Il solito massacro … della ricerca
Republica oggi (17 Dicembre, 2009) titola:
Pronto il decreto annunciato dal ministro Gelmini a metà novembre
Ma i precari sono delusi: “Si era sempre parlato di 4000 assunzioni”
Ricerca, sbloccati i fondi Mussi
Ma i posti saranno solo 900
Manuela Ghizzoni (Pd): “Non c’è il cofinanziamento, i rettori
sono scoraggiati dai tagli operati dal governo, e temono i costi del turnover”
Nonostante la situazione penosa delle Università italiane, i concorsi bloccati da tempo… il ricambio generazionale pressocchè inesistente….
… il governo continua a tagliare i fondi alla ricerca.
In particolare, dopo aver bloccato i fondi per le assuzioni, ne ha sbloccati meno di un quarto.
Mi chiedo davvero quale futuro avrà l’Italia… stiamo scendendo a picco… e i giovani (quelli bravi!) … cercano all’estero quello che l’Italia gli nega: il lavoro.
Iniziativa ADI
Riporto di seguito l’email ricevuta dall’ADI. Ritengo doveroso darne più ampia diffusione, con la speranza che sia a tutti chiaro quanto la ricerca sia importante per la crescita di un Paese.
Cara collega, caro collega,
scusaci se ti disturbiamo per qualche istante ma vorremmo condividere con te una nostra idea.
Come saprai, entro la fine di quest’anno devono essere utilizzati i fondi per l’assunzione dei ricercatori: si tratta di 80 milioni di euro che furono messi a disposizione, circa tre anni fa, per avviare il concorso e la conseguente assunzione di circa duemila ricercatori.
Nel corso dell’ultima discussione al Senato, sono stato respinti e poi trasformati in semplici ordini del giorno gli emendamenti (presentati da esponenti della maggioranza, tra cui i Senatori Asciuti, Possa e Valditara) finalizzati a sbloccare questi fondi o quantomeno a posticiparne i termini per l’utilizzazione.
Sappiamo bene che le procedure per il reclutamento richiedono sostanziali ed energiche riforme: al contempo, però, non possiamo non segnalare come la perdita di questi fondi costituirebbe solo l’ultimo segnale di indifferenza e arroganza nei confronti dei tanti che lavorano onestamente e con passione nell’Università.
Sul nostro sito (www.dottorato.it) potrai verificare quanto abbiamo fatto negli ultimi mesi perché sia gli organi istituzionali che la pubblica opinione sia informata di questa ennesima, incredibile vicenda.
Ti chiediamo pochi istanti del tuo tempo: una piccola iniziativa, che speriamo possa ulteriormente evitare che su questa vicenda cali, come al solito quando si parla di Università e ricerca, il silenzio.
Manda anche tu, attraverso il nostro portale una mail al Ministro Gelmini perché ricordi che quei fondi servono per assumere duemila giovani ricercatori e che vanno utilizzati entro dicembre 2010, altrimenti andranno irrimediabilmente perduti.
Confidiamo nella tua collaborazione.
Grazie e a presto!
Segreteria nazionale ADI
Ma in che Paese ho vissuto???
Ma in che Paese ho vissuto i miei primi 25 anni ?
Sono da alcuni mesi in America….tanto per cambiare… l’ennesima persona che deve attraversare l’oceano. Sono qui, per studiare: osservo le vicende italiane con ogni mezzo disponibile…ma in che Paese ho vissuto fin oggi ???
Un Paese che da un mese è in subbuglio per una riforma Universitaria… rivolte di piazze, scontri in politica, politici che non sanno fare altro che continuar ad accusarsi, anche in questi momenti in cui nel MONDO c’è una crisi finanziaria, ed in Italia c’è una vera e propria rivolta delle piazze.
Una persona come me, che vuole seguire le vicende italiane, segue i telegiornali, legge i giornali, cerca di valutare le diverse opinioni. Ma siamo SEMPRE italiani: furbetti e maledettamente falsi!
Ora, cerchiamo di capire come va l’Università in Italia con alcuni articoli:
- la fabbrica dei docenti
- Da Brescia a Reggio Calabria – Così la Gelmini diventò avvocato
- Università truccate, paese in declino
- “l’università italiana è un bordello”
Ecco a che posto siamo nel Mondo: Rankings: All Economics
Riuscite a trovare un congruo numero di Atenei italiani?
