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	<title>vediamo quello che vogliamo vedere &#187; economia</title>
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		<title>Ancora sul reddito di cittadinanza&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 06:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Approfondiamo il tema del reddito di cittadinanza (vedi anche Reddito universale anziché sussidi. L’esempio svizzero ) Nessuno deve lavorare, ma chi vuole lo può fare. E&#8217; la prima visione di società per il 21esimo secolo che il bimensile svizzero Beobachter &#8230; <a href="http://www.managai.net/2011/04/16/ancora-sul-reddito-di-cittadinanza/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Approfondiamo il tema del reddito di cittadinanza (vedi anche<a title="Permalink to Reddito universale anziché sussidi. L’esempio svizzero" rel="bookmark" href="../2011/04/01/reddito-universale-anziche-sussidi-lesempio-svizzero/"> Reddito universale anziché sussidi. L’esempio svizzero )<br />
</a></p>
<p><em>Nessuno deve lavorare, ma chi vuole lo può fare. E&#8217; la prima visione di società per il 21esimo secolo che il bimensile svizzero <a href="http://www.beobachter.ch/">Beobachter</a> ha proposto ai suoi lettori il 6 gennaio 2011, poi ripreso da altri. </em><br />
Quello che può sembrare il Paese del bengodi è invece un&#8217;idea che trova  adepti a destra come a sinistra. Anziché spingere i disoccupati in un  mondo del lavoro che non ha bisogno di loro, essi disporrebbero di una  somma per poter vivere. Se poi trovassero un lavoro retribuito, se la  passerebbero meglio. Tutto qui. A quel punto non ci sarebbero più  persone a carico della società e nessuna invidia sarebbe giustificata,  giacché il reddito di base spetterebbe a tutti.</p>
<p>Certo, anche i dubbi albergano in ambedue gli schieramenti. Comunismo  dolce o liberalismo puro? Ma già il discuterne può indurre a  cambiamenti.<br />
Quest&#8217;anno in Svizzera ci saranno le elezioni politiche e non è il  momento giusto per una proposta di legge d&#8217;iniziativa popolare. Meglio  aspettare il 2012, quando i cittadini si saranno liberati dalle promesse  elettorali. Nel frattempo il tema può essere trattato da pubblicazioni,  film, incontri, forum in Rete. E non mancano personalità importanti che  si dicono d&#8217;accordo con questa visione.<br />
&#8220;Chi è contrario cerca motivazioni, chi è favorevole trova le strade&#8221;,  dice Daniel Haeni (44 anni), responsabile di una struttura  polifunzionale ricavata da un&#8217;ex banca a Basilea. Il reddito  incondizionato è un impulso culturale, dice. &#8220;Nessuno deve temere che  sarà introdotto già domani. Ma appena l&#8217;idea dovesse trovare una  maggioranza diventerà ovvia come il voto alle donne&#8221;.<br />
<span style="text-decoration: underline;">La domanda che Haeni si pone da vent&#8217;anni è:</span> <strong>che cosa fanno le  persone quando non sono costrette a fare qualcosa?</strong> Lui, ad esempio, ha  usato il reddito incondizionato per un anno, avuto da una fondazione,  per gettare le basi della sua attività -l&#8217;ex banca ristrutturata e  affittata ad artisti, ricercatori, architetti, Ong, e con un caffè dove  le consumazioni non sono obbligatorie (sorprendente quanto la gente  consumi se non è tenuta a farlo).</p>
<p>Che cosa farebbero le persone se disponessero di un reddito &#8220;a prescindere&#8221; se l&#8217;è chiesto anche la rivista economica tedesca <em>brand eins</em>,  con questi risultati: il 90% degli intervistati ha risposto che  continuerebbe a lavorare, ma l&#8217;80% pensa che gli altri smetterebbero  subito. Qui i conti non tornano. Forse perché le persone non sono  sincere con se stesse? Oppure ingiuste verso gli altri? &#8220;E&#8217; corretta  l&#8217;ultima risposta&#8221;, dice Haeni. &#8220;Abbiamo in mente due immagini  dell&#8217;uomo: una vale per me e i miei amici, la seconda per tutti gli  altri&#8221;. E perché agli altri tocca l&#8217;immagine peggiore? &#8220;Molte persone si  sentono sempre sotto minaccia anche se viviamo nella sovrabbondanza  economica. Pensano che gli altri abusino della nostra fiducia, quando  invece -se fossimo sinceri- vedremmo che succede molto di rado. Tutta la  nostra vita si costruisce sulla fiducia&#8221;. Purtroppo, i mezzi di  comunicazione e i politici alimentano le paure, ed è un freno per gli  individui. <strong>&#8220;Il reddito di base potrebbe togliere la paura di fondo ed  essere uno stimolo per liberare la creatività&#8221;</strong>. Haegi ne è convinto. Già  il confrontarsi con l&#8217;idea aiuta.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Con lui c&#8217;è Daniel Straub</span>, che un anno fa ha creato insieme a un amico <em>l&#8217;Agenzia del reddito di base</em>,  per la ricerca e l&#8217;introduzione di questo strumento. I tre portano  avanti la proposta di legge d&#8217;iniziativa popolare. Straub è convinto che  i disoccupati siano un grave danno umano ed economico per tutti. Parla  di <strong>una burocrazia abnorme dedita a individuare, controllare, gestire chi  non lavora; di una crescita insensata di operatori sociali molto ben  pagati, di medici e legali che altro non fanno se non cercare di capire  quali disoccupati, e per quale motivo, sono a carico di un ente  assicurativo o sociale anziché di un altro</strong>. Ecco perché l&#8217;idea piace  anche a persone di cultura liberista.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Per quanto i motivi del reddito universale possano essere diversi, la soluzione è la stessa. </span>Semmai  si litiga sulla somma e su chi dovrebbe finanziarla. C&#8217;è chi vorrebbe  tenerla bassa per mantenere alta la motivazione al lavoro. Haeni e  Straub invece la vorrebbero più alta, in modo che le persone s&#8217;impegnino  socialmente senza dover rincorrere un impiego retribuito. Una dozzina  di persone al mondo s&#8217;è occupata di quest&#8217;aspetto. Nella pubblicazione  di <em>Basic Income Earth Network</em> sul finanziamento del reddito  universale, ci sono anche i calcoli relativi alla Svizzera. Vi si legge  che oggi è possibile dare alla popolazione 1500 franchi (1150 euro) a  testa (inclusi i bambini) senza dover aumentare la quota delle  prestazioni sociali -che rappresentano un quarto del Pil. 1500 franchi  sono 1000 in meno del minimo esistenziale calcolato dalla Conferenza  svizzera per l&#8217;aiuto sociale (SKOS). Ma con un reddito da lavoro, la  maggioranza dei cittadini disporrebbe di una somma superiore  all&#8217;attuale. Il reddito di base potrebbe così raggiungere una cifra  consona a una vita dignitosa, garantita dalle imposte sui patrimoni e i  redditi più alti. Per Haeni questa sarebbe una pessima soluzione. &#8220;Tutte  le imposte e i contributi che oggi vengono prelevati nel corso del  processo produttivo dovrebbero essere presi al momento della vendita del  prodotto, attraverso l&#8217;imposta sul valore aggiunto (Iva). Oggi, chi  produce paga imposte e contributi per il personale, che poi riversa sul  prodotto finale, perciò è sempre il consumatore a pagare&#8221;. Ecco perché  Haeni vorrebbe l&#8217;adeguamento continuo dell&#8217;Iva, che considera un&#8217;imposta  più trasparente e più onesta, che non intralcia il processo produttivo,  che non scappa, ed è anche globalmente la più giusta. Questa sua teoria  è condivisa da Goetz Werner, proprietario della catena tedesca di  drogherie DM (33000 dipendenti e un fatturato di 5,2 mld di euro), da  tempo favorevole al reddito universale da finanziare attraverso una  riforma radicale dell&#8217;Iva. E&#8217;  un argomento che va a colpire un tabù  della sinistra, ossia l&#8217;uguaglianza sociale tramite la progressività  delle imposte. <strong>L&#8217;imposta sul valore aggiunto è uguale per tutti, ma chi  consuma di più paga anche più Iva -ecco il risvolto di giustizia  sociale</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Pulire per continuare a viaggiare in Porsche</span><br />
