Il Processo Mclibel: il vero volto della Mc Donald’s

maggio 12, 2008 · Filed Under multinazionali · Comment 

Nel 1990 la Mc Donald’s citò per diffamazione alcuni membri dell’associazione ambientalista inglese London Greenpeace.

Simbolo della protesta e causa della citazione il volantino “What’s wrong with Mc Donald’s”, un pamphlet di sei pagine che riteneva la multinazionale responsabile d’aver disboscato ampie zone di foresta pluviale, di aver trattato barbaramente gli animali da essa stessa allevati, di aver prodotto cibi “spazzatura” spacciandoli per sani, di aver sottopagato i propri dipendenti, di aver plagiato milioni di bambini con campagne pubblicitarie, slogan, gadgets e testimonial fuorvianti.

Tale processo è conosciuto come McLibel (libel in inglese significa diffamazione) ed ebbe inizio il 28 giugno 1994. Degli accusati, gli unici ad andare fino in fondo sono Helen Steel e David Morris, che avevano distribuito il volantino nei mesi precedenti al settembre del ‘90, data della citazione.

Secondo le leggi inglesi, spetta all’accusato dover dimostrare che le proprie affermazioni sono veritiere anziché diffamatorie, e per far questo può servirsi soltanto di testimonianze primarie, ovvero di testimoni e documenti ufficiali.

Helen e David non dispongono di un reddito alto, lei è una barista part-time, lui fa il postino. A stento possono permettersi un avvocato.

Inizialmente la Mc Donald’s si rifiuta di fornire i dati circa alcune delle sue filiali, e richiede che il caso sia esaminato da un solo giudice, non da una giuria, ritenendo che esso tratti argomenti complessi e delicati, difficili da giudicare per una giuria di inesperti.

Quest’ultima richiesta viene accolta, ma la Multinazionale è chiamata a fornire tutta la sua documentazione.

Nel ‘94 Helen e David presentano una contro-querela all’azienda, che durante il periodo del processo, aveva a sua volta diffuso volantini contro le dichiarazioni riportate nel “What’s wrong with Mc Donald’s”.

Le udienze sono particolari: i due attivisti “contrastano”: indossano jeans e t-shirt, si appoggiano ad un solo avvocato contro la schiera di specialisti in giacca e cravatta assunti dalla ditta.

I testimoni portati dalla Mc spesso si contraddicono e si arrampicano sugli specchi: vengono chiamati in aula esperti nutrizionisti, dietologi, sociologi, che lavorano per la ditta.

Il processo dura a lungo, ad esso parteciperanno circa 170 testimoni, e verrà ricordato come il più lungo della storia della giustizia inglese.

Il 19 giugno 1997 viene emessa la sentenza definitiva: la Mc Donald’s non è responsabile della deforestazione in Amazzonia, né dell’inquinamento provocato dai materiali di imballaggio della sua merce. Steel e Morris dovranno pagare alla multinazionale la somma di 60.000£.

Tuttavia, molti contenuti del pamphlet vengono giudicati veritieri: lo sfruttamento del lavoro minorile praticato dalla ditta, l’uso di campagne di marketing non etiche, i bassissimi salari dei dipendenti.

Si è calcolato che i danni d’immagine subiti dalla Mc Donald’s in seguito al processo Mclibel ammontino a 10.000.000£ (circa 15.000.000€), per questo motivo esso viene ricordato come una delle più riuscite azioni di protesta nei confronti non solo della ditta ma del capitalismo stesso.

DISINTOSSICARSI DALLA SPECULAZIONE

aprile 28, 2008 · Filed Under economia · Comment 

DI PIERLUIGI PAOLETTI
Centro fondi

Di tutti gli scambi che animano i futures sulle materie prime solo il 5% o anche meno è frutto di uno scambio reale di beni, il 95% serve solo a comprare contratti che vengono rivenduti prima della scadenza per lucrare sulla differenza di prezzo.
Questa si chiama speculazione ed è la responsabile dell’aumento vertiginoso del prezzo del grano del mais della soia e praticamente tutte le materie prime necessarie alla vita di tutti i giorni.

Tanto per darvi un’idea del riflesso che questo mercato ha sulle nostre vite abbiamo il prezzo della carne che è aumentato del 400% , così come il prezzo del pane, farina, tortillas etc. Una ragione è che i governi stanno spingendo verso i biocarburanti lasciando sempre meno terreno disponibile per le colture necessarie. Un carburante vegetale, pulito, che toglie risorse a quelle alimentari, non è così che si salva l’ambiente….Non si affama il mondo per spingere una “stufa dell’800” che utilizza solo il 20% dell’energia prodotta (la “moderna” automobile)

La speculazione finanziaria sta puntando proprio al fatto che nei prossimi anni possa scoppiare una crisi alimentare di proporzioni bibliche e sta spingendo al rialzo dei prezzi concretizzando sempre di più questa visione perché con la globalizzazione tutti siamo sempre più dipendenti da questi mercati internazionali. Gli unici che guadagnano sono gli speculatori perché l’aumento del prezzo solo in minima parte si riflette in aumento dei prezzi per chi produce. Anche l’aumento del consumo della carne, con il benessere che aumenta nei paesi come la Cina, l’India ecc., porta all’aumento dei pascoli a scapito della superficie coltivabile, oltre ad un aumento dello sfruttamento delle risorse idriche visto che ogni chilo di carne ha necessità di 150 litri di acqua.

Non possiamo permettere che questi paesi in via di veloce sviluppo seguano la strada dell’occidente diventando delle nuove succursali di Mcdonald e quindi bisogna informare e portare il mondo a consumare molta meno carne di quella che sta consumando adesso. Un problema di salute e anche di ottimizzazione delle risorse. Che cosa possiamo fare noi piccoli mortali?
La risposta è una sola ed è: SVINCOLARCI DALLA SPECULAZIONE ed IMPARARE A MANGIARE!
Come possiamo fare?

Ritornando a produrre e consumare localmente e portare i produttori agricoli a vendere direttamente il prodotto finito evitando così speculazioni di prezzo ad ogni passaggio. Inoltre diminuendo il consumo di carne potremo migliorare il nostro stato psico-fisico e migliorare il rapporto con le risorse disponibili.
Ovviamente dovremo abbandonare l’assurdità dei progetti legati ai biocarburanti. Tornare all’agricoltura non industriale di qualità garantirà una qualità migliore ed un controllo basato sull’andare a verificare direttamente dal produttore locale i suoi processi produttivi. La produzione locale e la filiera alimentare corta, porterà a non dipendere dai mercati internazionali e quindi porterà ad una diminuzione dei prezzi al consumo, un aumento dei prezzi ai produttori e una qualità migliore dei prodotti che non dovranno seguire le assurde logiche della coltura o dell’allevamento intensivi. Tutto questo è una scelta obbligata e se presa in tempo è la sola strada per uscire dal suicidio collettivo che si sta preparando.

Il progetto per rivitalizzare le economie locali è la risposta pronta per essere attuata alla stupidità dilagante che antepone guadagni facili e immediati alla vita di tutti.
Non permettiamoglielo!
That’s all folks

Pierluigi Paoletti
Fonte: www.centrofondi.it
Link: http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2008_feb_1.pdf

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