Da Magnanapoli, passando per Globalservice, arrivando ai Mastella

Autore | Roberta Lemma del 22 ottobre 2009

Uno strano suicidio all’anno, un sequestro ogni tanto, uno scandaluccio semestrale, una volta in Sicilia, un’altra volta a Milano, ora si tratta di rifiuti, ora di sanitopoli, poi appaltopoli. Ogni accadimento sembrerebbe un fatto a se stante, cambiano i soggetti delle indagini, cambiano i luoghi.

Così partono le indagini; una strana segnalazione o intercettazione o coincidenza, nelle migliori delle ipotesi si inizia ad indagare dopo aver ricevuto una vera e propria denuncia. Si indaga e si segue la pista per mesi, quando la pista ‘ scotta ‘ gli inquirenti possono essere trasferiti di colpo, tolti dal caso, depistati, uccisi. Le indagini che riguardano prettamente i legami tra mafia e Stato sono tante ma in effetti possono considerarsi una sola: stessa regia e movente. Che si tratti di tangentopoli, vallettopoli, sanitopoli non conta, che succeda a Milano, Napoli, Roma non cambia: unica regia, stesso movente. Denari e controllo. Una volta si trattava della strage di Piazza Fontana, dell’Italicus, di Ustica, Moby Prince, di Calvi, di Moro, di Mattei e tanti altri misteri italiani. In questi anni son variati gli ambiti di controllo ma non la vittima prescelta, lo Stato italiano e non la regia e i moventi. Denari e controllo. C’entrano sempre il gioco forza dei servizi segreti, si scovano sempre politici immischiati, si parla sempre di corruzione, assassini, spartizione della cosa pubblica, poteri partitici, le banche come i luoghi fulcro di spartenze, arrivi e spostamenti. Ogni indagine ha questi punti in comune. Indagini lunghissime mai concluse, pagine delicate oggi macerano nell’umido di archivi dimenticati per volere; eliminate le prove e le memorie, sarà impossibile collegare, arrestare, metter fine ad anni di assoluto dominio finanziario e politico.

Oggi si torna a parlare di Nugnes, Giorgio Nugnes cresciuto sulle ginocchia di De Mita, accusato di reati imfamanti, obbligato a stringersi una corda al collo solo perchè, dicevano, ‘ avvisava gli ultrà di Pianura concentrati a lottare contro la discarica, degli spostamenti della polizia mandata a gestire l’ordine pubblico’.

Si torna a parlare dell’inchiesta Magnanapoli, e Globalservice e forse tutto coincide, anche lo strano suicidio di Nugnes. Tutto coincide.

L’inchiesta sulla delibera per il ‘Global service’ del Comune di Napoli nasce a Caserta nell’ambito di un procedimento avviato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere su illeciti di alcuni componenti dell’amministrazione comunale di Orta di Atella. Interessi tra amministratori e imprenditori che hanno al centro l’ex sindaco del comune Angelo Brancaccio, transitato in Consiglio regionale nelle file dei Ds e poi del Pd e arrestato l’anno scorso a maggio. ( 2007)

Dalle intercettazioni telefoniche sulle sue utenze, sono emersi rapporti con l’imprenditore Gaetano Lampitelli, 48 anni, di Succivo, nel napoletano, a sua volta legato da rapporti di affari a Luigi Cirino Pomicino, le cui utenze telefoniche sono state poste sotto sorveglianza, dopo il suo impegno per l’aggiudicazione a Lampitelli di un appalto da oltre 1 milione nell’ambito della cittadella del ‘Polo della Qualità’ a Marcianise. Luigi Cirino Pomicino oggi figura nel management della MG, Guida Monaci insieme ad altri Cirno Pomicino:

Mario Cirino Pomicino S.p.A.

◦Mario Cirino Pomicino Presidente

Luigi Cirino Pomicino Ammin. deleg.

Cristiano Cirino Pomicino Consigliere deleg.

Luigi Cirino Pomicino Direttore gen.

Cristiano Cirino Pomicino Direttore acquisti

Antonio Esposito Direttore amministrativo

Raffaele Sarnataro Direttore comm.le

Antonio Esposito Direttore finanziario

Pasquale Licciardi Direttore personale

Giovanni Palladino Direttore produzione

Luciano Bertolini Direttore R.E.

