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	<title>vediamo quello che vogliamo vedere &#187; Stati Uniti d&#8217;America</title>
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		<title>il bombardamento di Bari</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 06:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 2 dicembre 1943 centocinque aerei tedeschi bombardano il porto di Bari, pieno di navi cariche di materiale da guerra; una di bombe all’iprite. Nessuno sa che è un terribile aggressivo chimico. E la gente muore senza sapere perché. Il &#8230; <a href="http://www.managai.net/2009/12/02/371/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 2 dicembre 1943 centocinque aerei tedeschi bombardano il porto di Bari, pieno di navi cariche di materiale da guerra; una di bombe all’iprite. Nessuno sa che è un terribile aggressivo chimico. E la gente muore senza sapere perché.</strong></p>
<p>Il sole è tramontato da due ore. Nel cielo sereno solo una piccola falce di luna a sudovest, sopra il Salento. L’aria è chiara e luminosa sul mare calmo. Il porto di Bari è pieno di luci, sulle navi e sulla banchine; è illuminato a giorno come se la guerra non ci fosse e non ci fosse il pericolo dei bombardamenti tedeschi. Eppure nel primo pomeriggio si è sentito volare alto un aereo; a lungo, avanti e indietro; il centro radar lo ha identificato come un ricognitore <em>Messerschmitt</em> 210 della <em>Lutwaffe</em>; è passato anche ieri e l’altro ieri.</p>
<p>Alle 19.25 suonano le sirene dell’allarme aereo. Tutte le luci si spengono. Un rombo di aerei arriva da nordest e alle 19.30 ecco le prime bombe e le prime esplosioni, mentre candelotti illuminanti appesi a piccoli paracadute scendono lentamente e illuminano il porto e le quaranta grandi navi da carico alla fonda, in gran parte della classe “<em>Liberty</em>” (1); molte sono piene di munizioni; una, l’americana <em>John Harvey</em>, è piena di bombe all’iprite, il “gas mostarda” (2), e nessuno lo sa. Comincia così l’unico episodio di guerra chimica della seconda guerra mondiale; un disastro le cui conseguenze si faranno sentire per più di mezzo secolo (3).</p>
<p>Con l’arrivo degli eserciti alleati, che lentamente risalgono la penisola, il porto di Bari è diventato il nodo principale dell’organizzazione logistica dell’8a armata inglese sul fronte adriatico e la base di rifornimento di carburante della 15a Air Force, che ha il suo Comando nell’aeroporto di Manfredonia: 600 mila litri di carburante alla settimana, che una rete di oleodotti porta anche agli aeroporti di Foggia, Gioia del Colle e Grottaglie. Da questi aeroporti partono gli aerei che bombardano non solo l’Italia del centro e del nord ancora occupata dai tedeschi ma anche la Germania. Comandante è il generale James Doolittle, l’artefice del bombardamento di Tokyo del 18 aprile 1942 (4).</p>
<p>Gli aerei tedeschi in arrivo sono più di cento, quasi tutti <em>Junkers</em> 88, i bimotori da bombardamento più diffusi; alcuni sono partiti dall’aeroporto di Ronchi dei Legionari, vicino a Monfalcone, gli altri da due aeroporti in Grecia, vicino ad Atene; l’appuntamento, alle 19.25, è stato sul mare, trenta miglia a nordest di Bari. Alle 19.30 sono sulla città.</p>
<p>“Le navi, specie quelle che erano lungo il molo foraneo di levante“ scriverà Augusto Carbonara, uno che era in città e vide scardinata dal bombardamento la finestra della sua camera da letto (5), “furono sorprese d’infilata dalle bombe tedesche. Erano tanto vicine che le bomba cadute in acqua furono molto poche. Alcune navi bruciavano, altre affondavano, altre, incendiate, rotti gli ormeggi, andavano alla deriva, avvicinandosi alle navi non colpite. Le navi che nella stiva trasportavano esplosivi dapprima si incendiarono e poi finirono per deflagrare e colpire tutto il porto e anche molte case della città vecchia. I vetri delle abitazioni di mezza Bari andarono in frantumi”.<br />
La sorpresa dell’attacco e l’ignoranza del carico della <em>Harvey</em> causano i danni più gravi. La maggior parte dei marinai è in franchigia. Cinema e teatri &#8211; il Piccinini, il Petruzzelli, l’Oriente, il Margherita, il Kursaal &#8211; sono aperti e pieni di inglesi e americani; al Margherita, ribattezzato Garrison Theatre, si proietta <em>Springtime in the rockies</em> con Betty Grable e John Payne. I militari più alti in grado stanno al vicino Barion, trasformato in circolo ufficiali.</p>
<p>Gli italiani no. “Al momento dell’attacco, dal comandante agli ufficiali, ai marinai” racconterà Oberdan Fraddosio, che quel giorno era l’ufficiale di guardia (6) “eravamo tutti in Capitaneria o sul posto di manovra delle ostruzioni retali alla testata del molo foraneo di levante. Non esistevano rifugi antiaerei. Non esistevano mezzi di protezione personale che non fossero vecchie maschere antigas inutilizzabili e inutilizzate. Perfino gli elmetti erano in numero inadeguato. Tutti rimasero ai loro posti fino alla fine dell’incursione”. Il porto, come altre basi navali ha all’imboccatura una rete che viene aperta per un tratto al passaggio di una nave. “Il Comandante” racconterà ancora Fraddosio “mi ordinò di eseguire una ricognizione nel bacino portuale portandomi fino alle ostruzioni. Nel percorrere le acque del bacino passammo molto vicini a navi che bruciavano e sulle quali esplodevano ancora le cariche dei cannoncini e delle mitragliere. Dovevamo tenerci sopravvento per evitare di essere avvolti dal fumo denso e acre degli incendi”.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.inilossum.com/2gue_image/2guerr3867.gif" alt="il bombardamento del porto di Bari" /></p>