Daniel Haeni pensa che sia giunto il momento di dire addio alla  tradizionale lotta per il lavoro. Il lavoro retribuito non è più un buon  criterio per la redistribuzione della ricchezza e qualche sindacato  comincia ad accorgersene.<br />
Resta la domanda di chi dovrebbe fare i lavori meno gratificanti. &#8220;Le  aziende dovranno proporre offerte appetibili e concorrenziali. Può darsi  che in futuro la donna delle pulizie viaggi in Porsche&#8221;. Poi si  corregge: &#8220;Gli uomini andranno a fare le pulizie per poter continuare a  viaggiare in Porsche&#8221;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Da un&#8217;intervista di Beobachter a Oswald Sigg, ex portavoce del Governo svizzero<br />
</span>&#8220;Da tempo rifletto sul reddito universale. Al momento m&#8217;interessa  capire come far maturare l&#8217;idea nella nostra cultura politica. L&#8217;unico  modo è una legge d&#8217;iniziativa popolare. Basterebbe un testo breve: <em>La Confederazione introduce un reddito di base per tutti gli abitanti. I particolari sono stabiliti da una legge</em>.  Dopo ci sarà buriana, l&#8217;iniziativa verrà bocciata, così come quella  successiva, ma forse in 20, 30 o 50 anni l&#8217;obiettivo sarà raggiunto.<br />
La democrazia diretta può essere un indicatore insperato di nuove  visioni del mondo. Anche quando non centra il bersaglio, porta a dei  risultati, magari parziali&#8221;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Incontro pubblico a Zurigo<br />
</span>Il 19 marzo si è tenuto un incontro su questo tema al Kongresshaus  di Zurigo. Se per Roger Koeppel, redattore capo del settimanale<em> Weltwoche</em>,  il reddito universale è un errore in quanto toglie alle persone la  spinta alla produttività, per l&#8217;ex direttore economico della banca UBS,  Klaus Wellershoff, è un&#8217;opportunità per potenziare le capacità  operative. Il primo è convinto che un reddito garantito indebolisca la  produttività e impoverisca la società; il secondo crede che un tale  cambiamento di paradigma favorisca la competitività di un Paese.<br />
L&#8217;unico punto su cui i due si sono trovati d&#8217;accordo è che l&#8217;attuale  sistema sociale ha davanti a sé enormi problemi e dev&#8217;essere cambiato.<br />
Quello che è apparso chiaro dal duello tra i due è che l&#8217;idea del  reddito universale non rientra negli schemi classici sinistra-destra.  Sia gli oppositori sia i favorevoli portano in campo l&#8217;argomento Stato. I  primi sostengono che per realizzare quest&#8217;idea ci vuole più Stato; i  secondi dicono che il potere dello Stato verrebbe ridotto. Sarà perciò  interessante osservare quali forze politiche sosterranno l&#8217;iniziativa  -qualora vada in porto- e da dove soffierà il vento contrario.</p>
<p>fonte: <a href="http://avvertenze.aduc.it/articolo/ancora+sul+reddito+universale+base_18920.php">ADUC &#8211; Ancora sul reddito universale o di base</a></p>
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		<title>Reddito universale anziché sussidi. L&#8217;esempio svizzero</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 08:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[2500 franchi (1931 euro) al mese per tutti, potrebbero risolvere i problemi del finanziamento dello stato sociale. Due noti economisti, Thomas Straubhaar e Klaus Wellershoff, ridanno linfa a una vecchia idea, e auspicano l&#8217;introduzione di un reddito minimo d&#8217;esistenza. Cosa &#8230; <a href="http://www.managai.net/2011/04/01/reddito-universale-anziche-sussidi-lesempio-svizzero/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>2500 franchi (1931 euro) al mese per tutti, potrebbero risolvere i  problemi del finanziamento dello stato sociale. Due noti economisti,  Thomas Straubhaar e Klaus Wellershoff, ridanno linfa a una vecchia idea,  e auspicano l&#8217;introduzione di un reddito minimo d&#8217;esistenza.</em></p>
<p>Cosa accadrebbe se, da aprile, tutti i cittadini svizzeri ricevessero  dallo Stato 2000 o 2500 franchi al mese (1545/1931 euro) senza  contropartita? Diverrebbero tutti dei fannulloni o continuerebbero ad  andare al lavoro -in quanto appartenenti ai 4 milioni e 618 mila persone  attive e non ai 210.000 disoccupati, ai 230.000 fruitori di sussidi  sociali, ai 460.000 percettori d&#8217;assegno d&#8217;invalidità?<br />
La maggioranza delle persone interpellate risponde che ovviamente continuerebbe a lavorare, invece <span style="text-decoration: underline;">quelli</span> -sguardo eloquente puntato al bar di fronte, all&#8217;ufficio regionale del  lavoro o al parco pubblico- QUELLI non alzerebbero più un dito in vita  loro, ci puoi scommettere. &#8220;E&#8217; la diversa percezione del micro- e  macrocosmo. La gente considera il turco Alì vicino di casa una persona  simpatica e gentile, ma parla male dei turchi in quanto gruppo  straniero&#8221;, spiega Thomas Straubhaar, docente di Economia all&#8217;Università  di Amburgo e direttore dell&#8217;Istituto di economia mondiale di Amburgo  (HWWI).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Un&#8217;idea d&#8217;origine liberale</span><br />
Il professore svizzero, che da quasi vent&#8217;anni vive e lavora nel Nord  della Germania, è noto come pensatore economico liberale. E proprio lui  si batte perché a ognuno sia garantita l&#8217;esistenza minima da una somma  mensile, a prescindere da età, professione, entrate, stato sociale,  sesso, salute, istruzione. &#8220;E&#8217; una delle idee più ultraliberali che si  possano immaginare. Non è un caso che l&#8217;economista Milton Friedman  l&#8217;approvasse, per far sì che le agevolazioni non siano distribuite in  modo paternalistico e in base a criteri arbitrari&#8221;, spiega Straubhaar.  Se già si devono erogare sovvenzioni, il sistema di trasferirli dovrebbe  essere il più possibile efficiente, trasparente ed equo.<br />
Efficienza, trasparenza, equità è quanto promette la bozza <em>Grundeinkommen</em> (reddito di base, o di cittadinanza, o universale, o minimo di  esistenza, ndr) visto che i sistemi pensionistici, costretti ad  adeguarsi all&#8217;invecchiamento della popolazione, appaiono ormai obsoleti e  burocratizzati, così come le indennità di disoccupazione e i relativi  uffici preposti. Il reddito di base renderebbe inutili gli enti sociali.<br />
Il potenziale risparmio sarebbe enorme. Nel 2007, la spesa sociale in  Svizzera copriva il 27,3% del prodotto interno lordo secondo l&#8217;Ufficio  federale di statistica. &#8220;Il deficit del sistema sociale odierno,  divenuto così complesso che una decisione oculata sull&#8217;individuo non è  quasi più possibile, verrebbero cancellati di colpo dal reddito di  base&#8221;, dice Klaus Wellershoff, economista e consulente aziendale. Il 19  marzo parteciperà al congresso di Zurigo su questo tema, intitolato &#8220;<em>Die neue Schweiz-ein Kulturimpuls</em>&#8221; (La nuova Svizzera-un impulso culturale) -il primo nel Paese.<br />
&#8220;Un reddito universale non potrà risolvere i problemi in una volta sola.  Ma vogliamo fare piazza pulita di tutti gli errori&#8221;, chiarisce  Christian Mueller, co-promotore del congresso, i cui 600 posti destinati  al pubblico sono stati assegnati in pochi giorni. Tra gli errori  s&#8217;intende la stigmatizzazione e l&#8217;emarginazione di tutte le persone che  non partecipano più al processo lavorativo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Libertà per spinte innovative<br />
