Vista fa schifo, e lo dice anche ComputerWorld
Non avevamo dubbi sul fatto che Windows Vista fosse uno schifo, se n’è accorto anche chi di computer non capisce niente. Adesso a dirlo è anche Mike Elgan, giornalista per la prestigiosa rivista ComputerWorld.
È apparso un articolo, dal titolo: “Windows Vista è un vero e proprio disastro mentre Windows Mobile è inusabile. C’è speranza per Microsoft?” (disponibilie qui).
Per Mr. Elgan, i problemi che affligge Vista riguardano l’incompatibilità della maggior parte dei driver e la mancanza di controllo che l’utente avverte durante il normale utilizzo del sistema. Non è da meno la sua incredibile lentezza anche su computer di ultimissima generazione super-performanti, la mancanza di aggiornamenti di sicurezza per il sistema e l’incompatibilità con la maggior parte delle applicazioni che offre il mercato. In breve, Elgan definisce il sistema operativo Microsoft una vera e propria “schifezza“.
Il prodotto per dispositivi mobili di casa Microsoft, Windows Mobile ha lo stesso genere di critiche. Sempre nello stesso articolo Elgan afferma che “il sistema è di per sé pessimo e che non è per nulla adatto per essere utilizzato su dispositivi mobili“. Secondo ComputerWorld il motivo di queste vere e proprie catastrofi software è da imputare al fatto che “l’azienda di Redmond crede di poter infilare il suo Windows dappertutto, dall’orologio da polso ai supercomputer. Questa visione gli fa perdere di vista una cosa fondamentale: la qualità del software”.
In fine, Mr. Elgan chiede: “Se le cose continuassero in questo modo anche con altri software, quali speranze avrà Microsoft per il futuro?“.
Inoltre altre critiche a Vista arrivano anche da Dell, che ha recentemente dichiarato:
“I cambiamenti compiuti da Microsoft prima del rilascio finale hanno interferito sul corretto funzionamento di driver ed applicazioni, forzando la varie aziende produttrici a lavorare con software al dir poco zoppicante“
Per lo zio Bill e gli altri dirigenti a capo di Microsoft, l’azienda imparerà la lezione ed eviterà di commettere gli stessi errori in futuro.
“Non c’è nulla che possiamo fare per migliorare la situazione di Vista in breve tempo. Per il futuro stiamo già lavorando sodo su Windows 7“.
Quindi alla Microsoft ammettono che non possono migliorare Vista, almeno nel breve periodo, però ce lo dicono solo dopo che lo abbiamo acquistato…
chissà se sul prossimo computer vorrete ancora un sistema operativo della Microsoft…
fonte: Windows Vista fa schifo, e se lo dice ComputerWorld…
consigli per gli acquisti: ATTENZIONE
un esempio: i “Cappelletti al prosciutto crudo” dei Freschi Buitoni, mezzo chilo, euro 1,99
Sulla confezione, l’immagine di una bella fetta di prosciutto. Sembra di sentirne il profumo. Con una vista da aquila - o con una buona lente - si scopre che per fare i cappelletti, oltre a farina, uova, sale non è stata usata solo la coscia stagionata del maiale. Si legge infatti che “il prodotto contiene carne di suino cotta, pangrattato, mortadella (carne di suino, grasso di suino, cuori di suino, trippini di suino), prosciutto crudo stagionato: 9,5% del ripieno”.
Tutto in regola, ovviamente. Certo, se sulla busta fosse scritto in grande “cappelletti al grasso e cuore di suino” davanti allo scaffale non ci sarebbe la fila. Ma chi ha tempo di leggere?
un altro esempio: il wurstel Fiorucci Suillo classico, euro 1,90, con la scritta grande che annuncia “100% puro suino” e scopri che dentro c’è “carne di suino, 80%”
ancora un esempio: il cioccolato. In Italia c’era una legge che diceva: si chiama Cioccolato solo quello fatto con cacao e burro. Quello con la margarina si chiamava Surrogato. Ma gli altri Paesi europei produttori di margarina hanno fatto ricorso alla Corte di giustizia della Comunità, che ci ha condannato. Ora si è fatto un compromesso. Quello con il burro lo chiamiamo Cioccolato puro, quello con la margarina, l’ex Surrogato, Cioccolato e basta”.
adesso facciamo un breve viaggio all’università di Tor Vergata, nello studio del professor Giuseppe Rotilio, docente di biochimica della nutrizione, preside del corso di laurea in Scienza della nutrizione umana. La scrivania viene invasa da confezioni, pacchi, barattoli. “Basta una prima occhiata - dice il professore - per capire che lei spende male i suoi soldi. Troppe calorie, troppi zuccheri. Il problema principale sono appunto gli zuccheri semplici, che assieme ai carboidrati servono per l’energia ma oggi sono assunti in modo esagerato. Si mangia come se tutti fossimo maratoneti o operai da fatica e invece stiamo seduti a una scrivania”. Primo esame: un bel pacco di merendine, le Trecce Auchan. L’etichetta racconta che 100 grammi portano 470 calorie, con 53,9 grammi di carboidrati e 25,5 di grassi.
“Non c’è scritta la percentuale di zuccheri semplici. Anzi no: si dice che in superficie sono il 7%. Ma dentro la pasta? Ci sono arancia candita, sciroppo di glucosio e fruttosio, emulsionante, burro, lievito di birra. Ecco, una merendina di queste è già un pranzo. E’ un cibo troppo ricco, per la nostra generazione. Quando si compra, la prima cosa da guardare sono gli zuccheri semplici, che entrano rapidamente nel sangue ed alzano l’indice glicemico. Provocano l’accumulo di grasso e il tessuto adiposo è resistente all’insulina: alla fine si va verso il diabete”.
io per conto mio sto riscoprendo quanto sono buoni tutti i cibi preparati in casa e eliminando pian piano quanti più cibi industriali, merendine e bibite nocive posso; sicuramente ne traggo giovamento sia in termini di salute che di soldi.
fonte: nella giungla delle etichette
98 miliardi di euro di evasione e nessuno ne parla!!!
Lo scandalo dei 98 MILIARDI DI EURO che le società concessionarie di slot machine devono allo Stato per tasse non pagate sembra arrivare ad una svolta.
Il 7 gennaio scorso infatti, al termine dell’inchiesta svolta dalla Corte dei Conti, la Procura regionale del Lazio della Corte ha depositato una serie di citazioni davvero impressionante: roba da far risparmiare allo Stato una cifra vicina a tre manovre finanziarie.
