mentire con la verità
come è vero che la verità può essere espressa in molteplici forme, è altrettanto vero che la menzogna e la falsità possono assumere le più disparate vestigia.
Da bambini si comincia con delle stupide bugie, spesso facilmente smascherabili proprio perché ingenue; da adulti però conosciamo la malizia e il secondo fine, la volontà di ingannare al fine di esercitare un potere… e allora le menzogne diventano più complesse, al pari delle motivazioni che le partoriscono.
Su un dato argomento si può mentire con una sapiente scelta di cosa dire e cosa non dire… di seguito un esempio attuale e che riguarda purtroppo da vicino molte persone:
“L’ISTAT dice che il tasso di disoccupazione nell’ultimo anno è salito dal 6.1 al 6.7%. I dati sulla disoccupazione in Italia “sono i migliori” nel contesto europeo. Lo ha affermato Berlusconi in una conferenza stampa alla fine dei lavori del Consiglio europeo.
[...]
Nell’ultimo anno è aumentata la disoccupazione nelle nazioni della zona-euro. Secondo Eurostat, il tasso dei disoccupati è salito al 7,8% con forti differenze (dall’Olanda 2,7%, alla Spagna 13,4%). Il tasso di disoccupazione americano è del 6,7%, quello giapponese 3,9%.
Come può sostenere Berlusconi che stiamo meglio degli altri Paesi europei? I numeri sembrano dargli ragione: il tasso di disoccupazione italiano è più basso della media europea. Le statistiche però vanno lette, perché dietro un numero sono nascoste molte altre storie. Così è per la disoccupazione, un rapporto tra due numeri: tra chi cerca lavoro o un lavoro l’aveva e l’ha perso e forza lavoro, cioè le persone disposte a lavorare. Se la situazione generale peggiora e uno si scoraggia e smette di cercare lavoro, il tasso di disoccupazione scende! Gli “scoraggiati” sono persone senza lavoro che a domanda dell’ISTAT: “Perché non sta cercando lavoro?” barrano la X su “Ritiene di non riuscire a trovarlo”. Per evitare questo problema che offre statistiche inaffidabili, gli economisti suggeriscono di guardare al tasso di occupazione. Ancora un numero: stavolta tra chi lavora e chi è disposto a lavorare.
E qui arriva l’inghippo: il tasso di occupazione italiano è tra i più bassi in Europa. Secondo l’Eurispes da noi è il 58,7%, inferiore di otto punti percentuali rispetto ai Paesi dell’euro, pari al 67%. Tradotto in numeri, se il tasso di occupazione fosse paragonabile a quello europeo, equivarrebbe a tre milioni di posti di lavoro [...]. Il tasso di disoccupazione reale sarebbe compreso tra l’11 ed il 13%. [...]” - Mauro Gallegati, Facolta’ di Economia Giorgio Fua’ dell’Universita’ Politecnica delle Marche
Formalmente quindi Berlusconi dice la verità affermando che il tasso di disoccupazione in Italia è inferiore alla media europea, nella sostanza però mente… però io non biasimo lui (lui mente perché gode dei benefici delle sue menzogne), io biasimo quelli che recepiscono delle affermazioni, dati, statistiche… e ci credono senza un minimo di senso critico, senza un minimo di approfondimento…
si dice che perché un truffatore riesca nella sua truffa, serve una certa complicità del truffato, complicità che può assumere anche la forma dell’ingenuità, o della fiducia mal riposta, o del non ricordarsi di chi ha già fatto promesse a vanvera e mentito…
fonte: la disoccupazione non esiste!
Madagascar Italia
i morti a fanno notizia
i soprusi di un dittatore, la svendita di un paese agli stranieri in nome di un nuovo colonialismo, la distruzione di foreste, 60 milioni di dollari spesi per un aereo presidenziale in un paese dove il reddito medio è di 1 dollaro al giorno, il presidente di un paese che è anche l’uomo più ricco del paese….
non ci siamo mai interessati del Madagascar non perché non ci interessasse (a parte il film d’animazione), non ci siamo mai interessati del Madagascar perché le nostre televisioni non l’hanno mai fatto…
oggi lo fanno, come mai? ma soprattutto, come lo fanno?
