Il Venezuela produrrà il suo Linux-PC

Dopo Dell e Taiwan, ora anche il Venezuela ha la sua linea di PC con sistema operativo Linux. Lo ha annunciato il presidente Hugo Chavez, fornendo anche informazioni interessanti su allestimenti, prezzi e obiettivi dell’iniziativa.

Saranno quattro i modelli che inizialmente comporranno l’offerta di Bolivarian Computers (un nome di certo non casuale): tre i modelli desktop, equipaggiati con processori Intel Pentium IV da 1.5 a 3GHz, e un notebook che monterà una CPU Intel Core 2 Duo da 2GHz. I prezzi partiranno da circa 860 bolivar (298 euro circa) per il modello più economico, fino ad arrivare a 3mila bolivar (circa 1000 euro) per i modelli più accessoriati.

“Il prezzo di prodotti analoghi di altri marchi è di 930 dollari statunitensi, e il prezzo del nostro computer è di 690: circa il 40% in meno” ha spiegato il presidente Chavez: “Ma in aggiunta viene fornito con software open source e con tre anni di garanzia, contro il solo anno offerto dagli altri”.

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l’articolo completo lo trovate su Punto Informatico

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per la liberalizzazione del software…

ho appena sottoscritto (firma n° 6186) la petizione per la “Liberalizzazione nel campo del Software per Personal Computer

l’iniziativa la si deve a Renzo Davoli, professore di matematica presso l’università di Bologna, e nasce dalla constatazione che nel mercato dei sistemi operativi non c’è trasparenza; oggi è quasi impossibile acquistare un computer di marca e soprattutto un portatile, che non contenga una versione preinstallata di Windows.

L’attuale sistema non è trasparente in quanto:
– Il costo relativo al sistema operativo, che non è parte dell’hardware, non è mai esplicitato;
– la licenza di Windows, qualora l’utente non fosse interessato a tale sistema operativo, dovrebbe essere rimborsabile, ma in realtà è impossibile ottenere tale rimborso;
– si ingenera nell’utente meno esperto la convinzione che PC e Windows siano un’unica cosa inscindibile, cosa che non è affatto vera;
– tale sistema uccide il mercato e nega spazio a soluzioni alternative, sia proprietarie che open source

se volete approfondire l’argomento vi segnalo alcuni link:

Liberalizzazione nel campo del Software per Personal Computer

Pc senza Windows – Il punto della situazione

il computer è mio e lo gestisco io

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tenere "pulito" ubuntu

per eliminare le librerie oramai rimaste inutilizzate (a causa di un aggiornamento del sistema o della disinstallazione di programmi) basta aprire una finestra del terminale e digitare il comando:

sudo apt-get autoremove

e dare la conferma per l’eliminazione dei paccheti (si tratta di librerie e dipendenze non più collegate ad alcun programma installato)

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Pubblica e vendi in tutto il mondo

ho inserito tra i link Lulu.com

si tratta di un sito attraverso il quale è possibile pubblicare un proprio libro (o una tesi, un racconto o altro ancora) e venderlo sia in formato elettronico che cartaceo.

Il bello è che per la stampa nel formato cartaceo se la vedono totalmente quelli di Lulu, voi non dovrete fare altro che decidere in che formati volete vendere il vostro libro (a colori, che copertina usare..) e il prezzo di vendita.

Sul prezzo di vendita l’autore percepisce l’80%.

Se mi capiterà di pubblicare qualcosa (ma non ci conto molto) scriverò le mie
impressioni

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Dell'Utri condannato per estorsione insieme ad un boss della mafia

il 15 maggio 2007 la III corte d’appello di Milano ha condannato il senatore forzista Marcello Dell’Utri e il boss della mafia di Trapani Vincenzo Virga a 2 anni per ciascuno per tentata estorsione.