Dal sito de L’Espresso:
“Sul banco degli imputati ci saranno anche i dirigenti dell’Aams, l’Agenzia autonoma dei Monopoli di Stato, che hanno permesso ai concessionari di violare impunemente la convenzione con l’Agenzia. La capolista indiscussa nella classifica delle contestazioni è certamente Atlantis World. La multinazionale titolare di tre casinò nelle Antille si vede contestare ben 31 miliardi e 390 milioni di euro. Seguono a una certa distanza gli altri nove operatori: Cogetech con 9 miliardi e 394 milioni di euro; Snai con 8 miliardi e 176 milioni, Lottomatica con 7 miliardi e 690 milioni; Hbg con 7 miliardi e 82 milioni; Cirsa con 7 miliardi e 51 milioni;
Codere con 6 miliardi e 853 milioni, Sisal con 4 miliardi e 459 milioni; Gmatica con 3 miliardi e 167 milioni e infine Gamenet con 2 miliardi e 873 milioni”
La richiesta dei danni erariali più grande della storia portata alla luce inizialmente da due giornalisti del giornale genovese “Il Secolo XIX” e rese nota al grande pubblico da un servizio di Striscia la Notizia e dal blog di Beppe Grillo.
Mentre ti aspetti che su uno scandalo di proporzioni bibliche come questo partano programmi di approfondimento, inchieste giornalistiche e che l’informazione aggiorni costantemente i cittadini sul procedere delle indagini ti ritrovi invece nel sostanziale silenzio mediatico con la stragrande maggioranza delle redazioni dei quotidiani nazionali e dei principali tg tutti belli allineati in silenzio per non gettare benzina su un focolaio che, per interessi economici incrociati, gli si potrebbe ritorcere contro.
Un esempio?

Ma ve la immaginate un puntata di Porta a Porta su un tema scottante come questo?
In Italia sarebbe “fanta giornalismo”..
Via | Espresso
fonte: ridateci i nostri soldi
un altro negozio truffa su internet
apprendo con dispiacere dell’ennesimo negozio online che si è rivelato essere una truffa:
Mallteam.it, Striscia la Notizia indaga su acquisti online
Il dispiacere è reso ancor maggiore dal fatto che il negozio in questione era molto interessante, tant’è che mi sono rifornito da loro in passato più volte
Dispiace ancor di più perché il negozio è di Bari…
sto parlando di Mallteam.it, il cui sito risulta attualmente Under Construction nonostante sia stato attivo per oltre un anno.
sul canone RAI
I call center Rai dicono che anche il possesso di un monitor di pc, di un videocitofono o di un videotelefono legittima la richiesta della tassa. Abbiamo provato, inutilmente, a chiedere conferme ufficiali al ministero delle Finanze, all’Agenzia delle Entrate e al ministero delle Comunicazioni, senza ottenere conferme alle tesi dei call center (si veda questo link: Stop al canone Rai).
Nessuna risposta, per il momento, neppure ad una interrogazione parlamentare. Alla trasparenza si preferisce la nebbia, che porta il cittadino ad essere sempre potenzialmente colpevole, ricattato da lettere minatorie che minacciano il fermo amministrativo dell’automobile, solo per il fatto di non pagare e senza alcuna prova che il non-abbonato possieda un apparecchio atto o adattabile alla ricezione di programmi televisivi. Questa nebulosità non genera solo sfiducia nei cittadini, ma e’ anche costosa. Quanto spende la Rai per pagare gli addetti che con fare mafioso lasciano bollettini per pagare il canone? Quanto costa inviare milioni di inutili lettere a chiunque cambi residenza?
Anche questi sono i costi della mancata trasparenza. Quanto si risparmierebbe, invece, se venisse privatizzata la Rai? Per garantire un reale servizio pubblico, finanziato con la fiscalità generale, basterebbe un canale senza pubblicità.
Invece si preferisce il baraccone. Purtroppo il potere politico non riesce ad evolversi. Pur di mantenere i privilegi, consentendo il malaffare, che inevitabilmente genera la mancanza di chiarezza, preferiscono sopportare le ondate di “antipolitica” generalizzata.
quasi tutte le ADSL filtrano il P2P
Che i vari provider italiani e nel mondo applicassero dei filtri per impedire o limitare l’utilizzo del P2P lo sapevo da tempo.
Adesso però posso finalmente citare uno studio organico e professionale in cui viene chiarito il punto della situazione in Italia:
il quadro che ne emerge non è affatto dei migliori, infatti oltre alla consueta scarsa trasparenza e mancanza dirispetto per gli utenti d parte di grandi multinazionali e provider, si affianca una carenza normativa (il che è la norma in Italia) che non tutela gli utenti e non specifica chiaramente quali sono i dettagli tecnici che un fornitore di ADSL è tenuto a comunicare.
Tele2 e Wind filtrano il traffico (Michele, te lo avevo detto)
Libero filtra il traffico, per Fastweb alcuni utenti dicono di si altri di no, per Telecom ufficialmente non avviene (ma devo dire che chi sottoscrive un ADSL con Telecom tipicamente non è proprio uno che capisce molto di internet…)
Nel variegato panorama dei provider (perché di provider ce ne sono molti, non solo quelli di cui vediamo la pubblicità in televisione) solo due operatori hanno chiaramente espresso la loro posizione (e quindi cosa si deve aspettare un loro cliente):
- NGI commercializza un’offerta ADSL in cui il P2P è filtrato, ma tale ADSL costa molto di meno ed è appositamente rivolta a quei clienti che vogliono navigare velocemente, non scaricare film o quant’altro, esigenze per le quali NGI fornisce altre offerte tutte molto professionali
- SiPortal dichiara di tutelare (e quindi non filtrare) il traffico P2P degli utenti
in attesa che l’AGCOM riesca a far approvare un regolamento che obblighi gli ISP a rendere esplicito al cliente che servizio effettivamente gli vendono, potete leggere il resoconto della situazione su Punto Informatico
nessun condono per i 98 miliardi di euro evasi dai monopoli di stato
Ronano Prodi, incalzato da un inviato di Striscia la Notizia sulla maxi evasione da 98 miliardi di euro da parte dei monopoli di stato, assicura che non ci sarà nessun condono, sebbene non mi sembra che si si sbilanciato troppo nell’assicurare che i responsabili di questo colossale furto ai danni del popolo italiano verranno perseguiti senza alcuno sconto (in fin dei conti ha solo detto che non ci saranno condoni, il che mi sembra a malapena il minimo di quello che avrei voluto sentirgli dire).
fonte: FISCO/ PRODI: NESSUN CONDONO PER IMPOSTE NON PAGATE DA MONOPOLI
vedi anche 98 miliardi di euro di evasione fiscale
98 miliardi di euro di evasione fiscale
Due giornalisti del Secolo XIX di Genova, Menduni e Sansa, denunciano da tempo che le società concessionarie delle slot machine devono allo Stato 98 miliardi di euro, questo sarebbe confermato da un rapporto di una commissione di inchiesta parlamentare e secondo gli uomini della Guardia di Finanza.