Ci hanno detto che sono morte 40 persone che manifestavno contro il presidente Marc Ravalomanana, guidate nella protesta dal sindaco della capitale Andry Rajoelina
ma perchè manifestavano? in televisione e sui giornali si dice che manifestavano per una maggiore democrazia, facendo apparire il tutto come una protesta aizzata e fomentata dal sindaco Rajoelina per motivi personali…
quello che i mass media (giornali e TV) non dicono è che i malgasci protestano contro la decisione del presidente di dare in concessione gratuita per 99 anni 1,3 milioni di ettari di terreno, in pratica oltre la metà della terra coltivabile, alla Daewoo
cosa ci farà la Daewoo? produrrà mais e palme da olio
a cosa serviranno questi prodotti? domanda sbagliata, dovremmo dire a chi serviranno.
come a chi? ai malgasci
no, tutto il prodotto è destinato alla popolazione della Corea del Sud, per sfamarli (mais) e per alimentare le loro automobili (dall’olio di palma produrranno biocarburante, con cui sostituire il petrolio)
ma i malgasci avranno qualcosa in cambio? certo, una zappa ciascuno, con cui potranno da novelli schiavi coltivare le terre per sfamare un popolo che non incontreranno mai di persona
ma allora è per questo che protestavano? si, è per questo, cioè per la democrazia, perché i malgasci chiedono di poter esprimere la loro totale contrarietà a questo scellerato accordo dal sapore neocoloniale
“manifestano per non essere espropriati della metà delle terre coltivabili del loro paese” suona diverso da “manifestano per la democrazia”
ma perché non hanno riportato la notizia in questo modo i telegiornali e giornali? eppure la notizia delle proteste in Madagascar circola in rete da novembre, io stesso scrissi un commento su un giornale malgascio per esprimere il mio disgusto verso la scelta del presidente Ravalomanana.
la notizia non viene riportata correttamente perché apparirebbe più o meno così:
In Madagascar, il presidente Marc Ravalomanana, eletto per la seconda volta, è sempre più inviso alla popolazione per via del suo totale distacco dalla reale condizione in cui versa il suo paese.
Incurante delle manifestazioni di protesta giunte da parte del popolo, da varie parti del mondo, da associazioni umanitarie, ambientaliste…
il presidente Marc Ravalomanana ha siglato un accordo con il presidente della coreana Daewoo per concedere alla suddetta multinazionale una concessione di 99 anni su una superficie di 1,3 milioni di ettari di terreno coltivabile
Il terreno coltivabile concesso alla Daewoo è pari alla metà della terra coltivabile del paese e verrà reso coltivabile distruggendo una foresta incontaminata, dove attualmente vivono specie di piante di animali che non si trovano in nessun’altra parte del mondo.
il presidente, forte del consenso avuto nelle elezioni che lo hanno visto eleggere per la seconda volta, non intende recedere dalla sua decisione, nonsotante l’intera popolazione dell’isola stia manifestando contro questa sua decisione
il presidente, pur di non dare ascolto alla popolazione, non ha esitato a far sparare sui manifestanti dalla guradia presidenziale, costituita per lo pù da contractors (mercenari) stranieri, causando una quarantina di morti e centinaia di feriti fra i manifestanti
che dire, detta così mi sembra diversa dalla notizia riportata dai mass media, inoltre la situazione descritta presenta inquietanti similitudini con altri paesi, tra cui l’Italia
ma di quali similitudini parlo?
in Madagscar protestano perché non hanno lavoro ma il presidente svende il territorio a imprese straniere
in Italia le proteste dei disoccupati, licenziati, cassaintegrati aumentano e la polizia intervien per caricare gli scioperanti, inceneritori e rigassificatori vengono costruiti e dati in appalto ma non si liberalizza ancora la raccolta differenziata dei rifiuti, che potrebbe aiutare a smaltire i rifiuti e creare occupazione
in Madagascar come in Italia il presidente è l’uomo più ricco del paese
in Madagascar come in Italia il presidente ritiene di poter decidere tuttto e su tutto poichè investito del mandato popolare, sbattendo le porte in faccia al dialogo continuo e necessario che ci dovrebbe essere fra chi governa per mandato popolare e il popolo
in Madagascar come in Italia il presidente cerca il controllo delle informazioni: in Italia è raggiunto da berlusconi, in Madagascar il predinte ha fatto chiudere la televisione e la radio di un suo oppositore
in Madagascar probabilmente più che Italia il popolo è ignorante, ma a differenza dell’Italia stanno già sperimentando la fame
in Italia la fame la stanno conoscendoun numero sempre maggiore di disoccupati, licenziati…. quando saranno abbastanza non basternno i celerini a contenerli
per fortuna però in Italia le forze armate sono costituite da italiani e non da mercenari stranieri, per cui spero che se ci dovessero essere disordini enessuno sparerà sui manifestanti…
poi mi ricordo del massacro compiuto all Diaz dalla polizia, della strage di piazza Fontana, di Cossiga che parla di agenti provocatori da infiltrare tra i manifestanti, di Bruno Contrada……
…..
