le menzogne di una ong: Reporters sans frontiers

luglio 19, 2007 · Filed Under censura, che schifo · Comment 

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, subito seguito da Reporter senza frontiere, ha denunciato gli attacchi alla libertà di stampa in Venezuela. In realtà, i tribunali amministrativi hanno rifiutato di rinnovare la concessione delle frequenze ad una televisione che aveva partecipato al tentativo di colpo di stato e aveva moltiplicato le violazioni ai suoi impegni contrattuali. Salim Lamrani analizza questa nuova campagna di disinformazione della “ONG” parigina.

Il mancato rinnovo della concessione di durata ventennale alla rete privata venezuelana RCTV, arrivata a scadenza il 27 maggio 2007, ha suscitato una straordinaria isteria mediatica a livello internazionale. Per numerose settimane la stampa del mondo intero si è concentrata su un avvenimento banale che abitualmente passa inosservato quando accade negli altri paesi del mondo. Essa ha trasformato una decisione amministrativa del tutto regolare e legittima in un attentato alla libertà di stampa. Reporter senza frontiere ha evidentemente partecipato a questa campagna internazionale di disinformazione pubblicando, il 5 giugno 2007, un rapporto altamente tendenzioso su RCTV [1].

Chiusura di RCTV ed egemonia mediatica?

RSF [Reporter senza frontiere] intitola il suo dossier “Chiusura di Radio Caracas Television: il consolidamento di un’egemonia mediatica”. L’organizzazione dà immediatamente il tono distillando due menzogne in una sola frase. Per prima cosa, RCTV non è stata chiusa e può continuare a trasmettere via cavo o via satellite. Essendo lo spettro delle frequenze limitato per definizione, il governo venezuelano ha deciso di non rinnovare il contratto alla rete e di concedere lo spazio così liberato ad un’altra catena allo scopo di democratizzare i media. Dunque, contrariamente a quanto afferma RSF, RCTV non “cessa le sue emissioni” [2].

La seconda contro-verità si trova nell’espressione “egemonia mediatica”. Con questo titolo RSF vorrebbe fare credere al lettore che le autorità venezuelane controllano i media e dispongono quasi di un monopolio nel settore. Per convincere l’opinione pubblica, Robert Ménard, segretario generale dell’organizzazione, ripete instancabilmente alla stampa la stessa frase: “Chavez detiene una posizione egemonica sui mezzi di comunicazione” [3]. Ora, la realtà è completamente diversa. In Venezuela, l’80% delle reti televisive e delle radio appartiene al settore privato. Per quanto riguarda la televisione via cavo o via satellite, che è un settore relativamente ben sviluppato nel paese, esso è quasi interamente controllato da fondi privati. A livello di carta stampata, i 118 giornali nazionali e regionali che circolano nel paese sono ugualmente controllati dal settore privato. Esiste effettivamente una “egemonia mediatica”, ma è interamente il prodotto dei gruppi economici e finanziari privati [4].

Decisione arbitraria del Presidente Hugo Chavez?

RSF dichiara che la decisione è stata presa “per ordine del presidente Hugo Chavez” e assicura che è illegale perché, secondo lei, è necessaria “una condanna giudiziaria … per rifiutare alla rete il diritto di trasmettere per i prossimi venti anni”. Qui ancora RSF ricorre ad una doppia bugia. In realtà la decisione è perfettamente legale, rispettosa delle norme internazionali e legittima. Come nella maggior parte del mondo, lo spettro delle onde hertziane appartiene allo Stato ed è destinato a promuovere l’interesse pubblico. Inoltre, l’articolo 156 della Costituzione venezuelana, così come l’articolo 108 della Legge sulle telecomunicazioni, danno al governo il potere di regolare l’accesso a questo spazio. Non è assolutamente questione di “condanna giudiziaria” come pretende RSF. Infine, RCTV conserva sempre il “diritto a trasmettere” via cavo o satellite [5].

Peraltro, non è Hugo Chavez che ha deciso di non rinnovare la concessione ma la Commissione nazionale delle telecomunicazioni del Venezuela. La concessione a RCTV non è stata rinnovata per diverse ben precise ragioni. Innanzitutto, il governo desidera procedere ad un riequilibrio tra reti pubbliche e reti private. In secondo luogo, RCTV non ha rispettato i suoi impegni ed il capitolato di concessione. Un unico esempio edificante: tra giugno e dicembre 2006, le autorità hanno accertato almeno 652 infrazioni da parte di RCTV. La rete ha inoltre denigrato in maniera sistematica la politica del governo ed incitato a più riprese la popolazione alla violenza ed alla rottura dell’ordine costituzionale. La partecipazione dimostrata di RCTV al colpo di stato del 11 aprile 2002 [6], così come il suo comportamento golpista, sono stati fattori non trascurabili nella decisione. In particolare, RCTV aveva partecipato al sabotaggio petrolifero del dicembre 2002 che costò quasi 20 miliardi di dollari all’economia nazionale [7].

