chi salverà(?) Alitalia

La cordata preannunciata da Berlusconi in campagna elettorale dopo tanti mesi è finalmente realtà
meglio però sarebbe dire “ancora” visto il rifiuto dei dipendenti di dover salvare la compagnia con sacrifici che solo loro sarebbero chiamati a compiere, senza che si vadano a punire le colpe di tutti i precedenti amministratori di Alitalia, di sicuro colpevoli, almeno nella parte di loro competenza, di questo fallimento nazionale.
Ma chi sono questi “capitani coraggiosi” che hanno dato vita a CAI, l’unica(??) società in grado di salvare Alitalia dal fallimento?
Roberto Colaninno
Da manager diventa imprenditore senza capitali. Conquista Telecom facendo debiti. Insieme a Gnutti e Consorte non hanno soldi necessari, ma agganci politici: le banche concedono mega prestiti milionari e con un sistema di scatole cinesi conquistano il 51% di Telecom. Hopa (controllata al 51% da Colaninno e Gnutti, con dentro Monte dei Paschi di Siena, Unipol e Fininvest, nel miglior spirito bipartisan) possiede il 56,6% di Bell (oscura società con sede nel paradiso fiscale del Lussemburgo). Bell controlla il 13,9% di Olivetti, che possiede il 70% di Tecnost, che controlla il 52% di Telecom. Praticamente Colaninno e soci controllano Telecom detendone solo il 1,5%. C’è il dubbio che il controllo di Bell su Olivetti sia avvenuto per effetto di notizie riservate di Colaninno (reato di incidere trading, che tuttavia la Consob non ha accertato). Il Financial Times parla di “rapina in pieno giorno”. Telecom viene gestita così bene che dopo due anni affoga nei debiti, ma Colaninno riesce a venderla a Tronchetti Provera (Pirelli) e a Benetton, con una plusvalenza di 1,5 miliardi di Euro (praticamente esentasse). Naturalmente i veri sconfitti sono i piccoli azionisti della società. Nel 2005 la Consob lo condanna al pagamento di una sanzione per conflitto d’interessi.
Marco Tronchetti Provera
Subentra a Colaninno e lascia nel 2006 dopo aver causato danni disastrosi alla società (il titolo crolla) ed ai piccoli azionisti. Certo anche lui come azionista ci rimette (circa 100 milioni di euro), ma ne incassa 295, tra stipendi e stock options.
Carlo Toto
Parte dall’azienda di famiglia, la Toto costruzioni, che sotto la sua guida di Carlo negli anni ‘60 non perde una commessa da amministrazioni pubbliche (come le Ferrovie) ed enti locali abruzzesi. Carlo Toto è di casa all’Anas e piano piano passa dai semplici rifacimenti stradali alla costruzione di ponti, gallerie e corsie. Tutto fila liscio fino al 1981, quando lo arrestano con un funzionario Anas in una delle poche indagini pre-mani pulite. L’accusa per falso riguarda l’appalto del ponte sul fiume Comano (crollato nel giugno del 1980). Nel 1988 arriva la condanna in appello con i benefici di legge. Patteggia 11 mesi di condanna per le mazzette pagate per l’appalto di un mega-parcheggio. Nel giugno ‘94 comprò il suo primo Boeing a un fallimento per quattro milioni di dollari. Anche grazie a quel Boeing, che poi fu rimesso a nuovo dalle officine Lufthansa, Toto finì per firmare un preziosissimo accordo di partnership – era il 2000 – con la compagnia tedesca. Al matrimonio con Lufthansa Toto portava una dote ricca: Air One aveva occupato sistematicamente tutte le rotte nazionali «trascurate» da Alitalia. Quando tuttavia Toto si propone come acquirente di Alitalia, le banche che avrebbero dovuto sborsare 2 miliardi di euro, manifestano scarsa fiducia nell’operazione. Vanta una grande amicizia con il segretario generale della Cisl Bonanni, uno di quelli che ha detto “no” all’accordo con Air France.
Francesco Bellavista Caltagirone
Lo troviamo socio di Hopa, sembra con i finanziamenti erogati dalla ex Popolare Lodi alla società off shore Maryland, utilizzata in passato anche per comprare Rcs e titoli della stessa Popolare Lodi. Risulta indagato nell’ inchiesta sull’ aggiotaggio Antonveneta. Insieme a Sergio Billè (già Presidente di Confcommercio) risulta coinvolto nelle vicende che riguardano il “furbetto del quartierino” Stefano Ricucci.