Badate che l’EUI è un istituto europeo mentre la Bocconi è privata (ed in genere i bandi danno come titolo preferenziale un titolo estero). Poi dobbiamo scendere alla posizione 185… meglio di noi anche Cipro e Taiwan.
Non voglio essere limitato all’economia. Ed allora vi invito ad osservare il confronto con Germania e Regno Unito. Il numero a sinistra rappresenta il “rank” rispetto alle Università europee. Ho ovviamente evitato il confronto con i college americani…siamo realisti!
| 1 | University of Cambridge |
| 4 | University of Oxford |
| 6 | University College London |
| 8 | University of Edinburgh |
| 11 | University of Glasgow |
| 17 | Universita di Bologna |
| 21 | Freie Universität Berlin |
| 23 | University of Southampton |
| 26 | Universität Hamburg |
| 27 | Technische Universität Berlin |
| 28 | Humboldt Universität zu Berlin |
| 29 | Universität Leipzig |
| 33 | Universität Karlsruhe |
| 35 | University of Warwick |
| 39 | Rheinisch Westfalische Technische Hochschule Aachen |
| 41 | Universität zu Koln |
| 42 | Ruprecht Karls Universität Heidelberg |
| 44 | Technische Universität München (Note 7) |
| 45 | Rheinische Friedrich Wilhelms Universität Bonn |
| 47 | Newcastle University |
| 49 | Universität Munster |
| 52 | Technische Universität Chemnitz |
| 54 | University of Leeds |
| 56 | Universität Freiburg |
| 57 | Ludwig Maximilians Universität München (Note 9) |
| 59 | University of Birmingham |
| 61 | University of Sheffield |
| 62 | Friedrich Alexander Universität Erlangen Nurnberg |
| 64 | Universität Trier |
| 65 | Universita di Pisa |
| 67 | Johann Wolfgang Goethe Universität Frankfurt am Main |
| 68 | University of York |
| 69 | University of Bristol |
| 70 | Imperial College (Note 10) |
| 71 | Universität Hannover |
| 73 | Universität Stuttgart |
| 76 | Universität Dortmund |
| 80 | Universita degli Studi di Roma la Sapienza |
| 83 | Technische Universität Dresden |
| 85 | Universität Bremen |
| 88 | Lancaster University |
| 89 | Universität Bielefeld |
| 92 | Universita degli Studi di Firenze |
| 94 | University of Nottingham (Note 14) |
| 97 | Technische Universität Darmstadt |
| 100 | Durham University |
Noterete come, escluso l’”outlier” Bologna,…..siamo parecchio indietro!
Viva l’Italia!
laurearsi…
c’è chi riesce a farlo nei tempi stabiliti, chi ha difficoltà e impiega il doppio del tempo, chi deve lavorare per permettersi gli studi (se poi ne derivi un’istruzione è da verificare)…
altre volte invece il percorso è più agevole, almeno per chi non ha problemi a spendere un po’ di soldi… il titolo ha sempre esercitato un certo fascino su molte persone… specie su quelle che vivono di apparenze
pratiche illegali
- si possono comprare esami e voti in moltissime facoltà e università (Economia a Bari è un caso emblematico)
- si possono comprare le ammissioni nei corsi a numero chiuso
- si può scegliere se pagare in contanti o col proprio corpo (purché di gradimento del docente o chi per lui)
pratiche legali
- si può scegliere di laurearsi in università dove superare gli esami è “più semplice”
- si può conseguire il titolo di “Doctor” e poter anteporre il prefisso dr. al proprio nominativo grazie ai metodi di “studio a distanza” presso alcune “università” americane

- si possono comprare tesi di laurea, basta fornire il titolo della tesi che si vuole scrivere e pagare il tutto (stampa, rilegatura e ricerca bibliografica compresi) tramite vaglia, bonifico o postepay

mi pare che in Italia si pensi che aumentare la cultura significhi aumentare il numero di laureati, anche a costo di far proliferare corsi di laurea a dir poco improponibili, anche a costo di abbassare il livello di preparazione dei nostri laureati, anche a costo di chiudere entrambi gli occhi di fronte a mercimoni che nulla hanno a che vedere con la cultura
si arriva poi al limite (forse.. spero) quano il sito elaborazionetesi.it si vanta di essere stato menzionato in un articolo sul Corriere della Sera… peccato che nell’articolo si evidenzi l’illegalità palese di tale attività