RSF afferma al riguardo che RCTV è semplicemente “accusata” di aver partecipato al colpo di stato, mentre le prove e le testimonianze sono schiaccianti. Il giornale francese estremamente conservatore Le Figaro ricorda che “per anni la rete ha apertamente cospirato contro il presidente in carica lanciando appelli per rovesciare il regime”. Le Figaro sottolinea inoltre che al momento del colpo di stato la rete “annunciava che Hugo Chavez si era dimesso”, seguendo così il piano dei golpisti, ed aveva riconosciuto Pedro Carmona come presidente ad interim. [8]

In seguito al ritorno del presidente Chavez, RCTV aveva vietato ai suoi giornalisti di diffondere qualsiasi informazione al proposito e si limitava a trasmettere cartoni animati. Il responsabile di produzione della catena, Andrés Izarra, contrario al putsch, aveva immediatamente dato le dimissioni per non rendersi complice della prova di forza. In occasione di una audizione di fronte all’Assemblea nazionale, Izarra ha dichiarato che il giorno del colpo di stato ed i giorni successivi aveva ricevuto l’ordine formale da parte di Marcel Granier, presidente di RCTV, di “non trasmettere alcuna informazione su Chavez, i suoi sostenitori, i suoi ministri o qualunque altra persona che potesse essere messa in relazione con lui” [9].

Anche il conservatore Los Angeles Times traccia il percorso di RCTV dopo l’elezione di Hugo Chavez alla presidenza della repubblica nel 1998 e sottolinea che essa si era data come obiettivo di “rovesciare il presidente eletto democraticamente”. Dopo il colpo di stato, “RCTV è apertamente precipitata nella sedizione ed ha mostrato immagini truccate per fare credere che i sostenitori di Chavez fossero all’origine dei morti e dei feriti”. Il giornale ricorda che Marcel Granier si era recato al Palazzo presidenziale per allearsi con “il dittatore Pedro Carmona che aveva appena abolito la Corte Suprema, l’Assemblea Nazionale e la Costituzione”. Poi il LA Times conclude: “Granier e gli altri non devono essere considerati martiri della libertà di espressione” ma golpisti [10]. D’altronde, Granier ha rilasciato una eloquente dichiarazione a RSF a proposito del colpo di stato: “Devo ammettere che non mi dispiaceva affatto di vedere andare via Hugo Chavez” [11]. Come poteva “dispiacergli” visto che aveva attivamente partecipato al suo rovesciamento?

Evidentemente, sostenendo e partecipando apertamente alla rottura dell’ordine costituzionale nell’aprile 2002, RCTV non si preoccupava dell’interesse pubblico. Non è certo necessario ricordare che se una rete televisiva francese o di qualunque altro paese al mondo si azzardasse a tenere un comportamento come quello di RCTV, non durerebbe 24 ore ed i suoi dirigenti si ritroverebbero immediatamente in galera. Da parte sua, il giornale statunitense Houston Chronicle ha notato che “le azioni di RCTV non sarebbero durate più di qualche minuto “ negli Stati Uniti [12].

Perchè RSF vuole fare credere all’opinione pubblica che la colpevolezza di RCTV è ancora soggetta a discussione? Semplicemente perché Robert Ménard e la sua organizzazione avevano essi stessi sostenuto il colpo di stato dell’aprile 2002. C’è bisogno di ricordare la dichiarazione pubblicata da RSF il 12 aprile 2002?:

Chiuso nel palazzo presidenziale, Hugo Chavez ha firmato in nottata le sue dimissioni, sotto la pressione dell’esercito. In seguito è stato condotto al forte di Tiuna, la principale base militare di Caracas, dove è detenuto. Immediatamente dopo, Pedro Carmona, presidente di Fedecàmaras , ha annunciato che presiederà un nuovo governo di transizione. Egli ha affermato che sul suo nome convergeva il consenso della società civile venezuelana e del comando delle forze armate” [13].

Decisione impopolare?