avrei voluto vivere ai tempi di Craxi, quando le cambiali venivano firmate, non oggi che dobbiamo pagarle
fonti:
- Madagascar, lutto nazionale per 28 manifestanti morti. Protestavano contro il colonialismo dei biocarburanti della Daewoo
- Madagascar, Daewoo e neocolonialismo
La produzione di energia elettrica da nucleare è uno dei settori più sovvenzionati al mondo
È soprattutto grazie alle generose elargizioni pubbliche che l’elettricità prodotta dai reattori può rimanere concorrenziale sui mercati dei Paesi industrializzati. Prelevati dalle tasche dei contribuenti, i finanziamenti sono garantiti in tutte le fasi del processo. Il primo, e molto spesso trascurato, ambito è quello della ricerca, dove il nucleare assorbe più di tutte le altre fonti messe insieme. È quanto dimostrano i dati dell’International Energy Agency, secondo cui tra il 1974 e il 2006 gli studi, i progetti e le ricerche sulla tecnologia per la fissione e per la fusione nucleare hanno assorbito il 48,4 per cento delle spese di ricerca per l’energia nei Paesi industrializzati.
Anche se molto spesso celati e difficili da rintracciare, i sussidi sono poi garantiti nel lungo percorso che inizia con la posa della prima pietra e termina nei depositi temporanei di scorie. Si passa dagli investimenti, forniti con prestiti agevolati e protetti da agenzie di stato, al tetto assicurativo in caso di incidente, ridotto a cifre ridicole rispetto al rischio reale; dalla produzione, sussidiata in bolletta, allo smantellamento delle centrali che in molti casi finisce per costare quanto la costruzione e ricadere interamente sulla società. Fase per fase ecco alcuni esempi dei sussidi garantiti nei Paesi industrializzati alle centrali nucleari.
| Ricerca | Giappone | Dei 3,6 miliardi di dollari versati nel 2006 dal governo alla ricerca nel settore energia, 2,2 sono stati destinati al nucleare. Negli ultimi 20 anni in Giappone il nucleare ha assorbito oltre il 60 per cento della ricerca energetica. |
| Costruzione | Francia | Attraverso la COFACE, lo Stato copre i rischi di impresa per la costruzione di centrali all’estero. I circa 2,5 miliardi di euro che la società francese Areva dovrà pagare per i ritardi e gli extra costi nella costruzione del reattore di Olkiluoto in Finlandia, saranno versati dai contribuenti francesi. |
| Produzione | Stati Uniti | Lo Us Energy Policy Act, approvato nel 2005, assicura alle nuove centrali un sussidio di 1,8 centesimi di dollaro per ogni kW/h prodotto. |
| Assicurazione degli impianti | Stati Uniti | La copertura assicurativa di ogni impianto non deve superare i 300 milioni di dollari. In caso di incidenti più gravi lo Stato si fa carico dei danni. Per i primi due anni di attività l’assicurazione è completamente pagata dallo stato. Friends of the Earth stima che in caso di grave incidente i danni economici possono essere 1000 volte maggiori della copertura assicurata. |
| Smaltimento delle scorie | Italia | I fondi per lo smaltimento delle scorie delle ex centrali sono prelevati in bolletta. Tra il 1987 e il 2006 la spesa pubblica è stata di 2,5 miliardi di euro. Nei prossimi 20 anni si stima saranno necessari altri 3,5 miliardi. |
| Smantellamento delle centrali | Gran Bretagna | 100 miliardi di euro è l’ultima stima di spesa per lo smantellamento degli impianti britannici. Esborso in gran parte coperto dal governo. |
Non esiste nessuna stima complessiva sulle spese nucleari dei Paesi industrializzati. È fuori dubbio però che nel momento in cui il rubinetto dei sussidio dovesse chiudersi gli investimenti nucleari non sarebbero più convenienti. È quanto accaduto negli Stati Uniti, dove la temporanea diminuzione dei fondi nel corso degli ultimi 30 anni ha congelato i progetti di nuove centrali . Un’attività, quella nucleare, ripresa solo di recente grazie all’approvazione nel 2005 dello Us Energy Policy Act, legge che assicura alle nuove centrali un sussidio di 1,8 centesimi di dollaro per ogni kW/h prodotto, oltre a un ulteriore sussidio di 500 milioni di dollari per l’assicurazione di ogni nuovo reattore.