Ma non basta: la Corte dei Conti ha chiesto alle società concessionarie di pagare decine di miliardi di euro per il risarcimento del danno ingiusto patito dallo Stato, e chiede al dottor Giorgio Tino, il direttore dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), il pagamento di 1,2 miliardi di euro di danni.
Giorgio Tino è un uomo bipartisan, piazzato all’AAMS da Tremonti nel 2002 e riconfermato al suo posto dal governo Prodi.
Se c’è una cosa che abbiamo imparato in Italia è che quando si mettono d’accordo destra e sinistra raramente (mai?) è per il bene del popolo italiano, più probabile che si tratti dell’ennesima porcata: infatti di questo si tratta anche in questo caso!
Domandatevi: dove sono finiti questi soldi? Ai partiti, alle Mafie, a privati cittadini?
Secondo la commissione e gli investigatori, questo tesoro sarebbe stato regalato alle società che gestiscono il gioco d’azzardo legalizzato. Di più: nei consigli di amministrazione di alcune di queste società siedono uomini appartenenti a famiglie legate alla Mafia. Insomma, lo Stato italiano invece di combattere Cosa Nostra le avrebbe regalato decine di miliardi di euro.
Fra i responsabili dei Monopoli c’è la dott.ssa Alemanno (sorella dell’ex-ministro di Alleanza Nazionale), inoltre pochi lo sanno, ma i Monopoli gestiscono il commercio del tabacco e del gioco d’azzardo legalizzato: Alleanza Nazionale ha suoi rappresentanti proprio nei consigli di amministrazione delle società concessionarie delle slot machine, mentre le federazioni dei Democratici di Sinistra sono proprietarie di molte sale Bingo.
Nonostante queste accuse pesantissime pubblicate sui giornali, nonostante quanto espresso dala Corte dei Conti e dalla Guardia di Finanza, nessun esponente del governo, nessun politico ritiene di dover smentire o rilasciare dichiarazioni, nessuna televisione o giornale di una certa tiratura ritiene che il popolo italiano debba essere informato di tutto questo.
Per tutti i media una vera notizia è riferire le esortazioni del segretario del vaticano Tarcisio Bertone: “Tutti devono pagare le tasse perché è un dovere e questo deve essere fatto con leggi giuste”
Per tutti i media una vera notizia riferire le esternazioni da codice penale di Bossi o l’indignazione di Montezemolo sul paventato aumento della tassazione sulle rendite finanziare (le rendite finanziarie permettono a qualcuno di vivere appunto di rendita, per i comuni cittadini sarebbe più utile avere più servizi pubblici, magari finanziati proprio grazie alle tasse sulle rendite finanziarie).
Forse però è meglio che la gente non sappia, perché non credo che tutti accetterebbero con rassegnazione o “prenderebbero con filosofia” un tale furto a noi tutti.
Staremo a vedere quando i direttori dei telegiornali riterranno gli italiani degni di essere trattati da adulti, senza che gli si parli solo del campionato di calcio o delle cliniche per cani e gatti.
Per approfondimenti potete leggere questi due post: bische di stato e il potere del silenzio.
I MALESSERI DI GROUND ZERO TORNANO A PERSEGUITARE GIULIANI
Ahimè, l’uomo considerato l’eroe dell’11 settembre, lo sceriffo degli Stati Uniti, colui che vorrebbe diventare presidente, deve oggi fronteggiare migliaia di persone che hanno lavorato disinteressatamente a Ground Zero, hanno contratto gravi malattie, e stanno citando in giudizio l’amministrazione cittadina per i danni alla salute. Nell’articolo No money to treat 9/11 workers, $3 billion to fight Iraq? (Online Journal, 20 dicembre 2006) avevo descritto le loro disgrazie.
Avevo citato il New York Times, secondo il quale “medici e funzionari federali hanno dichiarato ieri che nei prossimi mesi si esauriranno i circa 40 milioni di dollari stanziati dal governo federale a favore dei lavoratori, volontari e vigili del fuoco ammalatisi dopo aver lavorato allo sgombero e al recupero delle rovine del 9 settembre”.
Per continuare a prestare le cure necessarie servirebbero “256,6 milioni di dollari, inclusi 163,6 milioni per spese mediche dirette a 19.200 persone (91,2 milioni per 9.600 pazienti con malattie respiratorie o digestive, 58 milioni per pazienti con alterazioni mentali legate agli avvenimenti dell’11 settembre, e 14,4 milioni per 1.600 pazienti con disturbi muscoloscheletrici). Le medicine rappresentano oltre la metà dei costi di trattamento”.
…..
“Più di 2.000 vigili del fuoco cittadini hanno dovuto essere curati per gravi problemi respiratori, e il 70% dei quasi 10.000 partecipanti alle equipe di soccorso che sono stati controllati al Mount Sinai Medical Center mostrano alterazioni polmonari. I funzionari comunali calcolano che i costi sanitari dovuti all’inquinamento dell’aria attorno a Ground Zero sono già arrivati a qualche centinaio di milioni di dollari, e nessuno può dire quali altre malattie, ad esempio tumori, verranno alla luce”.
Inoltre, il 24 maggio 2007 il New York Times ha segnalato che per la prima volta New York attribuisce un caso di decesso alla polvere del disastro dell’11 settembre. “In una lettera resa pubblica ieri [24 maggio 2007], il dottor [Charles S.] Hirsch, medico legale capo della città di New York, si è detto certo, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la polvere delle torri gemelle ha contribuito alla morte della quarantaduenne Felicia Dunn-Junes, avvocato civilista coinvolta negli eventi dell’11 settembre dopo essere uscita dal suo ufficio a un isolato dalle Torri gemelle. Felicia aveva in seguito sviluppato una grave malattia bronchiale e manifestato problemi respiratori, ed era deceduta cinque mesi dopo l’attacco terroristico. Il suo nome verrà aggiunto all’elenco delle vittime del World Trade Center, portando così a 2.750 il numero ufficiale dei morti a causa dell’attentato. . .”