</span>Il reddito minimo di esistenza darebbe agli individui la libertà di  fare ciò che desiderano davvero: scrivere un libro, assistere la nonna,  inventare un gioco nuovo per computer. &#8220;Diventerebbe più facile per  ciascuno di noi muoverci nella società&#8221;, ritiene anche Klaus  Wellershoff, giacché &#8220;per il solo fatto di poterci liberare dalla  burocrazia e dalla scarsa trasparenza, acquisiremmo tempo e chiarezza&#8221;.  Il potenziale sociale e creativo liberato non è valutabile, ma ce lo  possiamo figurare: sarebbe grande, e imprimerebbe un enorme impulso alla  congiuntura economica.<br />
La cosa più difficile da valutare sono le conseguenze sul mercato del  lavoro. Appare chiaro, però, che per la fascia più alta cambierebbe  poco. &#8220;Per chi guadagna bene, il reddito di base sarebbe irrilevante, in  fondo niente di più di una riforma fiscale&#8221;, ritiene Straubhaar, poiché  &#8220;se da professore ottengo il reddito di base, l&#8217;aliquota fiscale  aumenta e altrettanto l&#8217;imponibile lordo. Tutto sommato, il mio reddito  netto rimarrebbe uguale&#8221;. Il costo per le attività che richiedono poca  qualificazione dovrebbe invece salire per far sì che qualcuno le svolga  comunque. Addetti ai servizi igienici, lavandaie e custodi  guadagnerebbero più di oggi.<br />
Molti studi sulla motivazione al lavoro indicano che, accanto  all&#8217;incentivo del guadagno, nel lavoro esistono numerose attrattive  intrinseche come i contatti sociali e la stima altrui, la gioia di  lavorare, l&#8217;autorealizzazione. Dove però c&#8217;è un punto, sotto il quale  c&#8217;è da aspettarsi l&#8217;effetto-impulso negativo e la motivazione al lavoro  scompare. In Germania la soglia sarebbe attorno ai 1500 euro, in  Svizzera 2500 franchi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Iniziativa popolare</span><br />
Il congresso sul reddito universale del prossimo sabato avvia la  campagna per l&#8217;iniziativa popolare sul tema, che dovrebbe essere  lanciata nell&#8217;estate 2012, voluta da diversi attori tra enti, agenzie e  fondazioni. Negli ultimi anni sono sorte in tutto il mondo svariate  iniziative e associazioni per il reddito di base, la maggiore delle  quali è la rete internazionale BIEN (<em>Basic Income Earth Network).</p>
<p>(articolo di di Sandra Willmeroth pubblicato sul quotidiano Neue  Zuercher Zeitung am Sonntag del 13-03-2011. Traduzione di Rosa a Marca)</em></p>
<p><em>fonte: ADUC &#8211; </em><a href="http://avvertenze.aduc.it/articolo/reddito+universale+anziche+sussidi+esempio+svizzero_18859.php">Reddito universale anziche&#8217; sussidi. L&#8217;esempio svizzero</a></p>
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		<title>Gli effetti di stabilizzazione del regime di prezzo di entrata nel settore ortofrutticolo europeo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 05:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le politiche europee che regolamentano l&#8217;importazione di frutta e verdura fresca (F&#38;V) è piuttosto complessa e varia a seconda dei prodotti, partner paesi, e stagionalità. Vi sono diverse ragioni che motivano tale complessità, legata all&#8217;importanza sul panorama internazionale dell&#8217;UE, allo &#8230; <a href="http://www.managai.net/2011/02/02/gli-effetti-di-stabilizzazione-del-regime-di-prezzo-di-entrata-nel-settore-ortofrutticolo-europeo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } -->Le politiche europee che regolamentano l&#8217;importazione di frutta e verdura fresca (F&amp;V) è piuttosto complessa e varia a seconda dei prodotti, partner paesi, e stagionalità. Vi sono diverse ragioni che motivano tale complessità, legata all&#8217;importanza sul panorama internazionale dell&#8217;UE, allo stesso tempo il più grande importatore al mondo e uno dei il produttore più rilevanti. Pertanto, il regime di importazione di F&amp;V persegue diversi obiettivi, talvolta conflittuali: la stabilizzazione dei redditi dei produttori, la possibilità di fornire F&amp;V ai consumatori dell&#8217;Unione europea a prezzi ragionevoli, l&#8217;integrazione del regime d&#8217;importazione nello scenario mondiale delle politiche commerciali.</p>
<p lang="it-IT"><a name="result_box3"></a> Uno degli aspetti più controversi del regime di importazione è sicuramente il sistema dei prezzi di entrata (EPS), introdotto nel 1995 dopo la firma dell&#8217;Uruguay Round. L&#8217;EPS è applicato solo ad un numero limitato di prodotti che sono i più rilevanti per i produttori europei, mentre le importazioni di frutta e verdura non interessati dall&#8217;EPS sono solo soggette a dazi. Gli effetti di stabilizzazione del EPS, nel senso di ridurre la variabilità del prezzo interno, dovrebbero derivare dalla riduzione delle importazioni di un paese partner i cui prezzi d&#8217;importazione o, più esattamente, un indice costruito su di esso, chiamato Valore forfettario all&#8217;importazione (SIV), siano al di sotto<br />
la voce prezzo limite (TEP). Poiché gli effetti della EPS sui flussi di importazione nell&#8217;UE di F&amp;V sono ancora oggi non sufficientemente studiati ed è ancora dibattuto il destino dell&#8217;EPS, è importante analizzare se l&#8217;EPS contribuisce alla stabilizzazione dei prezzi all&#8217;interno dell&#8217;UE, l&#8217;obiettivo principale del EPS. Articoli recenti di Garcia Alvarez-Coque <em>et al.</em> (2009, 2010) mostrano come la rimozione del EPS, o la riduzione della tariffa specifica, avrebbe un impatto modesto sui prezzi dei prodotti all&#8217;interno dell&#8217;UE.</p>
<p lang="it-IT"><em> </em>L&#8217;articolo di Cioffi <em>et al.</em> (2011) evidenzia come l&#8217;efficacia delle EPS nell&#8217;isolare il mercato interno dell&#8217;Unione europea di frutta e verdura da importazioni a basso prezzo non è verificata in tutti i casi. Inoltre l&#8217;effetto di stabilizzazione, così come l&#8217;effetto di sostegno dei prezzi interni all&#8217;UE, risultano piuttosto modesti. In particolare, l&#8217;articolo analizza gli effetti di stabilizzazione della politica commerciale, vigente per il  settore ortofrutticolo europeo, basata sul sistema dei prezzi di entrata (EPS). L&#8217; analisi è stata effettuata sui prezzi UE di pomodori e limoni e quelli delle importazioni da alcuni dei principali paesi concorrenti dell&#8217;Unione europea: Marocco, Argentina e Turchia.</p>
<p>Il modello utilizzato è un modello vettoriale autoregressivo a soglia (TVAR) in cui la “variabile soglia” è l&#8217;indicatore I(<span style="font-family: Times New Roman,serif;">·</span>) che assume valore 1 quando il SIV supera il 92% del TEP e valore 0 in caso contrario, <em>P </em> e <em>SIV </em>sono, rispettivamente, il prezzo del mercato europeo di riferimento, ed il SIV del Paese e prodotto considerato. Analiticamente, il modello è come segue:</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.managai.net/wp-content/uploads/2011/01/immagine.png"><img class="size-full wp-image-600 aligncenter" title="modello TVAR" src="http://www.managai.net/wp-content/uploads/2011/01/immagine.png" alt="" width="550" height="160" /></a></strong></p>
<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; }a:link {  } -->in cui l&#8217;apice si riferisce al regime (I o II) ed i pedici alla <em>i-esima</em> equazione (1 o 2) ed al numero di ritardi (i in questo specifico caso). Il modello mostra che i prezzi si comportano diversamente quando i prezzi all&#8217;importazione sono sopra/sotto il prezzo di entrata in vigore. In tal modo l&#8217;articolo  ha permesso di evidenziare i casi per i quali sembra raggiunto l&#8217;effetto di isolamento di EPS e la conseguente la stabilizzazione degli effetti.</p>
<p><strong>Referenza</strong>: Cioffi A., Santeramo F.G., Vitale C.D. (2011). The price stabilization effects of the EU entry price scheme for fruit and vegetables. <em>Agricultural Economics. </em>DOI: 10.1111/j.1574-0862.2010.00526.x</p>
<p><em>Link all&#8217;articolo</em>: <a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1574-0862.2010.00526.x/abstract">http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1574-0862.2010.00526.x/abstract</a></p>