<p>Quello che sembra fumo non è soltanto il fumo degli incendi; è anche il vapore dell’iprite. “Tra le navi” racconterà ancora Augusto Carbonara “fu colpita e incendiata anche <strong>la <em>John Harvey</em></strong>, quella che, con altro materiale esplosivo, <strong>trasportava le cento tonnellate di bombe con l’iprite</strong> (7). I marinai rimasti a bordo tentarono con ogni mezzo di domare il fuoco, ma inutilmente, e dopo mezz’ora l’incendio si propagò alla stiva. Non ci volle molto che la nave saltasse in aria con tutto il suo carico e tutti gli uomini, compresi quei pochi che conoscevano la verità sul carico. Da quel momento cominciò l’inferno”. “La maledetta <em>mustard</em>” dirà ancora Carbonara “si mescolò alla nafta venuta fuori dalle petroliere affondate e formò un velo mortale su tutta la superficie del porto. Coloro che dalle altre navi si lanciavano in acqua furono ben presto zuppi della maleodorante sostanza. I vapori dell’iprite si spargevano intanto su tutto il porto; bruciavano la pelle e intossicavano i polmoni dei sopravvissuti”. A notte (solo alle 23 le sirene hanno dato il cessato allarme) si contano le navi affondate; sono 17: cinque americane, quattro inglesi, tre norvegesi, tre italiane (<em>Barletta, Frosinone, Cassala</em>), due polacche; sette le navi gravemente danneggiate. Il calcolo del materiale perduto sarà fatto nei prossimi giorni: non meno di quarantamila tonnellate. E i morti, i feriti?</p>
<p>“All’ospedale neozelandese (che aveva trovato posto nel non ancora finito Policlinico della città)” scriverà Carbonara “cominciarono ad arrivare i primi feriti. Molti, più che colpiti dalle esplosioni, erano provati dall’effetto del gas vescicante. Ma non si sapeva che fosse stato il gas a provocare tali effetti, perché, sul momento, nessuno lo intuì. Non vi erano vestiti di ricambio e pertanto non fu possibile cambiare d’abito i soldati che erano caduti nelle acque del porto. Chi non poté cambiarsi di sua iniziativa rimase quindi con gli abiti zuppi d’iprite, che non solo agì sulla pelle, ma fu assunta attraverso le vie respiratorie.<br />
“I primi inspiegabili collassi si ebbero dopo cinque o sei ore dalla contaminazione. Dopo, seguirono le prime morti, quasi improvvise, di gente che qualche minuto prima sembrava stesse per riprendersi. Tutti avevano la pelle piena di vesciche. Sulle ascelle, l’inguine e i genitali le pelle si staccava come avviene per le ustioni più gravi”. Soltanto domani qualcuno dei medici comincerà a intuire qualcosa. <strong>Un capitano della sanità si recherà dalle autorità alleate per chiedere l’esatto contenuto delle navi colpite. Si telegraferà negli Stati Uniti, da dove le navi erano partite, ma nessuno darà o vorrà dare una risposta; e anche in futuro la risposta non arriverà mai</strong> (8). Quante le vittime? Sarà impossibile calcolarne il numero; sicuramente intorno a un migliaio tra civili e militari. Oltre ai morti per le bombe e per i crolli, oltre ottocento militari saranno ricoverati per ustioni o ferite; di essi 617 a causa dell’iprite. A Bari ne moriranno 84 e molti in altri ospedali, sia italiani sia in Africa del nord e negli Stati Uniti dove verranno trasportati. I civili saranno almeno 250. Nella città vecchia sono crollate alcune vecchie case e una di esse, non ricostruita, creerà una piazzetta al fianco della sacrestia della cattedrale. Nella parte nuova della città crollano tre edifici; due tra via Andrea e via Roberto, vicino alla chiesa di San Ferdinando, un terzo in via Crisanzio nei pressi della manifattura dei tabacchi.<br />
“Ma se il bombardamento” racconta Paolo de Palma (9), un altro che era a Bari in quel giorno, “non si trasformò in un vero e proprio massacro per i cittadini baresi lo si deve al vento che si mise a spirare verso levante, evitando così un pericolo devastante. Forse fu San Nicola che volle ancora una volta tutelare la sua città”. E’ un fatto che in tutti i posti di mare una brezza, la sera, spira dal mare (che si raffredda più rapidamente) verso la terra (che rimane per un po’ più calda); e quindi, a Bari, da levante verso ponente. Questa sera la brezza è spirata da ponente verso levante e ha portato in alto mare i gas venefici dell’iprite (10).</p>
<p><strong>NOTE</strong></p>
<p>(1) Le “<em>Liberty ships</em>” furono uno dei fattori di successo della vittoria alleata. Per sopperire alla carenza di flotta mercantile e alla sua continua decimazione da parte dei sottomarini tedeschi operanti nell’Atlantico, gli Stati Uniti cominciarono a costruire nel 1941, su disegno inglese, questo tipo speciale di navi da carico, che avevano una portata lorda fino a diecimila tonnellate (trasportavano anche carri armati e aerei imballati) e una velocità di undici nodi. La loro peculiarità era di essere costituite da sezioni prefabbricate, prodotte eguali da fabbriche diverse e assemblate in cantiere con saldature elettriche. Occorreva poco tempo per costruire e mettere in mare queste navi; il primato fu di una di esse, costruita in quattro giorni, 15 ore e 30 minuti e allestita in tre giorni. Fra il 1941 e il 1945 di navi Liberty ne furono costruite 2578; anche due-tre al giorno.</p>
