Il solito massacro … della ricerca

dicembre 24, 2009 · Filed Under Italia, riflessioni · Comment 

Republica oggi (17 Dicembre, 2009) titola:
Pronto il decreto annunciato dal ministro Gelmini a metà novembre
Ma i precari sono delusi: “Si era sempre parlato di 4000 assunzioni”
Ricerca, sbloccati i fondi Mussi
Ma i posti saranno solo 900
Manuela Ghizzoni (Pd): “Non c’è il cofinanziamento, i rettori
sono scoraggiati dai tagli operati dal governo, e temono i costi del turnover”

Nonostante la situazione penosa delle Università italiane, i concorsi bloccati da tempo… il ricambio generazionale pressocchè inesistente….

… il governo continua a tagliare i fondi alla ricerca.
In particolare, dopo aver bloccato i fondi per le assuzioni, ne ha sbloccati meno di un quarto.

Mi chiedo davvero quale futuro avrà l’Italia… stiamo scendendo a picco… e i giovani (quelli bravi!) … cercano all’estero quello che l’Italia gli nega: il lavoro.

Iniziativa ADI

dicembre 7, 2009 · Filed Under Italia · Comment 

Riporto di seguito l’email ricevuta dall’ADI. Ritengo doveroso darne più ampia diffusione, con la speranza che sia a tutti chiaro quanto la ricerca sia importante per la crescita di un Paese.

Cara collega, caro collega,

scusaci se ti disturbiamo per qualche istante ma vorremmo condividere con te una nostra idea.

Come saprai, entro la fine di quest’anno devono essere utilizzati i fondi per l’assunzione dei ricercatori: si tratta di 80 milioni di euro che furono messi a disposizione, circa tre anni fa, per avviare il concorso e la conseguente assunzione di circa duemila ricercatori.

Nel corso dell’ultima discussione al Senato, sono stato respinti e poi trasformati in semplici ordini del giorno gli emendamenti (presentati da esponenti della maggioranza, tra cui i Senatori Asciuti, Possa e Valditara) finalizzati a sbloccare questi fondi o quantomeno a posticiparne i termini per l’utilizzazione.

Sappiamo bene che le procedure per il reclutamento richiedono sostanziali ed energiche riforme: al contempo, però, non possiamo non segnalare come la perdita di questi fondi costituirebbe solo l’ultimo segnale di indifferenza e arroganza nei confronti dei tanti che lavorano onestamente e con passione nell’Università.

Sul nostro sito (www.dottorato.it) potrai verificare quanto abbiamo fatto negli ultimi mesi perché sia gli organi istituzionali che la pubblica opinione sia informata di questa ennesima, incredibile vicenda.

Ti chiediamo pochi istanti del tuo tempo: una piccola iniziativa, che speriamo possa ulteriormente evitare che su questa vicenda cali, come al solito quando si parla di Università e ricerca, il silenzio.

Manda anche tu, attraverso il nostro portale una mail al Ministro Gelmini perché ricordi che quei fondi servono per assumere duemila giovani ricercatori e che vanno utilizzati entro dicembre 2010, altrimenti andranno irrimediabilmente perduti.

Confidiamo nella tua collaborazione.

Grazie e a presto!

Segreteria nazionale ADI

Ma in che Paese ho vissuto???

novembre 4, 2008 · Filed Under Italia, informazione, truffe · Comment 

Ma in che Paese ho vissuto i miei primi 25 anni ?

Sono da alcuni mesi in America….tanto per cambiare… l’ennesima persona che deve attraversare l’oceano. Sono qui, per studiare: osservo le vicende italiane con ogni mezzo disponibile…ma in che Paese ho vissuto fin oggi ???

Un Paese che da un mese è in subbuglio per una riforma Universitaria… rivolte di piazze, scontri in politica, politici che non sanno fare altro che continuar ad accusarsi, anche in questi momenti in cui nel MONDO c’è una crisi finanziaria, ed in Italia c’è una vera e propria rivolta delle piazze.

Una persona come me, che vuole seguire le vicende italiane, segue i telegiornali, legge i giornali, cerca di valutare le diverse opinioni. Ma siamo SEMPRE italiani: furbetti e maledettamente falsi!

Ora, cerchiamo di capire come va l’Università in Italia con alcuni articoli:

Ecco a che posto siamo nel Mondo: Rankings: All Economics

Riuscite a trovare un congruo numero di Atenei italiani?