<p><em>Link al working paper (scaricabile)</em>: <a href="http://ideas.repec.org/p/pra/mprapa/24828.html">http://ideas.repec.org/p/pra/mprapa/24828.html</a></p>
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		<title>mentire con la verità</title>
		<link>http://www.managai.net/2009/03/22/mentire-con-la-verita/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 19:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[come è vero che la verità può essere espressa in molteplici forme, è altrettanto vero che la menzogna e la falsità possono assumere le più disparate vestigia. Da bambini si comincia con delle stupide bugie, spesso facilmente smascherabili proprio perché &#8230; <a href="http://www.managai.net/2009/03/22/mentire-con-la-verita/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>come è vero che la verità può essere espressa in molteplici forme, è altrettanto vero che la menzogna e la falsità possono assumere le più disparate vestigia.</p>
<p>Da bambini si comincia con delle stupide bugie, spesso facilmente smascherabili proprio perché ingenue; da adulti però conosciamo la malizia e il secondo fine, la volontà di ingannare al fine di esercitare un potere&#8230; e allora le menzogne diventano più complesse, al pari delle motivazioni che le partoriscono.</p>
<p>Su un dato argomento si può mentire con una sapiente scelta di cosa dire e cosa non dire&#8230; di seguito un esempio attuale e che riguarda purtroppo da vicino molte persone:</p>
<blockquote><p>&#8220;L’ISTAT dice che il <strong>tasso di disoccupazione</strong> nell’ultimo anno è salito <strong>dal 6.1 al 6.7%</strong>. I dati sulla disoccupazione in Italia &#8220;<em>sono i migliori</em>&#8221; nel contesto europeo. Lo ha affermato Berlusconi in una conferenza stampa alla fine dei lavori del Consiglio europeo.</p>
<p>[...]</p>
<p>Nell’ultimo anno è aumentata la disoccupazione nelle nazioni della zona-euro. Secondo Eurostat, il tasso dei disoccupati è salito al 7,8% con forti differenze (dall’Olanda 2,7%, alla Spagna 13,4%). Il tasso di disoccupazione americano è del 6,7%, quello giapponese 3,9%.<br />
Come può sostenere Berlusconi che <strong>stiamo meglio</strong> degli altri Paesi europei? I numeri sembrano dargli ragione: <strong>il tasso di disoccupazione italiano è più basso</strong> della media europea. Le statistiche però vanno lette, perché dietro un numero sono nascoste molte altre storie. Così è per la disoccupazione, un <strong>rapporto tra due numeri</strong>: tra <strong>chi cerca lavoro</strong> o un lavoro l’aveva e l’ha perso e <strong>forza lavoro</strong>, cioè le persone disposte a lavorare. Se la situazione generale peggiora e uno si scoraggia e smette di cercare lavoro, il tasso di disoccupazione scende! Gli &#8220;<strong>scoraggiati</strong>&#8221; sono persone senza lavoro che a domanda dell’ISTAT: “<em>Perché non sta cercando lavoro?</em>” barrano la X su “Ritiene di non riuscire a trovarlo&#8221;. <strong>Per evitare</strong> questo problema che offre <strong>statistiche inaffidabili</strong>, gli economisti suggeriscono di guardare al <strong>tasso di occupazione</strong>. Ancora un numero: stavolta tra chi lavora e chi è disposto a lavorare.<br />
E qui arriva l’inghippo: il tasso di occupazione italiano è <strong>tra i più bassi in Europa</strong>. Secondo l&#8217;Eurispes da noi è il <strong>58,7%</strong>, inferiore di otto punti percentuali rispetto ai Paesi dell’euro, pari al 67%. Tradotto in numeri, se il tasso di occupazione fosse paragonabile a quello europeo, equivarrebbe a <strong>tre milioni di posti di lavoro [...]</strong>.  Il tasso di <strong>disoccupazione reale</strong> sarebbe compreso tra l’<strong>11 ed il 13%</strong>. [...]&#8221; -  <em>Mauro Gallegati, Facolta&#8217; di Economia Giorgio Fua&#8217; dell’Universita&#8217; Politecnica delle Marche</em></p></blockquote>
<p>Formalmente quindi Berlusconi dice la verità affermando che il tasso di disoccupazione  in Italia è inferiore alla media europea, nella sostanza però mente&#8230; però io non biasimo lui (lui mente perché gode dei benefici delle sue menzogne), io biasimo quelli che recepiscono delle affermazioni, dati, statistiche&#8230; e ci credono senza un minimo di senso critico, senza un minimo di approfondimento&#8230;</p>
<p>si dice che perché un truffatore riesca nella sua truffa, serve una certa complicità del truffato, complicità che può assumere anche la forma dell&#8217;ingenuità, o della fiducia mal riposta, o del non ricordarsi di chi ha già fatto promesse a vanvera e mentito&#8230;</p>
<p>fonte: <a href="http://www.beppegrillo.it/2009/03/listat_dice_che.html" target="_blank">la disoccupazione non esiste!</a></p>
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		<title>Madagascar Italia</title>
		<link>http://www.managai.net/2009/02/10/madagascar-italia/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 12:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente & ecologia]]></category>
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		<description><![CDATA[i morti a fanno notizia i soprusi di un dittatore, la svendita di un paese agli stranieri in nome di un nuovo colonialismo, la distruzione di foreste, 60 milioni di dollari spesi per un aereo presidenziale in un paese dove &#8230; <a href="http://www.managai.net/2009/02/10/madagascar-italia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>i morti a fanno notizia</p>
<p>i soprusi di un dittatore, la svendita di un paese agli stranieri in nome di un nuovo colonialismo, la distruzione di foreste, 60 milioni di dollari spesi per un aereo presidenziale in un paese dove il reddito medio è di 1 dollaro al giorno, il presidente di un paese che è anche l&#8217;uomo più ricco del paese&#8230;.</p>
<p>non ci siamo mai interessati del Madagascar non perché non ci interessasse (a parte il film d&#8217;animazione), non ci siamo mai interessati del Madagascar perché le nostre televisioni non l&#8217;hanno mai fatto&#8230;</p>
<p>oggi lo fanno, come mai? ma soprattutto, come lo fanno?</p>
<p>Ci hanno detto che sono morte 40 persone che manifestavno contro il presidente Marc Ravalomanana, guidate nella protesta dal sindaco della capitale Andry Rajoelina</p>
<p>ma perchè manifestavano? in televisione e sui giornali si dice che manifestavano per una maggiore democrazia, facendo apparire il tutto come una protesta aizzata e fomentata dal sindaco Rajoelina per motivi personali&#8230;</p>
<p>quello che i mass media (giornali e TV) non dicono è che i malgasci protestano contro la decisione del presidente di dare in concessione  gratuita per 99 anni 1,3 milioni di ettari di terreno, in pratica oltre la metà della terra coltivabile, alla Daewoo</p>
<p>cosa ci farà la Daewoo? produrrà mais e <a href="http://www.ecoblog.it/tag/olio+di+palma">palme da olio</a></p>
<p>a cosa serviranno questi prodotti? domanda sbagliata, dovremmo dire a chi serviranno.</p>
<p>come a chi? ai malgasci</p>
<p>no, tutto il prodotto è destinato alla popolazione della Corea del Sud, per sfamarli (mais) e per alimentare le loro automobili (dall&#8217;olio di palma produrranno biocarburante, con cui sostituire il petrolio)</p>
<p>ma i malgasci avranno qualcosa in cambio? certo, una zappa ciascuno, con cui potranno da novelli schiavi coltivare le terre per sfamare un popolo che non incontreranno mai di persona</p>
<p>ma allora è per questo che protestavano? si, è per questo, cioè per la democrazia, perché i malgasci chiedono di poter esprimere la loro totale contrarietà a questo scellerato accordo dal sapore neocoloniale</p>
<h3>&#8220;manifestano per non essere espropriati della metà delle terre coltivabili del loro paese&#8221; suona diverso da &#8220;manifestano per la democrazia&#8221;</h3>