Sergio Guerriero Direttore sistemi informativi.
( gennaio 2007 )

Nemmeno il sindaco di Ariccia o il direttore della farmacia comunale di Nemi lo sapevano che insieme ad altri piccoli enti sarebbero diventati gli azionisti indiretti di Guida Monaci Spa, società fondata da Tito Monaci nel 1871, poi passata alla famiglia Zapponini. Tutto per effetto di una complessa e un po’ misteriosa operazione finanziaria che vede la Regione impegnata in prima fila. La manovra ha dato una boccata d’ ossigeno ai conti della società di via Salaria, specializzata nella pubblicazione degli elenchi di imprese. Il 25 gennaio si formalizzava l’ ingresso nella Guida Monaci di tre nuovi azionisti: al 6% la Filas, finanziaria della Pisana, controllata attraverso Sviluppo Lazio; all’ 1,5% la Sit, società partecipata fra gli altri dall’ Unione degli industriali di Luigi Abete e dall’ Agenzia sviluppo delle colline romane, che a sua volta raccoglie come soci la Provincia, alcuni soggetti privati e tantissimi piccoli comuni della zona, come Carpineto romano, Artena, Gavignano e altri ancora; all’ 8% è entrata Meliorbanca, istituto privato, che però detiene la quota per conto di investitori non dichiarati. Risultato: la Regione ha versato nelle casse dell’ azienda degli Zapponini 200 mila euro; la Sit 50 mila e Meliorbanca oltre 300 mila. I tre nuovi soci, al tempo stesso, hanno acquisito però il 17% dei debiti di Guida Monaci, che complessivamente al 31 dicembre 2005 ammontavano a oltre 4,16 milioni di euro.

Guida Monaci negli ultimi anni si era trovata a fare fronte con la concorrenza di diversi operatori, italiani e stranieri, che si erano lanciati nel settore degli elenchi telefonici. E molte delle informazioni che un tempo erano disponibili solo sui pesantissimi volumi cartacei, oggi sono reperibili gratuitamente su Internet. Inoltre i tagli imposti a ministeri e enti pubblici dalle ultime Finanziarie avevano ridotto le spese per la pubblicità. La Guida Monaci perdeva molti clienti nel variegato mondo delle partecipazioni statali. L’ azienda utilizzò anche la cassa integrazione per tagliare il costo del lavoro. Ma per investire in nuovi prodotti, Guida Monaci aveva bisogno di liquidità. Così, dopo aver incassato nel 2005 qualche decina di migliaia di euro di contributi pubblici, la società romana tornava a bussare alle porte della Regione. E proprio mentre Piero Marrazzo stava cercando di metter d’ accordo le forze della maggioranza sul piano di tagli alla rete delle società e delle partecipazioni dismettendo enti e aziende inutili, la Filas decideva di acquisire la quota di Guida Monaci.

Cosa spinse la Regione a correre in soccorso della Guida Monaci? Mistero.

Per legge, la Filas poteva acquisire quote di aziende private solo «per consentire la creazione di nuove imprese e la realizzazione di programmi di sviluppo nei settori delle tecnologie innovative». E l’ attività della Guida Monaci, avviata nel 1871, non rientrava nell’ ambito del settore «delle nuove tecnologie». Ma l’ assegno da 200 mila euro ormai era stato staccato. Oggi la Mario Cirino Pomicino spa produce Ghisa e controlla la Guida Monaci assieme a Luigi Cirno Pomicino immischiato nell’inchiesta Global Service.

Dopo esser riuscito ad aggiudicarsi l’appalto per oltre 1 milione di euro a Lampitelli per la cittadella del Polo delle Qualità nel Marcianise Pomicino deve trasferire la sua azienda ad Arzano e si rivolge a vari imprenditori per trovare un sito adatto. Uno degli imprenditori in questione era Alfredo Romeo, l’uomo che curava il patrimonio immobiliare del Comune di Napoli. Da qui le intercettazioni sulle sue utenze e la nascita di diversi filoni di indagine per i magistrati napoletani, uno dei quali trasmesso a Roma per i rapporti tra l’imprenditore e appartenenti all’ordine giudiziario di Napoli.
Alfredo Romeo, avvocato e imprenditore italiano campano, fondatore della società Romeo Immobiliare, a capo di un gruppo di società che fattura 161 milioni di euro nel campo della gestione dei patrimoni immobiliari. È il fondatore e amministratore del Gruppo Romeo. Il gruppo ha un valore della produzione di circa 161 milioni di euro, e impiega oltre 280 persone, ha sedi a Roma, Napoli e Milano e l’insieme del patrimoni immobiliari affidato in tutta Italia per la gestione di servizi è di 48 miliardi di euro circa.