Fondi che si vanno a aggiungere alle numerose sovvenzioni previste per leggi e regolamenti specifici. Solo per fare un esempio, uno studio di Earth Track sul terzo reattore in costruzione alla centrale di Calvert Cliffs, nel Maryland, ha individuato sette sussidi diversi per un sostegno complessivo di 8,4 cent a kW/h contro i 3,7 messi dal privato.
Misure di questo tipo sono comuni in molti altri Stati e contribuiscono a mantenere artificialmente basso il prezzo del nucleare, nascondendo i suoi costi reali. Secondo un recente studio pubblicato negli Stati Uniti dalla Keystone, e condiviso dall’industria, senza l’intervento pubblico e a parità di condizioni, l’elettricità di una nuova centrale nucleare è destinata a costare tra gli 8 e gli 11 centesimi di dollaro per kW/h. Il doppio rispetto alla media americana.
fonte: i sussidi che fanno male al pianeta (capitolo 3)
la storia delle cose
Le affermazioni del video sono documentate nel sito inglese The Story of Stuff.
fonte: Blogeko
Italy in … 4 indexes!
Describe the current macroeconomic state of Italy using only four attributes seems a very hard challenge, but also a good way to establish “priority” in my Country. If an index is indispensable to describe the state of a Country, probably it means that it is full of information, or that it measures a very important characteristic of the Country, or both.
I tried to use the following four attributes[1] to describe the “good” and “bad” Italy, and most important, to suggest some key-problems that needed to be solved:
1. Real GDP:
Very important to convey the idea that Italy is one of the richest and most developed Countries. IMF, World Bank and CIA World Factbook agree that Italy ranks 7th by GDP.
This feature is important to understand that Italy has great opportunity to organize in the best way its society: richness means possibility to plan the future!
2. Corruption Perception Index (CPI) and Views of Corruption in the Future (VCF) :
( sources: http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2007; and http://www.transparency.org/content/download/27256/410704/file/GCB_2007_report_en_02-12-2007.pdf )
Useful to understand one of the biggest problems in Italy and the “perceived” trend of this phenomena. The CPI in 2007 ranked Italy 41th, one of the lowest position among developed Countries; the VCF show that 61%[2] of people in Italy think that in the next three years Country/Territory corruption will increase.
This is a point of weakness. A far-seeing policy maker should focus his efforts also in fighting this increasing phenomena.
3. Life expectancy :
This index could be considered a good summary of a lot of information: diffusion of diseases (due to contagious illnesses, bad/good hygiene, pollution, ecc.), efficacy and accessibility to public/private health (so, in some way, also social welfare), ecc.
Italy ranks 13th in World rank for life expectancy. Our life expectancy in 2007 was 79.94, one of the highest value among developed and richest Countries[3].
This is a point of strengthens that a policy maker should try to preserve. People looks carefully to their health and life expectancy.
4. Median age of population :
Italian population is one of the oldest in the World! Italy ranked 4th in 2008[4], with an average age of its population equal to 42.50.
An old population means higher social costs (e.g. for sanity), lower labor force and other related problems. For instance, one of the aspect that a policy maker should pay attention in this case is to plan policies to induce immigration.
Other aspects are important, but surely less than the four mentioned before. A curiosity: Italy is 14th in the rank of most livable places[5]!
[1] Sometimes I reported numerical value to give a better understanding of why I think that the index is important.
[2] Similarly, in USA this value is 59%, but actually USA ranks 20th for CPI.
[3] In USA life expectancy is 78.00, and the Country ranks only 41th.
[4] Source: CIA World Factbook 2008
[5] http://www.photius.com/rankings/greenest_countries_2008.html
Il mondo è bello (?) perchè è … (a)vari(at)o !!