<p>(2) L’iprite (un solfuro di cloro-etile) non è un gas ma un liquido di colore bruno giallognolo dall’odore di aglio e senape (di qui l’appellativo di “mostarda”). Penetra in profondità nella cute e agisce anche attraverso gli abiti, il cuoio e la gomma, producendo vesciche e lesioni dolorose; se, vaporizzata da un’esplosione, si diffonde nell’aria, arreca danni gravi all’apparato respiratorio e al sangue. Prende il nome da Ypres, la cittadina del Belgio dove i tedeschi l’usarono per la prima volta nel 1915 durante la prima guerra mondiale. <strong>Nel 1925 una conferenza internazionale a Parigi vietò l’uso di quelli che comunemente vengono chiamati “gas asfissianti”, ma riserve di aggressivi chimici, anche più pericolosi dell’iprite, sono possedute da quasi tutti gli eserciti, ufficialmente per eventuali ritorsioni se il nemico li usasse per primo. Così gli americani hanno spiegato &#8211; molti anni dopo &#8211; il carico di bombe all’iprite a bordo della Harvey. Aggressivi chimici sono stati usati anche dall’Italia contro gli abissini durante la guerra di Etiopia del 1935-1936.</strong></p>
<p>(3) Sembra che resti delle bombe all’iprite della <em>Harvey</em> siano rimasti nei fondali del porto di Bari e trascinati dalle correnti lungo la costa. <strong>Casi di leucemia fra i pescatori di Bari e di Molfetta sono stati attribuiti all’iprite del 1943 e molte interrogazioni in questo senso sono state presentate in Parlamento</strong>; l’ultima il 30 gennaio 2001 alla Camera dal deputato Delle Vedove. Nello stesso anno un “libro bianco” sullo stesso argomento (“<em>Cinquanta anni di colpevole silenzio</em>”) è stato illustrato da Nichi Vendola.</p>
<p>(4) Ingegnere aeronautico civile prima della guerra, James Doolittle, detto Jimmy, comandò nell’aprile del 1942 i sedici bombardieri americani che, partiti dalla portaerei <em>Enterprise</em> a 1200 chilometri dal Giappone, bombardarono Tokyo, Yokohama, Osaka e Nagoya e poi, consumato il carburante, quindici atterrarono o si schiantarono in terra cinese e uno atterrò a Vladislovak in Unione Sovietica. Il “Doolittle raid” fu il primo attacco aereo americano sul Giappone e risollevò il morale dell’opinione pubblica americana, colpita dall’attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941.</p>
<p>(5) Augusto Carbonara in www.crbgst@tin.it. Il racconto è anche in www. cronologia.it/biogra2/bari.htm</p>
<p>(6) Oberdan Fraddosio (Bari 1917), <em>Percorsi di pace e di guerra, note autobiografiche</em>. Nel 1956 ha lasciato la Marina ed è diventato funzionario della Camera dei deputati.</p>
<p>(7) Sembra che ciascuna bomba, lunga 120 centimetri e del diametro di venti centimetri, contenesse 31 chili di <em>mustard</em> gelatinosa. Si scoprì poi che fra le bombe sganciate dagli aerei tedeschi c’era anche un tipo nuovo, usato per la prima volta e di fabbricazione italiana: la motobomba FF, un ordigno del peso di 300 chilogrammi e armato di 120 chilogrammi di esplosivo; scendeva frenato da un paracadute e in acqua, spinto da un motore elettrico, diventava una specie di siluro. La sigla FF derivava dal nome dei progettisti, il tenente colonnello Ferri e il colonnello Fiore.</p>
<p>(8) Nel dicembre del 1943 il governo americano inviò a Bari un esperto, il colonnello Stewart Alexander, perché redigesse un rapporto sulle “strane” morti avvenute a Bari. Alexander aveva un eccellente curriculum di studi e nel 1942 fu chiamato a far parte del Quartier generale di Eisenhower come consulente medico per il settore della chimica di guerra. Una prima relazione fu presentata al Quartier generale di Algeri il 27 dicembre 1943 (“Ustioni da gas tossici durante la catastrofe del porto di Bari”). Eisenhower approvò il rapporto e lo fece archiviare, ma <strong>Winston Churchill dette disposizioni affinché venisse tolta la parola “iprite” e le ustioni fossero attribuite “ad azione nemica”. In altri rapporti le ustioni furono classificate come “dermatiti” per causa “not yet identified”.</strong></p>
<p>(9) Paolo De Palma (Bari 1923, Roma 2007), <em>La mia vita, la nostra storia</em>. Dal 1961 al 2006 membro del Comitato di presidenza della Fieg (Federazione italiana editori di giornali); dal 1973 al 1992 Amministratore delegato dell’agenzia Ansa.</p>
<p>(10) <a href="http://www.anobii.com/books/012e1e034e39799263/"><em>Disastro a Bari</em></a>; con questo pertinente titolo (e il sottotitolo: <em>La storia inedita del più grave episodio di guerra chimica nel secondo conflitto mondiale</em>) è uscito nel 1971 a New York (“<em>The Macmillan company</em>”) un libro di Glenn B. Infield, maggiore dell’aviazione americana durante la guerra. Il libro è stato pubblicato in Italia nel 1977 (seconda edizione nel 2003) da Mario Adda editore, con un saggio introduttivo di Giovanni Assennato, docente della scuola di specializzazione in medicina del lavoro presso l’università di Bari, e di Vito Antonio Leuzzi, direttore dell’Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea. Nel saggio si parla di <strong>centinaia di casi di intossicazione da iprite sia tra il personale di bonifica dei porti di Bari e di Molfetta, sia tra i pescatori. Tra il 1955 e il 2000 sono state presentate più di duecento denunzie di pescatori per ustioni di varia entità da “gas mostarda”.</strong></p>
<p>articolo di Sergio Lepri<br />
Fonte : <em>http://sergiolepri.it</em><br />
Link:<a href="http://www.sergiolepri.it/1943/021243.pdf">http://www.sergiolepri.it/1943/021243.pdf</a></p>
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		<title>la storia delle cose</title>
		<link>http://www.managai.net/2008/12/14/la-storia-delle-cose/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 06:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente & ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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<p>Le affermazioni del video sono documentate nel sito inglese <a href="http://www.storyofstuff.com/" target="blank">The Story of Stuff</a>.</p>