Oggi il Gruppo fondato da Alfredo Romeo ha come attività principale la gestione e valorizzazione di patrimoni immobiliari Il settore immobiliare è rappresentato dalla Romeo Gestioni S.p.A. e dalla Romeo Immobiliare S.r.L.

Il settore alberghiero è rappresentato dalla Romeo Alberghi S.r.L.

Il settore legale è rappresentato dalla Romeo Legal S.r.L. che eroga servizi integrati di gestione, pianificazione ed organizzazione di tutte le attività di assistenza tecnico-legale e giuridico-amministrativa ad Enti pubblici e privati – imprese – avvocati.

Alfredo Romeo è vicepresidente di Assoimobiliare (associazione dell’industria Immobiliare), partner di Nomisma e del quotidiano Europa, nonché delle edizioni l’Indipendente.

Attraverso il suo Gruppo è Affidatario del Patrimonio Immobiliare del Comune di Napoli, poi dal 1997 della gestione degli immobili del Comune di Roma, con incarico rinnovato nel 2005, presente nella gestione del patrimonio immobiliare anche di altre città come Milano e Venezia, nonché del Vaticano. Implicato in Tangentopoli nel 1993, fu condannato a 4 anni di reclusione. La pena fu poi dimezzata e infine cadde in prescrizione.
L’imprenditore è sotto processo ed è stato per quasi tre mesi in stato di custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta della procura di Napoli, Global Service che ha coinvolto anche magistrati, deputati campani (Italo Bocchino e Renzo Lusetti) ed assessori del comune di Napoli, tra cui l’ex deputato Giuseppe Gambale per associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta. L’imprenditore allo stato ha negato ogni addebito.
Alfredo Romeo e il suo segreto vincente, lo stesso segreto che ha fatto vincenti uomini del calibro di Berlusconi.
La sua azienda operativa, la Romeo Gestioni, è infatti una vera e propria miniera d’oro che macina anno dopo anno, imperturbabile a ogni evento, quantità formidabili di utili.

