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	<title>vediamo quello che vogliamo vedere &#187; approfondimenti</title>
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		<title>L&#8217;imminente guerra ai computer generici</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 13:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
				<category><![CDATA[approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Questa è la trascrizione tradotta dell&#8217;intera relazione di Cory Doctorow. L&#8217;originale è sotto licenza Creative Commons CC-BY (come indicato qui) e lo è anche questa traduzione, la cui prima stesura è opera di Luigi Rosa. La revisione finale, e &#8230; <a href="http://www.managai.net/2012/01/09/limminente-guerra-ai-computer-generici/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><script type="text/javascript" src="http://s3.www.universalsubtitles.org/embed.js">
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<p>&nbsp;</p>
<p><em>Questa è la trascrizione tradotta dell&#8217;intera relazione di Cory Doctorow. L&#8217;originale è sotto licenza Creative Commons CC-BY (come indicato <a href="https://github.com/jwise/28c3-doctorow/blob/master/transcript.md">qui</a>) e lo è anche questa traduzione, la cui prima stesura è opera di Luigi Rosa. La revisione finale, e quindi la colpa di eventuali errori, è mia.</em></p>
<p>Si può selezionare la lingua italiana per i sottotitoli</p>
<p><strong>Cory Doctorow: </strong>Quando parlo davanti a persone la cui lingua madre non è l&#8217;inglese, faccio sempre un avviso e delle scuse perché parlo molto velocemente. Quando ero alle Nazioni Unite al World Intellectual Property Organization, mi avevano soprannominato il flagello dei traduttori simultanei <em>[risate del pubblico]</em>. Quando mi alzavo per parlare e mi guardavo attorno vedevo una schiera di finestre con dietro i traduttori, tutti con questa espressione <em>[facepalm] [risate]</em>. Quindi se parlerò troppo in fretta vi autorizzo a fare così <em>[agita le braccia]</em> e io rallenterò.</p>
<p>Il discorso di questa sera&#8230; wah, wah, waaah <em>[Doctorow risponde a qualcuno del pubblico che agita le braccia, il pubblico ride]</em>&#8230; Il discorso di questa sera non riguarda il copyright. Tengo moltissimi discorsi sul copyright; i problemi della cultura e della creatività sono molto interessanti, ma sinceramente comincio ad averne abbastanza. Se volete ascoltare scrittori indipendenti come me tediare il pubblico su cosa stia succedendo al modo in cui ci guadagniamo da vivere, andate pure a cercare su YouTube uno dei tanti discorsi che ho fatto su questo tema.</p>
<p>Questa sera, invece, vorrei parlare di qualcosa più importante: voglio parlare dei computer universali <em>[general purpose]</em>. Perché questi computer sono davvero sbalorditivi; così tanto che la nostra società si sta ancora sforzando di capirli, di capire a cosa servano, come integrarli e come gestirli. Tutto questo, purtroppo, mi riporta al copyright. Perché la natura delle guerre di copyright e le lezioni che ci possono insegnare sulle future lotte per il destino dei computer universali sono importanti.</p>
<p>In principio vi era il software preconfezionato e l&#8217;industria che lo produceva. E i file venivano trasferiti su supporti fisici: avevamo buste o scatole di floppy appese nei negozi e vendute come caramelle o riviste. Ed erano molto facili da copiare e così venivano copiati rapidamente da molti, con gran dispiacere di chi scriveva e vendeva software.</p>
<p>Arrivò il DRM 0.96. Iniziarono a introdurre difetti fisici nei dischi o a esigere altri elementi fisici che il software poteva verificare: <em>dongle</em>, settori nascosti, protocolli di domanda e risposta che richiedevano il possesso fisico di grossi ed ingombranti manuali difficili da copiare. Naturalmente questi sistemi fallirono, per due ragioni. Innanzi tutto erano commercialmente impopolari – ovviamente – perché riducevano l&#8217;usabilità del software da parte del proprietario legittimo e non andavano a toccare chi si era procurato illegalmente il software. Gli acquirenti legittimi lamentavano che le copie di sicurezza non funzionavano, detestavano sacrificare porte a cui attaccare i <em>dongle</em> e pativano il disagio di dover trasportare manuali voluminosi per poter eseguire il software.</p>