Nessun giornale, a parte l’Unità e il Corriere della sera, l’ha scritto. Nessun telegiornale o programma televisivo, tranne Annozero, l’ha detto. L’Ansa, onde evitare che qualcuno se ne accorgesse, ha dedicato alla cosa ben sette righe e mezza

Quanto a Virga, l’Ansa “dimenticava” di spiegare che è un boss mafioso, vicinissimo a Provenzano, arrestato dopo lunga latitanza nel 2001 e condannato all’ergastolo per mafia e omicidio.

per l’articolo completo potete leggerlo sul blog di Beppe Grillo

un grazie ad Angelo per la segnalazione

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piatti e bicchieri in plastica biodegradabile

www.quibio.it e' la BIOPLASTICA che rispetta l'ambiente - Il primo e-commerce di prodotti usa e getta Bio eco-compatibili come piatti, bicchieri ecc... rigorosamente biodegradabili e compostabili al 100%. Una ditta italiana, a Novamont, è riuscita a produrre una “plastica” totalmente biodegradabile a partire dal mais.Con questa plastica, chiamata Materbi, producono una vasta serie di articoli: bicchieri, piatti, pannolini, guanti, posate, ecc… tutti rigorosamente BIODEGRADABILI al 100%Dal loro sito, raggiungibile cliccando il banner di lato, è possibile acquistare i loro prodotti in modo da sostituire i prodotti in plastica (fortemente inquinanti e non biodegradabili) con quelli in Materbi.Speriamo che questi prodotti prendano piede

P.S.
Fulviè, se non li compri tu allora le speranze sono scarse..

 

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come e perchè "sbattezzarsi"

ho da poco appreso della possibilità di sbattezzarsi:

lo “sbattezzo” è la formalizzazione, in ottemperanza alla legge italiana, dell’abbandono della Chiesa cattolica.

i motivi per cui farlo penso siano molto individuali, però devo constatare che spesso (per non dire quasi sempre), chi aderisce alla chiesa cattolica non la conosce per niente, non sa nulla della sua storia, dei suoi privilegi, delle sue leggi e di come si è comportata, come istituzione e come azioni di singoli, nelle varie vicessitudini.

di seguito riporto il link ad un sito dove potrete informarvi meglio sullo sbattezzo, su come effettuarlo e sulle conseguenze sia di essere battezzati che di essere sbattezzati

“Sbattezzo”

come cancellare gli effetti civili del battesimo

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TEST ILLEGALI SU BAMBINI: LA NIGERIA DENUNCIA LA PFIZER PER 7 MILIARDI DI $

DI CHRIS MCGREAL
Guardian Unlimited

Il governo nigeriano sta facendo causa alla più grande casa farmaceutica del mondo, la Pfizer, con l’accusa di aver testato in modo illegale un farmaco contro la meningite che ha ucciso o reso disabili diversi bambini.

La Nigeria sta chiedendo al gruppo americano 7 miliardi di dollari per compensare le famiglie dei bambini che sono morti o che hanno subito gravi effetti collaterali quando l’antibiotico Trovan fu loro somministrato nello stato di Kano durante un’epidemia di meningite nel 1996. Lo stato di Kano ha altri casi civili e penali in sospeso contro la Pfizer.

Le autorità nigeriane dicono che 200 bambini hanno fatto parte dell’esperimento con il Trovan senza l’approvazione delle autorità locali, ed asseriscono che i risultati del trattamento contano 11 bambini morti ed altri che hanno sviluppato danni al cervello e paralisi.

Il Trovan è stato approvato negli Stati Uniti nel 1997 per l’uso in adulti, non in bambini. Due anni dopo la US Food and Drug Admninistration segnalò che il farmaco avrebbe potuto causare danni al fegato e per questo è stato ritirato.

Nei documenti stilati ieri ad Abuja, il governo accusa la Pfizer di condurre test illegali sui bambini.

