qualcuno dirà che abbiamo capito male

gennaio 30, 2009 · Filed Under Berlusconi, Italia, facce di c..o · Comment 

Silvio Berlusconi, in una lettera dell’ottobre 2007 indirizzata ai suoi elettori,
per protestare contro il governo Prodi (fonte)

Il 16-17-18 novembre saremo in piazza in migliaia di città

sempre lui, un anno dopo, in risposta alle manifestazioni di piazza contro il suo governo (fonte)

Non si risolvono i problemi andando in piazza a protestare

e tanto per ribadire la nuova linea di pensiero(?) e scongiurare pericolosi assembramenti di pericolosi cittadini, per interposta persona (il ministro Maroni) fa vietare le manifestazioni in tutte le piazze che hanno una chiesa

Comma Maroni, articolo unico: Divieto di manifestazioni davanti ai luoghi di culto

ma rendiamo merito a Berlusconi di questi suoi personali successi

  • esercito nelle strade
  • discariche coperte dal segreto militare e protette dall’esercito
  • inceneritori finanziati con i contributi che paghiamo per o sviluppo delle energie rinnovabili (CIP6) (fonte)
  • Alitalia pagata di tasca nostra e regalata agli amici del presidente del consiglio invece che essere venduta al miglior offerente (fonte)

e poi basta perché la lista diverrebbe lunga a dismisura… e non mi va di rovinarmi l’appetito continuandola

siamo un popolo di scommettitori

gennaio 28, 2009 · Filed Under Italia, truffe · Comment 

Siamo il primo paese al mondo per spesa procapite nel gioco d’azzardo. Il dato proviene da una ricerca sulle abitudini degli italiani condotta dal Conagga (Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo) in collaborazione con il Cnca (Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza). Su 1.625 questionari, 1.300 sono stati compilati da giocatori più o meno accaniti, che ammontano quindi all’82 per cento dei cittadini che hanno risposto al sondaggio. Del resto non c’è troppo da stupirsi: con 49 miliardi di fatturato annuo l’impresa dell’azzardo nel 2008 è stata la terza azienda del Belpaese, preceduta solo da Fiat ed Enel.

Il Gratta e Vinci è in assoluto il preferito dagli italiani di tutte le età (35,2%), seguito dal Lotto (24%, soprattutto over 70) e dal Superenalotto (21%). Tra i giovanissimi imperversa l’azzardo online, scelto dal 33 per cento dei ragazzi tra i 10 ed i 19 anni. Ma, indipendentemente dall’età, i veri appassionati amano variare (21,2%) e alcuni, nell’arco di un’unica settimana, arrivano a spendere anche per 5 diversi tipi di gioco. Emergono dall’indagine anche i dati sul problema della dipendenza, che colpisce il 2,75 per cento dei giocatori, ossia quasi un milione e mezzo di persone – contro le 700mila precedentemente ipotizzate. Quando l’azzardo diventa una malattia si arrivano a perdere da 200 a 600 euro al mese. E, soprattutto, si instaura quel circolo vizioso per cui si gioca perché si spera di saldare i debiti accumulati (sebbene l’82 per cento degli appassionati sia cosciente che le le perdite sono più frequenti delle vittorie).

Già segnalato da ricerche analoghe in altri paesi, il binomio apparentemente contraddittorio di gioco d’azzardo e recessione economica in Italia trova ampie conferme. Come si conferma il fatto che a scommettere è soprattutto chi ha meno disponibilità economica. Le fasce estreme dei pensionati e dei giovanissimi, invece, nell’azzardo vedono soprattutto un diversivo eccitante, per ingannare il tempo.

fonte: galileonet.it

De Magistris non può avere ragione

gennaio 26, 2009 · Filed Under Italia, che schifo · Comment 

e se avesse ragione De Magistris?

De Magistris non può avere ragione.