<p>In seconda istanza, tutto questo non fermava i pirati, che trovarono modi molto semplici per modificare il software e aggirare la protezione. In genere quello che succedeva era che qualche esperto dotato di tecnologia ed esperienza pari a quelle di chi produceva il software riusciva a decifrare il programma <em>[reverse engineering]</em> e a rilasciare versioni craccate, che venivano distribuite rapidamente.</p>
<p>Questo tipo di esperienza e tecnologia poteva sembrare altamente specializzata, ma in realtà non lo era affatto. Scoprire cosa facevano dei programmi recalcitranti e aggirare i difetti di floppy scadenti erano competenze di base dei programmatori e lo erano ancora di più in quel periodo, in cui i dischetti erano fragili e lo sviluppo del software era fatto alla buona.</p>
<p>Le strategie anticopia si intensificarono con la diffusione delle reti. Quando si diffusero le BBS, i servizi online, i newsgroup e le mailing list, la competenza di chi capiva come sconfiggere questi sistemi di protezione poteva essere impacchettata come software e disseminata in programmini come i crack file o, all&#8217;aumentare della capacità delle reti, divenne possibile diffondere le immagini dei dischi e gli eseguibili craccati.</p>
<p>Questo ci portò al DRM 1.0. Nel 1996 divenne chiaro a tutti quelli che sedevano nelle stanze dei bottoni che stava per succedere qualcosa di importante. Stavamo per entrare in un&#8217;economia dell&#8217;informazione, qualunque cosa fosse.</p>
<p>Loro credevano che questo significasse un&#8217;economia dove avremmo acquistato e venduto informazioni. L&#8217;informatica rende le cose efficienti, quindi immaginate i mercati che un&#8217;economia dell&#8217;informazione poteva creare. Si sarebbe potuto acquistare un libro per un giorno, vendere il diritto di vedere un film a un euro e dare a noleggio il tasto Pausa a un centesimo al secondo. Si sarebbe potuto vendere un film a un certo prezzo in un paese e a un altro prezzo in un altro paese e così via. Le fantasticherie di quei giorni erano un po&#8217; come un noioso adattamento fantascientifico del Libro dei Numeri della Bibbia: un tedioso elenco di tutte le permutazioni delle cose che la gente fa con le informazioni e dei modi in cui gliele si poteva far pagare.</p>
<p>Ma nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza la possibilità di controllare il modo in cui le persone usano i propri computer e i file che trasferiamo in essi. Dopotutto era una bella idea pensare di poter vendere i diritti di fruizione di un video per 24 ore o il diritto di trasferire la musica a un iPod ma non di poterla spostare da un iPod a un altro dispositivo. Ma come diavolo si poteva farlo, una volta che la persona era entrata in possesso di un file?</p>
<p>Per far funzionare il tutto, bisognava trovare il modo di impedire che i computer eseguissero certi programmi e analizzassero certi file e processi. Per esempio, si poteva cifrare il file e obbligare l&#8217;utente a eseguire un programma che decifrasse il file solamente in determinate circostanze.</p>
<p>Ma come si dice su Internet, a questo punto i problemi sono due. Adesso si deve anche impedire all&#8217;utente di salvare il file decrittato e impedirgli di capire dove il programma abbia registrato le chiavi per decrittare il file, perché se l&#8217;utente trova quelle chiavi, decritterà il file e non userà la stupida app di lettura.</p>
<p>Ma a questo punti i problemi sono tre <em>[risate]</em>, perché adesso si deve impedire agli utenti di condividere il file decrittato con altri utenti. E ora i problemi sono quattro!</p>
<p>Si deve impedire agli utenti che riescono a capire come carpire i segreti dei programmi di sblocco di spiegare ad altri utenti come fare altrettanto, ma ora i problemi sono cinque! Bisogna impedire agli utenti che capiscono come estrarre i segreti dai programmi di decrittazione di dire quali siano questi segreti.</p>
<p>Sono un bel po&#8217; di problemi. Ma nel 1996 trovammo una soluzione. Ci fu il trattato WIPO sul copyright, approvato dalla World Intellectual Property Organization delle Nazioni Unite, che creò leggi che resero illegale l&#8217;estrazione di segreti dai programmi di sblocco, leggi che resero illegale estrarre dei dati in chiaro dai programmi di sblocco mentre questi stavano girando; leggi che resero illegale dire alla gente come estrarre i segreti dai programmi di sblocco; e leggi che resero illegale ospitare contenuti protetti da copyright e ospitare segreti. Il tutto con una comoda e snella procedura che permetteva di rimuovere cose da Internet senza dover perdere tempo con avvocati, giudici e tutte quelle stronzate. E così la copia illegale finì per sempre <em>[risate e applausi]</em>. L&#8217;economia dell&#8217;informazione sbocciò in un magnifico fiore che portò prosperità al mondo intero. Come si dice sulle portaerei, <em>&#8220;Missione compiuta&#8221; [risate e applausi].</em></p>
