El agua es nuestra!!

«Aprile 2000. Ci troviamo a Cochabamba (Bolivia), una città di 600.000 abitanti nel cuore della Cordigliera andina, dove avrà luogo una delle prima vere battaglie per l’acqua. Sarà qui che i cittadini più poveri dell’america del sud cacceranno via una delle più ricche imprese del mondo e riprenderanno il possesso di quella cosa tanto semplice quanto essenziale rappresentata dalla loro acqua.La Banca Mondiale annuncia al presidente della Bolivia che cancellerà i 600 milioni di dollari di debito del Paese, ma, tra le condizioni necessarie, si chiede la privatizzazione di acqua della città di Cochabamba. Il governo boliviano, che si trova a negoziare in condizioni di inferiorità, accetta l’imposizione. Nel 1999 una misteriosa nuova compagnia con il nome di Aguas del Tunari ottiene il contratto per fornire acqua alla città fino al 2039. si scopre ben presto che questa compagnia è sotto l’egida del gigante dell’ingegneria: la Bechtel.

Qualche settimana dopo che quest’ultima ha assunto il controllo dell’acqua, aumenta le tariffe del 200% e a volte anche di più. Il salario medio mensile dei lavoratori è di 60$, mentre viene chiesto loro di pagare talvolta fino a 15$ al mese per avere accesso all’acqua corrente.

Agua es nuestra scropy.jpgA Cochabamba si forma un movimento di cittadini, chiamato La Coordinadora. Il suo obiettivo: combattere la privatizzazione sotto ogni forma. Nel gennaio 2000 si organizza un primo sciopero generale che paralizza per tre giorni Cochabamba.

Dopo due giorni [di ulteriori manifestazioni] – e dopo oltre 175 feriti – il governo annuncia che il prezzo dell’acqua diminuirà per sei mesi. Nell’aprile del 2000 il governo accetta di annullare il contratto con la Bechtel.

La rivolta boliviana ha avuto un enorme impatto sulla lotta mondiale per il diritto all’acqua. molte persone hanno ormai capito che se uno dei popoli più poveri e privi di diritti ha potuto alzare il pugno di fronte alla Banca Mondiale, allora tutti possono farlo.»

Steve Proulx, Il libro nero delle multinazionali americane, Roma 2005, pp 35-37

[Nota alla foto: carajo non è esattamente una parola da pronunciare nei ricevimenti eleganti…]

fonte: Eco alfabeta

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