E chiunque informi, non chiunque stia con De Magistris, chiunque informi o si occupi di De Magistris senza massacrarlo pregiudizialmente, deve essere cacciato.

  • Viene cacciato il Vescovo Bregantini perché denuncia certi malaffari tra politica e malavita.
  • Viene esautorato il Pubblico Ministero De Magistris, gli tolgono le inchieste, poi tolgono lui.
  • Tolgono i suoi consulenti, uno dopo l’altro.
  • Cacciano il Carabiniere, il capitano Zaccheo, che viene trasferito in Abruzzo.
  • Cacciano la Forleo che ha avuto il coraggio di andare in televisione a difendere De Magistris.
  • Il Corriere della Sera non fa più scrivere sul caso De Magistris Carlo Vulpio, che ci aveva dedicato pure un libro e che quindi qualcosa ne capiva.
  • I magistrati di Salerno scoprono che De Magistris potrebbe avere ragione e trovano i riscontri alle sue denunce e vogliono cacciare pure i magistrati di Salerno.

Adesso vedremo se cacceranno i tre giudici del Riesame che hanno appena valutato come doverosa e corretta la condotta tenuta dai magistrati di Salerno, ma naturalmente per cacciarli bisognerebbe prima parlarne di questa ordinanza.
E di questa ordinanza nessuno ne ha parlato, perché altrimenti immediatamente il CSM dovrebbe rispondere del perché stia accettando di esaminare la possibilità di mandar via dei magistrati a Salerno per via di un provvedimento che l’unica sede legittima per valutarlo, il Riesame, ha confermato in toto stabilendo che è fondato e impeccabile.

tratto da: dieci piccoli indiani di Marco Travaglio

propaganda invece di giornalismo

gennaio 24, 2009 · Filed Under approfondimenti, che schifo, crimini di guerra, guerra · Comment 

Quasi settant’anni fa, nel corso della seconda guerra mondiale, nella città di Leningrado fu commesso un crimine efferato. Per più di 70 giorni, una banda di estremisti chiamata «Armata rossa» tenne in ostaggio milioni di abitanti di quella città e, così facendo, provocò la rappresaglia della Wehrmacht tedesca dall’interno. I tedeschi non ebbero altra alternativa, se non bombardare la popolazione e imporre un blocco totale causando la morte di centinaia di migliaia di persone. Un po’ di tempo prima, un crimine simile era stato commesso in Inghilterra. La banda di Churchill si era nascosta tra la popolazione londinese, sfruttando milioni di cittadini come scudi umani. I tedeschi furono costretti a inviare la Luftwaffe e, sebbene con riluttanza, a ridurre la città in rovine. Lo chiamarono il Blitz.

Questa è la descrizione che apparirebbe oggi nei libri di storia – se i tedeschi avessero vinto la guerra. Assurdo? Non più delle quotidiane descrizioni nei nostri media, che si ripetono fino alla nausea: i terroristi di Hamas usano gli abitanti di Gaza come «ostaggi» e sfruttano le donne e i bambini come «scudi umani». Non ci lasciano altra alternativa se non i bombardamenti massicci nei quali, con nostro profondo dolore, migliaia di donne, bambini e uomini disarmati vengono uccisi o feriti.