Gilberto Benetton
Partecipa con Tronchetti Provera all’operazione Telecom, acquistata da Colaninno. Nel 1999 acquista l’altra grande azienda pubblica privatizzata, cioè la società Autostrade. Anche in questo caso l’operazione avviene attraverso il debito, che poi dovrebbe essere pagato dalla nuova “gallina dalle uova d’oro” (Autostrade appunto). Nel 2005 la società insieme ad Argofin di Marcellino Gavio entra in Impregilo, alla vigilia della gara per il Ponte di Messina.
Marco Fossati
La Star è l’azienda storica della famiglia. La finanziaria Findim entra nel giro Telecom, quando Tronchetti Provera lascia. Si dichiara convinto che la società nei prossimi due anni migliorerà fortemente. Si fa portatore di un piano alternativo per il rilancio Telecom, che prevede l’ingresso nella società di Mediaset. Per convincere Silvio Berlusconi, Fossati ha addirittura portato Alierta (della spagnola Telefonica socia di telecom) ad Arcore appoggiandosi al lavoro diplomatico di Alejandro Agag, genero dell´ex premier spagnolo Aznar ed ex segretario del Ppe, e di Flavio Briatore, entrambi amici del Cavaliere. Gli stessi uomini che tre anni fa fiancheggiavano la scalata di Stefano Ricucci al Corriere della Sera. Ma intanto il titolo scende.
Marcellino Gavio
I suoi successi “autostradali” prendono le mosse dai rapporti politici, in particolare con il Partito Socialdemocratico di Romita e Nicolazzi. All’epoca del Ministro Prandini (pluricondannato) ottiene mille miliardi di appalti pubblici. Nel 1992 il suo amministratore delegato Bruno Binasco è stato imputato in processi per corruzione (è stato infine condannato insieme a Primo Greganti per finanziamento illecito ai partiti, nell’ambito dei processi di Mani Pulite). Su di lui nel 1992 fu spiccato un mandato di cattura, per presunte tangenti a Gianstefano Frigerio, segretario regionale DC, riguardo l’appalto per l’allargamento della Milano-Genova. Gavio si rifugiò all’estero, a Montecarlo, fino al settembre ‘93, fino a quando decise di presentarsi ai giudici di Milano, dove si salvò grazie alle solite prescrizioni. Interessanti le intercettazioni con il Ministro Lunardi ed Emilio Fede: dimostrano il suo metodo di lavoro. Risulta indagato, insieme a Ugo Martinat, nelle vicende della Torino-Lione. Attraverso Argofin controlla un terzo di Impregilo, in cui entra poco prima dell’appalto per il Ponte di Messina.
Salvatore Ligresti
Chiacchierato per i suoi presunti rapporti con la mafia, è finito in carcere per l’inchiesta Mani Pulite e condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Speculatore su aree edificabili, di lui si sa che passava le mazzette direttamente a Craxi propria manu e che è stato più volte salvato dalle grandi banche, prone la potere politico. Il suo ex rivale in affari Berlusconi lo nomina nel luglio 2004 amministratore delegato della Rcs Media Group, che controlla il Corriere della Sera, guarda caso. Insieme a Gavio e Benetton è socio di Impregilo, coinvolta nella vicenda dell’appalto per il Ponte di Messina.
Salvatore Mancuso
Nel 2007 la sua nomina alla Presidenza del Banco di Sicilia, con il consenso di Totò Cuffaro e le congratulazioni di Francesco Musetto, viene salutata come un evento. Ma di li a poco dovrà dimettersi. Ma il suo fondo Equinox, con sede in Lussemburgo, è presente in molte operazioni discutibili. Così Mittel, finanziaria guidata da Giovanni Bazoli (presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo), e il fondo Equinox di Salvatore Mancuso hanno sottoscritto un accordo con Banca Mps e Banco Popolare, creditrici di Fingruppo, per liquidare in bonis Hopa, la società della galassia del finanziere bresciano Emilio Gnutti – finito in disgrazia in seguito alla calda estate dei furbetti del quartierino, anno 2005, quando fu coinvolto nella vicenda giudiziaria delle scalate bancarie e delle intercettazioni telefoniche – e degli imprenditori a lui vicini. Qualche giorno prima di partecipare alla cordata Alitalia acquista il 65% di Air Four, compagnia aerea executive con sede a Milano.
