tube – in cui si vedono due ragazzini palestinesi costretti a restare immobili davanti ad un Hummer dell’esercito israeliano per prevenire eventuali attacchi contro i soldati a bordo del veicolo.
Il filmato è relativo ad un’operazione di arresto dell’esercito israeliano svoltasi l’11 aprile nel quartiere Sheikh Munis di Nablus, mirata all’arresto di Abed el-Qadr, un attivista delle Brigate al-Aqsa.
L’operazione si è poi chiusa con un nulla di fatto (el-Qadr, infatti, ha pensato bene di non farsi trovare…), ma i soldatini di Tsahal – per non restare con le mani in mano – hanno provveduto a demolirne la casa, e per evitare fastidiose sassaiole o, peggio, pericolosi agguati, hanno ritenuto di piazzare come scudo, davanti alla jeep, due ragazzini palestinesi (presumibilmente di 14-15 anni) che avevano avuto la sfortuna di passare da lì in quel momento.
Va ricordato, per l’ennesima volta, come il diritto internazionale umanitario proibisca esplicitamente che i civili – e ancor di più i minori di 15 anni – vengano costretti a prender parte o a svolgere compiti connessi a operazioni militari ovvero, come è accaduto in questo caso, che vengano utilizzati per rendere certe aree o certi punti immuni da attacchi (articolo 28 della IV Convenzione di Ginevra).
Ma, al di là delle considerazioni di carattere giuridico, rende davvero stupefatti e inorriditi come dei soldati di un esercito che si autodefinisce “morale” pensino di utilizzare dei ragazzini come scudi per proteggersi da eventuali attacchi del “nemico”, come se si trattasse di un comportamento assolutamente lecito e normale, magari persino “etico”.
O che dei soldati “valorosi” vadano in cerca di militanti palestinesi, casa per casa, facendosi precedere da una ragazzina palestinese di 11 anni, tremante e terrorizzata.
Va da sé che questa è la logica conseguenza del fatto che gli alti comandi dell’Idf, nonostante le prescrizioni del diritto umanitario e le ripetute pronunce dell’Alta Corte israeliana, continuino a tollerare pratiche abiette e immorali come quella in discussione, tanto che i soldati all’interno del veicolo blindato si sono lasciati tranquillamente filmare e addirittura intervistare dal pacifista autore del filmato, evidentemente consci dell’assoluta impunità garantita loro.
In realtà, a seguito della diffusione del video, il comandante della missione è stato sospeso da “ogni attività operativa”, secondo quanto risulta da un comunicato ufficiale dell’esercito israeliano, ma non pare trattarsi di una gran punizione a fronte di quello che le norme definiscono come un chiaro crimine di guerra.
Ma ciò che stupisce ancora di più è il totale silenzio e l’acquiescenza della pubblica opinione israeliana, che pure viene messa a conoscenza regolarmente di questo come degli altri crimini di guerra quotidianamente commessi da Tsahal nei Territori palestinesi.
Così come addolora e indigna che buona parte degli ebrei della diaspora arrivi addirittura a comprendere, e talvolta anche a giustificare, questi vili e crudeli comportamenti.
Mentre non stupisce ormai più di tanto l’atteggiamento della comunità internazionale, e in specie dei governi dell’occidente “civilizzato”, che già da tempo hanno abbandonato ogni minima parvenza di “honest brokers” nel conflitto israelo-palestinese, schierandosi completamente e acriticamente al fianco di Israele.
Certo, si potrà anche sostenere, e i sionisti lo fanno regolarmente, che appare ingiusto questo accanimento contro i poveri soldatini israeliani, quando gli eserciti di tutto il mondo commettono crimini e atrocità di ogni sorta, perché ognuno di noi non guarda in casa propria?
E questo, ahimé, è anche vero, considerato che ogni occupazione militare – anche se travestita da “missione di pace” – porta con sé inevitabilmente il suo carico di crimini, di abusi, di vittime innocenti, e noi italiani non siamo certamente immuni da ciò.
Ma i soldati della Nato, e i nostri soldati, quando vogliono proteggere i propri blindati dagli rpg del “nemico” o dai possibili agguati a base di mine disseminate lungo la strada sono usi utilizzare blindature aggiuntive, e non gli verrebbe certamente in mente di utilizzare a tale scopo dei civili, tanto meno dei bambini, e c’è una bella differenza!
Differenza di comportamento che rappresenta uno dei più chiari indici del degrado morale causato dalla pluridecennale occupazione di Gaza e della Cisgiordania, che può portare un Israeliano a considerare i giovani palestinesi alla stessa stregua di un sacchetto di sabbia o di una barriera di cemento, buono al massimo a garantire la propria preziosa incolumità.
Vichi
Fonte: http://palestinanews.blogspot.com/
Link: http://palestinanews.blogspot.com/2007/04/una-prassi-criminale.html
breve storia del software libero
il ROM Group ha messo a disposizione su Google Video questo filmato (in lingua italiana) che in 15 minuti spiega la storia e che cosa si intende per software libero.
Lo consiglio a tutti, a maggior ragione a chi usa linux.