In questa guerra, come in qualunque guerra moderna, la propaganda gioca un ruolo fondamentale. La disparità tra le forze, tra l’esercito israeliano – con i suoi caccia, elicotteri da combattimento, aerei teleguidati, navi da guerra, artiglieria e tank – e le poche migliaia di combattenti di Hamas dotati di armi leggere, è di uno su mille, forse uno su un milione. Nell’arena politica il gap tra loro è ancora più ampio. Ma nella guerra di propaganda, il gap è quasi infinito. Quasi tutti i media occidentali inizialmente ripetevano la versione ufficiale della propaganda israeliana. Essi ignoravano quasi del tutto le ragioni dei palestinesi, per non parlare delle dimostrazioni quotidiane del campo della pace israeliano. La logica del governo israeliano («Lo stato deve difendere i suoi cittadini contro i razzi Qassam») è stata accettata come se quella fosse tutta la verità. L’altro punto di vista, per cui i Qassam sono una rappresaglia per l’assedio che affama il milione e mezzo di abitanti della Striscia di Gaza, non è stato riportato affatto. Solo quando le scene orribili provenienti da Gaza hanno cominciato ad apparire sui teleschermi occidentali, l’opinione pubblica mondiale ha gradualmente iniziato a cambiare.
È vero, i canali televisivi occidentali e israeliani hanno mostrato solo una piccolissima frazione dei terribili eventi che appaiono 24 ore su 24 sul canale arabo al Jazeera, ma una sola immagine di un bimbo morto nelle braccia del padre terrorizzato è più potente di mille frasi elegantemente costruite dal portavoce dell’esercito israeliano. E alla fine, è decisiva.

La guerra – ogni guerra – è il regno delle menzogne. Che si chiami propaganda o guerra psicologica, tutti accettano l’idea che sia giusto mentire per un paese. Chiunque dica la verità rischia di essere bollato come traditore. Il problema è che la propaganda è convincente per lo stesso propagandista. E dopo che ci si è convinti che una bugia è verità, e la falsificazione realtà, non si riesce più a prendere decisioni razionali.
Un esempio di questo fenomeno riguarda quella che finora è stata la atrocità più scioccante di questa guerra: il bombardamento della scuola dell’Onu Fakhura, nel campo profughi di Jabaliya. Immediatamente dopo che esso era stato conosciuto in tutto il mondo, l’esercito ha «rivelato» che i combattenti di Hamas avevano sparato con i mortai da un punto vicino l’ingresso della scuola. Poco tempo dopo, il militare che aveva mentito ha dovuto ammettere che la foto aveva più di un anno. In breve: una falsificazione. In seguito l’ufficiale bugiardo ha affermato che avevano «sparato ai nostri soldati da dentro la scuola». Dopo appena un giorno, l’esercito ha dovuto ammettere dinanzi al personale Onu che anche quella era una menzogna. Nessuno aveva sparato da dentro la scuola; nella scuola non c’erano combattenti di Hamas: era piena di profughi terrorizzati. Ma l’ammissione ormai non faceva quasi più differenza. A quel punto, il pubblico israeliano era totalmente convinto che avessero «sparato da dentro la scuola», e gli annunciatori tv lo hanno affermato come un semplice fatto.

Lo stesso è accaduto con le altre atrocità. Nell’atto della morte, ogni bambino si trasformava in un terrorista di Hamas. Ogni moschea bombardata diventava istantaneamente una base di Hamas, ogni palazzina un deposito di armi, ogni scuola una postazione terroristica, ogni edificio dell’amministrazione pubblica un «simbolo del potere di Hamas». Così l’esercito israeliano manteneva la sua purezza di «esercito più morale del mondo». La verità è che le atrocità sono un risultato diretto del piano di guerra. Questo riflette la personalità di Ehud Barak – un uomo il cui modo di pensare e le cui azioni sono una chiara esemplificazione di quella che viene chiamata «follia morale», un disturbo sociopatico. Il vero scopo (a parte quello di farsi eleggere alle prossime elezioni) è porre fine al governo di Hamas nella Striscia di Gaza. Nell’immaginazione di chi ha pianificato la guerra, Hamas è un invasore che ha ottenuto il controllo di un paese straniero. Naturalmente la realtà è completamente diversa. Il movimento di Hamas ha ottenuto la maggioranza dei voti nelle elezioni democratiche che si sono svolte in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza. Ha vinto perché i palestinesi erano giunti alla conclusione che l’atteggiamento pacifico di Fatah non avesse ottenuto nulla da Israele – né un congelamento degli insediamenti, né il rilascio dei prigionieri, né un qualunque passo significativo verso la fine dell’occupazione e la creazione dello stato palestinese. Hamas è profondamente radicato nella popolazione – non solo come movimento di resistenza che combatte l’occupante, come l’Irgun e il Gruppo Stern in passato – ma anche come organismo politico e religioso che fornisce servizi sociali, scuola e sanità. Dal punto di vista della popolazione, i combattenti di Hamas non sono un organismo straniero, ma figli di ogni famiglia della Striscia e delle altre regioni palestinesi. Essi non si «nascondono dietro la popolazione»: la popolazione li vede come i suoi unici difensori. Perciò, l’intera operazione si basa su presupposti errati. Trasformare la vita in un inferno sulla terra non fa insorgere la popolazione contro Hamas ma, al contrario, essa si stringe dietro Hamas e rafforza la propria determinazione a non arrendersi. La popolazione di Leningrado non si sollevò contro Stalin, più di quanto i londinesi non si sollevarono contro Churchill.