Claudio Sposito
E’ uno degli uomini chiave del salvataggio di Fininvest dal fallimento all’inizio deglia anni ’90.All’epoca operava come plenipotenziario italiano per conto della banca d’affari Morgan & Stanley ed il rapporto con Berlusconi divenne così solido che nel 1998 diventerà amministratore delegato di Fininvest. Nel 2003 ritroviamo Sposito ed il suo fondo Clessidra ad operare con Gnutti, Presidente di Hopa, con l’intervento di Mediobanca. Sposito controlla oggi ADR, che gestisce gli aeroporti di Roma.
Emilio Riva
E’ il re italiano dell’acciaio. Non è sconosciuto alla giustizia, che lo ha condannato per il reato di inquinamento della Ilva Siderurgica prima a Genova e ora a Taranto. Inoltre nel 2006 veniva riconosciuto colpevole di frode processuale e tentata violenza privata nei confronti di numerosi dipendenti di Taranto. Pene mai scontate grazie ai vari indulti e sconti. Il suo metodo di lavoro è la privatizzazione dei guadagni e la socializzazione delle perdite: In una lettera al Governo del 14 dicembre Emilio Riva avverte che l’eventuale riduzione delle emissioni di anidride carbonica comporterebbe “la necessità di fermare parte significativa degli impianti in uso. Il personale – afferma – colpito da tali riduzioni non potrebbe essere inferiore, anche nell’ipotesi più conservativa, alle quattromila unità”.
Molti degli imprenditori coinvolti risultano legati dal “filo rosso” della vicenda Telecom, che dunque merita nuovi e ulteriori approfondimenti. Molti degli imprenditori sono stati condannati, in più di un caso per vicende di tangenti e corruzione. Quasi sempre hanno fatto i loro affari a debito, cioè grazie a prestiti delle banche. In particolare di una e così sono debitori di Banca Intesa. Sarebbe interessante conoscere l’entità del prestito. Non è che in realtà Banca intesa stia soltanto cercando di recuperare i suoi crediti? Molti di loro sono Cavalieri del Lavoro. Nel sito ufficiale si legge che “Gli imprenditori insigniti di questa onorificenza, dalla sua istituzione ai nostri giorni, rappresentano l’élite imprenditoriale del paese e che “L’Ordine al “Merito del Lavoro” premia l’insignito non solo per una specifica attività intrapresa, ma lo vincola ad un impegno etico e sociale volto al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del paese”. Complimenti!
C’è qualcuno che si aspetta che imprenditori siano mossi dall’intento di rendere un servizio alla collettività?
C’è qualcuno che non pensa che, comunque vadano le cose, alla fine usciranno dalla vicenda con la loro brava e ingente plusvalenza?
fonte: Alitalia: i capitani coraggiosi
Renato Schifani
Renato Schifani, l’attuale presidente del Senato:
La sua prima dichiarazione, come saluto all’aula, è stata: “Sarò garante di tutti!”, ha poi affermato che legalità e sicurezza sono temi da non sottovalutare, ha poi ricordato le figure di Falcone e Borsellino.
Il dottor Schifani da oggi è chiamato a ricoprire la seconda più importante carica istituzionale dopo quella del presidente della repubblica. La seconda carica dello stato per importanza politica.
L’ormai presidente Schifani che ciancia già da subito di legalità e sicurezza è quello che insieme a Maccanico ha dato il nome alla legge che nel 2003 bloccava i processi a carico di SILVIO BERLUSCONI. Legge poi dichiarata incostituzionale nel 2004.
Negli archivi della Camera di commercio di Palermo risulta una società, oggi inattiva, costituita nel 1992 da Schifani con Antonio Mengano e Antonino Garofalo: la Gms. Antonino Garofalo è stato arrestato nel 1997 e poi rinviato a giudizio per USURA ED ESTORSIONE nell’ambito di indagini condotte dal sostituto Gaetano Paci della Procura di Palermo.
Negli anni 80 era socio, insieme a La Loggia, con il futuro BOSS MAFIOSO NINO MANDALA’ in una società assicurativa di nome SICULABROCKERS.
LEGALITA’ E SICUREZZA, FALCONE E BORSELLINO!!!!