L’ente parigino dichiara anche che gli “oppositori (numerosi) e i sostenitori (pochi)” avevano nello stesso tempo sfilato a Caracas per ripudiare o appoggiare la decisione del governo. Qui RSF non esita affatto a mentire spudoratamente. Le manifestazioni di oppositori che hanno avuto luogo in segno di protesta non hanno riunito che qualche migliaio di persone. Al contrario, le manifestazioni di sostegno che hanno sfilato nella capitale, in analogia a quelle del 27 maggio e del 2 giugno 2007, sono state impressionanti. In effetti centinaia di migliaia di cittadini hanno sfilato per le vie di Caracas mostrando il loro sostegno a Hugo Chavez [14]. A quale scopo RSF manipola la realtà?

RSF riprende anche i sondaggi realizzati da RCTV e dall’opposizione per dimostrare l’impopolarità della decisione, accordando loro ampio credito e adottando così una posizione palesemente partigiana. Il ministro dell’Interno, Pedro Carreño, ha risposto in maniera pungente a questa affermazione: “la libertà d’espressione non è quella dell’impero, né quella di Reporters sans frontières, né quella della Società della stampa interamericana (SIP), né quella dell’oligarchia, ma quella del popolo che oggi è uscito per strada” [15].

RSF evoca una “chiusura sconfessata dall’opinione [pubblica] e dalla comunità internazionale” e cita alla rinfusa una risoluzione del Parlamento europeo adottata il 24 maggio 2007 e “numerosi governi latino-americani, dal Brasile al Messico passando per il Cile, ed anche il suo omologo e alleato boliviano Evo Morales”. RSF vuole dare l’impressione di una unanimità mondiale contro Hugo Chavez quando la realtà è totalmente differente. Di tutto il continente americano, sarebbe a dire su circa 25 nazioni, solo tre parlamenti (Brasile, Cile, Nicaragua) si sono pronunciati contro il mancato rinnovo della concessione e solamente il presidente costaricano Oscar Arias ha rilasciato una dichiarazione sfavorevole. Il resto del continente, a cominciare da Evo Morales, si è sia pronunciato a favore del governo di Chavez (Bolivia, Cuba, Nicaragua), sia ha segnalato che si trattava di una misura amministrativa che non riguardava che il Venezuela e che non era auspicabile immischiarsi negli affari interni della nazione. Come si vede, RSF è esperta nel campo della disinformazione [16].

Per quanto riguarda la risoluzione del Parlamento europeo, essa è stata effettivamente adottata il 24 maggio 2007, ma solamente da parte di 43 dei 784 deputati europei, ossia a malapena dal 5,4% dei parlamentari. Tale risoluzione è stata unanimemente rigettata da 741 deputati per il suo carattere politicizzato e soprattutto perché essa rappresentava una inaccettabile ingerenza negli affari interni di un paese sovrano. La maggior parte dei deputati si sono rifiutati di partecipare al voto ed hanno lasciato l’emiciclo. Quanto all’OSA [Organizzazione degli Stati Americani, ndT] e alla Commissione interamericana dei diritti dell’uomo, esse non hanno emesso alcuna condanna, contrariamente a quanto suggerisce RSF, ma semplicemente raccomandazioni di ordine generale sulla libertà di stampa [17].

Le altre manipolazioni di RSF

RSF assicura ugualmente che “le richieste di incontri con i membri del governo e di rappresentanti dei media pubblici o filogovernativi sono rimaste senza risposta. Questo eloquente silenzio, così come i propositi delle persone incontrate, tende a confermare che l’affare RCTV non si limita ad una semplice misura amministrativa”. Peraltro, il governo ha ripetuto a più riprese di non aver ricevuto alcuna richiesta di appuntamento da parte di RCTV. Nel promuovere il punto di vista di Marcel Granier RSF fa mostra ancora una volta della sua tendenza partigiana e stigmatizza il governo democratico di Hugo Chavez qualificandolo come “regime politico particolare chiamato «chavismo»”. Qui siamo lontani dal tema della “libertà di espressione”. Ménard si pone in una situazione di opposizione politica ed ideologica nel fare deliberatamente la caricatura del governo venezuelano. Il termine «chavismo» è in effetti utilizzato spesso in senso peggiorativo da parte dell’opposizione [18].

RSF conclude il suo rapporto con una palese contro-verità, mettendo in guardia verso “l’egemonia mediatica” del presidente. E’ necessario essere precisi al riguardo. Per la banda VHF, nel 2000, vi erano 19 reti televisive private ed 1 pubblica. Nel 2006 la cifra è passata a 20 reti private contro una sola pubblica. Dopo il 27 maggio 2007, vi sono 19 reti private e due reti pubbliche, Venezolana de Televisiòn e TVes che sostituisce RCTV nelle frequenze hertziane. Per la banda UHF, nel 2000, vi erano 28 reti private e due reti pubbliche. Nel 2006 vi erano 44 reti private e 6 pubbliche. Nelle radio, per le onde AM, nel 2000 e nel 2006, vi erano 36 radio pubbliche a fronte di 143 radio private. Per le onde FM, vi erano 3 radio pubbliche contro 365 radio private nel 2000. Nel 2006, le cifre passano a 440 radio private e 10 radio pubbliche. Come si vede, RSF inventa storie [19].