Un sindaco fuori controllo
Il primo articolo del Times ci ricorda che la “città aveva un piano di sicurezza per i lavoratori, ma non aveva mai seriamente applicato l’obbligo federale che imponeva l’uso di respiratori a chi interveniva sul posto”. Sembra che Hizzoner fosse ossessionato dal desiderio di portare a termine il lavoro nel più breve tempo possibile, a qualsiasi costo. Un funzionario dell’amministrazione militare ha detto che “Giuliani si è comportato come un dittatore benevolo”; io eliminerei benevolo dalla definizione, dato che non ha mai permesso alla FEMA [Federal Emergency Management Agency, un'agenzia del Department of Homeland Security n.d.t.] o all’esercito di prendere in carico le operazioni di sgombero.
“Si pensava che lo sgombero sarebbe durato 30 mesi”, afferma il Times, ma “a giugno 2002, nove mesi dopo l’attacco, l’area era già stata ripulita”. Non si è trattato solo di velocità, si è trattato della sparizione di quella che era di gran lunga la più importante scena del crimine della storia americana; anzi si è trattato di un nuovo crimine, commesso con intenti criminali da qualcuno, l’ex procuratore generale Rudy Giuliani, che sapeva benissimo quel che faceva,. E che motivi poteva avere per ingannare in questo modo la giustizia? È possibile che, oltre a rimettere in sesto Wall Street, Giuliani abbia dato una mano a coprire il come e il perché le torri sono state abbattute?
Naturalmente la maggior parte di quelli tra noi che non si limitano a leggere il Times sanno benissimo che non sono stati certo due aerei di linea pilotati da terroristi islamici con lo sguardo selvaggio a buttar giù gli edifici. In primo luogo sulla lista dei passeggeri imbarcati non si ritrova nemmeno uno loro nomi; e il direttore dell’FBI Robert Mueller, che subito dopo i fatti aveva tirato fuori come per magia nomi e storia dei terroristi, ha successivamente ammesso che non si poteva provarne in modo incontrovertibile la presenza a bordo, a differenza del passaporto di Mohamed Atta, ritrovato in perfetto stato tra le rovine di Ground Zero. È molto probabile che gli aerei siano stati in effetti pilotati con un sistema di controllo a distanza inseritosi non appena i trasponder erano andati fuori uso.
In secondo luogo, in quel freddo mattino di settembre i 10.000 galloni di carburante aereo di ciascun velivolo hanno bruciato con grande rapidità e luminosità all’aria aperta. Non avrebbero potuto sviluppare, e non lo hanno fatto, la temperatura necessaria a fondere le sovradimensionate strutture in acciaio delle torri. In effetti le torri sono state distrutte da una serie di massicce esplosioni in cascata dalla sommità verso il basso e dalle fondamenta verso l’alto. La caduta alla velocità della gravità non è stata rallentata dall’affastellarsi dei piani l’uno sull’altro. Ogni edifico è dunque crollato per 1.300 piedi in circa 10 secondi.
Per ironia della sorte, la torre sud, la seconda ad essere colpita, è crollata per prima, dopo un incendio durato meno di 30 minuti. La torre nord, colpita per prima, ha bruciato invece per quasi un’ora ed è venuta giù per ultima. E allora, non è possibile che la fretta del sindaco di ripulire l’area sia stata dovuta alla volontà di nascondere qualcosa? Aveva forse avuto qualche informazione segreta su questi strani e bizzarri eventi?
Hizzoner voleva forse far sparire le prove di metalli aerosolizzati e di materiali esplosivi come la termite, che hanno poi creato quel miscuglio cancerogeno di polvere in sospensione - formato da cemento, ferro, plastica, legno, gomma, cavi, carne umana, mescolati nei particolati - che avrebbe potuto fissarsi e calcificare nei polmoni e in altri tessuti del corpo? I 200.000 galloni di acqua sul cemento si erano letteralmente vaporizzati. Per capire l’enorme portata delle esplosioni, è utile leggere su The US Government’s Usage of Atomic Bombs- Domestic- WTC - il rapporto del dottor Ed Ward, MD, alla The Price of Liberty.org.
“Le tipologie e percentuali di tumori sono enormi. Vi sono almeno quattro varietà di tumori delle cellule del sangue: leucemia, linfoma, cellule di Hodgkin, e mieloma. E vi sono molte più varietà di tumori dei tessuti molli. Vi è un tumore al cervello e uno al seno. In vari casi esistono sottovarietà di tipi specifici di tumore, fino ad oggi non comunicati. Vi sono forti percentuali di malattie respiratorie e perdite di funzionalità e numerose segnalazioni di “cicli irregolari” (errori?). Probabilmente bisognerà seguire altri tipi di tumore. In particolare i volontari dovrebbero essere controllati per il tumore e la funzionalità della tiroide. Non sono state segnalate deformazioni fetali, ancora un controllo da effettuare. C’è una origine comune, e una sola possibile origine comune, per tutti questi problemi e cancri: le radiazioni”.
Il dottor Ward sostiene che “l’evidenza dei fatti dimostra che il nostro governo sta usando e ha giù usato bombe all’idrogeno della terza, e forse della quarta generazione in patria e all’estero. Le prove dell’uso all’estero non sono così decisive come quelle dell’uso in patria, ma se prendiamo in considerazione quest’ultimo caso il loro uso a livello internazionale sembra inevitabile. Il processo di esclusione basato sui fatti conosciuti lascia solo una possibile spiegazione per la distruzione degli edifici del WTC (World Trade Center): una bomba all’idrogeno relativamente pulita”. Leggete anche l’aggiornamento del dr. Ward sull’imaging termico e vi si apriranno gli occhi.
Hizzoner aveva ricevuto in anticipo qualche informazione sull’11 settembre?
Forse Hizzoner non aveva idea di cosa sarebbe successo, ma in qualche modo sapeva che alle 9.15 avrebbe dovuto evacuare il suo quartier generale al 23° piano della Tower Seven. Secondo quanto ha dichiarato, gli era stato detto che l’edificio sarebbe stato demolito. La Tower Seven non crollò insieme alle altre due torri: il suo proprietario Lucky Larry Silverstein, lo fece demolire otto ore dopo con un’operazione dall’interno, e la costruzione si accartocciò ordinatamente ai suoi piedi, permettendo a Silverstein un profitto immediato di 500 milioni di dollari sulla differenza di costo tra la vecchia Tower 7 e la nuova torre. Come potete facilmente capire, la demolizione intera di un edifico di quella taglia richiede settimane di preparazione, non otto ore.
Inoltre, Giuliani e Silverstein già sapevano che le Twin Trade Towers erano “bombe” all’amianto, perché per la loro costruzione alla fine degli anni ‘70 erano stato usato come isolante questo materiale mortale. Le torri non avevano potuto essere abbattute con un’operazione dall’interno perché facevano parte di una Fondazione pubblica (la Port of Authority of New York and New Jersey, creata dalla famiglia Rockefeller), ma per legge avrebbero comunque dovuto essere eliminate all’incirca nel 2007. Sfortunatamente, avrebbero dovuto essere smontate pezzo a pezzo, a un costo di oltre 10 miliardi di dollari.