<p>Naturalmente non è così che finisce la storia, perché chiunque capiva qualcosa di computer e reti capì che queste leggi creavano più problemi di quanti ne risolvessero. Dopotutto queste erano leggi che rendevano illegale guardare nel proprio computer quando stava eseguendo certi programmi; rendevano illegale raccontare alla gente cosa avevi trovato quando avevi guardato dentro il tuo computer; rendevano facile censurare contenuti su Internet senza dover dimostrare che fosse successo qualcosa di illegale. In poche parole, pretendevano dalla realtà prestazioni irrealistiche e la realtà si rifiutò di collaborare.</p>
<p>Dopotutto, copiare i contenuti divenne invece più semplice dopo che furono passate queste leggi. Copiare non può che diventare più facile! Siamo nel 2011: copiare non sarà mai difficile più di quanto lo sia oggi! I vostri nipoti, al pranzo di Natale, vi diranno <em>&#8220;Dai nonno, dai nonna, raccontateci ancora com&#8217;era difficile copiare le cose nel 2011, quando non avevate un disco grande come un&#8217;unghia che potesse contenere ogni canzone mai incisa, ogni film mai girato, ogni parola pronunciata, ogni fotografia mai scattata&#8230; tutto! E trasferire tutto questo così in fretta che neanche te ne accorgevi. Raccontateci ancora quanto era stupidamente difficile copiare le cose nel 2011!&#8221;</em></p>
<p>E così la realtà prevalse e ognuno si fece una sonora risata su quanto erano stravaganti le idee sbagliate che avevamo all&#8217;inizio del XXI secolo. E poi fu raggiunta una pace duratura e vi furono libertà e prosperità per tutti<em> [il pubblico ridacchia]</em>.</p>
<p>Beh, non proprio. Come la donna della filastrocca, che ingoia un ragno per prendere una mosca e deve ingoiare un uccellino per prendere il ragno e un gatto per prendere l&#8217;uccellino e così via, anche una regolamentazione che è d&#8217;interesse così generale ma disastrosa nell&#8217;implementazione deve partorire una nuova regolamentazione che consolidi il fallimento di quella vecchia. È forte la tentazione di terminare qui la storia concludendo che il problema è che il legislatore è incapace o malvagio, o magari malignamente incapace, e chiuderla lì. Ma non è una conclusione soddisfacente, perché è fondamentalmente un invito alla rassegnazione. Ci dice che i nostri problemi non potranno essere risolti finché stupidità e malvagità saranno presenti nelle stanze dei bottoni, che è come dire che non li risolveremo mai.</p>
<p>Ma io ho un&#8217;altra teoria su cosa sia successo. Non è che i legislatori non comprendano l&#8217;informatica, perché dovrebbe essere possibile fare delle buone leggi senza essere esperti! I parlamentari vengono eletti per rappresentare aree geografiche e persone, non discipline e problemi. Non abbiamo un parlamentare per la biochimica, né un senatore per la pianificazione urbana, né un parlamentare europeo per il benessere dei bambini (anche se dovremmo averlo). Nonostante tutto, queste persone esperte di politica e leggi, non discipline tecniche, spesso riescono a promulgare leggi buone e coerenti, perché chi governa si affida all&#8217;euristica, a regole basate sul buon senso su come bilanciare le voci degli esperti di vari settori che sostengono tesi diverse. Ma l&#8217;informatica confonde quest&#8217;euristica e la prende a calci in un modo importante, che è il seguente.</p>
<p>Un test importante per valutare se una legge è adatta per uno scopo è, naturalmente, per prima cosa vedere se funziona. In secondo luogo bisogna vedere se, nel funzionare, avrà molti effetti su tutto il resto. Se voglio che il Congresso, il Parlamento o l&#8217;Unione Europea regolamentino la ruota è difficile che io ci riesca. Se io dicessi <em>&#8220;Beh, sappiamo tutti a cosa servono le ruote e sappiamo che sono utili, ma avete notato che ogni rapinatore di banca ha quattro ruote sulla sua auto quando scappa con il bottino? Non possiamo fare qualcosa?&#8221;</em> la risposta sarebbe naturalmente<em> &#8220;No&#8221;</em>, perché non sappiamo come realizzare una ruota che resti generalmente utile per usi legittimi ma sia inutilizzabile per i malintenzionati.</p>