Badate che l’EUI è un istituto europeo mentre la Bocconi è privata (ed in genere i bandi danno come titolo preferenziale un titolo estero). Poi dobbiamo scendere alla posizione 185… meglio di noi anche Cipro e Taiwan.

Non voglio essere limitato all’economia. Ed allora vi invito ad osservare il confronto con Germania e Regno Unito. Il numero a sinistra rappresenta il “rank” rispetto alle Università europee. Ho ovviamente evitato il confronto con i college americani…siamo realisti!

1 University of Cambridge
4 University of Oxford
6 University College London
8 University of Edinburgh
11 University of Glasgow
17 Universita di Bologna
21 Freie Universität Berlin
23 University of Southampton
26 Universität Hamburg
27 Technische Universität Berlin
28 Humboldt Universität zu Berlin
29 Universität Leipzig
33 Universität Karlsruhe
35 University of Warwick
39 Rheinisch Westfalische Technische Hochschule Aachen
41 Universität zu Koln
42 Ruprecht Karls Universität Heidelberg
44 Technische Universität München (Note 7)
45 Rheinische Friedrich Wilhelms Universität Bonn
47 Newcastle University
49 Universität Munster
52 Technische Universität Chemnitz
54 University of Leeds
56 Universität Freiburg
57 Ludwig Maximilians Universität München (Note 9)
59 University of Birmingham
61 University of Sheffield
62 Friedrich Alexander Universität Erlangen Nurnberg
64 Universität Trier
65 Universita di Pisa
67 Johann Wolfgang Goethe Universität Frankfurt am Main
68 University of York
69 University of Bristol
70 Imperial College (Note 10)
71 Universität Hannover
73 Universität Stuttgart
76 Universität Dortmund
80 Universita degli Studi di Roma la Sapienza
83 Technische Universität Dresden
85 Universität Bremen
88 Lancaster University
89 Universität Bielefeld
92 Universita degli Studi di Firenze
94 University of Nottingham (Note 14)
97 Technische Universität Darmstadt
100 Durham University

Noterete come, escluso l’”outlier” Bologna,…..siamo parecchio indietro!

Viva l’Italia!

laurearsi…

settembre 20, 2008 · Filed Under Italia, che schifo · 2 Comments 

c’è chi riesce a farlo nei tempi stabiliti, chi ha difficoltà e impiega il doppio del tempo, chi deve lavorare per permettersi gli studi (se poi ne derivi un’istruzione è da verificare)…

altre volte invece il percorso è più agevole, almeno per chi non ha problemi a spendere un po’ di soldi… il titolo ha sempre esercitato un certo fascino su molte persone… specie su quelle che vivono di apparenze

pratiche illegali

  • si possono comprare esami e voti in moltissime facoltà e università (Economia a Bari è un caso emblematico)
  • si possono comprare le ammissioni nei corsi a numero chiuso
  • si può scegliere se pagare in contanti o col proprio corpo (purché di gradimento del docente o chi per lui)

pratiche legali

  • si può scegliere di laurearsi in università dove superare gli esami è “più semplice”
  • si può conseguire il titolo di “Doctor” e poter anteporre il prefisso dr. al proprio nominativo grazie ai metodi di “studio a distanza” presso alcune “università” americane
  • si possono comprare tesi di laurea, basta fornire il titolo della tesi che si vuole scrivere e pagare il tutto (stampa, rilegatura e ricerca bibliografica compresi) tramite vaglia, bonifico o postepay

mi pare che in Italia si pensi che aumentare la cultura significhi aumentare il numero di laureati, anche a costo di far proliferare corsi di laurea a dir poco improponibili, anche a costo di abbassare il livello di preparazione dei nostri laureati, anche a costo di chiudere entrambi gli occhi di fronte a mercimoni che nulla hanno a che vedere con la cultura

si arriva poi al limite (forse.. spero) quano il sito elaborazionetesi.it si vanta di essere stato menzionato in un articolo sul Corriere della Sera… peccato che nell’articolo si evidenzi l’illegalità palese di tale attività