RCTV trasmetterebbe pornografia”, dichiara RSF utilizzando il condizionale per suggerire che sussiste un dubbio riguardo questa accusa. Eppure le rete è stata condannata a più riprese dal Tribunale Supremo nel 1981 e nel 2006 per aver trasmesso scene pornografiche in orari di grande ascolto. Adesso RSF rimette in discussione le decisioni della più alta autorità giudiziaria del paese [20]. Inoltre, conviene ricordare che RCTV è la rete maggiormente sanzionata (sei volte) nella storia del Venezuela per violazioni di legge, e una sola volta sotto il governo di Chavez [21].

RSF accusa anche il Tribunale Supremo, che ha ordinato la messa a disposizione delle apparecchiature di RCTV alla nuova rete TVes, di voler “compromettere la presenza della rete del leone sul cavo”. Qui la goffaggine di Ménard lo spinge persino a rivelare all’opinione pubblica che RCTV non sparirà. In effetti il Tribunale Supremo ha semplicemente ordinato la cessione temporanea dei trasmettitori allo scopo di assicurare la continuità del servizio pubblico. In più, questa decisione non compromette affatto le possibilità della rete di trasmettere via cavo, come è stato affermato pubblicamente da parte delle principali imprese del settore [22].

Secondo RSF, Televen e Venevisiòn, due delle principali rete private, che hanno adottato una posizione più razionale nei confronti del governo e che a partire dal 2004 hanno smesso di lanciare appelli alla sovversione e al rovesciamento del governo – restando tuttavia all’opposizione come dimostra facilmente la loro programmazione – sono nelle mani del presidente Chavez. La stessa cosa per il quotidiano nazionale privato Ultimas Noticias. Perché, secondo RSF, siano qualificati come d’opposizione bisognerebbe senza dubbio che questi media continuassero a denigrare il governo, a manipolare l’informazione, a destabilizzare la nazione e a lanciare appelli omicidi verso Chavez come hanno fatto RCTV e Globovisiòn nel maggio 2007. RSF da prova di una visione manichea: o i media sono contro Chavez o sono al suo servizio [23].

RSF afferma che “Hugo Chavez non si cura del diritto internazionale”. Tale accusa è completamente gratuita. In effetti RSF non è capace di citare un solo caso di violazione del diritto internazionale commesso dal governo bolivariano. L’organizzazione dichiara altresì che “numerosi ricorsi [di RCTV sono stati] accolti favorevolmente dalla [...] Corte interamericana dei diritti dell’uomo”. In realtà la Corte suddetta ha accettato di studiare un solo ricorso il 25 maggio 2007 e non si è ancora pronunciata al riguardo[24].

Hugo Chavez vuole per il 2008 una riforma costituzionale che gli permetterà di essere rieletto indefinitamente”, segnala il rapporto, presentando tale volontà come un grave pericolo per la democrazia. RSF ha forse dimenticato che nella maggior parte dei paesi occidentali, tra cui la Francia, la rieliggibilità illimitata è una realtà costituzionale? Perché RSF si pronuncia su degli aspetti della politica interna mentre afferma di essere unicamente interessata dalla “libertà di stampa” e di essere “apolitica”? [25].

Un controllo totale dello Stato, del governo, delle forze armate. Nessun avversario in Parlamento, avendo l’opposizione boicottato lo scrutinio elettorale del 2005. Un partito dominante, quasi unico. Ventidue governatori [su ventiquattro] completamente devoti. E ben presto una società civile praticamente sotto controllo”. Ecco le allarmistiche constatazioni di RSF. “Un partito dominante, quasi unico”, inveisce RSF quando esistono oltre una decina di partiti politici in Venezuela. Senza dubbio in Francia lo Stato, il governo e le forze armate sono controllati dall’opposizione. Quanto al Parlamento e alle cariche di governatore, RSF rimetterebbe in discussione la scelta democratica degli elettori venezuelani? E la società civile si limita forse all’opposizione sempre più marginale? O riguarda l’insieme della popolazione? Riprendendo la retorica dell’opposizione, che ha subito più di 10 sconfitte elettorali consecutive dal 1998, RSF pretende falsamente che Chavez controlli tutte le istituzioni del paese, allo scopo di fare passare il governo più democratico dell’America latina per un regime autoritario. De resto, queste considerazioni non hanno nulla a che vedere con la “libertà di stampa” [26].

