giornalisti comprati?
“Oggi penso che, se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici, forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure andarsene. Non è stato un buon servizio il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia… La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico.” – Augusto Minzolini
il 29 ottobre 1994 si esprimeva così l’attuale direttore del TG1
oggi la pensa (e agisce) molto diversamente, agendo nell’interesse di chi lo ha fatto salire ai vertici della “informazione” pubblica
gli altri giornalisti RAI ovviamente non concordano con la scelta di manipolare l’informazione del loro direttore e lo fanno attraverso un comunicato al TG2
Vedendo i trascorsi di Augusto Minzolini e l’audacia con cui diffondeva frasi, eventi o “pettegolezzi” sui politici e potenti… il suo mutato atteggiamento nel caso delle “ragazze di compagnia” da migliaia di euro nella residenza di Berlusconi può essere interpretato dall’intelligenza di molti come una ricevuta di vendita…
fonti:
- “il politico non ha un privato” parola di Augusto Minzolini
- Minzolini, come rendere privato il servizio pubblico
- Augusto Minzolini – VERGOGNATI!!!
- citazioni di Augusto Minzolini
- Augusto Minzolini su Wikipedia
la memoria è sovversiva
la memoria è sovversiva – Jorge Rafael Videla
ipocrisia
Da qualche tempo i cosiddetti liberali della destra del conflitto di interessi non perdono occasione per chiedere la testa di questo o quel conduttore sgradito al capo supremo. Una volta chiedono la testa di Fabio Fazio perchè ha osato dare la parola al papà di Eluana Englaro, un’altra volta berciano contro Lucarelli che si è occupato della mafia e dei suoi protettori, un’altra volta urlano contro Santoro per non aver garantito il diritto al contraddittorio… Magari si dimenticano di dire che, pur invitati, hanno preferito non mettere piede nelle trasmissioni dove le domande non si concordano prima e dove le risposte bisogna saperle dare.
Quelli che chiedono la testa dei giornalisti sgraditi e invocano il diritto al contraddittorio non hanno ritenuto, invece, di far sentire la propria voce al termine della elegiaca puntata dedicata da Bruno Vespa a Giulio Andreotti. Alla trasmissione hanno partecipato, tra gli altri, il presidente Cossiga, il presidente Casini, il presidente Pisanu, e tanto per non sbagliare, anche la presidente della commisione giustizia della camera, nonchè avvocato di Giulio Andreotti, Giulia Bongiorno, con loro anche Emanuele Macaluso e il giornalista del Corriere Massimo Franco.
Nel corso della puntata dedicata al “divo Giulio” non sono mancati i prevedibili attacchi ai giudici di Palermo, a Giancarlo Caselli, indicati come i responsabili di ogni male, persone indegne di portare le toghe… ci mancava solo che qualcuno invitasse i cittadini a prenderli a calci nel sedere. Per l’ennesima volta si è parlato della completa assoluzione di Andreotti, di demolizione dell’impianto dell’accusa.
Un turista avrebbe pensato di trovarsi di fronte un santo scampato ad un complotto di un gruppo di forsennati, forse di terroristi. Nè al conduttore, nè agli altri ospiti è venuto in mente di ricordare che sia la Corte d’appello sia la Cassazione hanno scritto pagine inquietanti sul rapporto tra mafia e poltica e sullo stesso Andreotti. Nessuno ha ricordato che il presidente Andreotti medesimo ha ritenuto di avvalersi della prescrizione per alcuni dei reati contestati, a nessuno è venuto in mente che in qualsiasi altro paese la descrizione dei rapporti tra poltica e mafia, prima del 1980, avrebbero assunto il sapore di una pietra tombale sulla futura attività politica.
A nessuno è venuto in mente di ricordare che Giancarlo Caselli e i suoi collaboratori erano stati in prima linea contro il terrorismo e contro la criminalità. Quando molti scappavano, furono quei magistrati ad accettare la sfida e a rappresentare la parte migliore dello stato.
In ogni caso, al di là di simili considerazioni che si possono condividere o meno, resta la domanda: perchè non è stato previsto un contraddittorio? Perchè non si è pensato di dare la parola a quei giudici e al giudice Caselli? Perchè i censori dei Fazio e dei Santoro non hanno aperto bocca? Perchè il massacro dela dignità di Giancarlo Caselli e di tanti altri servitori dello stato deve, invece, essere accettata in silenzio, senza la minima reazione?
fonte: contraddittorio si, contraddittorio no
dare un voto all’operato dei poliziotti
immaginate un sito dove potete inserire il vostro giudizio sul modo di comportarsi di ogni poliziotto che voi incontriate.
immaginate di poter andare su questo sito, inserire il nome e cognome di un poliziotto (o il suo numero di tesserino) e di poter esprimere un giudizio su come tale poliziotto si è comportato (denunciare un suo abuso dell’autorità concessagli, elogiarne il comportamento in una data vicessitudine…)
un tale sito esiste, solo negli Stati Uniti però
su RateMyCop i cittadini statunitensi posson esprimere il loro giudizio sugli oltre 140.000 poliziotti che operano nel loro paese.
ma…
ovviamente per ogni iniziativa come questa, che comporta una maggiore presa di coscienza da parte del cittadino, ci sono sempre molti interessi affinché il progetto naufraghi
manco a dirlo sono proprio i poliziotti quelli cui non piace assolutamente questa iniziativa
pur operando nel pieno della legalità e del rispetto per la privacy dei poliziotti e delle ovvie esigenze lavorative (es. gli agenti sotto copertura) questa iniziativa non piace proprio ai poliziotti d’oltreoceano (chissà se ai nostri piacerebbe…)
questo timore di essere giudicati dai propri cittadini (le persone al servizio delle quali lavorano) ha spinto la polizia a esercitare pressioni (illegalmente) sino al risultato che il fornitore del servizio di hosting del sito ha oscurato il sito, adducendo scuse pretestuose come un inesistente uso eccessivo di risorse.