tratto dal blog di Sabina Guzzanti

Berlusconi si fa la campagna elettorale spendendo i soldi pubblici

gennaio 22, 2009 · Filed Under Berlusconi, Italia · Comment 

invece di lavorare per risolvere i problemi degli italiani, Silvio Berlusconi spende il suo tempo e i nostri soldi in Sardegna per la campagna elettorale per l’elezione del nuovo presidente regionale.

Spende il suo tempo per il quale da noi è pagato per perorare la causa del suo uomo in Sardegna, spende i nostri soldi per andare in Sardegna perché ci va ovviamente in qualità di presidente del consiglio, quindi con auto blu, elicotteri e/o aerei di stato, scorte e spese per soggiornare e mangiare e…. tutto in qualità di presidente del consiglio

La Corte dei Conti non ha nulla da dire? E la Corte Costituzionale? E Morfeo Napolitano non monita? Brunetta, così attento e feroce con l’assenteismo dei dipendenti pubblici, lo sa che il suo capo non si presenta mai alla Camera e usa le pubbliche finanze per fare il piazzista? Ne proporrà il licenziamento? – dal blog di Beppe Grillo

Lavorare per passione

gennaio 20, 2009 · Filed Under Italia · 1 Comment 

di Giorgio Fontana

Un paio di mesi fa, sono andato alla libreria Hoepli per un colloquio di lavoro. Il direttore mi ha spiegato che stavano cercando alcune persone per uno stage di sei mesi, 400 euro al mese.
“E poi?”, ho chiesto.
E poi, uno fra questi quattro o cinque stagisti, il più bravo e meritevole, avrebbe forse avuto l’occasione di entrare come commesso a tutti gli effetti – a tempo determinato, s’intende.
“Lo trovo assurdo”, ho detto. “Non servono sei mesi di stage per formare un libraio. Inoltre io ho già fatto il libraio.”
“E crede di sapere tutto al riguardo?”
“No, certo che no, ma ero in gamba. E ripeto, non mi pare siano necessari sei mesi per farmi imparare tutto al riguardo. Lei crede siano necessari?”
“Qui teniamo molto alla qualità. Ed evidentemente si tratta di un sacrificio da fare anche per passione. Vendere libri è anche un discorso di passione.”
“No, guardi, il discorso sulla passione non è cosa. Vendere libri è innanzitutto un mestiere, e i mestieri vanno retribuiti.”
“No, mi fraintende. Volevo dire che è un lavoro difficile e bisogna stare attenti nel valutare un libraio, nel formarlo, e così via.”
“Non lo metto in dubbio. Ma lei crede che siano necessari sei mesi? Con l’alta probabilità, in seguito, di rimanere con niente in tasca? Senza alcuna prospettiva?”
“No, forse sei mesi no. Ma non posso farci niente. Queste sono le direttive dall’alto. Fosse per me, assumerei tutti.”
“Certo. Non si preoccupi. Comunque la cosa non mi interessa.”

