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	<title>vediamo quello che vogliamo vedere &#187; Olivetti</title>
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		<title>ultime dall&#039;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 06:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il referendum per la nuova base americana a Dal Molin a Vicenza è stato annullato, a Chiaiano sono stati picchiati i residenti, a Piazza Navona è arrivato un camion pieno di manganelli tricolori sotto gli occhi della Polizia (neppure una &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/11/13/ultime-dallitalia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.alternativamente.info/movimenti/vicenza-referendum-no-dal-molin-si-vota-domenica-5-ottobre.html">referendum per la nuova base americana</a> a <strong>Dal Molin</strong> a Vicenza è stato annullato, a <a href="http://www.chiaianodiscarica.it/"><strong>Chiaiano</strong></a> sono stati picchiati i residenti, a <strong>Piazza Navona</strong> è arrivato un camion pieno di manganelli tricolori sotto gli occhi della Polizia (neppure una multa per sosta vietata).<br />
E’ il governo del manganello. L’uso della forza come politica del consenso. Non credo che gli italiani siano informati sulla Val di Susa e sullo spreco colossale di risorse pubbliche. Decine di miliardi per far viaggiare tra vent’anni una mozzarella da Lisbona a Kiev mentre <strong>il Piemonte chiude i battenti</strong>. Un’impresa piemontese su quattro sta fallendo. Tremila i prossimi licenziati, quarantamila i cassintegrati L’<strong>Olivetti</strong> perde lo stabilimento di Agliè, 250 dipendenti. <strong>Motorola</strong> lascia a casa dall’oggi al domani 370 tecnici. <strong>Dayco</strong>, 470 operai in mobilità. <strong>Bertone</strong>, 1.200 lavoratori in cassa integrazione. 700 operai della <strong>Pininfarina</strong> (700 milioni di euro di debiti) a rischio. La <strong>Fiat</strong> sbarra i cancelli di Mirafiori fino al 16 novembre, 3.500 operai in cassa integrazione.<br />
Le aziende chiudono e si aprono i buchi nelle montagne con altri buchi di bilancio.</p>
<p>inoltre&#8230;</p>
<p>Il giudice <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Carnevale">Corrado Carnevale</a> (amico di Berlusconi e Andreotti, nemico dei giudici antimafia e reintegrato con l&#8217;ennesima legge ad personam da Berlusconi) appena insediato alla cassazione ha dichiarato inammissibili i referendum proposti da Beppe Grillo a causa di vizi formali: tutte le firme raccolte nel V2-day inutili per <em>vizi formali</em> trovati dallo stesso giudice che per vizi formali ha dato la libertà a tanti mafiosi? vedremo come andrà a finire</p>
<p>il governo Berlusconi, come quello Prodi, ci riprova a censurare i blog equiparandoli a testate giornalistiche, assogettandoli quindi a spese e controlli insostenibili, con l&#8217;unico fine di farli chiudere e controllare internet, l&#8217;unico media non controllato da Berlusconi: anche in questo caso vedremo come andrà a finire, per ora l&#8217;unico che si oppone a questo ulteriore passo verso il ventennio fascista è <a href="http://www.antoniodipietro.com/2008/11/no_allammazza_blog.html">Di Pietro e l&#8217;Italia dei Valori.</a></p>
<p>fonte: <a href="http://www.beppegrillo.it/2008/11/il_forzuto_di_a/index.html">il forzuto di Arcore</a></p>
<p>siti web consigliati:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.nodalmolin.it/">No Dal Molin</a></li>
<li><a href="http://www.notav.eu/">No TAV</a></li>
<li><a href="http://www.chiaianodiscarica.it/">Chiaiano No Discarica</a></li>
</ul>
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		<title>chi salverà(?) Alitalia</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 06:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cordata preannunciata da Berlusconi in campagna elettorale dopo tanti mesi è finalmente realtà meglio però sarebbe dire &#8220;ancora&#8221; visto il rifiuto dei dipendenti di dover salvare la compagnia con sacrifici che solo loro sarebbero chiamati a compiere, senza che &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/09/23/chi-salvera-alitalia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="vertical-align: top;" src="http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/immagini/capitanicoraggiosi_img_articolo.jpg" alt="capitani coraggiosi" /></p>
