Perchè scegliere l’Equo e Solidale

Giugno 12, 2008 · Filed Under economia, sudamerica · Comment 

Questa forma di commercio è stata ideata dagli Olandesi, negli anni Ottanta.

I cafetaleros, i coltivatori di caffè dell’America Latina, erano all’epoca costretti a vendere i loro prodotti a prezzi bassissimi, e gli incassi riuscivano appena a ripagare i costi di produzione.

Questo perchè il lunghissimo ciclo di intermediazioni commerciali che permetteva al caffè prodotto di arrivare al consumatore, garantiva ai vari intermediari di trattenere per se un gran margine di incassi, le aziende “ingrassavano” e i produttori facevano la fame.

Un gruppo di produttori olandesi si offrì dunque di comprare piccole quantità di caffè per poi rivenderle sul mercato olandese, in modo tale da distaccarsi dal circolo di speculazioni.

L’iniziativa, identificata dallo slogan “Trade not aid (commercio, non aiuto), in breve si indirizzò a moltissimi altri prodotti sia alimentari sia artigianali, oggi disponibili in Europa nelle Botteghe del Mondo, dando vita a ciò che oggi è conosciuto come Mercato Equo e Solidale.

Il consumatore, perciò, diventa da una parte più consapevole, ed entra in contatto diretto con la fonte che produce la merce, dall’altra permette ai paesi del Sud America di crescere, di sviluppare la propria economia tramite questi incassi a prescindere dalle forme di aiuto assistenziale.

Come base prima di questa tipologia di commercio vi è indubbiamente un maggior rispetto verso il lavoro e verso l’impegno di popolazioni che hanno sempre trovato difficoltà a rientrare nel meccanismo di scambi che rischia di diventare, più che una normale pratica di commercio, un gioco a tavolino che prescinde ed è poco interessato al prodotto stesso commerciato, in favore dell’arricchimento dei già ricchi.

Per questo il Mercato Equo e Solidale è indubbiamente una forma di scambio più sana, naturale, e come la parola stessa suggerisce, più giusta per entrambe le parti, produttore e consumatore.

In Italia il Mercato Equo e Solidale si sviluppò nella metà degli anni Ottanta, grazie all’interessamento di associazioni che già da qualche anno fornivano aiuti ai Paesi del Terzo Mondo.

Attualmente sul territorio sono presenti oltre 450 botteghe dei Mercati del Mondo, e dal 1995 grazie alla nascita del marchio TransFair , i prodotti dei Mercati sono presenti anche sui circuiti di vendita tradizionali.

TransFair è membro FLO (Fairtrade Labelling Organizations International ), un’organizzazione senza scopo di lucro, con sede in Germania, fondata nel 1997.

Essa, tramite FLO-cert, un’agenzia indipendente, fornisce garanzie ben precise sulle caratteristiche dei prodotti del Mercato Equo e Solidale e sui rapporti che intercorrono con i produttori.

  • I prodotti devono venire esclusivamente dell’America Latina, da produttori organizzati collettivamente e democraticamente. Ogni intermediazione non necessaria è proibita.

  • Il prezzo di vendita della merce viene deciso con i produttori e deve non solo coprire i costi di produzione ma garantire delle entrate dignitose ai lavoratori

  • I contratti tra produttori e importatori devono essere almeno annuali, e rinnovabili

  • i produttori hanno il diritto ad incassare il 60% del valore del contratto prima della spedizione della merce (per evitare l’indebitamento e il ricorso agli usurai)

  • i prodotti devono soddisfare le richieste di mercato, questo per stimolare la crescita e lo sviluppo delle moderne tecniche di produzione

Neonati peruviani cavie del biotech

Maggio 25, 2007 · Filed Under Stati Uniti d'America, che schifo, multinazionali, sudamerica · Comment 

rice shop boy.jpgDesta molta perplessità e preoccupazione il fatto che una (per ora) piccola ditta di biotech americano, la Ventria, abbia usato dei neonati peruviani come cavie del suo riso geneticamente modificato con geni umani per combattere la diarrea. Il fatto è riportato ieri da Repubblica.

Secondo il quotidiano messicano La Jornada, i test, assolutamente vietati negli USA, sono stati condotti su 140 neonati peruviani ricoverati in due strutture pediatriche a causa di una diarrea acuta. Usare essere umani dei paesi poveri come cavie è un vero e proprio atto di biopirateria colonialista, che andrebbe severamente punito dai tribunali; qui si sta sfiorando il crimine contro l’umanità.