Infine, da ricordare, come antipasto all’odierna dichiarazione sulla sua volontà di essere garante di tutti, dopo la condanna di CUFFARO per favoreggiamento Schifani dichiarò:
“Oggi Cuffaro ha ripreso saldamente in mano il timone di una Sicilia che già è cresciuta così come i dati sul Pil e sulla disoccupazione ai minimi storici ci indicano. Dobbiamo anche riconoscere a Cuffaro che è stato e continua ad essere l’unico garante dell’unità della coalizione….Forza Italia sarà al suo fianco (di Cuffaro ndr) in questa nuova fase del governo della regione….”
Insomma c’è proprio da attendersi che Schifani si adopererà per essere il garante di tutti, ma proprio tutti!
fonte: il nuovo presidente del senato Schifani
Per aver ripetuto in televisione questi fatti (non dicerie) Marco Travaglio è stato querelato da Schifani
Schifani invece non può essere querlato da nessuno perchè per legge è al di sopra della legge (lo stabilisce il Lodo Alfano)
Gli stessi fatti sono riportati da tmpo in alcuni libri, senza che gli autori incappassero però nelle querele di Schifani, evidentmente cete notizie si possono scrivere ma non dire in TV
il motivo di questa tolleranza di Schifani verso la “diffamazione” tramite libri e intolleranza per la “diffamazione” per mezzo televisivo è semplice: chi legge un libro ha consapevolmente scelto come infomarmi perchè ha un cervello, chi si informa tramite la televisione non ha scelto (perchè nel sistema televisivo italiano non c’è scelta), e non ha scelto o perchè non ha cervello o perchè non lo usa
Schifani teme di perdere credibilità e di essere smascherato agli occhi dei senza cervello, non teme di essere riconosciuto come colluso con la mafia, altrimenti avrebbe denunciato anche chi la sua storia l’ha scritta in un libro
ma su internet non serve l’invito del conduttore per parlare, chiunque può esprimersi.
forse Schifani querelerà i blogger che lo diffamano, forse con una legge anti-pedofilia o anti-terrorismo si introdurranno norme per incarcerare i blogger (oggi si limitano al sequestro preventivo del blog, pratica censoria e illegittima)
in tal caso si diffonderanno maggiormente tecnologie come Tor o Freenet
come si dice: “chi vivrà, vedrà”, ma vivere non vuol dire solo mangiare dormire e fare sesso, vivere vuol dire poter avere quel che si merita, non dover essere schiavo dei figli dei potenti, non dover ereditare un gradino basso nella società perchè non hanno raccomandazioni o protettori potenti…
alcune considerazioni sull’esito del voto
secondo me le votazioni non sono andate affatto male come molti possono credere
tanta gente teme che con Berlusconi al governo tutto andrà peggio, io dico che Prodi e la sua sinistra avevano il dovere di fare tante cose ma non le hanno fatte
in Italia ci sono tanti problemi da affrontare e adesso la patata bollente toccherà a Berlusconi e al suo alleato Bossi, il quale lo condizionerà pesantemente (per esempio non credo che Bossi vorrà abbandonare quella cattedrale nel deserto che è Malpensa)
è Berlusconi che dovrà affrontare la gestione dei rifiuti in Campania, la TAV che nessuno vuole, i morti causati da una sanità pubblica in cui i medici sono di nomina politica invece che per il merito
lui dovrà affrontare il continuo rincaro del grano a causa di un sistema economico che vuole sostituire i carburanti con i biocarburanti pur di salvaguardare le multinazionali, anche a costo di far morire di fame milioni di persone
sarà sempre Berlusconi a dover risolvere l’illegalità della sua Rete4, a dover gestire il problema di Alitalia (anche in quanto imprenditore, tanto il conflitto di interessi non è stato ritenuto un problema dalla sinistra di Prodi)
ma questo riguarda il futuro prossimo, mentre oggi abbiamo già ottenuto alcuni importanti risultati:
Di Pietro ha raddoppiato i suoi voti (anche grazie a me
) forse perché è stato apprezzato il suo modo di comportarsi e questo significa che qualcuno comincia ad essere più attento e consapevole della politica
sono finalmente spariti dal parlamento tanti politicanti come Storace, Bertinotti, Santanchè, Boselli, De Mita, Giuliano Ferrara…
l’UDC si è ridotta enormemente e si mostra per quella che realmente è portando in parlamento un mafioso come Cuffaro