<p>Ed è ovvio per tutti che i benefici generali delle ruote sono così profondi che saremmo matti a rischiare di perderli in una folle missione di bloccare le rapine attraverso la modifica delle ruote. Anche se ci fosse un&#8217;epidemia di rapine, anche se la società fosse sull&#8217;orlo del collasso a causa delle rapine in banca, nessuno penserebbe che le ruote siano il posto giusto per iniziare a risolvere il problema.</p>
<p>Ma se mi dovessi presentare davanti a quella stessa gente e dire che ho la prova assoluta che i telefoni a viva voce rendono le automobili più pericolose e dicessi <em>&#8220;Vorrei che approvaste una legge che rende illegali i viva voce in auto&#8221;</em> i legislatori potrebbero rispondere <em>&#8220;Sì, ha senso, lo faremo&#8221;</em>. Potremmo dissentire sul fatto che sia o no una buona idea, se le mie prove stiano in piedi, ma in pochi direbbero <em>&#8220;Una volta che togli i viva voce dalle auto queste non sono più auto&#8221;</em>. Sappiamo che le auto restano tali anche se togliamo qualche funzione.</p>
<p>Le auto servono a scopi specifici, se paragonate alle ruote, e tutto quello che fa il viva voce è aggiungere una funzione ad una tecnologia che è già specializzata. In effetti possiamo applicare anche qui una regola euristica: le tecnologie che hanno scopi specifici sono complesse e si possono togliere loro delle caratteristiche senza menomare la loro utilità di fondo.</p>
<p>Questa regola empirica aiuta molto i legislatori in generale, ma viene resa inutile dai computer e dalle reti universali: i PC e Internet. Perché se pensate ad un software come una funzione, ovvero un computer con un programma di foglio elettronico ha la funzione di foglio elettronico, un computer su cui gira World of Warcraft ha la funzione di MMORPG, allora questa regola euristica porta a pensare che si potrebbe ragionevolmente dire <em>&#8220;Costruitemi un computer su cui non girino fogli elettronici&#8221;</em> senza che ciò costituisca un attacco all&#8217;informatica più di quanto dire <em>&#8220;Costruitemi un&#8217;auto senza telefoni viva voce&#8221;</em> sia un attacco alle automobili.</p>
<p>E se pensiamo ai protocolli e ai siti come funzione della rete, allora dire <em>&#8220;Sistemate Internet in modo tale che non sia più possibile utilizzare BitTorrent&#8221;</em> oppure <em>&#8220;Sistemate Internet in modo tale che Thepiratebay.org non venga più risolto&#8221;</em> sembra uguale a dire <em>&#8220;Cambiate il segnale di occupato&#8221;</em> o <em>&#8220;Scollegate dalla rete telefonica la pizzeria all&#8217;angolo&#8221;</em> e non sembra un attacco ai principi fondamentali dell&#8217;interconnessione di reti.</p>
<p>Non comprendere che questa regola empirica che funziona per auto, case e ogni altra area tecnologica importante non funziona per Internet non ti rende malvagio e nemmeno un ignorante. Ti rende semplicemente parte i quella vasta maggioranza del mondo per cui concetti come <em>&#8220;Turing complete&#8221;</em> e <em>&#8220;end-to-end&#8221;</em> non hanno significato.</p>
<p><img src="http://craphound.com/images/aacskeyphtoshop.jpg" alt="" border="0" />Così i nostri legislatori vanno ad approvare allegramente queste leggi, che diventano parte della realtà del nostro mondo tecnologico. All&#8217;improvviso ci sono numeri che non possiamo più scrivere su Internet, programmi che non possiamo più pubblicare e per far sparire materiale legittimo da Internet basta dire <em>&#8220;Quella roba viola il copyright&#8221;</em>. Questo non raggiunge le finalità della legge: non impedisce alla gente di violare il copyright. Ma somiglia superficialmente all&#8217;imposizione del rispetto del copyright: soddisfa il sillogismo di sicurezza <em>&#8220;bisogna fare qualcosa, sto facendo qualcosa, qualcosa è stato fatto&#8221;</em>. E così eventuali fallimenti che si verificano possono essere addebitati al fatto che la legge non si spinge abbastanza in là e non a suoi difetti di fondo.</p>