<p>ma perché non hanno riportato la notizia in questo modo i telegiornali e giornali? eppure la notizia delle proteste in Madagascar circola in rete da novembre, io stesso scrissi un commento su un giornale malgascio per esprimere il mio disgusto verso la scelta del presidente Ravalomanana.</p>
<p>la notizia non viene riportata correttamente perché apparirebbe più o meno così:</p>
<blockquote><p>In Madagascar, il presidente Marc Ravalomanana, eletto per la seconda volta, è sempre più inviso alla popolazione per via del suo totale distacco dalla reale condizione in cui versa il suo paese.</p>
<p>Incurante delle manifestazioni di protesta giunte da parte del popolo, da varie parti del mondo, da associazioni umanitarie, ambientaliste&#8230;</p>
<p>il presidente Marc Ravalomanana ha siglato un accordo con il presidente della coreana Daewoo per concedere alla suddetta multinazionale una concessione di 99 anni su una superficie di 1,3 milioni di ettari di terreno coltivabile</p>
<p>Il terreno coltivabile concesso alla Daewoo è pari alla metà della terra coltivabile del paese e verrà reso coltivabile distruggendo una foresta incontaminata, dove attualmente vivono specie di piante di animali che non si trovano in nessun&#8217;altra parte del mondo.</p>
<p>il presidente, forte del consenso avuto nelle elezioni che lo hanno visto eleggere per la seconda volta, non intende recedere dalla sua decisione, nonsotante l&#8217;intera popolazione dell&#8217;isola stia manifestando contro questa sua decisione</p>
<p>il presidente, pur di non dare ascolto alla popolazione, non ha esitato a far sparare sui manifestanti dalla guradia presidenziale, costituita per lo pù da contractors (mercenari) stranieri, causando una quarantina di morti e centinaia di feriti fra i manifestanti</p></blockquote>
<p>che dire, detta così mi sembra diversa dalla notizia riportata dai mass media, inoltre la situazione descritta presenta inquietanti similitudini con altri paesi, tra cui l&#8217;Italia</p>
<p>ma di quali similitudini parlo?</p>
<p>in Madagscar protestano perché non hanno lavoro ma il presidente svende il territorio a imprese straniere</p>
<p>in Italia le proteste dei disoccupati, licenziati, cassaintegrati aumentano e la polizia intervien per caricare gli scioperanti, inceneritori e rigassificatori vengono costruiti e dati in appalto ma non si liberalizza ancora la raccolta differenziata dei rifiuti, che potrebbe aiutare a smaltire i rifiuti e creare occupazione</p>
<p>in Madagascar come in Italia il presidente è l&#8217;uomo più ricco del paese</p>
<p>in Madagascar come in Italia il presidente ritiene di poter decidere tuttto e su tutto poichè investito del mandato popolare,  sbattendo le porte in faccia al dialogo continuo e necessario che ci dovrebbe essere fra chi governa per mandato popolare e il popolo</p>
<p>in Madagascar come in Italia il presidente cerca il controllo delle informazioni: in Italia è raggiunto da berlusconi, in Madagascar il predinte ha fatto chiudere la televisione e la radio di un suo oppositore</p>
<p>in Madagascar probabilmente più che Italia il popolo è ignorante, ma a differenza dell&#8217;Italia stanno già sperimentando la fame</p>
<p>in Italia la fame la stanno conoscendoun numero sempre maggiore di disoccupati, licenziati&#8230;. quando saranno abbastanza non basternno i celerini a contenerli</p>
<p>per fortuna però in Italia le forze armate sono costituite da italiani e non da mercenari stranieri, per cui spero che se ci dovessero essere disordini enessuno sparerà sui manifestanti&#8230;</p>
<p>poi mi ricordo del massacro compiuto all Diaz dalla polizia, della strage di piazza Fontana, di Cossiga che parla di agenti provocatori da infiltrare tra i manifestanti, di Bruno Contrada&#8230;&#8230;</p>
<p>&#8230;..</p>
<p>avrei voluto vivere ai tempi di Craxi, quando le cambiali venivano firmate, non oggi che dobbiamo pagarle</p>
<p>fonti:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.ecoblog.it/post/7781/madagascar-lutto-nazionale-per-28-manifestanti-morti-protestavano-contro-il-colonialismo-dei-biocarburanti-della-daewoo#continua" target="_blank">Madagascar, lutto nazionale per 28 manifestanti morti. Protestavano contro il colonialismo dei biocarburanti della Daewoo</a></li>
<li><a href="http://www.beppegrillo.it/2008/11/madagascar_e_ne/index.html" target="_blank">Madagascar, Daewoo e neocolonialismo</a></li>
</ul>
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		<title>La produzione di energia elettrica da nucleare è  uno dei settori più sovvenzionati al mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 06:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È soprattutto grazie alle generose elargizioni pubbliche che l’elettricità prodotta dai reattori può rimanere concorrenziale sui mercati dei Paesi industrializzati. Prelevati dalle tasche dei contribuenti, i finanziamenti sono garantiti in tutte le fasi del processo. Il primo, e molto spesso &#8230; <a href="http://www.managai.net/2009/02/05/la-produzione-di-energia-elettrica-da-nucleare-e-uno-dei-settori-piu-sovvenzionati-al-mondo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È soprattutto grazie alle generose elargizioni pubbliche che l’elettricità prodotta dai reattori può rimanere concorrenziale sui mercati dei Paesi industrializzati. Prelevati dalle tasche dei contribuenti, i finanziamenti sono garantiti in tutte le fasi del processo. Il primo, e molto spesso trascurato, ambito è quello della ricerca, dove il nucleare assorbe più di tutte le altre fonti messe insieme. È quanto dimostrano i dati dell’International Energy Agency, secondo cui<strong> tra il 1974 e il 2006 gli studi, i progetti e le ricerche sulla tecnologia per la fissione e per la fusione nucleare hanno assorbito il 48,4 per cento delle spese di ricerca per l’energia nei Paesi industrializzati.</strong></p>
<p>Anche se molto spesso celati e difficili da rintracciare, i sussidi sono poi garantiti nel lungo percorso che inizia con la posa della prima pietra e termina nei depositi temporanei di scorie. Si passa dagli investimenti, forniti con <strong>prestiti agevolati</strong> e <strong>protetti da agenzie di stato</strong>, al <strong>tetto assicurativo in caso di incidente, ridotto a cifre ridicole rispetto al rischio reale</strong>; dalla produzione, sussidiata in bolletta, allo <strong>smantellamento delle centrali che in molti casi finisce per costare quanto la costruzione e ricadere interamente sulla società</strong>. Fase per fase ecco alcuni esempi dei sussidi garantiti nei Paesi industrializzati alle centrali nucleari.</p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="4" width="100%" bordercolor="#000000">
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="31%">Ricerca</td>
<td width="16%">Giappone</td>
<td width="53%">Dei 3,6 miliardi di dollari versati nel 2006 dal governo alla ricerca nel settore energia, 2,2 sono stati destinati al nucleare.<br />
Negli ultimi 20 anni in Giappone il nucleare ha assorbito oltre il 60 per cento della ricerca energetica.</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="31%">Costruzione</td>
<td width="16%">Francia</td>
<td width="53%">Attraverso la COFACE, lo Stato copre i rischi di impresa per la costruzione di centrali all&#8217;estero. I <strong>circa 2,5 miliardi di euro</strong> che la società francese Areva dovrà pagare per i ritardi e gli extra costi nella costruzione del reattore di Olkiluoto in Finlandia,<strong> saranno versati dai contribuenti francesi.</strong></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="31%">Produzione</td>
<td width="16%">Stati Uniti</td>
<td width="53%">Lo Us Energy Policy Act, approvato nel 2005, assicura alle nuove centrali un <strong>sussidio di 1,8 centesimi di dollaro per ogni kW/h prodotto</strong>.</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="31%">Assicurazione degli impianti</td>
<td width="16%">Stati Uniti</td>