L’ ozio studentesco italiano trova il suo paradiso all’ indirizzo www.elaborazionetesi.it, sito di «assistenza integrale tesi di laurea». Come quella di «Term Papers Way» e dei suoi fratelli americani, a un prezzo addirittura più basso, 1200 euro o poco più in cambio di un servizio completo. Non soltanto il materiale bibliografico o i consigli di qualche esperto ma anche la scrittura della tesi. Lo studente spedisce, per email, il titolo della tesi ai ricercatori di Elaborazionetesi.it esperti della materia indicata; qualsiasi materia va bene, date le capacità sconfinate di Elaborazionetesi.it. In una settimana i ricercatori elaborano l’ indice, suddividendolo in capitoli. Quindi procedono alla scrittura, capitolo per capitolo, fino all’ ultima pagina, della tesi. Che lo studente, poi, è libero, se vuole, di modificare dove e come crede. Così com’ è, l’ università italiana permette qualche volta agli studenti pigri di farla franca, di laurearsi con una tesi scritta da qualcun altro, senza che nessuno se ne accorga. La legge del 1925 sulla «falsa attribuzione di lavoro altrui» c’ è, ma non viene quasi mai applicata. Nelle università sovraffollate, i professori talvolta non seguono gli studenti nella preparazione delle tesi che, magari, leggono solo frettolosamente. Gli studenti più coraggiosi rispondono facendo da sé, usando la loro autodisciplina e le loro abilità intellettuali. Quelli meno abili o meno temerari, preoccupati dalla scrittura e inseguiti dall’ incubo della pagina bianca, possono ricorrere al gentile contributo delle numerose agenzie online di «assistenza tesi»

io ho quasi finito di laurearmi e fra le varie cose che ho imparato c’è questa: i titoli non mi assicurano che il dottore o il professore che ho difronte siano preparati, neanche che conoscano la materia di cui il titolo li certifica “eruditi”

e questo va a scapito di tutti quelli che hanno conseguito il titolo con le loro forze, perché verranno accomunati ai “furbetti”

se vi interessa l’argomento potete visitare Centro Studi Modena oppure Elaborazione Tesi

Dreaming California…still today!

dicembre 18, 2007 · Filed Under Italia · Comment 

Riporto un articolo (purtroppo) interessante, scritto da Beppe Servergnini e pubblicato sul Corriere della sera due anni fa, ma ancora attuale, a quanto pare!

<< ….

…Sono appena rientrato dall’America e, una volta ancora, li ho incontrati: astronomi e ingegneri, biomedici e neurologi, esperti di robotica e oceanografia. Ucla, Cal, Jpl, Nasa, Scripps: le migliori istituzioni scientifiche californiane sono piene di italiani. Spesso non è facile, per loro. La preoccupazioni e le restrizioni seguite all’11 settembre hanno reso più difficile ottenere il “clearance” (nulla osta) per lavorare nei centri di ricerca americani. Ma i nostri ricercatori sono disposti a sopportare anche questo, pur di avere un’opportunità.

….

I nomadi hanno patria: ma la patria, purtroppo, se ne dimentica. Mi diceva un ingegnere laureato a Padova, ora professore a Cal (California State University): «Qui negli Usa il mio “pacchetto di partenza” era un fondo di mezzo milione di dollari. In Italia sarebbe stato un blocco d’appunti e una biro». Raccontava un neurologo a San Diego: «Nei congressi medici, i professori italiani sono gli unici che si presentano con un assistente quarantacinquenne incaricato di appendere i poster».

Malinconico? Di più. Preoccupante, se fossimo ancora capaci di preoccuparci. È bello che studiosi e scienziati vadano all’estero (è bello per tutti, a dire il vero). Ma devo andarci sereni: per conoscere, imparare, migliorare; e, magari, tornare. Invece molti ci vanno amareggiati, e in testa hanno un biglietto di solo andata. Una vera politica per il ritorno non è stata fatta. Il successo all’estero è una cosa che nelle università e nelle aziende italiane bisogna farsi perdonare.

Sono cervelli in fuga col mal di fegato: l’anatomia non consente questi prodigi, ma l’Italia sì. Articoli come questo appaiono da anni sui giornali, ma non cambia niente: i soldi per la ricerca sono pochi; i collegamenti industria-università restano deboli; i concorsi in cui tutti sanno chi vince continuano, imperterriti. L’Italia – quella del sud più di quella del nord – sta esportando il meglio di una generazione. Ma che importa, ai geniacci del «Progetto Sansone»? Loro un buco lo troveranno sempre: sotto un’architrave, tra le rovine di due colonne.

>>

L’articolo completo è visionabile al link http://www.corriere.it/solferino/severgnini/05-06-16/01.spm

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