per la prima vlta si è posto il problema dei candidati parlamentari condannati e per la prima volta un partito, quello di Di Pietro, ha presentato solo candidati senza condanne…
un venduto capolista di un altro venduto
apprendo senza costernazione che Veltroni ha candidato il pupazzo della lobby degli inceneritori come capolista del Partito Democratico in Lombardia
il pupazzo fatto di demenza senile, servilismo e meschinità non è altro che il nostro caro Umberto Veronesi, l’oncologo di fama mondiale che dichiara che gli inceneritori (alias termovalorizzatori) non fanno male
mi ricorda Cuffaro quando, al Maurizio Costanzo Show, si profuse in una invettiva contro Giovanni Falcone dicendo che la mafia non esiste e che uomini come lui (Falcone o Borsellino) infangavano la Sicilia
Cuffaro è stato condannato per aver favorito la mafia (anche se si dice che in Sicilia tutti sanno che Cuffaro è uomo di Riina)
Veronesi è sponsorizzato da industrie che lucrano con gli inceneritori (termovalorizzatori): Veronesi e la Acea Enel Pirelli ecc.. prendono i soldi, noi prendiamo i tumori
qui trovate il video del pupo Cuffaro, qui l’articolo con le dichiarazioni di Veronesi
serve un risanamento di tutto l’ambito giudiziario
Mafia, Cuffaro condannato a 5 anni
“Ieri Mastella, oggi Cuffaro“, ha commentato Silvio Berlusconi, ribadendo che serve “un risanamento di tutto l’ambito giudiziario”. “Credo che gli italiani esprimano già con i numeri dei sondaggi – ha aggiunto – che siamo nella piena patologia e che c’è da fare un risanamento di tutto l’ambito giudiziario molto in profondità”.
la moglie di Mastella messa agli arresti domiciliari, 23 esponenti dell’UDEUR arrestati e il governatore della Sicilia condannato perché mafioso (Cuffaro insieme a Mastella è stato testimone di nozze di un boss mafioso)… e Berlusconi sa solo dire che urge un risanamento dell’ambito giudiziario?
non la politica ma l’ambito giudiziario va risanato?
ai posteri l’ardua sentenza e a noi inghiottire gli amari bocconi finché non saremo in grado di capire che la merda va espulsa e non ingoiata
Clemente Mastella
Clemente Mastella, attuale Ministro di Grazia e Giustizia, nonché Sindaco di Ceppaloni, avente diritto quindi a doppio stipendio e relativi doppi benefici, nasce professionalmente come giornalista. Ma come inizia la carriera di costui? Semplice: Mastella stesso racconta come l’assunzione alla Rai sarebbe stata agevolata da una raccomandazione del potentissimo democristiano Ciriaco De Mita, tanto che ne seguirono ben 3 giorni di sciopero della redazione locale. In vista delle elezioni politiche del 1976, come sempre racconta lui stesso, nelle pause pranzo dei dipendenti della Rai, chiedeva “ai centralinisti di telefonare nei comuni del mio collegio elettorale. Mi facevo introdurre come direttore della Rai e segnalavo questo nostro bravo giovane da votare: Clemente Mastella. Funzionò”. Mastella fu quindi eletto deputato, nelle fila della Democrazia Cristiana. E dopodiché non ha più tolto il sedere da una poltrona. Molto discussi sono i trascorsi rapporti di amicizia con l’ex-presidente del consiglio comunale di Villabate e condannato per mafia Francesco Campanella. Rapporti tanto stretti che Mastella fu testimone delle nozze di Campanella. Alle stesse nozze fu testimone anche il presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. All’inizio del febbraio 2007 viene raggiunto da un avviso di garanzia da parte della Procura della Repubblica di Napoli. L’ipotesi formulata dagli inquirenti è quella di concorso in bancarotta fraudolenta per il fallimento del Napoli Calcio, dichiarato nel 2004 con sentenza del Tribunale di Napoli. L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un fatto dovuto, dal momento che, all’epoca della commissione dei presunti illeciti (2002), Mastella era membro a tutti gli effetti del consiglio di amministrazione della Società di cui era, tra l’altro, vicepresidente. Interpellato al riguardo, Mastella si è ovviamente chiamato fuori dal crac della squadra, sostenendo di non aver mai partecipato direttamente alla gestione della Società.
fonte Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Clemente_Mastella