<p>fonte: <a href="http://blogeko.libero.it/index.php/2008/il-video-la-storia-delle-cose">Blogeko</a></p>
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		<title>Il mondo è bello perchè è avariato (parte 2)</title>
		<link>http://www.managai.net/2008/12/01/il-mondo-e-bello-perche-e-avariato-ii/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 06:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti d'America]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Iowa State University, lezione di macroeconomia (Master) Abbiamo appena finito di dibattere sulla &#8220;crescita&#8221; economica, abbiamo discusso su quali politiche appaiono le migliori, quali da evitare&#8230; ecc. In classe molte persone sono diffidenti riguardo la Banca Mondiale o il Fondo &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/12/01/il-mondo-e-bello-perche-e-avariato-ii/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Iowa State University, lezione di macroeconomia (Master)</p>
<p>Abbiamo appena finito di dibattere sulla &#8220;crescita&#8221; economica, abbiamo discusso su quali politiche appaiono le migliori, quali da evitare&#8230; ecc.</p>
<p>In classe molte persone sono diffidenti riguardo la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/World_Bank">Banca Mondiale</a> o il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_Monetario_Internazionale">Fondo Monetario Internazionale</a> etc.</p>
<p>Il corso è composto da gente di ogni estrazione sociale e proveniente da tutto il mondo (in senso letterale).  Vi sono europei, asiatici, americani, ricchi, meno ricchi e poverissimi. Vi è anche una collega di corso, americana, di facoltosa famiglia, nota per le sue idee pacifiche del tipo &#8220;aiutiamo i poveri&#8221; &#8230; viva l&#8217;emancipazione delle donne&#8230; non siamo razzisti&#8230;. ed altro di questo genere&#8230;</p>
<p>La docente, al termine della discussione ci dice: &#8220;sono rimasta colpita dal vostro pensiero negativo riguardo le organizzazioni mondiali e così&#8230; vi voglio provocare con una domanda. Come risolvereste l&#8217;attuale situazione della Somalia dove non vi è più un Governo, né istituzioni, &#8230; insomma&#8230; dove c&#8217;è tutto da fare?&#8221;</p>
<p>La mia collega vuole subito prendere la parola&#8230;. impazientemente&#8230;</p>
<p>La docente le concede di rispondere per prima e lei cosa dice???</p>
<p>&#8220;Beh, secondo in questa situazione &#8230; l&#8217;America dovrebbe andare in Somalia e colonizzarla!&#8221;.</p>
<p>&#8230;..</p>
<p>Non continuo nel descrivere lo sgomento del resto della classe.</p>
<p>Morale: negli USA il nazionalismo, la voglia di risolvere con conflitti armati ogni situazione, l&#8217;arroganza di sentirsi eletti, superiori&#8230; è ormai radicata in ognuno, anche nelle persone che cercano di sembrare più agnellini degli altri.</p>
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		<title>Il mondo è bello (?) perchè è &#8230; (a)vari(at)o !!</title>
		<link>http://www.managai.net/2008/11/24/il-mondo-e-bello-perche-e-avariato/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 06:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.</dc:creator>
				<category><![CDATA[che schifo]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti d'America]]></category>
		<category><![CDATA[microeconomia]]></category>

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		<description><![CDATA[Iowa State University.  5 Settembre 2008. Ore 9:30 Lezione del corso 101 (Microeconomia per undergraduate) Il Prof. sta spiegando la frontiera delle possibilità produttive, asserendo che dato un set di input, si possono scegliere differenti combinazioni di output possibili. Descrive &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/11/24/il-mondo-e-bello-perche-e-avariato/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Iowa State University.  5 Settembre 2008. Ore 9:30</p>
<p>Lezione del corso 101 (Microeconomia per undergraduate)</p>
<p>Il Prof. sta spiegando la frontiera delle possibilità produttive, asserendo che dato un set di input, si possono scegliere differenti combinazioni di output possibili. Descrive il problema ipotizzano un modello a due beni: civilian goods e militay goods.</p>
<p>A questo punto parte ipotizzando che tutte le risorse sono utilizzate per produrre civilian goods, e quindi non si ha produzione di military goods.</p>
<p><strong>Un ragazzo interviene</strong>, fermando la lezione con una &#8220;battuta&#8221;: &#8220;it is a boring world with no military goods!&#8221; (trad. &#8220;<strong>è un mondo noioso senza armamenti</strong>&#8220;!).</p>
<p>Io rimango letteralmente esterefatto: Lui <strong>non stava scherzando</strong>!</p>
<p>Ed infatti il Professore, non d&#8217;accordo, prende la battuta in modo ironico.</p>
<p>Eppure&#8230;una cosa mi ha colpito tanto: la totale naturalità con cui gli americani parlano di guerra&#8230;armi&#8230;soldi&#8230;economia&#8230;</p>
<p>Peccato che non hanno provato DAVVERO la guerra in casa. Peccato anche che non riescono ad avere la sensibilità tale da comprendere cosa significa la guerra.</p>
<p>Se questi sono i prossimi laureati, e quindi la classe dirigente degli USA, c&#8217;è speranza?</p>
<p>Forse si: per fortuna il loro sistema è visibilmente in declino!</p>
<p>( In questo caso: &#8220;mors tua&#8230;vita nostra! &#8221; )</p>
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		<title>Il diritto relegato in una &quot;gabbia&quot;
