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	<title>vediamo quello che vogliamo vedere &#187; Open Access</title>
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		<title>Online tutta la ricerca di Harvard</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 06:17:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
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		<category><![CDATA[Harvard]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricerca, documenti accademici, studi dei più acclamati luminari: tutto online, tutto consultabile da tutti. Harvard balza nel web, si lascia avvincere dalle prospettive della libera circolazione della cultura. I docenti delle facoltà scientifiche e artistiche dell&#8217;università americana hanno aderito all&#8217;unanimità &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/02/17/online-tutta-la-ricerca-di-harvard/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricerca, documenti accademici, studi dei più acclamati luminari: tutto online, tutto consultabile da tutti. Harvard balza nel web, si lascia avvincere dalle prospettive della libera circolazione della cultura. I docenti delle facoltà scientifiche e artistiche dell&#8217;università americana <a href="http://www.fas.harvard.edu/home/news_and_events/releases/scholarly_02122008.html" target="_blank">hanno aderito</a> all&#8217;unanimità alla <a href="http://www.fas.harvard.edu/%7Esecfas/February_2008_Agenda.pdf" target="_blank">proposta</a> di riversare in rete i documenti che produrranno.</p>
<p>Harvard ha scelto la via dell&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Open_access" target="_blank">Open Access</a>, una via battuta già da <a href="http://www.eprints.org/openaccess/policysignup/" target="_blank">numerose istituzioni</a> in tutto il mondo: i docenti potranno condividere quanto elaborato, i ricercatori potranno offrire ad un pubblico accademico e non i risultati della propria attività, perché venga vagliata e rielaborata, consolidata e reimpiegata. Il tutto verrà ospitato in un <strong>archivio online</strong> gestito dalla biblioteca dell&#8217;ateneo: l&#8217;accesso ai documenti sarà <strong>gratuito</strong> ed immediato per chiunque abbia accesso a Internet, il materiale sarà aperto ai crawler dei motori di ricerca perché guadagni ulteriore visibilità. Una scelta sicuramente gradita tanto a Google, già <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2143363" target="_blank">impegnata su questo fronte</a>, quanto ad <em>Internet Archive</em> che sulla ricerca online <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2143363" target="_blank">ha puntato moltissimo</a>.</p>
<p>Gli autori dei documenti, nel contempo, <strong>non perderanno i propri diritti</strong> su quanto renderanno pubblico: potranno trarre profitto dal proprio lavoro, potranno decidere di <a href="http://mashable.com/2008/02/13/harvard-public-knowledge/" target="_blank">offrirlo alle stampe</a> consegnandolo agli editori che non temono di pubblicare materiale già disponibile online. Ma saranno svincolati dal meccanismo limitante dell&#8217;immissione dei documenti nel circuito di nicchia delle riviste specialistiche: sono costose e si rivolgono a un pubblico estremamente ristretto. Ristretto al punto che l&#8217;operato dei ricercatori <strong>non riesce a sconfinare dalle mura dell&#8217;ateneo</strong> nel quale è stato prodotto, non riesce a costituire un mattone per edificare ulteriore cultura.<br />
Le ricerche scaturite dalle facoltà di Harvard <a href="http://www.earlham.edu/%7Epeters/fos/2008/02/more-on-imminent-oa-mandate-at-harvard.html" target="_blank">convergeranno</a> automaticamente nel database Open Access dell&#8217;ateneo, tuttavia i docenti potranno chiedere di escludere i propri documenti dall&#8217;archivio. Un&#8217;opzione che è probabile rappresenterà un&#8217;eccezione: la proposta è stata <a href="http://www.nytimes.com/2008/02/14/books/14arts-HARVARDRESEA_BRF.html" target="_blank">acclamata</a> da insegnanti e ricercatori.</p>
<p>Ma l&#8217;<a href="http://www.boston.com/news/education/higher/articles/2008/02/13/harvard_faculty_votes_to_post_research_online/" target="_blank">opposizione degli editori</a> è già dietro l&#8217;angolo: Allan Adler, rappresentante della <em>Association of American Publishers</em> (<a href="http://www.publishers.org/" target="_blank">AAP</a>), teme che una soluzione open access mini alla base il processo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Revisione_paritaria" target="_blank">peer review</a> al quale le riviste sottopongono gli articoli dei ricercatori. Una lacuna che rischia di compromettere l&#8217;affidabilità della cultura accademica messa in circolazione.</p>
<p>Ma i sostenitori del movimento Open Access non temono quanto paventato dagli editori: il libero fluire della cultura ne garantisce la conservazione e il rinnovamento e innesca un meccanismo di <strong>revisione declinato su scala universale</strong>. Un fluire della cultura che ne assicura la conservazione e il rinnovamento.</p>
<p><em>Gaia Bottà</em></p>
<p>fonte: <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2190967">Punto-Informatico.it</a></p>
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