Giuliani ne era perfettamente al corrente, e Silverstein lo sapeva quando fittò l’edificio, due mesi prima dell’11 settembre. Forse è per questo che aumentò la copertura assicurativa portandola a 3,5 miliardi e aggiunse una clausola che includeva gli “attacchi terroristici”. In seguito tentò di farsi pagare separatamente per ogni attacco, manovra che gli avrebbe portato più di 7 miliardi di dollari. Nell’edizione del 24 marzo 2003, il Times annuncia che in base all’accordo raggiunto le assicurazioni hanno accettato di pagare somme miliardarie per Ground Zero. Un secondo contratto, che prevedeva la clausola del doppio indennizzo, non era stato ancora finalizzato al momento degli avvenimenti ed ha quindi dato il via a sei anni di controversie. Ancora una volta, ammirate la previdenza di Silverstein nel richiederlo prima di qualsiasi altra cosa.
L’ultimo articolo del Times citato ci spiega anche che il governatore di New York, Eliot Spitzer, ha agito da mediatore nei colloqui con gli ultimi sette assicuratori (su un totale di dodici) che non avevano ancora raggiunto un accordo: Allianz Global Risks, Travelers Companies, Zurich, Swiss Re, Employers Insurance, Industrial Risk Insurers e Royal Indemnity hanno accettato di pagare in totale 2 miliardi di dollari. Le altre assicurazioni avevano già accettato di pagare 2,55 miliardi, e il totale arriva dunque a 4,55 miliardi, che verranno versati a Silverstein e alla Port Authority dopo aver sperperato milioni in controversie legali.
Dei due miliardi, 1,13 miliardi andranno a Silverstein - che costruirà tre grandi torri di uffici (torri 2, 3 e 4) tra Vesey Street e Liberty Street, a est del WTC – e 870 milioni alla Port Authority of New York and New Jersey, attuale proprietaria di Ground Zero e costruttrice del WTC originale. I nuovi fondi faciliteranno la costruzione della Freedom Tower, più alta di quella originariamente prevista, che ha un costo totale di 3 miliardi di dollari, e della Torre 5. I rimborsi delle assicurazioni copriranno la metà delle spese di costruzione delle cinque torri, delle aree commerciali e probabilmente di un albergo. Non dimenticate che il versamento iniziale fatto da Silverstein e soci per ottenere l’affitto del WTC per 99 anni a 120 milioni di dollari all’anno era stato di 125 milioni: il socio occulto di Silverstein, Lloyd Goldman, aveva partecipato con 80 milioni e Lucky Larry con soli 14 milioni. Niente male come affare per Lucky Larry.
Altro punto interessante: il governatore Spitzer si è fatto in quattro per risolvere il pasticcio finanziario della copertura assicurativa per il disastro dell’11 settembre , mentre ha completamente ignorato tutte le informazioni presentate vari anni or sono da studiosi e scienziati in base ai quali appariva chiaro che il disastro dell’11 settembre era un’operazione condotta dall’interno. Ci si potrebbe chiedere perché non ha usato il suo formidabile talento per districarsi nel groviglio della disinformazione governativa e portare alla luce l’innegabile realtà che l’11 settembre è stata un’operazione condotta dall’interno, un falso vessillo per giustificare l’invasione del mondo islamico. È possibile che il riformista Eliot Spitzer, ex avvocato/socio dello studio di diritto societario Skadden Arps (tra le altre cose studio di Larry Silverstein prima degli avvenimenti dell’11 settembre e di Hank Greenberg, amministratore dell’AIG), non avesse nessuna voglia di affrontare questi pessimi elementi?
Alla luce di questi elementi – e del fatto che Giuliani sapeva della presenza della FEMA in città la notte del 10 settembre, apparentemente per una serie di esercitazioni antiterrorismo (come dimostra su Prisonplanet.com l’articolo di Alex Jones e Paul Joseph Watson Wargames Were Cover For the Operational Execution of 9/11) - Rudy potrebbe aver avuto una più machiavellica ragione per portare avanti quei mortali turni di lavoro a rotazione sulle 24 ore: come abbiamo già detto, far sparire in caso di ulteriori indagini ogni prova dei veri colpevoli, membri di alto livello del nostro stesso governo, che hanno quindi considerato Rudy un vero amico da coltivare.
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“Una cospirazione d’intenti”
Nello stesso articolo del Times, Suzanne Mattei, direttore dell’ufficio di New York del Sierra Club e severo critico del modo in cui è stato condotto lo sgombero, ha detto “La definirei una cospirazione d’intenti. Non c’era nessuno che andasse in giro dicendo ‘lo state facendo in modo poco sicuro’. C’era una tendenza generale a portare avanti il lavoro quanto più rapidamente possibile, a fare in modo che tutto fosse a posto e funzionasse al più presto. Qualunque ostacolo su questa strada tendeva a essere ignorato”.
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Come ricorda DePalma, un giornalista del Times, “i dati registrati indicano che sin dall’inizio l’amministrazione cittadina era al corrente del pericolo rappresentato dalla polvere di Ground Zero. In una dichiarazione dinanzi a un tribunale federale, Kelly R. McKinney, associate commissioner del dipartimento sanitario della città nel 2001, ha dichiarato che la notte stessa dell’11 settembre era stato diffuso un avviso in cui si sottolineava che l’amianto nell’aria rendeva la zona pericolosa e che tutti avrebbero dovuto indossare una maschera…”. Molti lavoratori rifiutarono di farlo, vista la necessità di avanzare con eccezionale rapidità, e molti tra loro si lamentarono inoltre per la scomodità delle maschere, che rendevano impossibile parlare.
DePalma aggiunge che “le violazioni alle norme federali di sicurezza furono molte, e nessuno tentò di farle rispettare. L’OSHA [Occupational Safety & Health Administration NdT] non svolse un ruolo attivo nella fase di recupero, come avviene invece di solito nelle operazioni di emergenza”. In un altro articolo afferma che un funzionario della Port of Authority of New York and New Jersey, non autorizzato a parlare a nome dell’agenzia, aveva detto: “tutta l’attenzione era concentrata per evitare gl’incidenti, non per proteggere i lavoratori dalle polveri tossiche”. In altre parole: la rapidità prima della sicurezza.