“L’accusa sostiene che la casa farmaceutica imputata non ottenne mai l’approvazione dalle agenzie normative… né mai aveva cercato né ricevuto l’approvazione pertinente a condurre alcuna prova clinica prima della sua condotta illegale” vi si legge.

Un portavoce della Pfizer, Bryant Haskins, replica da New York in un comunicato che il farmaco fu somministrato in conformità alle leggi nigeriane.

“Queste accuse contro la Pfizer, peraltro non nuove, sono sediziose e non si basano sui fatti. Continuiamo vigorosamente a sostenere che il governo nigeriano era stato informato appieno prima dell’inizio dei test clinici; che i test si sono svolti in modo etico ed opportuno, tenendo presente l’interesse dei pazienti, e che servirono a salvare vite” conclude il portavoce.

La Pfizer aveva in precedenza detto di aver ottenuto un “consenso verbale” da parte dei genitori dei bambini malati e che i farmaci furono somministrati in maniera “sensata dal punto di vista medico, scientifico, normativo ed etico”.

Due anni fa un tribunale statunitense aveva archiviato una causa intentata da diverse famiglie nigeriane che asserivano di non essere state informate in modo adeguato che i loro bambini avrebbero potuto avere problemi con l’antibiotico.

Un’azione civile e penale, intentata dallo stato di Kano contro la Pfizer, è stata posposta ieri fino al mese prossimo. Si chiedono danni per 2 miliardi di dollari.

Il governo nigeriano chiede compensazione per il costo del trattamento delle vittime su cui il farmaco è stato testato e per le loro famiglie. Chiede inoltre altri 450 milioni di dollari perché il caso ha creato un certo sospetto nei confronti dei farmaci occidentali.

Le autorità sanitarie nigeriane dicono che il caso Pfizer è anche parzialmente responsabile del fatto che in nord Nigeria molte famiglie si rifiutano di lasciare che i loro bambini siano vaccinati contro la poliomielite, e a ciò a sua volta è stata data la colpa per una riacutizzazione della malattia in altre parti dell’Africa. Le autorità di Kano si sono inoltre rifiutate di distribuire il vaccino contro la poliomielite.

 

Chris McGreal
Fonte: http://www.guardian.co.uk/
Link: http://www.guardian.co.uk/international/story/0,,2095954,00.html
05.06.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIANNI ELLENA

clicca qui per l’articolo su www.comedonchisciotte.org

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Perché la stampa italiana non racconta la verità sulla chiusura di RCTV in Venezuela?

di Roberto Laghi – Megachip/Off

Le immagini sono sempre le stesse, giornalisti in lacrime, imbavagliati con fazzoletti su cui sta scritto “Yo estoy con Rctv”, il tono degli articoli è sempre lo stesso: Chavez sta facendo un torto alla democrazia, Chavez chiude la televisione dell’opposizione, Chavez non tollera il dissenso interno e colpisce i media. La Repubblica , L’Unità , La Stampa , Corriere della Sera : l’accusa di aver partecipato al fallito golpe dell’aprile 2002 non sembra essere un motivo sufficiente (non lo è, di fatto: la televisione non ha partecipato, ne è stata colonna portante), come non sembra esserlo l’accusa di promuovere volgarità e pornografia costantemente (c’è chi scrive che lo faccia molto meno che qualsiasi canale italiano…). Per il giornalismo italiano c’è una sola parola: censura…

La chiusura di Rctv, sostituita da un canale pubblico, in realtà avviene per il mancato rinnovo della concessione dell’uso delle frequenze: in Italia, quando le frequenze devono essere liberate si fa finta di niente, si tira avanti e in un qualche modo le cose si sistemano. Non per tutti, ovviamente.

E di fatto Rctv non sparirà, ma continuerà a trasmettere via cavo e via satellite: sui giornali di casa nostra questo viene presentato come una sorta di riscossa del canale privato.