<p>Questo tipo di analogia superficiale ma divergenza di fondo si verifica in altri contesti tecnici. Un mio amico, che è stato un alto dirigente di una ditta di beni di consumo confezionati, mi ha raccontato che una volta quelli del marketing dissero ai tecnici che avevano una grande idea per i detersivi. Da quel momento avrebbero fatto detersivi che rendevano i capi più nuovi ad ogni lavaggio! Dopo che i tecnici avevano tento invano di spiegare il concetto di &#8220;entropia&#8221; al marketing [risate] arrivarono a un&#8217;altra soluzione&#8230; &#8220;soluzione&#8221;&#8230; Svilupparono un detersivo con degli enzimi che aggredivano le fibre sfilacciate, quelle rotte che fanno sembrare vecchio un capo, così che ad ogni lavaggio il capo sarebbe sembrato più nuovo. Ma questo avveniva perché il detersivo digeriva letteralmente gli indumenti. Usarlo faceva sciogliere i capi dentro la lavatrice. Questo era l&#8217;opposto di far sembrare il capo più nuovo: il detersivo invecchiava artificialmente i capi a ogni lavaggio. Come utente, più si applicava la &#8220;soluzione&#8221; al capo di abbigliamento, più diventavano drastici i rimedi per mantenerlo apparentemente nuovo, tanto che alla fine bisognava comperare un vestito nuovo perché quello vecchio si era disfatto.</p>
<p>Quindi oggi abbiamo persone del marketing che dicono <em>&#8220;Non abbiamo bisogno di computer, ma di&#8230; elettrodomestici. Fatemi un computer che non esegua ogni programma ma solamente un programma che faccia questo lavoro specifico, come lo streaming audio, il routing di pacchetti, o esegua i giochi della Xbox e assicuratevi che non esegua programmi che io non ho autorizzato e che potrebbero ridurre i nostri profitti.&#8221; </em></p>
<p>In maniera superficiale, questa sembra un&#8217;idea ragionevole: un programma che esegue un compito specifico; dopotutto possiamo mettere un motore elettrico in un frullatore e possiamo installare un motore in una lavapiatti senza preoccuparci se sia possibile eseguire un programma di lavaggio stoviglie in un frullatore. Ma non è quello che succede quando trasformiamo un computer in un &#8220;elettrodomestico&#8221;. Non facciamo un computer che esegue solamente la app &#8220;elettrodomestico&#8221;, ma fabbrichiamo un computer in grado di eseguire ogni tipo di programma e che usa una combinazione di rootkit, spyware e firme digitali per impedire all&#8217;utente di sapere quali processi girano, per impedire l&#8217;installazione di software e bloccare i processi che non desidera vengano eseguiti.</p>
<p>In altre parole, un elettrodomestico non è un computer a cui è stato tolto tutto, ma un computer perfettamente funzionante con spyware preinstallato dal fornitore <em>[applausi fragorosi]</em>. Grazie.</p>
<p>Perché non sappiamo come costruire un computer multifunzione in grado di eseguire ogni programma che possiamo compilare tranne alcuni programmi che non ci piacciono o che proibiamo per legge o che ci fanno perdere soldi. La migliore approssimazione che abbiamo è un computer con spyware: un computer in cui qualcuno, da remoto, imposta delle regole senza che il proprietario del computer se ne accorga e senza che acconsenta.</p>
<p>Ed ecco che la gestione dei diritti digitali converge sempre verso il malware. C&#8217;è stato, ovviamente, quell&#8217;incidente famoso, una sorta di regalo alle persone che hanno formulato questa ipotesi, quando la Sony collocò degli installer di rootkit nascosti in 6 milioni di CD audio, che eseguirono segretamente un programma che monitorava i tentativi di leggere tracce audio dai CD e li bloccava; questo programma si nascondeva e induceva il kernel a mentire in merito ai processi in esecuzione e in merito ai file presenti sul disco.</p>
<p>Ma questo non è l&#8217;unico esempio. Di recente Nintendo ha rilasciato il 3DS, che aggiorna in maniera opportunistica il firmware ed esegue un controllo di integrità per assicurarsi che il vecchio firmware non sia stato modificato; se vengono rilevate modifiche non autorizzate, l&#8217;aggiornamento rende inservibile il dispositivo. Diventa un fermaporta.</p>
<p>Attivisti dei diritti umani hanno diramato allarmi in merito a U-EFI, il nuovo bootloader dei PC, che limita il computer in modo che possa caricare solamente sistemi operativi firmati digitalmente, evidenziando il fatto che i governi repressivi probabilmente non concederanno firme digitali ai sistemi operativi a meno che possano eseguire operazioni nascoste di sorveglianza.</p>