Ne ha prodotti per oltre 28 milioni nel 2007; 23 li ha sfornati con il bilancio del 2006. E con una precisione millimetrica ha fatto altrettanto gli anni precedenti. E così negli ultimi 5 anni quell’attività di manutenzione e gestione di case, palazzi e strade del patrimonio pubblico di mezz’Italia ha consentito all’imprenditore casertano di portare nelle casse della sua azienda oltre 110 milioni di euro. Pagate le tasse s’intende, poiché a livello operativo la montagna di soldi accumulata varrebbe il doppio. Quei 25 milioni, euro più euro meno, che ogni anno entrano nelle sue tasche, sono prodotti su ricavi non così eclatanti. I soldi che incassa dai committenti (per lo più pubblici) valgono ogni anno tra i 130 e i 145 milioni di euro, che non è gran cosa. Se poi aggiungiamo la grande abilità (sic!) di Romeo nella gestione del costo del lavoro (a cui va solo il 7-8% del fatturato prodotto) e ovviamente dei servizi prestati, ecco il segreto del successo. Valutato sotto quest’aspetto, Romeo è l’imprenditore più ricco d’Italia. Non c’è azienda nel nostro Paese che possa vantare così alti livelli di profittabilità. Basti pensare che una società come l’Eni ha trasformato in utili netti solo l’11% dei suoi ricavi del 2007. O la Geox , una delle realtà più solida e ricche, non è andata al di là, sempre nel 2007, del 16%. Romeo vola, invece con quel tasso del 20% e più di utili netti sui suoi (pochi) ricavi. Tanta liquidità gli consente di non avere nessun debito con le banche. E di patrimonio accumulato ne ha a iosa: oltre 70 milioni di euro, oltre a tenere in libretti bancari e postali una sessantina di milioni pronti all’uso. Ma tanta magnificenza non può essere dovuta solo alla bravura. Il suo arresto e le intercettazioni mostrano che il vero segreto erano, molto probabilmente, gli appalti “confezionati su misura” per le sue tasche. In un giro inequivocabile di conflitto d’interesse. Le commesse record: come il maxi-appalto per la manutenzione delle strade della Capitale: 580 milioni per 9 anni, quando a Bologna o a Firenze si paga per lo stesso servizio quindici volte meno. Un abisso.
O la gestione che dura da molti anni del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli. Un servizio che ha reso alla collettività la miseria di soli 13 milioni di euro su un “pacchettone “di case e uffici che di milioni ne valgono oltre 2.000. Chiunque ,viste le cifre, avrebbe saputo far rendere quelle case assai di più.
Il filone nell’ambito del quale furono eseguite 12 ordinanze di custodia cautelare è quello relativo ai rapporti tra Romeo e amministratori pubblici napoletani e campani, nonché politici di livello nazionale, come Renzo Lusetti e Italo Bocchino, indagati, per l’illecita e sistematica aggiudicazione di appalti di servizi pubblici. Nell’ambito di questo filone esiste un ulteriore costola stralciata, che riguarda infiltrazioni dei clan nella realizzazione dei lavori pubblici per la bonifica del bacino del fiume Sarno. Mai realizzata ma che anzi oggi e sotto l’attenta lente degli inquirenti che indagano sullo sversamento, nel fiume, di rifiuti tossici.
Da intercettazioni della Direzione investigativa antimafia sulle utenze del provveditore alle opere pubbliche di Napoli Mauro Mautone, emersero contatti con Romeo e le due indagini vennero unificate.
Proprio qui vennero alla luce gli elementi sul diretto coinvolgimento degli uffici tecnici di Romeo nella stesura della delibera per il ‘Global service’. In pratica, i pm Vincenzo D’Onofrio e Raffaello Falcone, dicevano che Romeo aveva organizzato un ‘comitato d’affari’ nel quale vi erano vari tecnici e professionisti, ma anche assessori e pubblici funzionari che in cambio di posti di lavoro, incarichi, consulenze o denaro, gli assicuravano l’aggiudicazione di appalti con gare cucite su misura tanto da essere redatte dal suo staff. Oltre le intercettazioni, nell’indagine ci furono riscontri documentali e testimoniali. A limare i testi dei capitolati, poi di fatto scritti nelle delibere, era la più stretta collaboratrice di Romeo, Paola Grittani, arrestata insieme a Guido Russo, anche lui arrestato, docente universitario e presidente dell’Arpa, ma in realtà, per i pm, una sorta di dipendente dell’imprenditore. Inoltre parlamentari Bocchino e Lusetti rispettivamente di An e del Pd, in alcune conversazioni telefoniche espressero il primo soddisfazione per il ritiro degli emendamenti più problematici al testo della delibera, il secondo sostegno concreto a Romeo per una decisione del Tar che riguardava un suo concorrente. Nell’inchiesta finirono gli appalti per la refezione scolastica in città, servizi di pulizia per l’amministrazione provinciale. Le accuse mosse agli arrestati, associazione a delinquere, turbativa d’asta, corruzione, abuso d’ufficio.
Oggi il gruppo Romeo gestisce gli immobile e altro del:

  • Comune di Napoli
  • Comune di Roma
  • Comune di Milano
  • Ministero dell’Economia
  • Consip Global Service
  • Consip Catasto stradale
  • Consip facility uffici
  • Consip impianti sanità
  • Agenzia del demanio
  • BNL fondi Immobiliari
  • Inps

Esperienze Pregresse del Gruppo Romeo:

  • Comune di Pozzuoli
  • Comune di Firenze
  • City global Valmontone
  • Università di Bari
  • Palazzo delle Finanze
  • Iacp di Latina

Altre gestioni significative del Gruppo:

  • INPDAP: Servizio integrato di gestione del patrimonio immobiliare
  • Unicredit: Gestione integrata delle attività di manutenzione
  • Comune di Venezia: Servizi di gestione tecnica e manutenzione del patrimonio immobiliare
  • Agenzia Romana per la preparazione del Giubileo: Servizi di censimento del patrimonio immobiliare
  • Comune di Volla: Servizi di gestione dell’inventario del patrimonio mobiliare ed immobiliare
  • IACP – Salerno: progettazione e realizzazione del Sistema Informativo
  • IACP – Roma: Servizio di recupero crediti maturati nei confronti dei conduttori e/o occupanti gli immobili ad uso diverso da quello di abitazione
  • IACP – Bari: Servizi di ricognizione e regolarizzazione del patrimonio immobiliare
  • IACP – Caserta: progettazione e realizzazione del Sistema Informativo
  • Regione Campania: Servizio di censimento, inventario e catalogazione dei beni culturali
  • INARCASSA: Servizi di ricognizione e schedatura del patrimonio immobiliare
  • Comune di Roma: progettazione e realizzazione del sistema informativo per la gestione del patrimonio immobiliare
  • A.M.A.N: . Sistema Informativo Cartografico per il censimento e la gestione delle reti idriche.
  • Comune di Napoli progettazione e fornitura, di un Sistema informativo integrato per la gestione del personale dipendente
  • IACP – Lecce: progettazione e fornitura con formula “chiavi in mano” del sistema informativo integrato

Ma quale potere si muoveva e si muove dietro Alfredo Romeo? Non si sa, sappiamo solo che l’imprenditore è di Caserta, ma forse nemmeno quest’altra coincidenza basta.

29 novembre 2008, un suicidio.

L’ex assessore del Pd alla Protezione Civile e ai Cimiteri del Comune di Napoli si suicida impiccandosi in un sottoscala nella su casa di Pianura, aveva 48 anni.

Era coinvolto nell’inchiesta della procura partenopea sugli scontri avvenuti nel quartiere di Pianura, nel gennaio scorso, durante le manifestazioni anti discarica, Nugnes era stato sottoposto agli arresti domiciliari il 6 ottobre scorso, misura in seguito sostituita dal divieto di dimora nel quartiere Pianura.

Il 20 ottobre si dimise dal suo incarico, contestualmente all’espulsione dal partito.

Era accusato di aver contribuito all’organizzazione delle proteste, poi degenerate in vari episodi di violenza, che nel gennaio scorso divamparono nel quartiere Pianura contro la riapertura della locale discarica. Accusato di usare il suo ruolo istituzionale per informare i manifestanti sugli spostamenti della polizia, Nugnes avrebbe dato un contributo rilevante alla realizzazione dei blocchi stradali da parte degli ultrà contrari alla discarica.

Le indagini si basavano su telefonate intercettate tra lo stesso Nugnes e il consigliere di An Marco Nonno, anche lui arrestato nella stessa inchiesta. L’assessore lo avrebbe avvertito dell’arrivo della polizia nel quartiere, dove i dimostranti avevano ostruito l’accesso alla ex discarica. In successive interviste, Nugnes aveva spiegato di averlo fatto pensando così di poter dare una mano alla gente di Pianura, la sua gente.

Un assessore contrario alla realizzazione di una discarica nel centro cittadino della sua città, a tal punto di schierarsi con i manifestanti, basta per giungere ad un suicidio? Tralasciando il fatto che è ingiusto e illegale aprire discariche nei centri cittadini o nelle loro immediate vicinanze, basta per decidere di uccidersi? Diplomato all’Isef, aveva lavorato dal 1986 al 1992 al Commissariato di Governo per la ricostruzione post-terremoto, occupandosi di Quarto e Pozzuoli. Nel 1994 era stato eletto per la Dc al consiglio comunale. Dal 1997 al 2000 era stato capogruppo del Ppi. Rieletto, dal 2001 al 2003 era stato presidente della Commissione bilancio, e poi, dal 2003 al 2006 capogruppo della Margherita. Nel maggio 2006 alle elezioni comunale raccolse cinquemila preferenze e fu nominato assessore alla protezione civile, ai cimiteri, ed, inizialmente, alla manutenzione stradale, dal sindaco Rosa Russo Iervolino.

Nugnes per un certo periodo quindi si occupò anche della manutenzione stradale del comune di Napoli e se Alfredo Romeo aveva il monopolio sulla manutenzione questo significava che Nugnes ebbe a che fare con Romeo o chi per lui e che quindi sono ipotezzabili ben altri scenari a spiegare la sua tragica morte. Ma questo collegamento venne occultato e reso pubblico solo in secondo momento. Perché è bene dirlo che non esistono soltanto magistrati e giudici ‘ comunisti ‘ ma anche pm al servizio del potere opposto! Nugnes viene ufficialmente indagato per gli scontri della discarica di Pianura, infangato, allontanato, scacciato come un lebbroso, il capro espiatorio perfetto per depistare e allontanare sospetti e indagini.
Il pm napoletano Antonello Ardituro, nell’udienza preliminare per gli scontri scaturiti dalla protesta contro la discarica di Pianura, non ha risparmiato la memoria di Giorgio Nugnes.