Una settimana dopo vengo contattato da una signora della casa editrice. Mi spiega che anche lei vorrebbe vedermi per un colloquio. Le dico di nuovo che non mi interessa, che trovo orribile questa politica eccetera. Mi dice che non è per uno stage. Torno alla Hoepli. La signora è gentile; mi spiega che la Hoepli è a conduzione famigliare, molto conservatrice, all’antica eccetera. Mi chiede cosa ho fatto eccetera. Le dico dei miei libri. Lei annuisce interessata. Le dico che da un paio di mesi mi pago da vivere con gli anticipi, ma presto i soldi finiranno. Cerco lavoro eccetera. Le solite cose.
Quando si arriva al dunque, però, salta fuori che invece la proposta della Hoepli è sempre di uno stage in libreria, sei mesi e così via.
“Però posso provare ad alzarle un po’ il rimborso”, dice la signora.
“No, guardi”, dico. “Non ci siamo capiti. Non è questione di cento euro in più o in meno, è questione che con quei soldi uno non campa, e non può far finta di non campare per sei mesi. Posso ancora accettarlo se si tratta di un neolaureato, se si tratta di uno stage a inserimento, se si tratta di un mestiere da imparare. Ma io mi sono laureato tre anni fa, questo stage non dà alcuna prospettiva, e trovo assurdo far finta che ci vogliano sei mesi per formare un commesso di libreria. Senza contare che io ho già fatto il commesso di libreria.”
“E allora uno cosa deve fare? Assumere tutti a tempo indeterminato? Sa, quando prima si faceva così ci sono capitate certe mele marce che ora non possiamo più mandare via.”
“Forse dovevate fare più attenzione al momento di assumerle.”
“Be’, sia come sia, le condizioni sono queste.”
“E io avevo già spiegato al suo collega che non mi interessano. E’ solo un modo per mascherare la necessità di un rinforzo durante il periodo natalizio. Un rinforzo a basso prezzo e senza alcuna garanzia, per la precisione.”
“Ma scusi, secondo lei con quanto campa uno a Milano?”
“Campare? Be’, pagandosi giusto affitto, cibo e bollette, e qualche birra ogni tanto, direi che con 800 euro al mese uno può campare. Ma campare davvero allo stato basico.”
“Eh, no, 800 euro non glieli posso mica dare! E poi scusi, lei non mi ha detto che adesso ha da parte gli anticipi dei suoi libri? Combinandoli con lo stage potrebbe arrivare a quella cifra, no?”
A questo punto non ci vedo più.
“Scusi, ma stiamo scherzando? Uno che lavora deve avere dei soldi da parte per integrare un rimborso spese? Il lavoro lo diamo solo a chi ha la possibilità di mantenersi al di là di quel lavoro? Magari con scuse come la passione o simili?”
“Fare il libraio è una questione di passione.”
“Guardi, davvero. Non mi interessa. Arrivederci.”

Ecco. Secondo me, queste cose vanno raccontate. Almeno una volta ogni tanto, per ricordarci come funziona.
Tutte le volte che sentirete parlare di “passione”, sappiate che stanno cercando di fregarvi. Il lavoro è lavoro, ed è questo il punto più grave di tutto il blabla del precariato è così via: si sta perdendo la dignità del lavoro. Mio nonno faceva il meccanico, ed era la sua grande passione: fare il meccanico lo divertiva. Un uomo fortunato. Ma non per questo non si faceva pagare.
Io credo che fra un meccanico, un venditore di libri e uno scrittore, per molti versi non ci sia alcuna differenza. Sono lavori. E il lavoro, per definizione, va pagato in termini onesti. Se vi sembra una banalità, be’, purtroppo non lo è più.

fonte: il primo amore

ipocrisia

gennaio 18, 2009 · Filed Under Berlusconi, Italia, cattivo giornalismo, informazione · Comment 

Da qualche tempo i cosiddetti liberali della destra del conflitto di interessi non perdono occasione per chiedere la testa di questo o quel conduttore sgradito al capo supremo. Una volta chiedono la testa di Fabio Fazio perchè ha osato dare la parola al papà di Eluana Englaro, un’altra volta berciano contro Lucarelli che si è occupato della mafia e dei suoi protettori, un’altra volta urlano contro Santoro per non aver garantito il diritto al contraddittorio… Magari si dimenticano di dire che, pur invitati, hanno preferito non mettere piede nelle trasmissioni dove le domande non si concordano prima e dove le risposte bisogna saperle dare.