<p>La cordata preannunciata da <strong>Berlusconi </strong>in campagna elettorale dopo tanti mesi è finalmente realtà</p>
<p>meglio però sarebbe dire &#8220;ancora&#8221; visto il rifiuto dei dipendenti di dover salvare la compagnia con sacrifici che solo loro sarebbero chiamati a compiere, senza che si vadano a punire le colpe di tutti i precedenti amministratori di Alitalia, di sicuro colpevoli, almeno nella parte di loro competenza, di questo fallimento nazionale.</p>
<p>Ma chi sono questi “capitani coraggiosi” che hanno dato vita a CAI, l&#8217;unica(??) società in grado di salvare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alitalia">Alitalia</a> dal fallimento?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Roberto Colaninno</span></strong><br />
Da manager diventa <strong>imprenditore senza capitali</strong>. Conquista <strong>Telecom </strong>facendo debiti. Insieme a <strong>Gnutti </strong>e <strong>Consorte non hanno soldi necessari, ma agganci politici</strong>: le banche concedono mega prestiti milionari e con un sistema di scatole cinesi conquistano il 51% di Telecom. <strong>Hopa </strong>(controllata al 51% da Colaninno e Gnutti, con dentro Monte dei Paschi di Siena, Unipol e Fininvest, nel miglior spirito bipartisan) possiede il 56,6% di Bell (oscura società con sede nel paradiso fiscale del Lussemburgo). Bell controlla il 13,9% di Olivetti, che possiede il 70% di Tecnost, che controlla il 52% di Telecom. Praticamente Colaninno e soci controllano Telecom detendone solo il 1,5%. C’è il dubbio che il controllo di Bell su Olivetti sia avvenuto per effetto di notizie riservate di Colaninno (reato di incidere trading, che tuttavia<strong> la Consob non ha accertato</strong>).<strong> </strong><em><strong>Il Financial Times parla di “rapina in pieno giorno”</strong>.</em> Telecom viene gestita così bene che dopo due anni affoga nei debiti, ma Colaninno riesce a venderla a Tronchetti Provera (Pirelli) e a Benetton, con una plusvalenza di 1,5 miliardi di Euro (praticamente esentasse). Naturalmente i veri sconfitti sono i piccoli azionisti della società. Nel 2005 la Consob lo condanna al pagamento di una sanzione per <strong>conflitto d’interessi</strong>.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Marco Tronchetti Provera</span></strong><br />
Subentra a Colaninno e lascia nel 2006 dopo aver causato danni disastrosi alla società (il titolo crolla) ed ai piccoli azionisti. Certo <strong>anche lui come azionista ci rimette (circa 100 milioni di euro), ma ne incassa 295, tra stipendi e stock options</strong>.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Carlo Toto</span></strong><br />
Parte dall’azienda di famiglia, la Toto costruzioni, che sotto la sua guida di Carlo negli anni &#8217;60 non perde una commessa da amministrazioni pubbliche (come le Ferrovie) ed enti locali abruzzesi. Carlo Toto è di casa all&#8217;<strong>Anas</strong> e piano piano passa dai semplici rifacimenti stradali alla costruzione di ponti, gallerie e corsie. Tutto fila liscio fino al 1981, quando <strong>lo arrestano con un funzionario Anas in una delle poche indagini pre-mani pulite. L&#8217;accusa per falso riguarda l&#8217;appalto del ponte sul fiume Comano (crollato nel giugno del 1980)</strong>. Nel 1988 arriva la condanna in appello con i benefici di legge. Patteggia 11 mesi di condanna per le mazzette pagate per l&#8217;appalto di un mega-parcheggio. Nel giugno ‘94 comprò il suo primo Boeing a un fallimento per quattro milioni di dollari. Anche grazie a quel Boeing, che poi fu rimesso a nuovo dalle officine Lufthansa, Toto finì per firmare un preziosissimo accordo di partnership &#8211; era il 2000 &#8211; con la compagnia tedesca. Al matrimonio con Lufthansa Toto portava una dote ricca: <strong>Air One</strong> aveva occupato sistematicamente tutte le rotte nazionali «trascurate» da Alitalia. Quando tuttavia Toto si propone come acquirente di Alitalia, le banche che avrebbero dovuto sborsare 2 miliardi di euro, manifestano scarsa fiducia nell’operazione. <strong>Vanta una grande amicizia con il segretario generale della Cisl Bonanni, uno di quelli che ha detto &#8220;no&#8221; all&#8217;accordo con </strong><strong>Air France</strong>.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Francesco Bellavista Caltagirone</span></strong><br />