Nell’ultimo anno di vita era un uomo braccato, non dai clan camorristici, ma dalla giustizia. Tutti indagavano su di lui: sei magistrati della Direzione distrettuale antimafia, Digos, Nucleo provinciale dei carabinieri, Dia, persino gli 007 dell’Aisi (l’ex Sisde). Il suo nome era in quattro inchieste: due riguardavano Pianura, altre due la Globalservice. Sentitosi sotto assedio, Nugnes, aveva provato a difendersi. Per esempio aveva studiato con attenzione l’elenco delle chiamate che lo accusavano di aver organizzato la resistenza di Pianura nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2008. Per i pm telefonate inequivocabili che lo schiacciavano alle sue responsabilità. Ma Nugnes era convinto che ne mancasse una di chiamata, la 1378, diretta a una giornalista del Mattino. Il compito di selezionare le conversazioni da inviare in procura era stato affidato al capocentro della Direzione investigativa antimafia Adolfo Grauso. Che non potè mai rispondere ai giornalisti in quanto venne trasferito all’ufficio napoletano dell’Aisi. Nelle ultime ore di vita Nugnes aveva detto di sentirsi perseguitato dai nostri 007.

I primi che chiesero di mettere sotto controllo le utenze di Nugnes furono i pubblici ministeri Raffaello Falcone, Pierpaolo Filippelli e Vincenzo D’Onofrio che indagavano sull’inchiesta “Magnanapoli”, appalti e politica, anno 2007.

I reati ipotizzati in quel momento, turbativa d’asta e associazione per delinquere (aggravati dall’agevolazione della camorra).

Il procedimento era a carico di Mario Mautone, provveditore ai lavori pubblici di Campania e Molise (all’epoca il suo “superiore” è Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture), ma visto che nel mirino c’era “la definizione dell’appalto di manutenzione ordinaria del Comune di Napoli”, sotto inchiesta finisce pure Nugnes, assessore con deleghe alla difesa del suolo, alla protezione civile, alle fogne e alle strade di cui Romeo aveva ( ha??) il monopolio.

Il 30 marzo 2006 il sindaco Rosa Russo Iervolino aveva provato ad accelerare la pratica (con l’aperto sostegno di Nugnes, all’epoca capogruppo della Margherita), ma non era riuscita a indire la gara prima delle elezioni, anche a causa dell’opposizione del capogruppo di An Pietro Diodato che aveva paventato, in una riunione parzialmente segretata del consiglio, un concorso pilotato a favore dell’imprenditore Alfredo Romeo, il nuovo “re di Napoli”. Il 7 luglio 2006 Diodato viene ascoltato dal pm Giancarlo Novelli: è la prima inchiesta che, indirettamente, riguarda Nugnes. Il quale nel frattempo diventa assessore e firma la delibera sulla gara che il consiglio comunale approva il 3 aprile 2007. I magistrati chiedono di intercettarlo il 17 dicembre 2007 “con il sistema Mito”. Il 2 e il 3 gennaio 2008 la sua voce finisce nelle cuffie degli uomini della Dia mentre dà indicazione degli spostamenti dei blindati delle forze dell’ordine al consigliere comunale di An Marco Nonno, impegnato nella resistenza di Pianura; nei giorni successivi la trascrizione delle sue chiamate viene inviata al pm Milita che sta indagando sugli incidenti, ma non solo.

Inizia a questo punto forse la parte più sorprendente e meno esplorata della vicenda. Infatti la sera del 5 gennaio proprio Milita (prima di ricevere le carte dai colleghi) richiede di intercettare i telefoni di sette persone, sotto indagine per un presunto “traffico illecito di rifiuti aggravato dalla metodologia mafiosa e associazione per delinquere di stampo mafioso”. La stessa che c’è oggi e che ha fatto aprire altrettante indagini su altrettanti uomini politici di spicco nella Napoli che conta e non solo e che oggi rivedono i Mastella e i Bassolino nuovamente in prima pagina.