<td width="53%">La copertura assicurativa di ogni impianto non deve superare i 300 milioni di dollari. <strong>In caso di incidenti più gravi lo Stato si fa carico dei danni. Per i primi due anni di attività l&#8217;assicurazione è completamente pagata dallo stato</strong>. Friends of the Earth stima che in caso di grave incidente i danni economici possono essere 1000 volte maggiori della copertura assicurata.</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="31%">Smaltimento delle scorie</td>
<td width="16%">Italia</td>
<td width="53%"><strong>I fondi per lo smaltimento delle scorie delle ex centrali sono prelevati in bolletta. Tra il 1987 e il 2006 la spesa pubblica è stata di 2,5 miliardi di euro. Nei prossimi 20 anni si stima saranno necessari altri 3,5 miliardi.</strong></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="31%">Smantellamento delle centrali</td>
<td width="16%">Gran Bretagna</td>
<td width="53%"><strong>100 miliardi di euro è l&#8217;ultima stima di spesa per lo smantellamento degli impianti britannici</strong>. Esborso in gran parte coperto dal governo.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Non esiste nessuna stima complessiva sulle spese nucleari dei Paesi industrializzati. È fuori dubbio però che nel momento in cui il rubinetto dei sussidio dovesse chiudersi gli investimenti nucleari non sarebbero più convenienti.  È quanto accaduto negli Stati Uniti, dove la temporanea diminuzione dei fondi nel corso degli ultimi 30 anni ha congelato i progetti di nuove centrali . Un&#8217;attività, quella nucleare, ripresa solo di recente grazie al<strong>l&#8217;approvazione nel 2005 dello Us Energy Policy Act, legge che assicura alle nuove centrali un sussidio di 1,8 centesimi di dollaro per ogni kW/h prodotto, oltre a un ulteriore sussidio di 500 milioni  di dollari per l&#8217;assicurazione di ogni nuovo reattore.</strong></p>
<p>Fondi che si vanno a aggiungere alle numerose sovvenzioni previste per leggi e regolamenti specifici. Solo per fare un esempio, uno studio di Earth Track <strong>sul terzo reattore in costruzione alla centrale di Calvert Cliffs</strong>, nel Maryland, ha individuato<strong> sette sussidi diversi per un sostegno complessivo di 8,4 cent a kW/h contro i 3,7 messi dal privato.</strong></p>
<p>Misure di questo tipo sono comuni in molti altri Stati e contribuiscono a mantenere artificialmente basso il prezzo del nucleare, nascondendo i suoi costi reali. Secondo un recente studio pubblicato negli Stati Uniti dalla Keystone, e condiviso dall&#8217;industria,<strong> senza l&#8217;intervento pubblico e a parità di condizioni, l&#8217;elettricità di una nuova centrale nucleare è destinata a costare tra gli 8 e gli 11 centesimi di dollaro per kW/h. Il doppio rispetto alla media americana.</strong></p>
<p>fonte: <a href="http://www.crbm.org/modules.php?name=download&amp;f=visit&amp;lid=226">i sussidi che fanno male al pianeta (capitolo 3)</a></p>
<p><span id="more-383"></span></p>
<p><strong>esempio: il gioco delle scatole cinesi per il reattore di Olkiluoto</strong></p>
<p>Da molti<strong> il reattore EPR</strong> attualmente in costruzione ad Olkiluoto, in Finlandia, viene ritenuto un modello per il rilancio del nucleare nei paesi industrializzati. <strong>Un modello talmente conveniente, come si è ripetuto sin dall&#8217;inizio del progetto, da non richiedere alcun sostegno pubblico.</strong> Nelle linee guida per il progetto adottate nel 2002, <strong>il governo finlandese assicurava che la costruzione della centrale sarebbe stata realizzata esclusivamente grazie a fondi di investimento privati.</strong></p>
<p>A distanza di due anni dall’avvio del cantiere, è tuttavia sempre più evidente che il sostegno pubblico e  una lettura molto permissiva delle normative europee hanno avuto un ruolo determinante nell’avvio dei lavori. <strong>L’investimento iniziale è stato garantito da una cordata di banche guidata dalla tedesca e pubblica Bayerische  Landesbank, che hanno erogato prestiti per 1,95 miliardi di euro ad un tasso di interesse ultra agevolato del 2,6 per cento.</strong></p>
<p>Le imprese che partecipano alla realizzazione della centrale sono inoltre tutelate per ogni eventuale aumento della spesa di costruzione del reattore. Secondo il contratto iniziale a farsi carico degli aggravi saranno le due società a cui è affidata l’opera di realizzazione:<strong> la francese Areva e la tedesca Siemens</strong>, che hanno l’obbligo di pagare il disavanzo nel caso venga superato il tetto massimo di spesa di 3,2 miliardi di euro. <strong>Attraverso un gioco di scatole cinesi però le due imprese hanno scaricato ogni rischio sui contribuenti dei rispettivi Paesi, cosa che si è puntualmente verificata</strong>. In corso d’opera i lavori sono già slittati di oltre due anni e<strong> il costo della costruzione ha superato i 4,5 miliardi di euro, sforando di oltre il 50 per cento rispetto a quanto inizialmente previsto</strong>. Areva e Siemens dovranno perciò farsi carico degli aggravi di spesa che insieme alle penali per il ritardo ammontano per ora a 2,5 miliardi di<br />
euro.</p>
<p>Nel caso francese a coprire interamente questi oneri, così come ogni ulteriore rischio, sarà l’erario. L’Areva è infatti una società a controllo quasi totalmente<br />
statale. Sempre lo Stato francese, come ulteriore garanzia, ha già versato 570 milioni di euro attraverso la sua agenzia di credito alle esportazioni, la COFACE. Lo stesso ha fatto l&#8217;agenzia di credito alle esportazioni svedese, l&#8217;EKN, che ha messo sul piatto altri 100 milioni di euro. L&#8217;intervento delle agenzie di credito appare particolarmente controverso in quanto per loro natura questi enti sono incaricati di proteggere le imprese nazionali che investono in paesi a rischio ovvero, secondo quanto normalmente accade, nelle economie in via di sviluppo. Nel caso EPR invece le agenzie sono intervenute non solo in un paese industrializzato e non a rischio, ma anche membro del medesimo mercato interno: l&#8217;UE.</p>
<p>Detto<strong> in altri termini, in mancanza di una solida copertura il tetto di spesa fissato a 3,2 miliardi sarebbe risultato inaccettabile per qualsiasi impresa</strong>. In queste condizioni potrebbe invece risultare paradossalmente conveniente per Areva e Siemens, che hanno la possibilità di lanciare sul mercato ad un prezzo stracciato un “prodotto nuovo” come il reattore EPR.<br />
È quello che in qualsiasi altro contesto sarebbe stata definita un’operazione di dumping. Ma non finisce qui.</p>
<p>Più di un dubbio sorge infatti anche sul versante finlandese, a cominciare dalle esenzioni fiscali garantite al consorzio di imprese proprietarie della centrale e a finire con il costo dell’elettricità.<strong> Prima ancora che la centrale sia terminata, è già stato fissato il prezzo dell’energia che verrà venduta per i successivi 60 anni, assicurando così la proprietà da possibili rischi e dall’eventualità che un domani altre fonti siano più concorrenziali. A sottoscrivere questo contratto anticipato sono stati anche alcuni comuni finlandesi, che per 60 anni continueranno a dover comprare l’elettricità nucleare anche se nel giro di pochi anni le fonti rinnovabili, come si prevede, avranno prezzi molto più competitivi di oggi.</strong></p>
<p>Un tale intreccio di fondi, agevolazioni e tutele garantiti con soldi pubblici ha spinto la Commissione europea ad aprire, nell&#8217;ottobre 2006, un&#8217;indagine per infrazione sulle regole di mercato. In base ad una denuncia presentata dalla Fondazione europea per le energie rinnovabili (EREF), la Commissione dovrà esaminare, alla luce dei regolamenti sugli aiuti di Stato, almeno cinque aspetti della vicenda finanziaria che hanno accompagnato l&#8217;avvio dei lavori finlandesi:</p>
<ul>
<li>Il prestito agevolato con un tasso d’interesse preferenziale al 2,6 per cento</li>
<li>Le garanzie delle agenzie di credito all&#8217;esportazione francese e svedese</li>