L’ ozio studentesco italiano trova il suo paradiso all’ indirizzo www.elaborazionetesi.it, sito di «assistenza integrale tesi di laurea». Come quella di «Term Papers Way» e dei suoi fratelli americani, a un prezzo addirittura più basso, 1200 euro o poco più in cambio di un servizio completo. Non soltanto il materiale bibliografico o i consigli di qualche esperto ma anche la scrittura della tesi. Lo studente spedisce, per email, il titolo della tesi ai ricercatori di Elaborazionetesi.it esperti della materia indicata; qualsiasi materia va bene, date le capacità sconfinate di Elaborazionetesi.it. In una settimana i ricercatori elaborano l’ indice, suddividendolo in capitoli. Quindi procedono alla scrittura, capitolo per capitolo, fino all’ ultima pagina, della tesi. Che lo studente, poi, è libero, se vuole, di modificare dove e come crede. Così com’ è, l’ università italiana permette qualche volta agli studenti pigri di farla franca, di laurearsi con una tesi scritta da qualcun altro, senza che nessuno se ne accorga. La legge del 1925 sulla «falsa attribuzione di lavoro altrui» c’ è, ma non viene quasi mai applicata. Nelle università sovraffollate, i professori talvolta non seguono gli studenti nella preparazione delle tesi che, magari, leggono solo frettolosamente. Gli studenti più coraggiosi rispondono facendo da sé, usando la loro autodisciplina e le loro abilità intellettuali. Quelli meno abili o meno temerari, preoccupati dalla scrittura e inseguiti dall’ incubo della pagina bianca, possono ricorrere al gentile contributo delle numerose agenzie online di «assistenza tesi»
io ho quasi finito di laurearmi e fra le varie cose che ho imparato c’è questa: i titoli non mi assicurano che il dottore o il professore che ho difronte siano preparati, neanche che conoscano la materia di cui il titolo li certifica “eruditi”
e questo va a scapito di tutti quelli che hanno conseguito il titolo con le loro forze, perché verranno accomunati ai “furbetti”
se vi interessa l’argomento potete visitare Centro Studi Modena oppure Elaborazione Tesi
Dreaming California…still today!
Riporto un articolo (purtroppo) interessante, scritto da Beppe Servergnini e pubblicato sul Corriere della sera due anni fa, ma ancora attuale, a quanto pare!
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…Sono appena rientrato dall’America e, una volta ancora, li ho incontrati: astronomi e ingegneri, biomedici e neurologi, esperti di robotica e oceanografia. Ucla, Cal, Jpl, Nasa, Scripps: le migliori istituzioni scientifiche californiane sono piene di italiani. Spesso non è facile, per loro. La preoccupazioni e le restrizioni seguite all’11 settembre hanno reso più difficile ottenere il “clearance” (nulla osta) per lavorare nei centri di ricerca americani. Ma i nostri ricercatori sono disposti a sopportare anche questo, pur di avere un’opportunità.
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I nomadi hanno patria: ma la patria, purtroppo, se ne dimentica. Mi diceva un ingegnere laureato a Padova, ora professore a Cal (California State University): «Qui negli Usa il mio “pacchetto di partenza” era un fondo di mezzo milione di dollari. In Italia sarebbe stato un blocco d’appunti e una biro». Raccontava un neurologo a San Diego: «Nei congressi medici, i professori italiani sono gli unici che si presentano con un assistente quarantacinquenne incaricato di appendere i poster».
Malinconico? Di più. Preoccupante, se fossimo ancora capaci di preoccuparci. È bello che studiosi e scienziati vadano all’estero (è bello per tutti, a dire il vero). Ma devo andarci sereni: per conoscere, imparare, migliorare; e, magari, tornare. Invece molti ci vanno amareggiati, e in testa hanno un biglietto di solo andata. Una vera politica per il ritorno non è stata fatta. Il successo all’estero è una cosa che nelle università e nelle aziende italiane bisogna farsi perdonare.
Sono cervelli in fuga col mal di fegato: l’anatomia non consente questi prodigi, ma l’Italia sì. Articoli come questo appaiono da anni sui giornali, ma non cambia niente: i soldi per la ricerca sono pochi; i collegamenti industria-università restano deboli; i concorsi in cui tutti sanno chi vince continuano, imperterriti. L’Italia – quella del sud più di quella del nord – sta esportando il meglio di una generazione. Ma che importa, ai geniacci del «Progetto Sansone»? Loro un buco lo troveranno sempre: sotto un’architrave, tra le rovine di due colonne.
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L’articolo completo è visionabile al link http://www.corriere.it/solferino/severgnini/05-06-16/01.spm