L’organizzazione parigina se la prende anche con l’avvocato Eva Golinger. La sua colpa? Aver rivelato alla luce del sole i nomi di tutti i giornalisti venezuelani prezzolati dagli Stati Uniti con l’espediente dell’USAID [Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale, ndT] e dove “figura specificatamente il corrispondente di Reporters senza frontiere” come riconosce il rapporto redatto da Ménard [27].

RSF assicura analogamente che Chavez è consigliato da numerose personalità mondiali per la riforma costituzionale e cita, tra gli altri, l’argentino Norberto Ceresole. Il solo problema è che Ceresole è deceduto nel 2003 per infarto del miocardio. Questi grossolani errori materiali mostrano quanto poco credito meriti il rapporto [28].

RSF si è forgiata la sua opinione sulla realtà mediatica venezuelana dopo soli cinque giorni di presenza nel paese, “dal 24 al 28 maggio 2007”, e dopo essersi intrattenuta unicamente con giornalisti ed editori dell’opposizione. Il suo obiettivo di partenza era chiaro: trasformare una decisione amministrativa comune a tutti i paesi del mondo in un atto di censura e di attacco alla libertà di stampa. Come può l’organizzazione parigina pretendere di fare prova d’imparzialità e di serietà d’intenti mediante pratiche di tale genere? [29].

Come mai RSF non si è indignata di fronte al mancato rinnovo della concessione alla rete televisiva spagnola TV Laciana nel 2004, alla rete TV Catòlica nel 2005 e alla reteTele-Asturias nel 2006? Perché RSF non si è mobilitata contro il mancato rinnovo della concessione alle reti britanniche One TV, Actioworld e StarDate TV 24 nel 2006, o di Look for Love 2 nel 2007? Perché Robert Ménard non è andato in Perù per indagare sulla chiusura di due reti televisive nel 2007, o nel Salvador quando il governo ha deciso di revocare la concessione alla rete Salvador Network nel 2003? Perché RSF è rimasta impassibile quando il Canada non ha proceduto al rinnovo della concessione alla rete Country Music Television (CMT) nel 1999? Perché RSF ha passato sotto silenzio la revoca della concessione alle reti statunitensi Daily Digest nel 1998 e FCC Yanks Trinity License nel 1999? [30].

Questa indignazione a geometria variabile dimostra chiaramente che il caso ordinario di RCTV non è che un pretesto per RSF allo scopo di stigmatizzare Hugo Chavez e continuare la guerra di disinformazione contro un governo democratico e popolare. Quanto alla libertà di espressione, chiunque abbia passato 24 ore in Venezuela non può non stupirsi del tono aspro e fanatico delle reti di opposizione nei confronti del governo. Affermare il contrario sarebbe uno straordinario atto di malafede.

Il vero ruolo di RSF non è quello difendere la libertà di stampa come pretende di fare, ma di promuovere gli interessi politici e finanziari degli organismi che la finanziano. Tra di essi si trova il governo degli Stati Uniti che annaffia generosamente l’organizzazione parigina con l’espediente della Fondazione nazionale per la democrazia [National Endowment for Democracy], organizzazione che il giornale più importante del mondo, il New York Times, definisce un paravento della CIA [31].

NOTE

[1] Reporters sans frontières, “Fermeture de Radio Caracas Television: la consolidation d’une hégémonie médiatique”, 5 giugno 2007. www.rsf.org/img/doc/rapport_rctv_fr.doc (sito consultato il 6 giugno 2007)

[2] Ibid. ; Libro Blanco de RCTV, “Mitos y hechos sobre Radio Caracas Television”, Cuba Debate, 30 maggio 2007.

[3] L’Express, “Chavez bâilonne la dernière chaîne d’opposition”, 29 maggio 2007.

[4] Ibid.

[5] Ibid.

[6] “Opération manquée au Venezuela”, di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 18 maggio 2002.

[7] Ibid. Per le 652 infrazioni vedere Jean-Luc Mélanchon, “Où va la bonne conscience anti-chaviste”, 26 maggio 2007, www.jean-luc-melanchon.fr (sito consultato il 30 maggio 2007). Per il sabotaggio petrolifero vedere Agencia Bolivariana de Noticias, “No aceptaremos comportamientos antidemocraticos de la oposiciòn”, 3 novembre 2006.

[8] Lamia Oulalou, “Chavez bâilonne la télé d’opposition”, Le Figaro, 26 maggio 2007.