Lo troviamo socio di <strong>Hopa</strong>, sembra con i finanziamenti erogati dalla ex Popolare Lodi alla società off shore Maryland, utilizzata in passato anche per comprare Rcs e titoli della stessa Popolare Lodi. Risulta indagato nell&#8217; inchiesta sull&#8217; aggiotaggio <strong>Antonveneta</strong>. Insieme a Sergio Billè (già Presidente di Confcommercio) risulta coinvolto nelle vicende che riguardano il “furbetto del quartierino” Stefano Ricucci.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Gilberto Benetton</span></strong><br />
Partecipa con Tronchetti Provera all’operazione Telecom, acquistata da Colaninno. Nel 1999 acquista l’altra grande azienda pubblica privatizzata, cioè la società <strong>Autostrade</strong>. Anche in questo caso l’operazione avviene attraverso il debito, che poi dovrebbe essere pagato dalla nuova “gallina dalle uova d’oro” (Autostrade appunto). Nel 2005 la società insieme ad Argofin di Marcellino Gavio entra in <strong>Impregilo</strong>, alla vigilia della gara per il <strong>Ponte di Messina</strong>.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Marco Fossati</span></strong><br />
La Star è l’azienda storica della famiglia. La finanziaria <strong>Findim</strong> entra nel giro Telecom, quando Tronchetti Provera lascia. Si dichiara convinto che la società nei prossimi due anni migliorerà fortemente. Si fa portatore di un piano alternativo per il rilancio Telecom, che prevede l’ingresso nella società di <strong>Mediaset</strong>. Per convincere Silvio Berlusconi, Fossati ha addirittura portato <strong>Alierta </strong>(della spagnola Telefonica socia di telecom) ad Arcore appoggiandosi al lavoro diplomatico di Alejandro Agag, genero dell´ex premier spagnolo Aznar ed ex segretario del Ppe, e di Flavio Briatore, entrambi amici del Cavaliere. Gli stessi uomini che tre anni fa fiancheggiavano la scalata di <strong>Stefano Ricucci</strong> al Corriere della Sera. Ma intanto il titolo scende.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Marcellino Gavio</span></strong><br />
I suoi successi “autostradali” prendono le mosse dai rapporti politici, in particolare con il Partito Socialdemocratico di Romita e Nicolazzi. <strong>All’epoca del Ministro <strong>Prandini </strong>(pluricondannato) ottiene mille miliardi di appalti pubblici</strong>. Nel 1992 il suo amministratore delegato Bruno Binasco è stato imputato in processi per corruzione (è stato infine condannato insieme a Primo Greganti per finanziamento illecito ai partiti, nell&#8217;ambito dei processi di <strong>Mani Pulite</strong>). Su di lui nel 1992 fu spiccato un mandato di cattura, per presunte tangenti a Gianstefano Frigerio, segretario regionale DC, riguardo l&#8217;appalto per l&#8217;allargamento della Milano-Genova. Gavio si rifugiò all&#8217;estero, a Montecarlo, fino al settembre &#8217;93, fino a quando decise di presentarsi ai giudici di Milano, dove si salvò grazie alle solite prescrizioni. Interessanti le intercettazioni con il Ministro <strong>Lunardi </strong>ed <strong>Emilio Fede</strong>: dimostrano il suo metodo di lavoro. Risulta indagato, insieme a Ugo Martinat, nelle vicende della Torino-Lione. Attraverso <strong>Argofin </strong>controlla un terzo di Impregilo, in cui entra poco prima dell’appalto per il Ponte di Messina.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Salvatore Ligresti</span></strong><br />
Chiacchierato per i suoi presunti rapporti con la <strong>mafia</strong>, è finito in carcere per l&#8217;inchiesta Mani Pulite e condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Speculatore su aree edificabili, di lui si sa che passava le mazzette direttamente a <strong>Craxi </strong>propria manu e che è stato più volte salvato dalle grandi banche, prone la potere politico. Il suo ex rivale in affari Berlusconi lo nomina nel luglio 2004 amministratore delegato della <strong>Rcs Media Group</strong>, che controlla il Corriere della Sera, guarda caso. Insieme a Gavio e Benetton è socio di Impregilo, coinvolta nella vicenda dell’appalto per il Ponte di Messina.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Salvatore Mancuso</span></strong><br />