ecco il testamento di Bush</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 06:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torture atroci, pessime condizioni igieniche e detenuti in cella senza prove Insieme agli orrori di Abu Ghraib, &#8220;Gitmo&#8221; è stata la più grave sconfitta civile degli Usa Il diritto relegato in una &#8220;gabbia&#8221; ecco il testamento di Bush di VITTORIO &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/04/13/il-diritto-relegato-in-una-gabbiaecco-il-testamento-di-bush/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Torture atroci, pessime condizioni igieniche e detenuti in cella senza prove<br />
Insieme agli orrori di Abu Ghraib, &#8220;Gitmo&#8221; è stata la più grave sconfitta civile degli Usa</h2>
<h1><strong><a href="http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/esteri/incriminati-11-settembre/testamento-bush/testamento-bush.html">Il diritto relegato in una &#8220;gabbia&#8221;<br />
ecco il testamento di Bush</a></strong></h1>
<h3><em>di VITTORIO ZUCCONI</em></h3>
<p class="fotosxb"><img src="http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/esteri/incriminati-11-settembre/testamento-bush/ansa_12239151_24250.jpg" alt="&lt;B&gt;Il diritto relegato in una " width="230" />Il presidente Usa George W. Bush</p>
<p><strong>WASHINGTON</strong> &#8211; Dopo sei anni di esistenza, dalla creazione nel 2002, e dopo 775 prigionieri passati nelle sue stie da polli senza incriminazione né accuse formali, il campo di concentramento per &#8220;combattenti nemici&#8221; creato da Bush nella base di Guantanamo a Cuba produce finalmente i primi sette processi a sette imputati di terrorismo, con ovvie richieste di pena capitale per sei di loro.</p>
<p>Sei anni per arrivare all&#8217;annuncio dei primi processi sono un periodo di tempo straordinariamente lungo, per una giustizia americana che si muove con ben altra celerità. Ma Guantanamo, o Gitmo secondo il solito acronimo militare, non è qualcosa che appartenga alla storia di cui l&#8217;America, la nazione dell&#8217;Habeas Corpus, dei diritti dell&#8217;arrestato e del &#8220;Giusto Processo&#8221; possa andare orgogliosa. E&#8217; amministrativamente, perché Gitmo è territorio cubano in affitto, e moralmente, un corpo estraneo a quello che il mondo, e ormai una larga maggioranza di americani, vuole considerare l&#8217;America.</p>
<p>Insieme con gli orrori del carcere di Abu Ghraib, i tre campi di prigionia costruiti in fretta in questa base dei Marines, Camp Iguana, Camp Delta e Camp X-Ray, ora chiuso, sono stati negli anni della &#8220;guerra di civiltà&#8221; la più grave sconfitta civile che gli Stati Uniti abbiano dovuto subire, assai più devastante delle aggressioni terroristiche ai propri soldati al fronte. Sono stati il retrobottega maleodorante e settico che ha incrinato la vetrina della retorica, agli occhi di miliardi di persone.</p>
<p>Non soltanto, e non principalmente, per maltrattamenti e disumanizzazioni deliberate dei prigionieri, certamente trattati meglio a Gitmo che in qualsiasi segreta di regimi totalitari od organizzazioni terroriste, ma per l&#8217;insulto quotidiano a quei principi di legalità e di costituzionalità che sono, da oltre due secoli, il fondamento di una democrazia che si considera la &#8220;città luminosa sulla collina&#8221;, secondo la famosa definizione di Ronald Reagan.<br />
Guantanamo, con i suoi prigionieri acciuffati a casaccio, come dimostra il fatto che 450 dei 775 sono stati liberati dopo anni di detenzione nell&#8217;assenza di qualsiasi ragione per trattenerli e uno soltanto, un australiano, è stato condannato a nove mesi per &#8220;fiancheggiamento&#8221;, è stata per questi sei anni la negazione materiale della superiorità morale. È stata la gabbia nella quale la presidenza Bush si è voluta rinchiudere nel panico delle giornate successive alll&#8217;11 settembre, per dare a un popolo americano giustamente sconvolto e smarrito la sensazione di una pronta e decisa risposta alla minaccia. Ma una volta aperta la gabbia, questa Presidenza non ha più trovato la maniera per uscirne senza smentire se stessa. E senza violare ogni articolo, emendamento, codice e precedente.</p>
<p>Per questo, dietro l&#8217;annuncio formale del Pentagono, che ha la responsabilità del campo e dei processi, c&#8217;è il sospetto di un&#8217;intenzione politica nella scelta di tempo della Casa Bianca. Il fatto che la richiesta di pena di morte per cinque, tra cui il &#8220;cervello&#8221; dell&#8217;11 settembre, il pakistano Khalid Sheikh Mohammed, arrivi oggi, in piena campagna elettorale, rappresenta, insieme con le quotidiane proclamazioni di mirabili progressi in Iraq, il tentativo un estremo di modificare in meglio il testamento politico che questa Amministrazione sta scrivendo per se stessa.</p>
<p>Ed è ansiosa di produrre qualche risultato tangibile per i sette anni di guerra in Afghanistan, i cinque in Iraq, i quattromila e cinquecento soldati uccisi, i mille miliardi spesi e i sei anni d di Guantanamo. Un trompe l&#8217;oeil, un gioco di prestigio per lasciare nel cilindro la sostanza di tutti i problemi intatti al successero, si chiami MacCain, Clinton od Obama.</p>
<p>I processi ai &#8220;Gitmo six&#8221;, a Khalid, cadranno sicuramente nel grembo del futuro presidente, con tutti i nodi costituzionali che in questi anni si sono aggrovigliati. Non si sa neppure esattamente come dovrebbero funzionare queste commissioni militari che dovranno giudicare gli imputati, quali forme di ricorso e di rappresentanza avranno gli accusati, quali materiali a carico e discarico potranno essere utilizzati, perché nessuna di questa commissioni, create per essere un compromesso fra un tribunale ordinario e una corte marziale, ha mai funzionato finora. E si può contare fin d&#8217;ora su raffiche di ricorsi e di petizioni a ogni giudice competente, di nuovo fino alla Corte Suprema,</p>