[9] Eva Golinger, El còdigo Chavez (La Havane: Editorial de Ciencias Sociales, 2005), p. 125.

[10] Bart Jones, “Hugo Chavez Versus RCTV”, Los Angeles Times, 30 maggio 2007.

[11] Reporters sans frontières, “Fermeture de Radio Caracas Television: la consolidation d’une hégémonie médiatique”, op. cit.

[12] Bart Jones, “Chavez As Castro? It’s Not That Simple In Venezuela”, Houston Chronicle, 7 febbraio 2007.

[13] Reporters sans frontières, “Un journaliste a été tué, trois autres on été blessés et cinq chaînes de télévision brièvement suspendues”, 12 aprile 2002. www.rsf.org/article.php3?id_article=1109 (sito consultato il 13 novembre 2006).

[14] Reporters sans frontières, “Fermeture de Radio Caracas Television: la consolidation d’une hégémonie médiatique”, op. cit.; Agencia Bolivariana de Noticias, “Hoy el pueblo demostrò que està mobilizado en apoyo a la revoluciòn”, 2 giugno 2007.

[15] Ibid.

[16] Reporters sans frontières, “Fermeture de Radio Caracas Television: la consolidation d’une hégémonie médiatique”, op. cit.

[17] El Nuevo Herald, “Legisladores de EEUU y Europa condenan cierre de RCTV”, 25 maggio 2007.

[18] Reporters sans frontières, “Fermeture de Radio Caracas Television: la consolidation d’une hégémonie médiatique”, op. cit.

[19] Ibid. ; Telesur, “Informe RSF Cierre de Radio Caracas Television. La consolidatiòn de una mentira mediatica a través de 39 embustes”, 7 giugno 2007.

[20] Telesur, “Informe RSF Cierre de Radio Caracas Television. La consolidatiòn de una mentira mediatica a través de 39 embustes”, op. cit.

[21] Agencia Bolivariana de Noticias, “RCTV ha sido el canal màs sancionado en Venezuela”, 29 marzo 2007.

[22] Reporters sans frontières, “Fermeture de Radio Caracas Television: la consolidation d’une hégémonie médiatique”, op. cit.

[23] Ibid.

[24] Ibid. ; Néstor Ikeda, “CIDH pide a Chavez proteger libertad de expresiòn”, Associated Press, 25 maggio 2007.

[25] Reporters sans frontières, “Fermeture de Radio Caracas Television: la consolidation d’une hégémonie médiatique”, op. cit.

[26] Ibid.

[27] Ibid.

[28] Ibid. ; Telesur, “Informe RSF Cierre de Radio Caracas Television. La consolidatiòn de una mentira mediatica a través de 39 embustes”, op. cit.

[29] Reporters sans frontières, “Fermeture de Radio Caracas Television: la consolidation d’une hégémonie médiatique”, op. cit.

[30] Jean-Luc Mélanchon, “Où va la bonne conscience anti-chaviste”, op. cit.

[31] Robert Ménard, “Forum de discussion avec Robert Ménard”, Le Nouvel Observateur, 18 aprile 2005. www.nouvelobs.com/forum/archives/fo… (sito consultato il 22 aprile 2005); John M. Broder, “Political Medding by Outsiders: Not New for U.S.”, The New York Times, 31 marzo 1997, p.1.

SALIM LAMRANI
Fonte: http://www.voltairenet.org/
Link: http://www.voltairenet.org/article149572.html

link: REPORTER SENZA FRONTIERE E RCTV

Perché la stampa italiana non racconta la verità sulla chiusura di RCTV in Venezuela?

giugno 11, 2007 · Filed Under censura · Comment 

di Roberto Laghi – Megachip/Off

Le immagini sono sempre le stesse, giornalisti in lacrime, imbavagliati con fazzoletti su cui sta scritto “Yo estoy con Rctv”, il tono degli articoli è sempre lo stesso: Chavez sta facendo un torto alla democrazia, Chavez chiude la televisione dell’opposizione, Chavez non tollera il dissenso interno e colpisce i media. La Repubblica , L’Unità , La Stampa , Corriere della Sera : l’accusa di aver partecipato al fallito golpe dell’aprile 2002 non sembra essere un motivo sufficiente (non lo è, di fatto: la televisione non ha partecipato, ne è stata colonna portante), come non sembra esserlo l’accusa di promuovere volgarità e pornografia costantemente (c’è chi scrive che lo faccia molto meno che qualsiasi canale italiano…). Per il giornalismo italiano c’è una sola parola: censura…

La chiusura di Rctv, sostituita da un canale pubblico, in realtà avviene per il mancato rinnovo della concessione dell’uso delle frequenze: in Italia, quando le frequenze devono essere liberate si fa finta di niente, si tira avanti e in un qualche modo le cose si sistemano. Non per tutti, ovviamente.

