su un cavetto USB che non funzionava

il giorno prima di partire per le vacanze (08/08/08), ho acquistato da un negozio Trony un cavetto USB per collegare il mio Ipod al pc.

Era l’ultimo pezzo rimasto, e tutta contenta sono tornata a casa, convinta di aver terminato la lunga serie di compere pre-vacanza.

Purtroppo, dopo aver collegato il cavetto, mi sono resa conto che non funzionava. O meglio, per far si che funzionasse, bisognava posizionare l’ipod in una posizione particolare, tenere premuto il cavo, né troppo forte né troppo piano…Insomma, una sorta di rito magico!

Quindi sono tornata nel negozio per cambiare l’oggetto.

Mi sono prima documentata, informandomi su quali per legge fossero i miei diritti.

Per esperienza so che un negozio è sempre un po’ restio a ridarti i soldi spesi, e io non avrei accettato in cambio un buono acquisto oppure un altro prodotto…Come si fa ad affrontare un viaggio in pullman di 34 ore senza musica?

La legge dice questo: il negozio ha l’obbligo di sostituire o riparare (qualora sia possibile) un oggetto non funzionante del tutto o in parte. L’acquirente può scegliere di accettare un buono spesa valido almeno un anno, ma qualora volesse riavere indietro i suoi soldi, è suo diritto.

Appuntandomi questo, sono ritornata nel negozio.

Un commesso ha prima voluto verificare lo stato del cavetto, provando a farlo funzionare su vari pc.

Appurato che era effettivamente danneggiato, ho chiesto che fosse sostituito con un prodotto analogo. Anche se, come sapevo, il mio cavetto era l’ultimo rimasto. Un altro commesso allora ha tentato di spacciarmi un cavetto per Ipod firewire per uno Usb. Ok, gli ho semplicemente fatto notare l’errore, al che lui ha iniziato a controllare se in deposito fossero rimasti altri cavetti Usb.

“Purtroppo”, mi dice, “dovrei farglielo arrivare da Taranto, sarebbe qui la settimana prossima”.

Gli spiego che devo partire dopo due giorni, e non ho tempo di aspettare. Chiedo dunque se posso semplicemente riavere i miei soldi, per utilizzarli per comprare un cavetto analogo in un altro negozio.

Il commesso assume una strana espressione, capisco (come già sapevo) che la mia richiesta è un po’ problematica (nonostante sia più che lecita).

Lui allora si consulta con il responsabile, la faccia di quest’ultimo è ancora più allarmata e io non posso fare a meno di sorridere.

Sento il responsabile dire al commesso: “ma non puoi convincerla a prendere qualcos’altro? Non abbiamo in negozio niente di simile?” Il commesso spiega la mia situazione, che devo partire, che mi serve l’oggetto acquistato oppure nient’altro. Mi sento come se stessi chiedendo un enorme favore, o meglio loro mi fanno sentire così, io so di stare agendo in maniera più che normale.

Dopo poco il commesso ritorna da me dicendomi di seguirlo alla cassa: parla con la cassiera, le spiega i fatti, nuovamente ha quell’aria desolata, come quella di un bambino colto a rubare marmellata. Spiega che purtroppo l’articolo era difettoso, che non ce ne sono altri…Sembra quasi che sia colpa sua, o colpa mia, io scuoto leggermente la testa pensierosa.

Alla fine, finalmente, la cassiera mi chiede lo scontrino e mi ridà i miei 19,90 euro.

“Grazie mille”, dico uscendo, un po’ contagiata dall’aria di colpa-tragicità-allarmismo che aleggiava nel negozio.

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