Sesso e violenze
FIRENZE - Anni di violenze, psicologiche e fisiche, di plagi e coercizioni nei confronti di bambini, ragazzi, intere famiglie, abusi e violenze sessuali su bambine e ragazzine minorenni, consumati nell’ombra di una canonica e mai venuti a conoscenza di nessuno fino ad oggi. Famiglie intere convinte di far parte di un progetto di fondazione di una “vera chiesa dello Spirito” contrapposta a quella, corrotta e incapace, “di fuori”, e spinte a devolvere alla parrocchia denaro e beni, “per adempiere alla volontà di Gesù Cristo”. E poi avviamento di ragazzi al seminario, con l’obiettivo di “colonizzare” la struttura ecclesiale attraverso incarichi di primo piano.
È questo - secondo le vittime dei plagi e degli abusi (così lontani nel tempo da rendere difficile ormai un’azione penale) che solo oggi, dopo tanti anni, hanno trovato il coraggio di parlare e chiedono giustizia appellandosi al Papa - ciò che è avvenuto almeno a partire dal 1975 in una parrocchia della periferia di Firenze, la Regina della Pace. Affidata fino al 2005 a un “carismatico” sacerdote oggi ottantenne, don Lelio Cantini, allontanato dalla città solo un anno fa ma mai privato dell’ordinazione. Con a fianco una donna, presunta “veggente” le cui visioni di Gesù, raccontano le vittime, servivano alla selezione degli “eletti”. Oggetto di punizioni esemplari, privati dell’assoluzione e dell’eucaristia, se non avessero obbedito alle imposizioni del “priore”, come il sacerdote si faceva chiamare. Fra cui quella sistematicamente rivolta a ragazzine di dieci, quindici, diciassette anni, di avere rapporti sessuali con lui, come forma, diceva, di “adesione totale a Dio”. Facendo credere a ognuno di essere il prescelto e intimando il segreto assoluto pena il “castigo divino”. Per questo, vinte le rimozioni e preso contatto con i compagni di allora, solo oggi le vittime hanno scoperto di aver condiviso un passato identico e terribile.
Ed è innanzitutto alla Chiesa, anziché ad avvocati e tribunali, che si rivolgono fin dal gennaio 2004, inviando alla Curia di Firenze esposti e memoriali, e ottenendo vari incontri personali - prima con l’allora arcivescovo Silvano Piovanelli e poi con l’arcivescovo Ennio Antonelli e con l’ausiliare Claudio Maniago. Con l’unico risultato, nel settembre 2005, di un trasferimento del “priore” “per motivi di salute” in un’altra parrocchia della Diocesi. Da qui la decisione di appellarsi al Papa. La prima volta con una lettera del 20 marzo 2006, con allegati dieci dettagliati memoriali di venti vittime di abusi, a cui risponde il cardinale Camillo Ruini, ricordando alle vittime, sentito Antonelli, che il sacerdote sotto accusa dal 31 marzo ha lasciato anche la Diocesi e augurandosi che questo “infonda serenità nei fedeli coinvolti a vario titolo nei fatti”.
Le vittime però non ci stanno. Il ‘priorè vive con la “veggente” in una città della costa toscana, ha sempre intorno un gruppo di seguaci ed è tuttora ordinato. E a questo punto si muovono, di loro iniziativa, alcuni sacerdoti. “Non vogliamo sentirci domani chiedere conto di un colpevole silenzio”, spiegano in una nuova lettera al Papa, inviata il 13 ottobre 2006 tramite la Segreteria di Stato. Dove parlano di “iniquo progetto di dominio sulle anime e sulle esistenze quotidiane” perseguito da una setta “purtroppo cresciuta dentro una parrocchia cattolica”. E ricordano che a “quasi due anni” dall’inizio delle denunce dalla Chiesa fiorentina non sono ancora arrivati né “una decisa presa di distanza” dai personaggi coinvolti nella vicenda, né “una scusa ufficiale”, né “un atto riparatore autorevole e credibile”. A Repubblica, che glielo chiedeva, Antonelli ha risposto ieri di non voler fare alcun commento della vicenda.
Intanto la storia circola, e sono ora i parroci vicari foranei, responsabili delle zone della diocesi, a chiedere all’arcivescovo di portarla all’assemblea diocesana, davanti a tutto il clero. Antonelli li ha convocati alla fine di febbraio per mostrare una sua comunicazione alle vittime del 17 gennaio, relativa ai “provvedimenti” a carico del sacerdote adottati, scrive, “sulla base delle vostre accuse”, al termine di un “processo penale amministrativo” e sentita la Congregazione per la Dottrina della Fede. Per cinque anni, scrive il cardinale, il “priore” non potrà né confessare, né celebrare la messa in pubblico, né assumere incarichi ecclesiastici, e per un anno dovrà fare un’offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della Madonna. E quanto alle vittime, l’invito, visto che “il male una volta compiuto non può essere annullato”, è a “rielaborare in una prospettiva di fede la triste vicenda in cui siete stati coinvolti”, e a invocare da Dio “la guarigione della memoria”.
Ma loro, con “stupore e dolore”, annunciano che non si fermeranno. Finora non hanno fatto nemmeno causa civile, ma d’ora in poi, dicono, “nulla è più escluso”. Nella lettera alla Segreteria di Stato i preti chiedono a loro nome “un processo penale giudiziario”, che convochi testimoni e protagonisti, e applichi “tutte le sanzioni previste dall’ordinamento ecclesiastico”, che il prete che ha rovinato le loro vite sia “privato dello stato clericale”, anche “a tutela delle persone che continuano a seguirlo”. E che sia ora la Santa Sede a fare davvero luce su tutta la vicenda.
di MARIA CRISTINA CARRATU’
l’articolo è preso dal sito di Repubblica e lo trovate cliccando qui