il problema è stato risolto spostando il sito su di un altro fornitore di hosting, con il prevedibile risultato che RateMyCop ha avuto un’enorme pubblicità a causa della vicenda, mentre GoDaddy (il precedente fornitore di Hosting) e la polizia ne escono decisamente male…
l’articolo sulla vicenda lo trovate suPunto Informatico
P.S.
l’unica iniziativa simile in Italia, per quanto ne sappia, è OpenPolis.it, dove però i soggetti sotto osservazione sono i politici
su internet con Vodafone: censurati
Vodafone oscura il sito dei Radicali: è pericoloso
Vodafone applica dei filtri sul traffico dati e le conseguenze sono che molti siti risultano irraggiungibili: uno di questi è il sito dei Radicali, che per quanto non siano condivisi da molti sicuramente non sono pornografici, pedofili, razzisti o quant’altro ci si propone di filtrare
è ancora una volta questa la situazione in cui si trova chi sceglie il proprio fornitore di accesso ad internet basandosi solo sulle informazioni pubblicitarie, spesso solo quelle fornite dagli spot televisivi
il mondo di internet è molto più complesso di quello che si crede e cadere vittime di offerte poco trasparenti, a volte al limite della truffa, è facile, specie per chi si improvvisa esperto solo perché passa ore a guardare la TV e conosce i prezzi delle ultime offerte di Tiscali, Vodafone, Fastweb, Alice etc…
io personalmente diffido dei grossi operatori: se spendono tanti soldi in pubblicità di certo non li sottraggono ai loro guadagni, ma più verosimilmente li sottraggono alle spese di manutenzione, alla formazione tecnica dei l loro personale, alla qualità del servizio offerto…
libertà di espressione negli USA
scene del genere ci hanno abituato a vederle attribuire all’Unione Sovietica o alla Russia di Putin, invece avvengono nella nazione che si arroga il diritto/dovere di esportare la democrazia e che sta lentamente ma inesorabilmente scivolando verso qualcosa di orribile:
lezioni dalla Birmania
in questi giorni l’attenzione dei media ci costringe a puntare lo sguardo sulla Birmania, un paese del sud-est asiatico che vive da oltre 45 anni sotto un regime che opprime la popolazione, tenendola in uno stato di miseria e povertà nonostante il Myanmar sia un paese ricco di risorse naturali (gas naturale, rubini, teck, etc.), nonostante fosse il maggior produttore mondiale di olio e di riso sotto l’impero britannico.
Oggi tutti sanno cosa succede in Myanmar, eppure questo stato di cose è andato avanti per 45 anni e mai nessuno (tranne poche eccezioni) se ne è preoccupato.
Oggi per esprimere la propria solidarietà al popolo birmano ci si mette un fiocchettino rosso sulla maglietta, si esprime indignazione.
Anche il papa esprime la sua “vicinanza spirituale” al popolo birmano.
Gli Stati Uniti decidono di vietare le transazioni economiche per i dirigenti del regime.
Ma noi cosa stiamo facendo? di certo non possiamo andare laggiù per fare qualcosa di persona, gli stranieri oggigiorno non sono ben accetti in Myanmar, e allora che possiamo fare?
Possiamo trarre tutti gli insegnamenti che possiamo da questa tragedia. A qualcuno o a molti abituati a parlare (e basta) più che a ragionare potrà sembrare poco, eppure io penso che ci sia così tanto da imparare da questa tragedia che sarebbe un’ignominia lasciare che questa tragedia si consumi senza che sia servita a qualcosa anche per noi.
- La prima lezione che possiamo trarre è che il potere ha bisogno che non si sappia, che non circolino le idee e le notizie, infatti uno dei primi atti repressivi della giunta militare della Birmania è stata di bloccare internet (nonostante fosse già ampiamente limitato e censurato)
- l’ONU ancora una volta si è dimostrato per quello che è, ovvero un inutile consesso dove vengono tutelai gli interessi di alcuni paesi e di alcuni gruppi di potere, in totale di sprezzo delle sofferenze di intere popolazioni
- il papa è “vicino spiritualmente” al popolo birmano, tuttavia i vescovi precisano pero’ che, secondo il diritto canonico e gli insegnamenti sociali della Chiesa cattolica, “i preti e le religiose non si possono coinvolgere nei partiti politici e nelle attuali proteste”, in parole povere la strada del martirio è meglio che la percorrano i monaci buddisti, perché i sedicenti eredi degli apostoli di Gesù non possono intervenire nella vita politica di un paese (che poi è la stessa posizione che esprimono i vescovi italiani, o no?)
- i giornali italiani, a prescindere dalla tendenza politica che pretendono di avere, riportano le stesse notizie e allo steso modo, infatti sia Repubblica che sul Corriere è riportato l’appello del papa ma non la presa di posizione dei vescovi cattolici della Birmania
- gli Stati Uniti quando non hanno interessi nel controllo strategico di un posto (come in Iraq o Afghanistan) non hanno neanche interesse a esportare la democrazia, al massimo si limitano a sanzioni economiche (che colpiscono la popolazione) e restrizioni alle transazioni economiche dei dirigenti del regime: ma negli anni precedenti non le avevano imposte?
Oggi nel Darfur continuano a morire molte più persone che in Birmania, e questo massacro va avanti da molto più tempo, eppure non si trova la copertura finanziaria per l’invio di caschi blu nella regione, sicché ogni giorno che passa i morti aumentano, finché la notizia diventerà un semplice sottofondo come gli omicidi di palestinesi da parte degli israeliani.