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Ma ignorare i fatti è una caratteristica del modo di fare di Rudy. Non c’è da stupirsi se il Times commenta che “il modo in cui l’amministrazione cittadina ha gestito i problemi di sicurezza è stato criticato da medici, sindacati e esperti di sicurezza sul lavoro”. E aggiungiamo alla schiera dei critici Kristen Breitweiser, una vedova dell’11 settembre, Jersey Girl ed ex repubblicana, il cui marito perì nella torre nord. Ecco cosa dice sul suo sito web…
“scusatemi, ma è a Giuliani che risale la responsabilità di aver voluto collocare il centro di gestione delle emergenze di New York nel WTC [23° piano, edificio 7]… Durante gli attentati, il centro divenne inoperativo e alla città venne a mancare una chiara catena di comando e una struttura fisica sul posto in grado di coordinare la risposta alla catastrofe. In tutta franchezza, se in quei giorni Giuliani era costantemente presente sugli schermi televisivi e si prestava a essere intervistato è perché girava tra la folla nelle strade per tentare di creare un posto di comando, dato che quello che aveva scelto e attuato [contro il parere del suo vecchio amico capo della polizia Howard Safer e di molti altri] era stato paralizzato dall’attacco…”.
Breitweiser aggiunge che “Giuliani è inoltre responsabile per aver voluto dare in dotazione ai Vigili del fuoco della città apparati radio Motorola inutilizzabili. Anche questa scelta è costata centinaia di vite, quando i vigili non poterono udire gli ordini di evacuare le torri poco prima del loro collasso”. A proposito, le radio dovevano ancora essere riparate anni dopo l’11 settembre, e anzi erano fuori uso dal primo attacco al WTC del 1993, quando Giuliani si era candidato come sindaco (e fu poi eletto).
Ovviamente, a questo punto l’argomento più schiacciante contro Rudy è la sua criminosa fretta di effettuare lo sgombro. Si tratta di uno schema di comportamento caratteristico di Giuliani, l’autonominatosi “dittatore” più che disposto a ricoprire un ruolo illegale e/o ai margini della legge per portare avanti affari poco chiari. E questo è l’uomo che ci troviamo oggi di fronte come candidato alla presidenza, anzi, in effetti, come primo tra i candidati repubblicani. Guai a quelli che non si sforzano di conoscerlo a fondo. Esaminate la sua vita privata, particolarmente dongiovannesca con i suoi tre matrimoni. In questo recente articolo del Washington Post In Private Sector, Giuliani Parlayed Fame Into Wealth potrete conoscere i suoi loschi contatti d’affari dopo aver ricoperto la carica di sindaco.
Se tutto va bene, scoprirete “Che cosa spinge Rudy a correre”. Una inflessibile se non spietata volontà di correre, non il patriottismo o le preoccupazioni per il bene comune. E tenendo sempre a mente l’ossessione dell’attuale dittatore “Sono io quello che decide”.
fonte: ComeDonChisciotte.org
MACCHINE PER VOTARE, MACCHINE PER TRUCCARE
Gli scrutini presidenziali e legislativi del 2007 in Francia rischiano di dare luogo ad una polemica che potrebbe essere tanto intensa quanto quella avutasi durante l’elezione di George Bush alla presidenza degli Stati Uniti nel 2002. Ci si ricorda che da tutto il paese erano affluiti lamentele e ricorsi, che lo spoglio era durato più di un mese, e che poi la Corte suprema aveva designato George W. Bush, ordinando la sospensione del riconteggio delle schede. Questo disordine era in gran parte dovuto all’utilizzo di “macchine elettorali”.
Da allora, numerosi studi condotti dai laboratori di ricerca, dalle commissioni di governo e dalle commissioni di esperti indipendenti seminano il dubbio sulla veridicità degli scrutini nei quali sono utilizzati i dispositivi per il voto elettronico. Tali macchine saranno utilizzate in numerose circoscrizioni francesi durante le elezioni presidenziali e legislative del 2007. Con il rischio di mettere in dubbio la legittimità dei nuovi eletti.
Ci si ricorda che l’elezione di George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti nel 2002 si rivelò fraudolenta.
Tra i metodi sistematici d’imbroglio allora messi a punto per garantirgli il potere, c’era stato l’utilizzo delle macchine elettorali. Si trattava d’invalidare una parte dei voti nei seggi abitualmente democratici, basandosi su “errori” della macchina. All’epoca una parte di questi strumenti era equipaggiata di un sistema meccanico di perforazione delle schede di cui il cattivo funzionamento assicurò la non elezione di Al Gore. In seguito, l’ex presidente Jimmy Carter, co-presidente della Commissione bipartisan sulla riforma delle procedure di scrutinio, dichiarò pubblicamente che gli elettori avevano in realtà scelto Al Gore.[1]
Dopo che le macchine erano state presentate come strumenti per incrementare la rapidità e l’affidabilità dei risultati, seguì un mese di agitazioni durante il quale nessuno sapeva chi fosse il nuovo presidente eletto. I candidati opponevano procedure su procedure, al fine di far ricontare manualmente i voti o, viceversa, per impedire questo riconteggio. Il risultato dell’elezione fu alla fine re-inviato in Corte suprema, controllata da giudici vicini a George Bush padre, che designarono senza sorpresa suo figlio come il quarantatreesimo presidente degli Stati Uniti. Grazie alla loro sistemazione, l’utilizzazione delle macchine aveva permesso la più grande frode elettorale della storia.[2]
A titolo di esempio, citiamo il Washington Post del 7 novembre 2000:
“Una cosa molto strana è successa a Deborah Tannenbaum, che rappresentava il partito democratico nel seggio di Volusia durante questa notte d’elezione. Alle 22, aveva appena chiamato l’ufficio del comitato incaricato del conteggio e le avevano detto che Al Gore oltrepassava Bush di 83000 voti contro 62000. Ma quando consultò, mezz’ora più tardi, il sito Internet del comitato per un aggiornamento delle proprie cifre, scopriva un risultato sorprendente: il punteggio di Gore si era abbassato di 16000 voti.“
L’errore veniva dal seggio 216 del comitato di Volusia, che conta 585 iscritti. La macchina per votare annunciava che 412 iscritti avevano appena votato, una percentuale abituale. Il problema è che la macchina annunciava che questi 412 votanti avevano espresso 2813 voti per George Bush, e 16022 voti negativi per Al Gore.
Sempre negli Stati Uniti, nel novembre 2003, nel comitato di Boome (Indiana), un computer elettorale registrò 144.000 voti quando non c’erano che 19.000 elettori. Nell’ottobre 2004, nel Dakota del Nord, le macchine per votare che codificavano con un “si” ed un “no” i codici a barre letti durante un referendum, davano entrambe come risultato un “no”.