Sempre secondo il quotidiano messicano, i bambini trattati con un siero di reidratazione a base di glucosio (gruppo di controllo) sono guariti in media 5,2 giorni, mentre quelli trattati con siero a base di riso OGM sono guariti in media 3,7 giorni. Non conoscendo le deviazioni standard di queste medie, non è possibile dire se queste (peraltro piccole) differenze siano o meno significative.

Secondo il pediatra americano Jim Diamond il test è stato svolto in modo scientificamente scorretto, dal momento che è stato usato il glucosio come gruppo di controllo, mentre esiste una abbondante letteratura medica che mostra che la cura migliore per la diarrea è un siero a base di riso (non OGM). L’azienda biotech avrebbe cioè deliberatamente usato come gruppo di controllo un trattamento meno efficace per fare risultare una migliore efficacia al suo prodotto!

Nonostante la dubbia validità scientifica dei risultati ed i metodi pirateschi con cui sono stati ottenuti, sembra che il Dipartimento USA dell’Agricoltura abbia dato un parziale via libera al progetto di coltivare questo riso “umano”.

Peccato che negli USA nessuno lo voglia. Secondo la ONG canadese ETC , La Ventria ha tentato di coltivare il riso in California (dove ha la sua sede), ma è stata costretta a sloggiare nel Missouri, da dove è stata di nuovo cacciata per migrare nel North Carolina. Lì sembra che non abbia avuto miglior fortuna, visto che ora, secondo Repubblica, la coltivazione OGM dovrebbe avvenire su 1600 ha del Kansas. “Vogliamo che se ne vadano” ha affermato Bob Papanos dell’associazione dei produttori di riso USA “questa piccola azienda ci sta causando grandi problemi” (fonte livescience ).

Se anche il Kansas li manderà via, i dirigenti della Ventria hanno probabilmente già in tasca la soluzione: si chiama Perù…

fonte: Eco alfabeta

articolo: Neonati peruviani cavie del biotech

El agua es nuestra!!

Maggio 22, 2007 · Filed Under economia, multinazionali, sudamerica · Comment 

«Aprile 2000. Ci troviamo a Cochabamba (Bolivia), una città di 600.000 abitanti nel cuore della Cordigliera andina, dove avrà luogo una delle prima vere battaglie per l’acqua. Sarà qui che i cittadini più poveri dell’america del sud cacceranno via una delle più ricche imprese del mondo e riprendereanno il possesso di quella cosa tanto semplice quanto essenziale rappresentata dalla loro acqua.La Banca Mondiale annuncia al presidente della Bolivia che cancellerà i 600 milioni di dollari di debito del Paese, ma, tra le condizoni necessarie, si chiede la privatizzazione di acqua della città di Cochabamba. Il governo boliviano, che si trova a negoziare in condizioni di inferiorità, accetta l’imposizione. Nel 1999 una misteriosa nuova compagnia con il nome di Aguas del Tunari ottiene il contratto per fornire acqua alla città fino al 2039. si scopre ben presto che questa compagnia è sotto l’egida del giagnte dell’ingegneria: la Bechtel.

Qualche settimana dopo che quest’ultima ha assunto il controllo dell’acqua, aumenta le tariffe del 200% e avolte anche di più. Il salario medio mensile dei lavoratori è di 60$, mentre viene chiesto loro di pagare talvolta fino a 15$ al mese per avere accesso all’acqua corrente.

Agua es nuestra scropy.jpgA Cochabamba si forma un movimento di cittadini, chiamato La Coordinadora. Il suo obiettivo: combattere la privatizzazione sotto ogni forma. Nel gennaio 2000 si organizza un primo sciopero generale che paralizza per tre giorni Cochabamba.

Dopo due giorni [di ulteriori manifestazioni] - e dopo oltre 175 feriti - il governo annuncia che il prezzo dell’acqua diminuirà per sei mesi. Nell’aprile del 2000 il governo accetta di annullare il contratto con la Bechtel.

La rivolta boliviana ha avuto un enorme impatto sulla lotta mondiale per il diritto all’acqua. molte persone hanno ormai capito che se uno dei popoli più poveri e privi di diritti ha potuto alzare il pugno di fronte alla Banca Mondiale, allora tutti possono farlo.»

Steve Proulx, Il libro nero delle multinazionali americane, Roma 2005, pp 35-37

[Nota alla foto: carajo non è esattamente una parola da pronunciare nei ricevimenti eleganti...]

fonte: Eco alfabeta

articolo: el agua es nuestra!!

FireStats icon Powered by FireStats