Ma fare parallelismi e facili ironie con la situazione italiana è fuori luogo, nonostante il numero due di Rctv dichiari che non rinnovare loro la concessione all’uso della frequenza è come se in Italia venisse chiusa la Rai. A sentirlo così, fa un po’ strano. (Sì, di colpi di stato pronti per essere attuati ce ne sono stati, nel nostro Paese, e la Rai doveva essere – ovviamente – occupata. Ma ci siamo fermati sempre un passo prima). In realtà il tentato golpe dell’aprile 2002 in Venezuela è stato un atto completamente mediatico, basato ogni istante sulla manipolazione dell’informazione, del video. E non tanto perché non è stato mostrato quello che voleva il presidente, quanto perché è stata raccontata una realtà che non esisteva. Purtroppo ci sono stati anche i morti (e come raccontano le testimonianze, quasi esclusivamente tra i chavisti).

Non solo: durante quei giorni e durante i giorni dello sciopero dei dirigenti di Petroleos de Venezuela precedenti al tentativo di rovesciare Chavez, i giornalisti indipendenti presenti all’interno dei palinsesti del canale televisivo Rctv sono semplicemente stati cancellati dall’etere. E licenziati. All’inizio del 2003 circa 500 operatori dei media erano stati epurati.

Ma sicuramente in quel periodo i giornalisti italiani avevano ben altro a cui pensare.

Sul primo golpe mediatico della storia è stato realizzato anche un documentario, The revolution will not be televised , a opera di due registi irlandesi, che si trovavano a Caracas per girare un film su Chavez, finendo coinvolti negli eventi del 12 aprile. Ma, come scrive l’esperto di America Latina Gennaro Carotenuto, pare che contro Chavez vada benissimo qualunque accusa, anche falsa.

Anche perché ci stanno raccontando solo della chiusura di questa rete. Ma non, per esempio, che dopo l’elezione di Chavez i media privati – stampa e tv – si sono organizzati come veri e propri partiti per gettare discredito sull’operato del presidente e, cosa ancora più grave, sulla sua base elettorale e che, guarda caso, sapevano in anticipo le mosse degli “eventi spontanei” del tentato golpe dell’aprile 2002. I giornali italiani ignorano o vogliono ignorare? Non ci dicono, ancora, che negli anni della presidenza Chavez sono nati in tutto il Venezuela media comunitari: radio, siti, televisioni. La comunicazione è scivolata un po’ via dalle mani dei grandi imprenditori ed è ritornata in quelle della gente. Che sia anche per questo che i media italiani non ce lo vogliono raccontare? In Venezuela i media comunitari sicuramente fanno paura, e infatti i giornalisti indipendenti che ci lavorano sono stati più volte oggetto di aggressioni, minacce e insulti da parte dei media privati, come testimoniano Gonzalo Gomez e Martina Sanchez di aporrea.org, nella loro intervista a Narco News a un anno dal tentato golpe. Il dibattito sul ruolo dei media e sulla loro importanza da un punto di vista sociale e comunitario è probabilmente molto più avanti in Venezuela che non qui nel nostro Paese. Quello che continuiamo a chiederci è perché il giornalismo italiano si ostina a descrivere una realtà distorta, dando le stesse informazioni, quasi con le stesse parole, facendoci pensare che forse arrivare a fonti migliori potrebbe essere una soluzione intelligente, se quello che si vuole raccontare è la verità.

da OFF – quotidiano di spettacolo – www.offnews.biz

l’articolo l’ho tratto da questa pagina

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aMSN: problemi con Ubuntu

installare aMSN su Ubuntu è semplicissimo, però quando ho provato ad avviarlo mi ha segnalato che non riesce a trovare il modulo TLS

il probema si può risolvere così:

sudo gedit /usr/lib/tls1.50/pkgIndex.tcl

e correggere, nel file aperto

tls 1.5

con

tls 1.50

il resto rimane invariato.

le informazioni le ho tratte da questa pagina (dove trovate una spiegazione più dettagliata e delle immagini)

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