<p>Ma nessuna delle acrobazie legali o verbali usate finora dalla Casa Bianca per aggirare la Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra pesa quanto pesa l&#8217;impiego della tortura usata per farli confessare. Nessun tribunale americano, neppure negli anni della seconda Guerra Mondiale quando lo Fbi arrestava gli agenti hitleriani in Usa avendo sospeso, come è legittimo fare in tempo di guerra, lo habeas corpus, ha mai accettato confessioni estorte con la tortura e con quella tecnica del &#8220;waterboarding&#8221;, della simulazione atroce dell&#8217;annegamento, che soltanto Bush e i suoi ministri fingono di non considerare tortura. Mentre tale è giudicata, e quindi proibita, dagli stessi manuali militari americani.</p>
<p>Toccherà dunque al repubblicano John MacCain, se vincerà lui, rimangiarsi quello che ha finora sempre sostenuto da veterano delle sevizie vietnamite, che il &#8220;waterboarding&#8221; è tortura, se vuole celebrare i processi militari o ai democratici Clinton e Obama spiegare che cosa intendano fare di quegli imputati e di quel campo di concentramento nel quale, da sei anni, l&#8217;America della &#8220;politics of fear&#8221;, della strategia della paura, ha rinchiuso e umiliato se stessa.</p>
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		<title>prego, ammazzateci pure, tanto siamo solo italiani&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 06:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[in casa nostra dei militari stranieri hanno ammazzato 19 civili, tra i quali tre italiani i morti non sono stati un &#8220;effetto collaterale&#8221;, non erano terroristi o attivisti politici o ambientalisti o gay o chissà cos&#8217;altro i morti erano persone &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/04/03/prego-ammazzateci-pure-tanto-siamo-solo-italiani/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>in casa nostra dei militari stranieri hanno ammazzato 19 civili, tra i quali tre italiani</p>
<p>i morti non sono stati un &#8220;effetto collaterale&#8221;, non erano terroristi o attivisti politici o ambientalisti o gay o chissà cos&#8217;altro</p>
<p>i morti erano persone normalissime  che non pensavano di fare qualcosa di pericoloso prendendo una funivia</p>
<p>l&#8217;italia non è un paese in guerra, non ha importato la democrazia dagli Stati Uniti, non ha il petrolio&#8230;</p>
<p>eppure in italia un qualsiasi soldato americano può decidere di passare con il suo aereo militare  dovunque, anche sotto i tralicci di una funivia, mettendo così a repentaglio la vita dialtre persone</p>
<p>in italia un americano lop uò fare perchè  perchè non verrà giudicato da un tribunale italiano ma da uno americano</p>
<p>lo può fare perché l&#8217;italia non chiederà che gli assassini siano processati per omicidio, ma si accontenterà di vederli radiare con disonore dall&#8217;esercito</p>
<p>l &#8216;accordo però l&#8217;talia lo farà di nascosto, sotto banco, perché la gente non deve sapere quanto poco valgono le nostre vite rispetto alla fedeltà agli Stati Uniti</p>
<p>ma i due marines scacciati con disonore dall&#8217;esercito, questi due assassini, secondo voi accetteranno di essere puniti per l&#8217;assassinio di 19 persone? accetteranno di espiare questo loro assassinio con la perdita dei privilegi economici che sono riconosciuti ai militari?</p>
<p>no,i due marines si ricorderanno di essere americani e si accorgeranno che le persone morte invece non lo sono, che loro erano soldati americani quando hanno ammazzato e che quindi non possono essere puniti per questo</p>
<p>e allora i due marines, spalleggiati da un generale dri marines, quindi dal corpo dei marines stesso, chiederanno che sia annullata la sentenza con cui venivano scacciati con disonore, in modo da poter usufruire di tutti i privilegi economici cui hanno diritto</p>
<p>e l&#8217;italia? non protesta?</p>
<p>no, non protesta, perché l&#8217;accordo sulla punizione da infliggere era segreto, come senza pudore hanno dichiarato i due assassini Richard Ashby e Joseph Schweitzer</p>
<p>voi avreste avuto il coraggio di spiegare ai familiari delle vittime che i due assassini non sarebbero finiti in carcere per via di un accordo segreto?</p>
<p>la notizia è tratta da <a href="http://memento.nireblog.com/post/2008/04/01/prego-ammazzateci-pure-tanto-siamo-solo-italiani">&#8220;Cermis, patto segreto dietro il processo&#8221;</a></p>
<p>per chi non ricorda cos&#8217;è la strage del Cermis:</p>
<ul>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_del_Cermis">Strage del Cermis</a></li>
<li><a href="http://www.misteriditalia.it/altri-misteri/cermis/">Giochi di morte sul Cermis</a></li>
<li><a href="http://www.avvelenata.it/cermis/index.html">assassini a piede libero</a></li>
</ul>
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		<title>dimettersi: Italia vs USA</title>
		<link>http://www.managai.net/2008/03/25/dimettersi-italia-vs-usa/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 06:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Stati Uniti d'America]]></category>
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		<description><![CDATA[il governatore si è dimesso. “Chiedo scusa a tutti i cittadini di New York che hanno creduto in me e alla mia famiglia, che mi è stata vicina finora” ha detto Spitzer. “Ho sbagliato, mi dispiace di avervi deluso ma &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/03/25/dimettersi-italia-vs-usa/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il governatore si è dimesso.</p>