Iowa State University. 5 Settembre 2008. Ore 9:30
Lezione del corso 101 (Microeconomia per undergraduate)
Il Prof. sta spiegando la frontiera delle possibilità produttive, asserendo che dato un set di input, si possono scegliere differenti combinazioni di output possibili. Descrive il problema ipotizzano un modello a due beni: civilian goods e militay goods.
A questo punto parte ipotizzando che tutte le risorse sono utilizzate per produrre civilian goods, e quindi non si ha produzione di military goods.
Un ragazzo interviene, fermando la lezione con una “battuta”: “it is a boring world with no military goods!” (trad. “è un mondo noioso senza armamenti“!).
Io rimango letteralmente esterefatto: Lui non stava scherzando!
Ed infatti il Professore, non d’accordo, prende la battuta in modo ironico.
Eppure…una cosa mi ha colpito tanto: la totale naturalità con cui gli americani parlano di guerra…armi…soldi…economia…
Peccato che non hanno provato DAVVERO la guerra in casa. Peccato anche che non riescono ad avere la sensibilità tale da comprendere cosa significa la guerra.
Se questi sono i prossimi laureati, e quindi la classe dirigente degli USA, c’è speranza?
Forse si: per fortuna il loro sistema è visibilmente in declino!
( In questo caso: “mors tua…vita nostra! ” )
ultime dall’Italia
Il referendum per la nuova base americana a Dal Molin a Vicenza è stato annullato, a Chiaiano sono stati picchiati i residenti, a Piazza Navona è arrivato un camion pieno di manganelli tricolori sotto gli occhi della Polizia (neppure una multa per sosta vietata).
E’ il governo del manganello. L’uso della forza come politica del consenso. Non credo che gli italiani siano informati sulla Val di Susa e sullo spreco colossale di risorse pubbliche. Decine di miliardi per far viaggiare tra vent’anni una mozzarella da Lisbona a Kiev mentre il Piemonte chiude i battenti. Un’impresa piemontese su quattro sta fallendo. Tremila i prossimi licenziati, quarantamila i cassintegrati L’Olivetti perde lo stabilimento di Agliè, 250 dipendenti. Motorola lascia a casa dall’oggi al domani 370 tecnici. Dayco, 470 operai in mobilità. Bertone, 1.200 lavoratori in cassa integrazione. 700 operai della Pininfarina (700 milioni di euro di debiti) a rischio. La Fiat sbarra i cancelli di Mirafiori fino al 16 novembre, 3.500 operai in cassa integrazione.
Le aziende chiudono e si aprono i buchi nelle montagne con altri buchi di bilancio.
inoltre…
Il giudice Corrado Carnevale (amico di Berlusconi e Andreotti, nemico dei giudici antimafia e reintegrato con l’ennesima legge ad personam da Berlusconi) appena insediato alla cassazione ha dichiarato inammissibili i referendum proposti da Beppe Grillo a causa di vizi formali: tutte le firme raccolte nel V2-day inutili per vizi formali trovati dallo stesso giudice che per vizi formali ha dato la libertà a tanti mafiosi? vedremo come andrà a finire
il governo Berlusconi, come quello Prodi, ci riprova a censurare i blog equiparandoli a testate giornalistiche, assogettandoli quindi a spese e controlli insostenibili, con l’unico fine di farli chiudere e controllare internet, l’unico media non controllato da Berlusconi: anche in questo caso vedremo come andrà a finire, per ora l’unico che si oppone a questo ulteriore passo verso il ventennio fascista è Di Pietro e l’Italia dei Valori.
fonte: il forzuto di Arcore
siti web consigliati:
Ilva, Alitalia e morti di diossina a taranto
cosa hanno in comune l’ILVA, l’Alitalia e la diossina nel latte materno a Taranto?
Emilio Riva è il proprietario dell’ILVA, il più grande stabilimento siderurgico d’Europa.