Quelli che chiedono la testa dei giornalisti sgraditi e invocano il diritto al contraddittorio non hanno ritenuto, invece, di far sentire la propria voce al termine della elegiaca puntata dedicata da Bruno Vespa a Giulio Andreotti. Alla trasmissione hanno partecipato, tra gli altri, il presidente Cossiga, il presidente Casini, il presidente Pisanu, e tanto per non sbagliare, anche la presidente della commisione giustizia della camera, nonchè avvocato di Giulio Andreotti, Giulia Bongiorno, con loro anche Emanuele Macaluso e il giornalista del Corriere Massimo Franco.

Nel corso della puntata dedicata al “divo Giulio” non sono mancati i prevedibili attacchi ai giudici di Palermo, a Giancarlo Caselli, indicati come i responsabili di ogni male, persone indegne di portare le toghe… ci mancava solo che qualcuno invitasse i cittadini a prenderli a calci nel sedere. Per l’ennesima volta si è parlato della completa assoluzione di Andreotti, di demolizione dell’impianto dell’accusa.

Un turista avrebbe pensato di trovarsi di fronte un santo scampato ad un complotto di un gruppo di forsennati, forse di terroristi. Nè al conduttore, nè agli altri ospiti è venuto in mente di ricordare che sia la Corte d’appello sia la Cassazione hanno scritto pagine inquietanti sul rapporto tra mafia e poltica e sullo stesso Andreotti. Nessuno ha ricordato che il presidente Andreotti medesimo ha ritenuto di avvalersi della prescrizione per alcuni dei reati contestati, a nessuno è venuto in mente che in qualsiasi altro paese la descrizione dei rapporti tra poltica e mafia, prima del 1980, avrebbero assunto il sapore di una pietra tombale sulla futura attività politica.
A nessuno è venuto in mente di ricordare che Giancarlo Caselli e i suoi collaboratori erano stati in prima linea contro il terrorismo e contro la criminalità. Quando molti scappavano, furono quei magistrati ad accettare la sfida e a rappresentare la parte migliore dello stato.

In ogni caso, al di là di simili considerazioni che si possono condividere o meno, resta la domanda: perchè non è stato previsto un contraddittorio? Perchè non si è pensato di dare la parola a quei giudici e al giudice Caselli? Perchè i censori dei Fazio e dei Santoro non hanno aperto bocca? Perchè il massacro dela dignità di Giancarlo Caselli e di tanti altri servitori dello stato deve, invece, essere accettata in silenzio, senza la minima reazione?

fonte: contraddittorio si, contraddittorio no

Israele ha portato vita e libertà

gennaio 17, 2009 · Filed Under citazioni · Comment 

«Anche ammesso che si debba condannare l’intervento attuale [...]  questi studenti non sanno che con la nascita dello Stato d’Israele nel 1948 si ebbe l’affermazione della libertà e della vita sulla tirannide e la barbarie» – Carlo Di Castro, docente di Meccanica Statistica a La Sapienza e membro della comunità ebraica di Roma

Evidentemente questo docente non solo non conosce la storia ma non è in grado neppure di cogliere la differenza tra la realtà che si vive oggi in Israele/Palestina e “la libertà e la vita”

fonte della citazione: la Repubblica

un senatore a vita colluso con la mafia

gennaio 15, 2009 · Filed Under Italia, facce di c..o, video · Comment 

ma il reato ovviamente non ha avuto conseguenze penali né di alcun altro tipo… ma si sa che l’Italia è il paese delle opportunità (per i mafiosi, piduisti e raccomandati)

Manca l’uranio, altro che nuove centrali nucleari!

gennaio 10, 2009 · Filed Under Berlusconi, Senza categoria, ambiente & ecologia · 1 Comment 

L’uranio sta finendo, fra il 2015 e il 2025 le centrali nucleari dovranno fermarsi per mancanza di combustibile.