E di fatto Rctv non sparirà, ma continuerà a trasmettere via cavo e via satellite: sui giornali di casa nostra questo viene presentato come una sorta di riscossa del canale privato.

Ma fare parallelismi e facili ironie con la situazione italiana è fuori luogo, nonostante il numero due di Rctv dichiari che non rinnovare loro la concessione all’uso della frequenza è come se in Italia venisse chiusa la Rai. A sentirlo così, fa un po’ strano. (Sì, di colpi di stato pronti per essere attuati ce ne sono stati, nel nostro Paese, e la Rai doveva essere – ovviamente – occupata. Ma ci siamo fermati sempre un passo prima). In realtà il tentato golpe dell’aprile 2002 in Venezuela è stato un atto completamente mediatico, basato ogni istante sulla manipolazione dell’informazione, del video. E non tanto perché non è stato mostrato quello che voleva il presidente, quanto perché è stata raccontata una realtà che non esisteva. Purtroppo ci sono stati anche i morti (e come raccontano le testimonianze, quasi esclusivamente tra i chavisti).

Non solo: durante quei giorni e durante i giorni dello sciopero dei dirigenti di Petroleos de Venezuela precedenti al tentativo di rovesciare Chavez, i giornalisti indipendenti presenti all’interno dei palinsesti del canale televisivo Rctv sono semplicemente stati cancellati dall’etere. E licenziati. All’inizio del 2003 circa 500 operatori dei media erano stati epurati.

Ma sicuramente in quel periodo i giornalisti italiani avevano ben altro a cui pensare.

Sul primo golpe mediatico della storia è stato realizzato anche un documentario, The revolution will not be televised , a opera di due registi irlandesi, che si trovavano a Caracas per girare un film su Chavez, finendo coinvolti negli eventi del 12 aprile. Ma, come scrive l’esperto di America Latina Gennaro Carotenuto, pare che contro Chavez vada benissimo qualunque accusa, anche falsa.

Anche perché ci stanno raccontando solo della chiusura di questa rete. Ma non, per esempio, che dopo l’elezione di Chavez i media privati – stampa e tv – si sono organizzati come veri e propri partiti per gettare discredito sull’operato del presidente e, cosa ancora più grave, sulla sua base elettorale e che, guarda caso, sapevano in anticipo le mosse degli “eventi spontanei” del tentato golpe dell’aprile 2002. I giornali italiani ignorano o vogliono ignorare? Non ci dicono, ancora, che negli anni della presidenza Chavez sono nati in tutto il Venezuela media comunitari: radio, siti, televisioni. La comunicazione è scivolata un po’ via dalle mani dei grandi imprenditori ed è ritornata in quelle della gente. Che sia anche per questo che i media italiani non ce lo vogliono raccontare? In Venezuela i media comunitari sicuramente fanno paura, e infatti i giornalisti indipendenti che ci lavorano sono stati più volte oggetto di aggressioni, minacce e insulti da parte dei media privati, come testimoniano Gonzalo Gomez e Martina Sanchez di aporrea.org, nella loro intervista a Narco News a un anno dal tentato golpe. Il dibattito sul ruolo dei media e sulla loro importanza da un punto di vista sociale e comunitario è probabilmente molto più avanti in Venezuela che non qui nel nostro Paese. Quello che continuiamo a chiederci è perché il giornalismo italiano si ostina a descrivere una realtà distorta, dando le stesse informazioni, quasi con le stesse parole, facendoci pensare che forse arrivare a fonti migliori potrebbe essere una soluzione intelligente, se quello che si vuole raccontare è la verità.

da OFF – quotidiano di spettacolo – www.offnews.biz

l’articolo l’ho tratto da questa pagina

Chavez chiude una TV d’opposizione: è un dittatore?

giugno 3, 2007 · Filed Under Senza categoria · 3 Comments 

da parecchi giorni leggiamo sui giornali dui proteste popolari in Venezuela a seguito della chiusura, d parte di Chavez, di RCTV.