Al centro dell’inchiesta c’è ancora una volta la discarica di Pianura e in particolare l’area, di proprietà della Elektrika srl, individuata dal commissario di governo per una discarica provvisoria. Secondo il magistrato, coadiuvato nelle indagini dai carabinieri, dietro agli incidenti c’era un affare saltato. Scrive Milita: L’ideatore di tali disordini sarebbe un “socio occulto” di Elektrica. Già sottoposto a sorveglianza speciale e libertà vigilata, avrebbe precedenti per “associazione per delinquere, estorsione, tentato omicidio, porto abusivo d’arma e danneggiamento”; secondo gli inquirenti sarebbe stato anche “affiliato alla Nuova camorra organizzata del noto Raffaele Cutolo”. L’uomo “agirebbe con il sostegno (…) del consigliere regionale di An Pietro Diodato”. Sorpresa: mentre la Dia intercettava Nugnes, Milita metteva sul banco degli imputati proprio il suo accusatore. Ecco la motivazione: “Dapprima si esprimeva favorevolmente per la riapertura del sito, mutando successivamente opinione allorquando si conclamava che il provvedimento antimafia interdittivo, emesso nei confronti della società Elektrica avrebbe probabilmente potuto determinare la mancata erogazione di alcun indennizzo o compenso per l’uso dell’invaso”.

Dopo ciò, a Milita arrivavano le trascrizioni delle intercettazioni della Dia e il magistrato si concentrava su Nugnes, definendolo “uno degli organizzatori degli atti violenti”; il 7 gennaio chiederà al gip l’autorizzazione a intercettarlo.

E Diodato? “Io dell’inchiesta su di me non so nulla” diceva l’interessato a Panorama, “ma, come si evince da quelle telefonate, io sono la vittima, Nugnes e il mio collega di partito Nonno mi volevano vedere ‘politicamente’ morto”. Diodato non si fermò (stava indagando sull’acquisto dei palazzi che ospitavano il consiglio comunale e la giunta regionale, di proprietà della Pirelli, costati circa 80 milioni di euro) e in una nota scriveva: “Nugnes era convinto di meritare un assessorato (e lo meritava) per l’esperienza acquisita e il consenso elettorale espresso, ma gli sono state date deleghe pesanti, alcune delle quali (strade, fogne), nonostante il predecessore fosse stato confermato in giunta. Non è da escludere che sia stato usato. Lui si fidava del sindaco, con cui aveva un rapporto filiale”. Quella “cara Rosetta” (Russo Iervolino) a cui un Nugnes distrutto inviava la lettera di dimissioni da assessore il 17 ottobre 2008. L’ultimo atto politico prima di morire. Travolto dall’assalto di magistrati che si sentirono in missione in una città dove regnava e regna “lo spregio del principio del bene comune”. Come del resto in tutta Italia. Giorgio Nugnes perseguitato dai servizi segreti e siccome sono ‘ segreti ‘ arrivare a loro è missione per Superman che invece della kryptonite troverà per nemico Echelon, l’occhio invisibile che guarda, sente e tocca tutto senza esser visto. Ma l’indagine non viene archiviata, avanza a fatica, intralciata, spostata di sede, dimenticata e poi ripresa.

( accadeva nel dicembre 2008 )

Comunicato Stampa ufficiale diramato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia- firmato in calce dal Procuratore del capoluogo partenopeo Giovandomenico Lepore.

“Oggi non è un bel giorno per Napoli”. E’ quanto dichiarato durante l’incontro con i giornalisti dal Procuratore del capoluogo partenopeo Giandomenico Lepore in merito all’inchiesta su Global Service . “Non ci sono trionfalismi da fare”, ha proseguito Lepore che non ha voluto né telecamere né microfoni per evitare che questa inchiesta si spettacolarizzasse troppo perché “la vicenda vede coinvolto pure Giorgio Nugnes (ex assessore del Comune di Napoli, ndr) che è morto tragicamente”. In merito al ventilato coinvolgimento di membri dell’amministrazione provinciale di Napoli, Lepore ha confermato che alcuni consiglieri provinciali sono stati ascoltati e saranno ascoltati nei prossimi giorni come persone informate sui fatti in merito ad una gara di appalto della Provincia di Napoli vinta dalla Global Service. Non solo tangenti in denaro, ma anche promesse di far carriera nel mondo politico nazionale.