<p>Sul versante della rete, i tentativi di creare una rete che non possa essere utilizzata per violare il copyright portano sempre alle misure di sorveglianza tipiche dei governi repressivi. SOPA, la legge americana Stop Online Piracy Act, impedisce l&#8217;utilizzo di tool come DNSSec perché possono essere utilizzati per aggirare i blocchi dei DNS. E vieta anche tool come Tor perché possono essere utilizzati per aggirare le misure di blocco degli IP. Tant&#8217;è vero che i fautori di SOPA, la Motion Picture Association of America, hanno diramato un memorandum in cui citano una ricerca secondo la quale SOPA probabilmente funzionerà, perché usa le stesse misure usate in Siria, Cina e Uzbekistan. La loro tesi è che se queste misure funzionano in quegli stati, funzioneranno anche in America! <em>[risate e applausi]</em></p>
<p>Non applaudite me, applaudite la MPAA! Ora, può sembrare che SOPA sia la mossa finale di una lunga lotta sul copyright e su Internet e può sembrare che se riusciamo a sconfiggere SOPA saremo sulla buona strada per assicurare la libertà dei PC e delle reti. Ma, come ho detto all&#8217;inizio di questo discorso, non si tratta di copyright, perché le guerre per il copyright sono solamente la versione 0.9 beta della lunga guerra contro il calcolo che è imminente. L&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento è solamente il primo belligerante di questo conflitto venturo, che occuperà tutto il secolo.</p>
<p>Tendiamo a considerarli dei vincitori: dopotutto abbiamo SOPA, sul punto di essere approvata, che minerà le fondamenta di Internet nel nome della conservazione della classifica dei dischi più venduti, dei reality show e dei film di Ashton Kutcher! <em>[risate e qualche applauso]</em> Ma la realtà è che la legge sul copyright riesce ad arrivare fin dove arriva proprio perché non viene presa sul serio. Ed è per questo che in Canada un Parlamento dopo l&#8217;altro ha introdotto una legge stupida sul copyright dopo l&#8217;altra, ma nessuno di quei parlamenti è mai riuscito ad approvare quelle leggi. È per questo che siamo arrivati a SOPA, una legge composta da molecole di pura stupidità assemblate una ad una in una sorta di &#8220;stupidonio 250&#8243; che normalmente si trova solamente nei nuclei delle stelle appena formate.</p>
<p>Ed è per questo che è stato necessario rinviare queste frettolose audizioni per SOPA a metà della pausa natalizia, affinché i legislatori potessero dedicarsi a una vera discussione violenta, vergognosa per la nazione, su un argomento importante: i sussidi di disoccupazione.</p>
<p>È per questo che il World Intellectual Property Organization è indotto ripetutamente con l&#8217;inganno a promulgare proposte folli e ottusamente ignoranti sul copyright: perché quando gli stati del mondo inviano le proprie missioni ONU a Ginevra mandano esperti idrici, non esperti di copyright; mandano esperti di salute, non esperti di copyright; mandano esperti di agricoltura, non esperti di copyright. Perché il copyright, fondamentalmente, non è importante quasi per nessuno! <em>[applausi]</em></p>
<p>Il parlamento canadese non ha votato le leggi sul copyright perché fra tutte le cose di cui il Canada si deve occupare, sistemare i problemi del copyright è molto meno prioritario delle emergenze sanitarie nelle riserve indiane delle First Nations, dello sfruttamento petrolifero dell&#8217;Alberta, dei problemi astiosi tra anglofoni e francofoni, della crisi delle aree di pesca e di migliaia di altri problemi!</p>
<p>L&#8217;insignificanza del copyright indica che quando altri settori dell&#8217;economia inizieranno a manifestare preoccupazioni riguardo a Internet e ai PC, il copyright si rivelerà essere una scaramuccia, non una guerra.</p>
<p>Perché altri settori dovrebbero avere rancori nei confronti dei computer? Perché il mondo in cui viviamo oggi è fatto di computer. Non abbiamo più delle automobili, ma computer con cui andiamo in giro; non abbiamo più aeroplani, ma computer Solaris volanti con un sacco di controller SCADA <em>[risate e applausi];</em> una stampante 3D non è un dispositivo, ma una periferica, e funziona solamente connessa ad un computer; una radio non è più un cristallo, è un computer multifunzione con un ADC e un DAC veloci e del software.</p>
<p>Il malcontento scaturito dalle copie non autorizzate è nulla se confrontato alle richieste d&#8217;intervento create dalla nostra realtà ricamata da computer. Pensate un momento alla radio. Tutta la legislazione sulla radiofonia fino ad oggi era basata sul fatto che le proprietà di una radio sono determinate al momento della fabbricazione e non possono essere modificate facilmente.</p>