Adesso che il Governo vuole imporre anche con la forza le centrali nucleari, Berlusconi forse farebbe bene ad ascoltare una voce che, mica dai no global!, viene dal centro-destra.

E’ quella della svizzera Isabelle Chevalley, dottore in chimica, fondatrice di Ecologie libérale, che si autodefinisce appunto “un movimento di centro destra”. Dell’uranio Isabelle Chevalley ha scritto sul suo blog 24 Heures. Ecco cosa dice.

Dal 2001 al 2007 il prezzo dell’uranio si è moltiplicato di 10 volte, da 7 a 75 dollari la libbra. A partire dal 1991 non si è estratto uranio a sufficienza per far fronte alle necessità delle attuali 450 centrali nucleari.

Nel 2003, la metà del fabbisogno è stata soddisfatta da scorie militari.

I giacimenti che vengono scoperti attualmente sono quasi tutti più poveri di uranio rispetto a quelli già sfruttati.

Soprattutto, un giacimento non viene mai sfruttato fino in fondo perché l’operazione non è conveniente dal punto di vista economico, nonostante l’alto prezzo.

Il prezzo del combustibile ora pesa solo per il 5-10% sul costo di una centrale. Il principale ostacolo allo sfruttamento dei giacimenti di uranio è legato ad ostacoli tecnici, quale che sia il prezzo di vendita.

Perciò la mancanza di uranio limiterà a poco a poco l’utilizzazione delle centrali nucleari fra il 2015 e il 2025. E’ bene pensarci prima di mettere in cantiere nuove centrali nucleari, nota Isabelle Chevalley, dato che si ammortizzano in 40 anni di funzionamento. Quarant’anni, almeno.

Si troveranno nuovi giacimenti? Le miniere diventano operative solo vent’anni dopo la scoperta, e negli ultimi vent’anni non è stato scoperto nessun grande giacimento.

La produzione di uranio è molto concentrata: l’80% viene da soli sei Paesi, Russia, Nigeria, Namibia, Kazakistan, Australia e Canada. E questo rende l’industria nucleare molto vulnerabile.

L’uranio è anche nell’acqua del mare. Ve ne sono disciolti 4 miliardi di tonnellate, sufficienti a rifornire le centrali nucleari attuali per 60.000 anni. Ma c’è una difficoltà, espone Isabelle Chevalley. La concentrazione è inferiore a 3 milligrammi per metro cubo.

Estrarre uranio dall’acqua del mare? Utopia. Ciclopico, costoso, complesso. Ci sono i dettagli, sul blog di Isabelle Chevalley: per estrarre l’uranio necessario a una centrale ci vorrebbe un’energia quasi pari a quella che la centrale può produrre.

Conclusione di Isabelle Chevalley: è totalmente illusorio voler costruire nuove centrali nucleari. E’ una conclusione “schierata”, dicevo: viene dal centro destra. Se Berlusconi volesse considerare…

Dal blog 24 Heures di Isabelle Chevalley manca l’uranio, altro che nuove centrali nucleari!

Isabelle Chevalley su Wikipedia

Ecologie libérale

Leggi Energia a buon mercato, non c’è nucleare che tenga

Leggi Francia nucleare, il mito dell’autosufficienza energetica

Leggi Nucleare italiano, ma quanto ci costi?

fonte:Manca l’uranio, altro che nuove centrali nucleari!

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