<li>l&#8217;obbligo di acquisto ad uno specifico prezzo sottoscritto per 60 anni dalle autorità municipali di alcuni comuni finlandesi</li>
<li>L&#8217;ipotesi di dumping nella futura determinazione del prezzo dell&#8217;energia finlandese</li>
<li>l&#8217;ipotesi di dumping nell&#8217;affidamento dei lavori di costruzione ad Areva e Siemens ad un prezzo fisso ed esageratamente basso</li>
</ul>
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		<title>la storia delle cose</title>
		<link>http://www.managai.net/2008/12/14/la-storia-delle-cose/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 06:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente & ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[multinazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti d'America]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[Le affermazioni del video sono documentate nel sito inglese The Story of Stuff. fonte: Blogeko]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="333" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://video.libero.it/static/swf/eltvplayer.swf?id=1e2edce5949921172e61fc1c58114517.flv&amp;ap=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="333" src="http://video.libero.it/static/swf/eltvplayer.swf?id=1e2edce5949921172e61fc1c58114517.flv&amp;ap=0"></embed></object></p>
<p>Le affermazioni del video sono documentate nel sito inglese <a href="http://www.storyofstuff.com/" target="blank">The Story of Stuff</a>.</p>
<p>fonte: <a href="http://blogeko.libero.it/index.php/2008/il-video-la-storia-delle-cose">Blogeko</a></p>
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		<title>Italy in &#8230; 4 indexes!</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 06:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.</dc:creator>
				<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[corruption]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[GDP]]></category>
		<category><![CDATA[Italy]]></category>

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		<description><![CDATA[Describe the current macroeconomic state of Italy using only four attributes seems a very hard challenge, but also a good way to establish “priority” in my Country. If an index is indispensable to describe the state of a Country, probably &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/11/28/italy-in-4-indexes/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="normal;"><span>Describe the current macroeconomic state of Italy using only four attributes seems a very hard challenge, but also a good way to establish “priority” in my Country. If an index is indispensable to describe the state of a Country, probably it means that it is full of information, or that it measures a very important characteristic of the Country, or both.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="normal;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="normal;"><span>I tried to use the following four attributes<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span>[1]</span></span><!--[endif]--></span></span></a> to describe the “good” and “bad” Italy, and most important, to suggest some key-problems that needed to be solved:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="normal;"><span> </span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpFirst" style="normal;"><!--[if !supportLists]--><span><span>1.<span style="normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span>Real GDP</span></strong><span>: </span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><span>Very important to convey the idea that Italy is one of the richest and most developed Countries. IMF, World Bank and CIA World Factbook agree that Italy ranks 7<sup>th</sup> by GDP. </span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><em><span style="underline;"><span>This feature is important to understand that Italy has great opportunity to organize in the best way its society: richness means possibility to plan the future!</span></span></em></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><span> </span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><!--[if !supportLists]--><span><span>2.<span style="normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span>Corruption Perception Index (CPI) </span></strong><span>and <strong>Views of Corruption in the Future (VCF) </strong>:</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><span>( sources: </span><a href="http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2007"><span>http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2007</span></a><span>; <span> </span>and </span><a href="http://www.transparency.org/content/download/27256/410704/file/GCB_2007_report_en_02-12-2007.pdf"><span>http://www.transparency.org/content/download/27256/410704/file/GCB_2007_report_en_02-12-2007.pdf</span></a><span><span> </span><span> </span>)</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><span>Useful to understand one of the biggest problems in Italy and the “perceived” trend of this phenomena. The CPI in 2007 ranked Italy 41<sup>th</sup>, one of the lowest position among developed Countries; the VCF show that 61%<a name="_ftnref2" href="#_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span>[2]</span></span><!--[endif]--></span></span></a> of people in Italy <span>think that in the next three years Country/Territory corruption will increase.</span></span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><em><span style="underline;"><span>This is a point of weakness. A far-seeing policy maker should focus his efforts also in fighting this increasing phenomena. </span></span></em></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><span> </span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><!--[if !supportLists]--><span><span>3.<span style="normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span>Life expectancy </span></strong><span>:</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><span>This index could be considered a good summary of a lot of information: diffusion of diseases (due to contagious illnesses, bad/good hygiene, pollution, ecc.), efficacy and accessibility to public/private health (so, in some way, also social welfare), ecc.</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><span>Italy ranks 13<sup>th</sup> in World rank for life expectancy. Our life expectancy in 2007 was 79.94, one of the highest value among developed and richest Countries<a name="_ftnref3" href="#_ftn3"><span class="MsoFootnoteReference"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span>[3]</span></span><!--[endif]--></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><em><span style="underline;"><span>This is a point of strengthens that a policy maker should try to preserve. People looks<span> </span>carefully to their health and life expectancy.</span></span></em></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><span> </span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><!--[if !supportLists]--><span><span>4.<span style="normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span>Median age of population </span></strong><span>:</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><span>Italian population is one of the oldest in the World! Italy ranked 4<sup>th</sup> in 2008<a name="_ftnref4" href="#_ftn4"><span class="MsoFootnoteReference"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span>[4]</span></span><!--[endif]--></span></span></a>, with an average age of its population equal to 42.50. </span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><em><span style="underline;"><span>An old population means higher social costs (e.g. for sanity), lower labor force and other related problems. For instance, one of the aspect that a policy maker should pay attention in this case is to plan policies to induce immigration.</span></span></em></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="normal;"><span> </span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpLast" style="normal;"><span>Other aspects are important, but surely less than the four mentioned before. A curiosity: Italy is 14<sup>th</sup> in the rank of most livable places<a name="_ftnref5" href="#_ftn5"><span class="MsoFootnoteReference"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span>[5]</span></span><!--[endif]--></span></span></a>!</span></p>