<p><em>“Chiedo scusa a tutti i cittadini di New York che hanno creduto in me e alla mia famiglia, che mi è stata vicina finora” ha detto Spitzer. “Ho sbagliato, mi dispiace di avervi deluso ma credo che ogni figura pubblica debba pagare le conseguenze delle sue azioni”. “Provo profondo rimorso”, ha aggiunto, “sono umano e ho sbagliato. La lezione che si può trarre è quella di cercare di migliorare e farò di tutto per farlo” (da repubblica.it)</em></p>
<p>che cosa può essere accaduto di tanto grave da far dimettere il governatore dello stato di New York?</p>
<p>rifiuti che sommergono la grande mela?</p>
<p>beccato a incassare e distribuire mazzette?</p>
<p>sotto processo per qualche reato di corruzione?</p>
<p>ma signori!</p>
<p>no…</p>
<p><em>Secondo quanto rivelato dal New York Times, a incastrare il politico sarebbe un’intercettazione telefonica dell’Fbi, durante la quale si sente il governatore di New York organizzare un incontro con una squillo ‘di lusso’ nella stanza 871 dell’hotel “Mayflower” di Washington il 13 febbraio scorso. (sempre da repubblica.it).</em></p>
<p>non scherziamo.</p>
<p>il governatore dello stato di New York, grande elettore di Hillary Clinton, alla vigilia della grande scelta per il presidente degli Stati Uniti (non quello del Lussemburgo, con tutto il rispetto, degli Stati Uniti…) si dimette. se ne va. non cerca scuse. “ho sbagliato”. non invoca punizioni per la “stampa comunista”, non dice che risponderà “alla sua coscienza” non prova a cambiare le leggi per ottenere prescrizioni o assoluzioni ad personam.</p>
<p>vogliamo volar basso? ricordate Cosimo Mele (ex Udc, il partito di Casini)?</p>
<p>quando beccarono Cosimo Mele con una signora a fare sesso droga e rock&amp;rol Cesa (Udc) propose di istituire una  indennità parlamentare contro le tentazioni.</p>
<p>certo… l´america è uno strano posto, dove puoi mentire sull&#8217;Iraq ma non su una fellatio extraconiugale.</p>
<p>in ogni caso credo che piú di un governatore italiano dovrebbe dare un´occhiatina a quello che succede oltreoceano…</p>
<p>fonte: <a href="http://luciadelchiaro.blog.kataweb.it/il_mio_weblog/2008/03/13/il-governatore-e-lo-scandalo/">il governatore e lo scandalo</a></p>
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		<title>dare un voto all&#039;operato dei poliziotti</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 06:14:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Stati Uniti d'America]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
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		<category><![CDATA[polizia]]></category>

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		<description><![CDATA[immaginate un sito dove potete inserire il vostro giudizio sul modo di comportarsi di ogni poliziotto che voi incontriate. immaginate di poter andare su questo sito, inserire il nome e cognome di un poliziotto (o il suo numero di tesserino) &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/03/14/dare-un-voto-alloperato-dei-poliziotti/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>immaginate un sito dove potete inserire il vostro giudizio sul modo di comportarsi di ogni poliziotto che voi incontriate.</p>
<p>immaginate di poter andare su questo sito, inserire il nome e cognome di un poliziotto (o il suo numero di tesserino) e di poter esprimere un giudizio su come tale poliziotto si è comportato (denunciare un suo abuso dell&#8217;autorità concessagli,  elogiarne il comportamento in una data vicessitudine&#8230;)</p>
<p>un tale sito esiste, solo negli Stati Uniti però</p>
<p>su <a href="http://www.ratemycop.com/">RateMyCop</a> i cittadini statunitensi posson esprimere il loro giudizio sugli oltre 140.000 poliziotti che operano nel loro paese.</p>
<p>ma&#8230;</p>
<p>ovviamente per ogni iniziativa come questa, che comporta una maggiore presa di coscienza da parte del cittadino, ci sono sempre molti interessi affinché il progetto naufraghi</p>
<p>manco a dirlo sono proprio i poliziotti quelli cui non piace assolutamente questa iniziativa</p>
<p>pur operando nel pieno della legalità e del rispetto per la privacy dei poliziotti e delle ovvie esigenze lavorative (es. gli agenti sotto copertura) questa iniziativa non piace proprio ai poliziotti d&#8217;oltreoceano (chissà se ai nostri piacerebbe&#8230;)</p>
<p>questo timore di essere giudicati dai propri cittadini (le persone al servizio delle quali lavorano) ha spinto la polizia a esercitare pressioni (illegalmente) sino al risultato che il fornitore del servizio di hosting del sito ha oscurato il sito, adducendo scuse pretestuose come un inesistente uso eccessivo di risorse.</p>
<p>il problema è stato risolto spostando il sito su di un altro fornitore di hosting, con il prevedibile risultato che RateMyCop ha avuto un&#8217;enorme pubblicità a causa della vicenda, mentre GoDaddy (il precedente fornitore di Hosting) e la polizia ne escono decisamente male&#8230;</p>
<p><a href="http://punto-informatico.it/2220693/PI/News/Al-registrar-non-piace-la-trasparenza/p.aspx">l&#8217;articolo sulla vicenda lo trovate suPunto Informatico</a></p>
<p>P.S.</p>
<p>l&#8217;unica iniziativa simile in Italia, per quanto ne sappia, è <a href="http://www.openpolis.it/">OpenPolis.it</a>, dove però i soggetti sotto osservazione sono i politici</p>