Questo quello che, secondo i magistrati di Napoli, elargiva l’imprenditore Alfredo Romeo a chi gli garantiva una corsia preferenziale per le sue imprese in gara per vincere degli appalti. “Scambio di denaro – hanno precisato ai giornalisti il procuratore capo Giandomenico Lepore e il coordinatore della Dda Franco Roberti – ma anche altri benefici come lo sviluppo di carriere politiche per taluni assessori rampanti come passare dalle istituzioni locali a quelle nazionali” grazie ai rapporti molto stretti con alcuni parlamentari. Non solo politici, ma anche qualche magistrato era “al servizio” dell’imprenditore Alfredo Romeo. E’ stato lo stesso coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Franco Roberti, a dichiararlo. “Non sarei onesto se non ammettessi che, così come c’è il coinvolgimento di alcuni politici, c’è anche qualche magistrato vicino a Romeo”, ha spiegato Roberti. Per il procuratore aggiunto, questo stralcio di inchiesta sull’imprenditore Romeo sarà affidato per competenza “all’ordine giudiziario di Roma”. Altri particolari sono emersi anche sul ruolo del parlamentare piddino Renzo Lusetti.

L’imprenditore napoletano Alfredo Romeo riceveva “l’illecito sostegno” di Lusetti, per la realizzazione di alcuni appalti sia a Napoli che a Roma. Secondo i pm, Lusetti sarebbe intervenuto “presso esponenti del Consiglio di Stato” per sostenere Romeo “nell’atto di appello interposto contro una decisione del Tar favorevole a un’impresa concorrente”. Ancora più subdolo era il ruolo dell’alleanzino Bocchino. “Siamo un sodalizio”. Così il deputato e vice capogruppo alla Camera del Pdl Italo Bocchino durante una delle intercettazioni telefoniche che fanno parte del fascicolo d’inchiesta della Procura di Napoli sulla Global Service. “…Quindi, poi, ormai… siamo una cosa… quindi… consolidata, un sodalizio… una cosa… solida una fusione dei due gruppi quindi…”, affermava Bocchino per rassicurare i suoi sodali sull’esito del ritiro degli emendamenti più “fastidiosi” proposti dal gruppo di An in consiglio comunale a Napoli con riferimento alla delibera avente ad oggetto il progetto Global Service. Secondo i magistrati partenopei, dalle indagini è emersa “l’unicità” del complesso “sistema illecito ideato e realizzato” da Romeo e “l’interagire delle relazioni delinquenziali” tra tutti i protagonisti delle singole vicende contestate diversificate tra loro per la “pluralità di appalti”, ma “riconducibili a un unitario disegno criminale, in quell’ottica di continuità e stabile comunanza e reciprocità di interessi” che lega tra loro molti degli indagati quali “componenti di una struttura organizzata unitaria”.

18 dicembre 2008 ( fate attenzione sempre alle date )

fonte:

  1. http://www.thepopuli.it/2009/10/magnanapoli-globalservice-mastella/
  2. http://www.thepopuli.it/2009/10/magnanapoli-globalservice-mastella-alfredo-romeo/
  3. http://www.thepopuli.it/2009/10/magnanapoli-globalservice-mastella-giorgio-nugnes/
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2 Responses to Da Magnanapoli, passando per Globalservice, arrivando ai Mastella

  1. says:

    CHIEDEREI ALL’ARTICOLISTA DI INFORMARSI MEGLIO. LA GUIDA MONACI E’ DELLA FAMIGLIA ZAPPONINI E NON DI ALTRI COME SOSTIENE.

  2. says:

    dopo la tua segnalazione ho controllato il management della guida Monaci e effettivamente non vi è traccia di alcun Pomicino… i membri del management sono quasi tutti Zapponini di cognome… sulla compagine azionaria invece non saprei perchè sul sito della guido Monaci non la forniscono gratuitamente…

    forse l’autore dell’articolo si sarà sbagliato o ha fatto confusione… boh?

    grazie della segnalazione e la prossima volta scrivi in minuscolo, su internet scrivere in maiuscolo è come gridare quando si parla e viene considerata maleducazione

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