Generalizzazione della frode elettorale
Questo sistema di frode fu rapidamente perfezionato dalla dotazione di computer elettorali a numerosi stati. Ad ogni scrutinio affluivano lamentele, ricorsi e domande d’annullamento. Durante le elezioni parlamentari di metà mandato, il 7 novembre 2006, l’ONG Votersunite ha recensito più di 250 incidenti attraverso il Paese. Il Congresso aveva pertanto dispensato più di tre miliardi di dollari per aggiornare gli equipaggiamenti, dopo i problemi di conteggio dei voti constatati nell’elezione presidenziale nel 2000.
Molti elementi sembrano, di fatto, mostrare che la principale utilità delle macchine da voto è quella di facilitare la frode elettorale. L’esempio dell’elezione del senatore repubblicano del Nebraska, Charles Hagel, è sintomatico.
La sua prima elezione al Senato, nel 1996, fece scalpore, tanto sconfessava i sondaggi che davano il suo avversario democratico di molto innanzi a lui. La spiegazione di quest’ elezione a sorpresa fu data parecchi anni dopo dal responsabile dell’ONG BlackBoxVoting, Bev Harris, che rivelò che prima di essere senatore, Charles Hagel era stato azionista, presidente e direttore del fabbricante di computer da voto ES&S. Questa società conta circa il 60% di schede degli Stati Uniti e costituisce uno dei tre marchi omologati in Francia.
Durante la sua elezione a sorpresa, i seggi della sua circoscrizione erano equipaggiati di computer elettorali… ES&S.
Davanti ad un esempio così flagrante di conflitto d’interessi tale da intaccare la legittimità dell’elezione, venne interessato il comitato etico del Senato. In una decisione che fece scandalo, finì per confermare il signor Hagel - che aveva acquisito un ruolo politico chiave poiché controllava potenzialmente l’elezione di più della metà degli eletti - nella sua funzione di senatore e, alfine di evitare la riedizione di questo genere di problema… modificò la regola, risolvendo in tal modo il conflitto d’interessi.
La superiorità dei computer elettorali sulle vecchie macchine elettorali a perforazione è dovuta incontestabilmente al fatto che la maggioranza di essi non permettono il riconto dei voti, poiché è tutto elettronico e non c’è scheda. Ciò evita delle lunghe battaglie giuridiche.
Una strana società dal nome di Votehere giocò tra l’altro un ruolo preponderante nell’installazione sistematica dei computer elettorali negli Stati Uniti. Malgrado sia una società di dimensioni modeste, dispensò per promuovere il voto elettronico più denaro di tutti e tre i fabbricanti di computer messi insieme, ES&S, Diebold e Sequoia. Il fatto che Robert Gates, sostituto di Donald Rumsfeld al posto di segretario alla difesa, sia stato uno dei direttori di Votehere accresce il sospetto legittimo contro i computer elettorali.
Ricordiamo che Robert Gates fu arruolato dalla CIA durante il corso dei suoi studi universitari e divenne un analista specializzato in “sovietologia”. Si barcamenò tra l’Agenzia ed il Consiglio di sicurezza nazionale fino a diventare, nel 1991, direttore della Cia: in seno all’agenzia organizzò e partecipò a numerose operazioni di manipolazione dell’opinione pubblica come l’erronea imputazione del tentato omicidio di Giovanni Paolo II al KGB attraverso la “filiale bulgara”. [3]
Nicolas Sarkozy autorizza i computer di voto in Francia
In Francia, il ministero dell’Interno, allora diretto da Nicolas Sarkozy, ha autorizzato l’utilizzo di computer per il voto con il decreto del 17 novembre 2003. I modelli abilitati sono il modello “ESF1″ della Società Nedap-France elezione, il modello “iVotronic” della società ES&S Datamatique ed il modello “Point & Vote” della società Indra Sistemas SA. Questi sono stati utilizzati a partire dal 2004. Durante le elezioni europee, una quarantina di città li hanno utilizzati, tra cui Marsiglia, Nizza, Dijon, Rennes e Grenoble. Durante l’elezione presidenziale del 2007, 82 città sono ricorse ai computer elettorali, il che significa 1,5 milioni di elettori.
Ciononostante, l’arrivo in Francia dei computer per votare si basa su un’interpretazione controversa del termine “macchina per votare”, introdotto nel codice elettorale nel 1969, epoca dove i computer non esistevano e dove questo temine designava una macchina meccanica che le autorità cercavano di mettere a punto per ridurre il tasso di frode elettorale in Corsica. L’affidabilità di questa macchina, in cui non interveniva nessun elemento elettronico, era ben lungi da quella degli attuali computer per votare.
Numerosi studi condotti da alcuni informatici, o con il loro aiuto, si sono posti la questione di sapere se l’utilizzo del voto elettronico fosse neutro e se esso poteva introdurre degli espedienti contrari ai criteri di sincerità, confidenza, trasparenza, unicità ed anonimato di scrutinio.
Gli studi indipendenti si concludono tutti con la pronuncia di serie riserve.
Nel settembre 2006, il dipartimento informatico della prestigiosa università di Princeton ha, per esempio, reso pubblico uno studio sulla sicurezza delle macchine per votare. I ricercatori hanno analizzato una delle macchine presente negli uffici di voto negli USA, la Diebold Accuvote-TS.
Le loro conclusioni sono, sui punti principali, estrapolabili all’insieme dei computer elettorali presenti sul mercato elettorale, dato le similitudini del loro funzionamento.
Secondo il professor Felten, membro del laboratorio, le sfide tecniche necessarie per rendere affidabile il voto elettronico sono “molto difficili, quasi impossibile da rilevare.”
Lo studio afferma “alla luce delle procedure reali di elezione, l’analisi della macchina mostra che è vulnerabile ad attacchi molto gravi. Per esempio, una persona che ottiene un accesso fisico, anche per un solo minuto, alla macchina, ci può installare un programma pirata; un tale programma può rubare i voti in modo irrilevabile, modificare le registrazioni, diari e contatori in modo tale che siano in accordo con i falsi risultati che ha appena creato.
Una tale persona male intenzionata può anche creare un programma che si espanda silenziosamente ed automaticamente durante il normale corso delle attività elettorali, un virus da voto. Abbiamo proceduto a delle dimostrazioni di questi attacchi nel nostro laboratorio.”
Il programma pirata può essere installato bene anche da un semplice impiegato del fabbricante, dal venditore o affittuario, dal trasportatore o da qualunque persona che abbia accesso al luogo di stoccaggio delle macchine o a queste stesse macchine il giorno del voto.