Emilio Riva è anche uno dei “capitani coraggiosi” che hanno dato vita alla CAI per salvare l’Alitalia
L’ILVA è da anni sotto osservazione, monitoraggio, processo…. insomma è un problema grave e mortale per la città di Taranto e dintorni perché da sola emette il 92% di tutta la diossina emessa in Italia, l’8% di quella emessa in tutta Europa
A causa della contaminazione da diossina vengono abbattuti capi di bestiame, a causa della diossina i bambini si avvelenano bevendo il latte materno…
Invece di nutrirsi, ad ogni poppata si avvelenano un po’. Perché a Taranto i neonati che bevono latte materno, bevono anche diossina. Lo rivelano le analisi commissionate dall’associazione di volontariato “Bambini contro l’inquinamento“.Analisi secondo cui la concentrazione di diossina e pcb (policlorobifenili, composti chimici contenenti cloro e tossici quanto la diossina), rilevata in tre campioni di latte materno di altrettante mamme è risultata superiore di 25 volte alla dose tollerabile giornaliera, stabilita dall’Organizzazione mondiale della sanità.Sotto accusa soprattutto le emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico Ilva. “La diossina ce la ritroviamo ovunque” dice Giuseppe Merico, pediatra e presidente dell’associazione. “I risultati sui campioni di latte materno confermano i nostri sospetti. Adesso aspettiamo risposte concrete dalle istituzioni“. – tratto da Medicina Live
- l’ILVA negli ultimi quatttro anni ha prodotto utili per 2 miliardi e mezzo di euro perché le leggi italiane le permettono quello che in nessun altro paese d’Europa le sarebbe concesso in termini di emissioni inquinanti
- Vivo a 70Km da Taranto e 30Km da Brindisi, e’ più facile prendere un tumore che l’influenza!!!
– commento non mio ma di un lettore di ecoblog
perché il protocollo di Kyoto costerebbe troppo all’economia italiana
Prendiamo per esempio la Stefania Prestigiacomo.
In pochi sanno che è Ministro “dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare”.
Quei pochi forse sanno che a Bruxelles, la bella Stefania, insieme a Berlusconi, ha chiesto una deroga al Parlamento europeo sulle emissioni di co2.
In pochissimi immagino sappiano che la Prestigiacomo è, per così dire, in forte conflitto di interessi. Lo apprendo da Il Manifesto del 17 ottobre 2008:
Stefania Prestigiacono continua mantenere il 21,5 per cento del capitale sociale della Fincoe srl, azienda di Casalecchio sul Reno (Bologna), con interessi nel ramo della plastica. Soci della Fincoe sono anche la sorella e il padre, insieme detengono la maggioranza della holding i cui interessi sono concentrati soprattutto in Sicilia. La società ha in portafoglio il 99 per cento della Coemi spa, società che opera a Priolo Gargallo, appunto nel petrolchimico. A sua volta la Coemi controlla, attraverso una quota pari al 59,1 per cento la Vetroresina engineering development (Ved) sempre a Priolo. Il 22,5 per cento della Ved risultava poi di proprietà del gruppo Sarplast spa il cui 6,29 per cento è riconducibile a Giuseppe Prestigiacomo. La Sarplast è fallita nel 1997: nell’azienda si verificarono alcuni incidenti e casi di malattia denunciati dai dipendenti. Alcuni operai ebbero figli con malformazioni congenite, altri lavoratori dopo anni si ritrovarono polveri nei polmoni. La procura di Siracusa aprì un’inchiesta per lesioni colpose mentre la polizia rilevò nelle aziende dei Prestigiacomo una serie di violazioni tra cui pendenze con il fisco per circa tre milioni di euro nel giro di tre anni.
Poi c’è la questione del sottosegretario all’economia, l’onorevole Nicola Cosentino. Ho saputo della sua esistenza grazie a l’Espresso oggi in edicola: pare che già cinque pentiti collaboratori di giustizia ammettano: “Era a disposizione dei casalesi“.
Se per economia italiana intendiamo le aziende dei membri del governo e gli interessi di clan mafiosi come i casalesi, allora è vero che qualsiasi legge che tuteli il nostro ambiente, la nostra salute e la salute nostra e dei nostri figli sarebbe dannosa per l’economia, ma ovviamente questa non è la nostra economia, bensì la loro, e ci deruba (evasioni e frodi fiscali), ci uccide (morti sul lavoro), ci toglie il futuro (latte materno ormai contaminato da diossina a Taranto per colpa dell’Ilva, nel casertano…)
Qualcosa andrà fatto per rimediare a tutto questo perché non sono il solo che non si rassegna a sopravvivere così
fonte: unpercento (un blog davvero interessante)
Nulla si crea, nulla si distrugge, ma … tutto si trasforma
Oggi è sotto gli occhi di tutti l’andamento della crisi finanziaria e le conseguenze che la bolla finanziaria ha sulla cosiddetta “economia reale”. Tante versioni sono state fornite per spiegare quanto accade a livello mondiale: speculazioni finanziarie, mutui, assenza di regolamentazioni, aumento del prezzo del petrolio, diminuzione del tasso di cambio dollaro-euro, ecc. Le motivazioni fornite per spiegare questa grande crisi mondiale che con elevata probabilità porterà ad una profonda recessione sono parziali e continuano a guardare sempre più indietro nel tempo (fino agli anni ’90) alla ricerca della possibile origine del processo.