<div><!--[if !supportFootnotes]--></p>
<hr size="1" /><!--[endif]--></p>
<div>
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span>[1]</span></span><!--[endif]--></span></span></span></a><span> Sometimes I reported numerical value to give a better understanding of why I think that the index is important. </span></p>
</div>
<div>
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span>[2]</span></span><!--[endif]--></span></span></span></a><span> Similarly, in USA this value is 59%, but actually USA ranks 20<sup>th</sup> for CPI.</span></p>
</div>
<div>
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span>[3]</span></span><!--[endif]--></span></span></span></a><span> In USA life expectancy is 78.00, and the Country ranks only 41<sup>th</sup>.<span> </span></span></p>
</div>
<div>
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span>[4]</span></span><!--[endif]--></span></span></span></a><span> Source: <strong>CIA World Factbook 2008</strong></span></p>
</div>
<div>
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span>[5]</span></span><!--[endif]--></span></span></span></a><span> http://www.photius.com/rankings/greenest_countries_2008.html</span></p>
</div>
</div>
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		<title>Il mondo è bello (?) perchè è &#8230; (a)vari(at)o !!</title>
		<link>http://www.managai.net/2008/11/24/il-mondo-e-bello-perche-e-avariato/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 06:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.</dc:creator>
				<category><![CDATA[che schifo]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti d'America]]></category>
		<category><![CDATA[microeconomia]]></category>

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		<description><![CDATA[Iowa State University.  5 Settembre 2008. Ore 9:30 Lezione del corso 101 (Microeconomia per undergraduate) Il Prof. sta spiegando la frontiera delle possibilità produttive, asserendo che dato un set di input, si possono scegliere differenti combinazioni di output possibili. Descrive &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/11/24/il-mondo-e-bello-perche-e-avariato/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Iowa State University.  5 Settembre 2008. Ore 9:30</p>
<p>Lezione del corso 101 (Microeconomia per undergraduate)</p>
<p>Il Prof. sta spiegando la frontiera delle possibilità produttive, asserendo che dato un set di input, si possono scegliere differenti combinazioni di output possibili. Descrive il problema ipotizzano un modello a due beni: civilian goods e militay goods.</p>
<p>A questo punto parte ipotizzando che tutte le risorse sono utilizzate per produrre civilian goods, e quindi non si ha produzione di military goods.</p>
<p><strong>Un ragazzo interviene</strong>, fermando la lezione con una &#8220;battuta&#8221;: &#8220;it is a boring world with no military goods!&#8221; (trad. &#8220;<strong>è un mondo noioso senza armamenti</strong>&#8220;!).</p>
<p>Io rimango letteralmente esterefatto: Lui <strong>non stava scherzando</strong>!</p>
<p>Ed infatti il Professore, non d&#8217;accordo, prende la battuta in modo ironico.</p>
<p>Eppure&#8230;una cosa mi ha colpito tanto: la totale naturalità con cui gli americani parlano di guerra&#8230;armi&#8230;soldi&#8230;economia&#8230;</p>
<p>Peccato che non hanno provato DAVVERO la guerra in casa. Peccato anche che non riescono ad avere la sensibilità tale da comprendere cosa significa la guerra.</p>
<p>Se questi sono i prossimi laureati, e quindi la classe dirigente degli USA, c&#8217;è speranza?</p>
<p>Forse si: per fortuna il loro sistema è visibilmente in declino!</p>
<p>( In questo caso: &#8220;mors tua&#8230;vita nostra! &#8221; )</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ultime dall&#039;Italia</title>
		<link>http://www.managai.net/2008/11/13/ultime-dallitalia/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 06:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il referendum per la nuova base americana a Dal Molin a Vicenza è stato annullato, a Chiaiano sono stati picchiati i residenti, a Piazza Navona è arrivato un camion pieno di manganelli tricolori sotto gli occhi della Polizia (neppure una &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/11/13/ultime-dallitalia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.alternativamente.info/movimenti/vicenza-referendum-no-dal-molin-si-vota-domenica-5-ottobre.html">referendum per la nuova base americana</a> a <strong>Dal Molin</strong> a Vicenza è stato annullato, a <a href="http://www.chiaianodiscarica.it/"><strong>Chiaiano</strong></a> sono stati picchiati i residenti, a <strong>Piazza Navona</strong> è arrivato un camion pieno di manganelli tricolori sotto gli occhi della Polizia (neppure una multa per sosta vietata).<br />
E’ il governo del manganello. L’uso della forza come politica del consenso. Non credo che gli italiani siano informati sulla Val di Susa e sullo spreco colossale di risorse pubbliche. Decine di miliardi per far viaggiare tra vent’anni una mozzarella da Lisbona a Kiev mentre <strong>il Piemonte chiude i battenti</strong>. Un’impresa piemontese su quattro sta fallendo. Tremila i prossimi licenziati, quarantamila i cassintegrati L’<strong>Olivetti</strong> perde lo stabilimento di Agliè, 250 dipendenti. <strong>Motorola</strong> lascia a casa dall’oggi al domani 370 tecnici. <strong>Dayco</strong>, 470 operai in mobilità. <strong>Bertone</strong>, 1.200 lavoratori in cassa integrazione. 700 operai della <strong>Pininfarina</strong> (700 milioni di euro di debiti) a rischio. La <strong>Fiat</strong> sbarra i cancelli di Mirafiori fino al 16 novembre, 3.500 operai in cassa integrazione.<br />
Le aziende chiudono e si aprono i buchi nelle montagne con altri buchi di bilancio.</p>
<p>inoltre&#8230;</p>
<p>Il giudice <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Carnevale">Corrado Carnevale</a> (amico di Berlusconi e Andreotti, nemico dei giudici antimafia e reintegrato con l&#8217;ennesima legge ad personam da Berlusconi) appena insediato alla cassazione ha dichiarato inammissibili i referendum proposti da Beppe Grillo a causa di vizi formali: tutte le firme raccolte nel V2-day inutili per <em>vizi formali</em> trovati dallo stesso giudice che per vizi formali ha dato la libertà a tanti mafiosi? vedremo come andrà a finire</p>
<p>il governo Berlusconi, come quello Prodi, ci riprova a censurare i blog equiparandoli a testate giornalistiche, assogettandoli quindi a spese e controlli insostenibili, con l&#8217;unico fine di farli chiudere e controllare internet, l&#8217;unico media non controllato da Berlusconi: anche in questo caso vedremo come andrà a finire, per ora l&#8217;unico che si oppone a questo ulteriore passo verso il ventennio fascista è <a href="http://www.antoniodipietro.com/2008/11/no_allammazza_blog.html">Di Pietro e l&#8217;Italia dei Valori.</a></p>
<p>fonte: <a href="http://www.beppegrillo.it/2008/11/il_forzuto_di_a/index.html">il forzuto di Arcore</a></p>
<p>siti web consigliati:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.nodalmolin.it/">No Dal Molin</a></li>
<li><a href="http://www.notav.eu/">No TAV</a></li>
<li><a href="http://www.chiaianodiscarica.it/">Chiaiano No Discarica</a></li>
</ul>
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