<p>Non è possibile spostare una levetta su un monitor ascoltabimbi e trasformarlo in qualcosa che interferisce con i segnali del controllo del traffico aereo. Ma le radio più potenti gestite dal software possono trasformarsi da monitor ascoltabimbi in gestore dei servizi di emergenza, in controllore del traffico aereo solamente caricando ed eseguendo un software differente. È per questo che la prima volta che l&#8217;ente normatore americano dlele telecomunicazioni (FCC) si chiese cosa sarebbe potuto succedere se fossero state messe in giro queste radio, chiese pareri sull&#8217;idea di rendere obbligatorio per legge che tutte le radio definite dal software venissero integrate in una piattaforma di Trusted Computing.</p>
<p>In ultima analisi, chiese se tutti i PC dovessero essere lucchettati, in modo che i programmi che eseguono siano strettamente regolamentati da autorità centrali. E anche questo è solamente un&#8217;ombra di quello che ci attende.</p>
<p>Dopotutto, questo è stato l&#8217;anno in cui abbiamo visto il debutto di file di forma [shape files] open source per convertire un AR-15 in un fucile automatico. Questo è stato l&#8217;anno dell&#8217;hardware open source e finanziato collettivamente per sequenziare i geni. E mentre la stampa 3D darà vita a valanghe di liti banali, ci saranno giudici del sud degli USA e mullah in Iran che impazziranno perché la gente sotto la loro giurisdizione si stamperà giocattoli sessuali <em>[risate fragorose]</em>.</p>
<p>L&#8217;evoluzione della stampa 3D solleverà di sicuro molte critiche autentiche, dai laboratori a stato solido per la sintesi di anfetamine ai coltelli di ceramica. E non ci vuole certo uno scrittore di fantascienza per capire perché i legislatori potrebbero innervosirsi all&#8217;idea che il firmware delle auto a guida automatica sia modificabile dall&#8217;utente, o alla limitazione del&#8217;interoperabilità dei controller per aviazione, o le cose che si possono fare con assemblatori su scala biologica e sequenziatori.</p>
<p>Immaginate cosa succederà il giorno in cui la Monsanto deciderà che è molto, molto importante essere certi che i computer non possano eseguire programmi che inducono periferiche specializzate a generare organismi che tolgono letteralmente loro il cibo di bocca.</p>
<p>Indipendentemente dal fatto che pensiate che questi siano problemi reali o soltanto paure isteriche, essi restano il campo d&#8217;azione di lobby e gruppi d&#8217;interesse ben più influenti di Hollywood e dei grandi produttori di contenuti quando sono in vena. E ognuno di loro arriverà alla stessa conclusione: <em>&#8220;Non potete fabbricarci semplicemente un computer universale che esegua tutti i programmi tranne quelli che ci spaventano o ci fanno arrabbiare?&#8221; &#8220;Non potete semplicemente fabbricarci una Internet che trasmetta qualunque messaggio su qualunque protocollo tra qualunque coppia di punti a meno che il messaggio ci dia fastidio?&#8221;</em></p>
<p>E personalmente capisco che ci saranno programmi che gireranno su computer universali e periferiche e che faranno paura persino a me. Quindi posso capire che chi si batte per limitare i computer universali troverà molti ascoltatori per le proprie tesi. Ma proprio come abbiamo visto nelle guerre per il copyright, vietare certe istruzioni, protocolli o messaggi sarà del tutto inefficace nel prevenire crimini e rimediarvi. E come abbiamo visto nelle guerre per il copyright, tutti i tentativi di controllo dei PC convergeranno verso i rootkit e tutti i tentativi di controllo di Internet convergeranno verso la sorveglianza e la censura. Ed è per questo che tutto questo è importante.</p>
<p>Perché abbiamo speso gli ultimi 10 anni e oltre unanimemente a inviare i nostri uomini migliori a combattere quello che pensavamo essere il capo supremo alla fine del gioco,ma adesso si rivela essere solamente il mini-capo alla fine del livello e la posta in gioco può solo aumentare.</p>
<p>Come membro della generazione dei Walkman, mi sono rassegnato che avrò bisogno di un apparecchio acustico molto prima di morire; naturalmente non sarà un apparecchio acustico, ma un computer che porterò nel mio corpo. Quindi quando salirò in macchina (un computer in cui metto il mio corpo) con un apparecchio acustico (un computer che metto dentro il mio corpo) vorrò sapere se queste tecnologie non saranno progettate per nascondermi qualcosa e per impedirmi di interrompere dei processi in esecuzione su di essi che agiscono contro i miei interessi <em>[fragoroso applauso].</em></p>