Gli economisti sono stati accusati di non aver saputo prevedere la crisi, i governi di non aver fatto abbastanza per impedirla, la cosiddetta “gente comune” è rea di aver partecipato al gioco d’azzardo della borsa, di aver contratto mutui a tasso variabile, gli investitori sono chiamati in causa per aver speculato sulle commodities, utilizzando prodotti finanziari quali derivati, futures, ecc. La situazione, agli occhi di molti, appare incomprensibile, e di sicuro è molto complessa.
In questi ultimi anni, si può essere concordi su un fondamentale cambiamento: la nascita e lo sviluppo repentino delle tecnologie informatiche e di internet. A partire dagli anni ’90 la diffusione “globale” delle tecnologie informatiche ha creato un mondo parallelo e virtuale: creazione di siti web, vetrine online, giornali online, negozi online, università online, giochi di ruolo online ed infine mondi virtuali (Second life, ecc.) sui quali, a loro volta, è possibile svolgere attività fino a quel momento esclusivamente appartenenti alla sfera del “reale” e, fatto del tutto anomalo, collegarle con la vita “reale”. In altri termini, molte attività umane che fino agli anni ’90 era svolta su questo pianeta in un tempo limitato dal sorgere e tramontare del sole sono stata traslate e duplicate nel modo informatico. Sarebbe stato un bel gioco, se non vi fosse stato un passaggio cruciale: il legame fra il mondo “virtuale” ed il mondo “reale” (uso le virgolette perché oggi anche il virtuale è considerato reale). Riassumendo, oggi si può vendere su internet, si può acquistare su internet, si può “vivere” virtualmente e fare profitti con attività virtuali. Qualcosa inceppa il meccanismo, perché ovviamente il mondo virtuale e quello reale non sono identici! In anni passati le attività produttive erano legate al tempo, oggi il mondo produttivo è stato legato al mondo virtuale, e le transazioni, che prima richiedevano tempo, oggi sono istantanee. La moneta circola in modo velocissimo, capitali si spostano in modo immediato, perdono o acquistano valore a velocità elevatissime: ma che legame ha tutto questo con il mondo che tocchiamo? Quale aderenza vi è oggigiorno fra un biglietto di banconota ed un bene fisico acquistabile?
La moneta si scambia su internet, i beni (mediante futures ed options, ecc.) si scambiano su internet con transazioni immediate; eppure qualcuno dovrà produrli! Ma in quanto tempo? Come può il mondo adattarsi alle velocità elevatissime delle transazioni elettroniche? Impossibile: nessun sistema produttivo, almeno fino ad oggi, ci consente di produrre qualsiasi bene fisico in tempi immediati, e tanto meno la tecnologia odierna (ancora non dotata di teletrasporto) ci permette di spostare i beni fisici in tempi istantanei. Il risultato è che si spostano capitali virtuali, si spostano beni virtuali, ma nulla si muove nella realtà. In tempi successivi, con un lag temporale, si avvertono e si notano le conseguenze: movimenti di fattori produttivi (fabbriche chiuse ed operai licenziati) che lasciano povertà reale e tangibile, poiché quello che non è stato prodotto nella realtà non si può produrre virtualmente. Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma: i beni non si creano, non si distruggono, ma si trasformano in virtuali…portandoci verso la profezia di “Matrix”.
La mia opinione è che la velocità delle transazioni non è fisicamente sostenibile: nulla può essere scambiato a velocità istantanea e quanto avviene oggigiorno è il risultato di un “effetto spiazzamento” causato dalla differente velocità con le quali il mondo reale ed il suo “alter ego” virtuale si muovono.