Nel 2007 la sua nomina alla Presidenza del <strong>Banco di Sicilia</strong>, con il consenso di <strong>Totò Cuffaro</strong> e le congratulazioni di Francesco Musetto, viene salutata come un evento. Ma di li a poco dovrà dimettersi. Ma il suo fondo <strong>Equinox</strong>, con sede in Lussemburgo, è presente in molte operazioni discutibili. Così Mittel, finanziaria guidata da Giovanni Bazoli (presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo), e il fondo Equinox di Salvatore Mancuso hanno sottoscritto un accordo con Banca Mps e Banco Popolare, creditrici di Fingruppo, per liquidare in bonis Hopa, la società della galassia del finanziere bresciano Emilio Gnutti &#8211; finito in disgrazia in seguito alla calda estate dei furbetti del quartierino, anno 2005, quando fu coinvolto nella vicenda giudiziaria delle scalate bancarie e delle intercettazioni telefoniche &#8211; e degli imprenditori a lui vicini. Qualche giorno prima di partecipare alla cordata Alitalia acquista il 65% di <strong>Air Four</strong>, compagnia aerea executive con sede a Milano.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Claudio Sposito</span></strong><br />
E’ uno degli uomini chiave del salvataggio di Fininvest dal fallimento all’inizio deglia anni ’90.All’epoca operava come plenipotenziario italiano per conto della banca d’affari <strong>Morgan &amp; Stanley</strong> ed il rapporto con Berlusconi divenne così solido che nel 1998 diventerà amministratore delegato di Fininvest. Nel 2003 ritroviamo Sposito ed il suo fondo Clessidra ad operare con Gnutti, Presidente di Hopa, con l’intervento di <strong>Mediobanca</strong>. Sposito controlla oggi ADR, che gestisce gli aeroporti di Roma.</p>
<p><a href="http://www.managai.net/tag/emilio-riva/"><strong><span style="text-decoration: underline;">Emilio Riva</span></strong></a><br />
E’ il re italiano dell’acciaio. Non è sconosciuto alla giustizia, che lo ha condannato per il reato di inquinamento della <strong>Ilva Siderurgica</strong> prima a Genova e ora a Taranto. Inoltre <strong>nel 2006 veniva riconosciuto colpevole di frode processuale e tentata violenza privata nei confronti di numerosi dipendenti di Taranto</strong>. Pene mai scontate grazie ai vari indulti e sconti. Il suo metodo di lavoro è la privatizzazione dei guadagni e la socializzazione delle perdite: In una lettera al Governo del 14 dicembre Emilio Riva avverte che l&#8217;eventuale riduzione delle emissioni di anidride carbonica comporterebbe &#8220;la necessità di fermare parte significativa degli impianti in uso. Il personale &#8211; afferma &#8211; colpito da tali riduzioni non potrebbe essere inferiore, anche nell&#8217;ipotesi più conservativa, alle quattromila unità&#8221;.</p>
<p>Molti degli imprenditori coinvolti risultano <strong>legati dal “filo rosso” della vicenda Telecom</strong>, che dunque merita nuovi e ulteriori approfondimenti. <strong>Molti degli imprenditori sono stati condannati</strong>, in più di un caso per vicende di tangenti e corruzione. Quasi sempre hanno fatto i loro affari a debito, cioè grazie a prestiti delle banche. In particolare di una e così <strong>sono debitori di Banca Intesa</strong>. Sarebbe interessante conoscere l’entità del prestito. Non è che in realtà Banca intesa stia soltanto cercando di recuperare i suoi crediti? Molti di loro sono Cavalieri del Lavoro. Nel sito ufficiale si legge che “Gli imprenditori insigniti di questa onorificenza, dalla sua istituzione ai nostri giorni, rappresentano l&#8217;élite imprenditoriale del paese e che “L&#8217;Ordine al &#8220;Merito del Lavoro&#8221; premia l&#8217;insignito non solo per una specifica attività intrapresa, ma lo vincola ad un impegno etico e sociale volto al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del paese”. <strong>Complimenti!</strong></p>
<p>C’è qualcuno che si aspetta che imprenditori siano mossi dall’intento di rendere un servizio alla collettività?</p>
<p>C’è qualcuno che non pensa che, comunque vadano le cose, alla fine usciranno dalla vicenda con la loro brava e ingente plusvalenza?</p>
<p>fonte: <a href="http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/economia/alitalia_i_capitano_coraggiosi.php">Alitalia: i capitani coraggiosi</a></p>
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