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		<title>esportiamo democrazia o schiavitù?</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 06:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Controllate il petrolio e controllerete nazioni intere; controllate il sistema alimentare e controllerete le popolazioni.&#8221; Henry Kissinger Dopo essere stato invaso nel 2003, l’Iraq non è stato spogliato dai suoi aggressori solamente della sua sovranità politica, del suo patrimonio archeologico, &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/03/13/esportiamo-democrazia-o-schiavitu/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p> &#8220;<em>Controllate il petrolio e controllerete nazioni intere; controllate il sistema alimentare e controllerete le popolazioni.</em>&#8221; <strong>Henry Kissinger</strong></p></blockquote>
<p>Dopo essere stato invaso nel 2003, l’Iraq non è stato spogliato dai suoi aggressori solamente della sua sovranità politica, del suo patrimonio archeologico, delle sue risorse petrolifere, ma anche della sua sovranità alimentare.</p>
<p>In violazione della Costituzione Irachena e delle convenzioni dell’Aia e di Ginevra, che stabiliscono che l’occupante debba rispettare la giurisdizione del paese occupato, l’amministrazione provvisoria di Paul Bremer (ex collaboratore di Kissinger) ha deliberato, prima dell’installazione del governo fantoccio, cento ordinanze scellerate che hanno lo statuto di leggi e che non possono essere abolite né modificate da alcun governo iracheno (articolo 26 della nuova Costituzione). Il paese è così caduto sotto il giogo economico totale dell’Occupante, che aveva deciso di riformare drasticamente la sua economia sul modello economico neo-liberista americano.</p>
<p>L’ordinanza 81 del 26 aprile 2004 ha dato il paese in pasto alle gigantesche necro-imprese che controllano il commercio mondiale dei semi, come la Monsanto (produttrice dell’agente Orange), Syngenta e Dow Chemicals. Essa conduce alla irreversibile distruzione dell’agricoltura irachena. L’Afghanistan aveva subito la stessa sorte nel 2002.</p>
<p>Questa ordinanza, redatta in maniera assai perversa, ha di fatto istituito l’obbligo per i coltivatori iracheni di comprare ogni anno una licenza e le sementi transgeniche dalle multinazionali americane – quando la legislazione irachena proibiva ogni privatizzazione delle risorse biologiche.</p>
<p>L’ordinanza 81 ha reso illegali le antiche tradizioni degli agricoltori di selezionare i semi migliori per riutilizzarli da un anno all’altro e gli scambi tra vicini. (Secondo la FAO, nel 2002, il 97% dei coltivatori iracheni riutilizzavano i loro semi o li acquistavano sul mercato locale). Attraverso gli incroci, lungo le generazioni, avevano creato varietà ibride adatte al duro clima della regione.</p>
<p>Gli agricoltori &#8220;colpevoli&#8221; di aver seminato semi non acquistati, o il cui campo è stato accidentalmente contaminato, incorrono in pesanti sanzioni, fino a pene detentive, alla distruzione del raccolto, dei loro attrezzi e installazioni!</p>
<p>Il terrorismo alimentare praticato da multinazionali come Monsanto nei paesi che colonizzano ha portato al suicidio decine di migliaia di contadini del Terzo Mondo – rovinati dall’acquisto annuale dei semi transgenici e dei pesticidi, erbicidi e fungicidi estremamente tossici che vi sono necessariamente associati. Così, nel solo anno 2003, 17.000 agricoltori indiani, ai quali le banche avevano rifiutato prestiti per l’acquisto dei semi Monsanto, si sono suicidati.</p>
<p><a href="http://memento.nireblog.com/post/2008/03/11/abbiamo-liberato-o-schiavizzato-il-popolo-iracheno">per leggere l&#8217;articolo completo leggi qui</a></p>
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		<title>la carne viene fatta anche così</title>
		<link>http://www.managai.net/2008/02/23/la-carne-viene-fatta-anche-cosi/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 06:44:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
				<category><![CDATA[che schifo]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<category><![CDATA[torture]]></category>

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		<description><![CDATA[65.000 tonnellate di carne sequestrate negli Stati Uniti gli animali erano torturati con bastonate, scosse elettriche ed annegamenti con getti di acqua ad altra pressione gli animali erano talmente terrorizzati da dover essere trascinati al mattatoio con carrelli elevatori, fatti &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/02/23/la-carne-viene-fatta-anche-cosi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>65.000 tonnellate di carne sequestrate negli Stati Uniti</p>
<p>gli animali erano torturati con bastonate, scosse elettriche ed annegamenti con getti di acqua ad altra pressione</p>
<p>gli animali erano talmente terrorizzati da dover essere trascinati al mattatoio con carrelli elevatori,  fatti rotolare e feriti con le due forche del muletto</p>
<p>gli animali sono stati trattati in maniera talmente crudele, che le sevizie e le torture inflitte li avrebbero portato alla pazzia, tanto da rendere pericolosa la loro carne per l’alimentazione</p>
<p>che dire, un altro trionfo della nostra società, capace di inventarsi la necessità di dover produrre così tanta carne per diventare sempre più obesi e cardiopatici, lasciando in contropartita miliardi di persone nella fame e povertà</p>
<p>fonte: <a href="http://www.ecoblog.it/post/5302/hallmark-meat-sequestrate-65000-tonnellate-di-carne">ecoblog</a>, il video invece lo trovate <a href="https://community.hsus.org/campaign/CA_2008_investigation">qui</a></p>
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