Nel caso che figura precedentemente, è facile fare in modo che il programma pirata installato sulla macchina rubi voti ad uno dei candidati per darli all’altro, senza che questo sia rilevabile o che si possano ricontare di nuovo le schede. Non ci sarebbe così alcun mezzo per rilevare la frode elettorale.
Allo stesso modo, si può facilmente programmare il computer affinché suddivida i voti a profitto di un partito piuttosto che ad un candidato, che trucchi i voti solo su alcune elezioni, che assicuri una certa percentuale finale o, al contrario, che rubi una certa percentuale di voti avversi e così di seguito.
“Il conteggio dei voti si farà correttamente, il totale dei voti espressi si farà correttamente, così i diari interni della macchina di modo che i contatori risultino in accordo con i risultati annunciati, ma i risultati saranno fraudolenti.”
Secondo lo studio, le lacune della macchina “scalzano l’affidabilità e la credibilità delle elezioni in cui è utilizzata. I ricercatori d’informatica si sono sempre mostrati scettici verso i sistemi di voto tipo Direct Recording Electronic ( DRE, il tipo di computer per votare presenti in Francia), che sono essenzialmente costituiti da computer personali su cui girano dei programmi concepiti per le elezioni. L’esperienza di ogni sorta di sistema informatico mostra che è estremamente difficile garantire l’affidabilità e la sicurezza dei programmi complessi o per rilevare e diagnosticare i problemi quando accadono. Pertanto i DRE si fondano sul funzionamento corretto e protetto dei programmi complessi. Per dirla in modo semplice, numerosi ricercatori in informatica dubitano che i computer per votare senza stampa simultanea possano essere affidabili e sicuri. E si aspettano che le lacune di tali sistemi restino irrilevabili.”
La procedura di voto con un computer di cui il risultato è inverificabile e che è interamente controllato da un’impresa privata può essere rappresentata con un’analogia: bisogna immaginare che il voto avvenga secondo la procedura abituale con l’aiuto di schede, ma che lo spoglio delle schede sia realizzato da un’impresa privata che porti via le schede stesse, senza che qualcuno possa controllare questo spoglio, e che sia impossibile ottenere le schede per effettuare una verifica.
Ciò può essere considerato come una confisca del controllo del voto che sfugge ai cittadini per essere affidato ad un’impresa privata.
Opposizione della popolazione
In Francia, allarmata dalle associazioni, dagli informatici e da un documentario video recante la dimostrazione di una frode, la maggior parte della popolazione è molto contraria all’utilizzo dei computer per votare. A titolo d’esempio, una petizione che chiedeva l’abbandono delle macchine ha raccolto in qualche settimana più di 80000 firme.
Il 22 aprile 2007, il primo turno dell’elezione presidenziale non ha rassicurato gli elettori: mentre i computer elettorali sono presentati come facilitanti le elezioni, numerosi elettori sono stati costretti a fare lunghe code davanti le macchine, e certi uffici sono stati obbligati a chiudere dopo l’ora legale per le difficoltà incontrate; mentre i computer sono presentati come apportanti più garanzie che le urne trasparenti tradizionali, numerose persone hanno dovuto farsi aiutare nell’espressione stessa del voto, rimettendo in questione la segretezza del voto. Senza parlare delle differenze constatate tra i voti espresse dalla macchina e gli iscritti votanti…
Sono stati sollevati altri problemi. Essi concernono le omologazioni delle macchine presentate nei seggi di voto. Dietro la pressione delle associazioni e dell’opposizione, ES&S ha dovuto rimpiazzare con urgenza, a tre giorni dallo scrutinio, la quasi totalità delle sue macchine, manifestamente non conformi all’omologazione del ministero dell’Interno. Il programma installato nei computer era del gennaio 2007, data posteriore all’omologazione. Questa differenza tra programma autorizzato e software installato lasciava aperta la porta ad ogni interpretazione.
I computer Nedap (France election) che rappresentano l’80 % delle macchine presenti negli uffici elettorali, hanno un altro problema. Non sono equipaggiati di orologio interno, come ne attesta il sito Internet di France election. [4] Ora il decreto del 17 novembre stabilisce tra le esigenze di concezione delle macchine, che posseggano un orologio interno.
“Esigenza 46: la macchina per votare deve comprendere un orologio interno che permetta di datare i diversi eventi e resoconti memorizzati nel corso dello scrutinio. I dati ora-minuto-secondo devono poter essere aggiustati dai membri del seggio elettorale prima dell’apertura dello scrutinio. Un dispositivo complementare, interno alla macchina, deve permettere di registrare e datare tutti gli eventi, si tratti di azioni effettuate durante o fuori scrutinio, al fine di mantenere una traccia di ogni intervento sulla macchina e di verificarne l’imputabilità in caso di controllo o contenzioso“.
Anche in questo caso, questi computer elettorali non sono dunque conformi all’omologazione e non dovrebbero essere utilizzati durante le elezioni presidenziali in Francia. Essi sono invece in dotazione in 1500 seggi elettorali, in 70 città.
Tutti i ricorsi depositati presso il tribunale amministrativo, precedenti il primo turno elettorale per l’elezione presidenziale, sono stati rigettati.
Intervistato da Le Monde Diplomatique, Gilles Guglielmi, professore di diritto pubblico a Parigi II, analizza:” Il tribunale dice: l’irregolarità esiste ma vista l’urgenza, non è sufficientemente importante che al mio livello regoli il problema“.
Ora, spiega Gilles Guglielmi, questo vuol dire: “E’ troppo complicato per me, questo oltrepassa la competenza territoriale di Boulogne o d’ Issy, è meglio che sia il Consiglio di Stato che affronti il problema.”
Di fatto, stima il professore, “si tratta quasi di un’incitazione a fare ricorso“.
Per le elezioni presidenziali e legislative del 2007, 1,5 milioni di elettori voteranno su un computer.
Visti i dubbi espressi dagli informatici ed i problemi di conformità per il codice elettorale delle macchine, i partiti politici democratici e singolarmente i candidati, se non vogliono essere sospettati di frode, dovrebbero riflettere su come sospendere l’utilizzo dei computer per il voto in Francia.
Note:
[1] « Jimmy Carter déclare qu’Albert Gore a été élu président des États-Unis en 2000 », Réseau Voltaire, 27 septembre 2005.
[2] Démocratie-Business, par Greg Palast, Éditions Timeli, 2006.
[3] Voir l’article « L’OTAN : du Gladio aux vols secrets de la CIA », par Ossama Lotfy, Voltaire, 24 avril 2007.
[4] « Questions/Réponses », La machine à voter Nedap, alinéa 9, mars 2007, Grégoire REYNS, France Election.
fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=3420