E’ legittimo pensare che un’atto del genere sia grave, ma quanti di noi si sono presi la briga di informarsi meglio sulla faccenda prima di lasciarsi influenzare da quanto riportato dai nostri “mezzi di informazione”?

di seguito riporto alcuni estratti di un articolo che riassume i motivi e le vicende che hanno portato il governo del Venezuela a non rinnovare la concessione dello spettro elettromagnetico a RCTV (per l’articolo completo invece potete cliccare qui):

Il caso della televisione venezuelana “RCTV” ha assunto dimensioni mondiali. Ovunque si sta parlando della “chiusura” della Televisione venezuelana “RCTV”. Il motivo per cui se ne parla é dovuto unicamente al fatto che c’é di mezzo il governo di Hugo Chavez. Ogni anno chiudono in tutto il mondo centinaia di televisioni perché le competenti autoritá locali decidono di revocare o non rinnovare la concessione dello spettro radioelettrico per poter trasmettere, evidentemente nell’interesse superiore della collettivitá o per motivi stabiliti dalle leggi locali.

Lo spettro radiolettrico é un bene pubblico inalienabile in qualsiasi parte del mondo. Lo Stato assegna le frequenze mediante un contratto di concessione, in base al quale per un determinato numero di anni le frequenze sono concesse in uso ad un privato, che puòovviamente utilizzarle per trasmettere secondo le norme previste. Ossia, anche in presenza di una concessione, la Tv assegnataria deve comunque sottostare a delle norme, pena la revoca immediata, oltre a possibili sanzioni amministrative e/o penali. In Italia abbiamo assistito negli anni ottanta alla chiusura, sia pure per poche ore, delle televisioni di Berlusconi, da parte di un giudice in quanto in quel determinato momento Berlusconi stava violando le leggi vigenti in materia. Sono situazioni assolutamente normali in qualsiasi paese.

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Nessuno si permette di intromettersi nelle decisioni degli Stati sovrani e sarebbe successo lo stesso anche in questo caso. Invece per RCTV si monta un caso di proporzioni mondiali. Quasi ovunque si sta parlando del governo Chavez come di un governo dittatoriale che reprime la liberta di stampa, la libertá di informazione; di un governo che chiude un canale dell’opposizione! Niente di piú falso.

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Come dimostrato ampiamente, le grandi televisioni private venezuelane sono i veri protagonisti del colpo di stato del 2002, pianificato a Washington. Invitiamo a leggere sul tema “Il Codice Chavez” di Eva Golinger. Il copione del colpo di Stato era stato scritto in funzione dell’azione delle televisioni. Per mesi il loro ruolo è stato di “avvelenare” la gente, entrare nella testa della gente, con trasmissioni appositamente confezionate, con la finalitá di portare la gente ad un odio altissimo verso Chavez. Quando l’odio raggiunge livelli altissimi, la persona praticamente perde il controllo di se stessa ed é capace di qualsiasi atto verso la persona odiata.

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La complicità delle televisioni nel golpe non é comprovato solo da documenti e testimonianze, ma ci sono le confessioni in diretta degli stessi protagonisti. La mattina del 12 aprile 2002, nella certezza di aver conquistato il potere, i vari protagonisti confessano in diretta come erano stati pianificati gli eventi

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Il colpo di stato non ha significato solo 19 morti il giorno della marcia (11 aprile 2002); ci sono centinai di morti, vittime della repressione violenta delle forze dell’ordine al servizio del breve governo dittatoriale di Carmona. Il numero é rimasto imprecisato.

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Praticamente accertato il ruolo delle televisioni nei vari colpi di stato, risulta difficile da capire come mai queste continuano a trsmettere. Come mai non siano state chiuse?

RCTV non solo é complice nell’organizzazione dei colpi di stato, ma si é macchiata anche di altri reati: ha violato sistematicamente la legge che regola le trasmissioni televisive, come trasmettere programmi riservati ad un pubblico adulto in orari adatti a tutto il pubblico. I suoi programmi, a giudizio dello scrivente, che ovviamente non fa testo, sono di una tale bassezza per cui non vale la pena neppure prenderla in considerazione. L’altro giorno in uno dei programmi principali “Video loco”, un programma comico la scenetta da cui secondo gli autori doveva scaturire la risata, era costruita attorno ad un nano. Allo scrivente sembra assurdo che si possa utilizzare una categoria di persone cosíìsfortunate, quella dei nani, per costruirci la risata.

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E’ notorio, che a livello mondiale, 5 (cinque) agenzie controllano il 96% delle notizie. Praticamente USA, Unione Europea e Giappone controllano il 90% dell’informazione mondiale. Delle 300 imprese di informazione piú importanti del mondo, ben 144 sono statunitensi, 80 dell’unione Europea e 49 del Giappone.

Prima di formarci un opinione dovremmo assicurarci di aver avuto avuto delle informazioni corrette, altrimenti rischiamo di farci manipolare come delle marionette .

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