<p>Grazie <em>[l'applauso continua]</em> Grazie. L&#8217;anno scorso il Lower Merion School District, in un sobborgo borghese di Philadelphia, si è trovato in guai seri perché è stato scoperto che distribuiva PC agli studenti con precaricato un rootkit che permetteva una sorveglianza remota nascosta attraverso il computer, la sua telecamera e la sua connessione di rete. È risultato che avevano fotografato gli studenti migliaia di volte, a casa, a scuola, quando erano svegli, quando dormivano, quando erano vestiti e quando erano nudi.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;ultima generazione di tecnologia per l&#8217;intercettazione legale può attivare di nascosto telecamere, microfoni e GPS su PC, tablet e dispositivi mobili. In futuro la libertà richiederà che si sia capaci di monitorare i nostri dispositivi, imporre su di loro regole di funzionamento significative, esaminare e bloccare processi che girano su di essi, mantenerli come servitori leali e non come spie o traditori che lavorano per criminali, teppisti o gente con manie di controllo. Non abbiamo ancora perso, ma dobbiamo vincere la guerra del copyright per mantenere Internet e il PC liberi e aperti. Perché queste sono le risorse delle guerre venture e non potremo continuare a lottare senza di esse. E lo so che può sembrare come un invito alla rassegnazione, ma, come ho detto, questo è solamente l&#8217;inizio.</p>
<p>Abbiamo combattuto il mini-capo e questo vuol dire che ci aspettano grandi sfide, ma come ogni bravo disegnatore di livelli di videogiochi, il destino ci ha mandato per primi dei nemici facili per poterci allenare. Abbiamo una vera possibilità: se sosteniamo i sistemi aperti e liberi e le organizzazioni che combattono per loro (EFF, Bits of Freedom, EDRI, ORG, CC, Netzpolitik, La Quadrature du Net e tutte le altre che sono, per fortuna, troppo numerose per citarle tutte) possiamo vincere la battaglia e assicurarci le munizioni che ci serviranno per la guerra.</p>
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		<title>Ancora sul reddito di cittadinanza&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 06:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[reddito di cittadinanza]]></category>

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		<description><![CDATA[Approfondiamo il tema del reddito di cittadinanza (vedi anche Reddito universale anziché sussidi. L’esempio svizzero ) Nessuno deve lavorare, ma chi vuole lo può fare. E&#8217; la prima visione di società per il 21esimo secolo che il bimensile svizzero Beobachter &#8230; <a href="http://www.managai.net/2011/04/16/ancora-sul-reddito-di-cittadinanza/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Approfondiamo il tema del reddito di cittadinanza (vedi anche<a title="Permalink to Reddito universale anziché sussidi. L’esempio svizzero" rel="bookmark" href="../2011/04/01/reddito-universale-anziche-sussidi-lesempio-svizzero/"> Reddito universale anziché sussidi. L’esempio svizzero )<br />
</a></p>
<p><em>Nessuno deve lavorare, ma chi vuole lo può fare. E&#8217; la prima visione di società per il 21esimo secolo che il bimensile svizzero <a href="http://www.beobachter.ch/">Beobachter</a> ha proposto ai suoi lettori il 6 gennaio 2011, poi ripreso da altri. </em><br />
Quello che può sembrare il Paese del bengodi è invece un&#8217;idea che trova  adepti a destra come a sinistra. Anziché spingere i disoccupati in un  mondo del lavoro che non ha bisogno di loro, essi disporrebbero di una  somma per poter vivere. Se poi trovassero un lavoro retribuito, se la  passerebbero meglio. Tutto qui. A quel punto non ci sarebbero più  persone a carico della società e nessuna invidia sarebbe giustificata,  giacché il reddito di base spetterebbe a tutti.</p>
<p>Certo, anche i dubbi albergano in ambedue gli schieramenti. Comunismo  dolce o liberalismo puro? Ma già il discuterne può indurre a  cambiamenti.<br />
Quest&#8217;anno in Svizzera ci saranno le elezioni politiche e non è il  momento giusto per una proposta di legge d&#8217;iniziativa popolare. Meglio  aspettare il 2012, quando i cittadini si saranno liberati dalle promesse  elettorali. Nel frattempo il tema può essere trattato da pubblicazioni,  film, incontri, forum in Rete. E non mancano personalità importanti che  si dicono d&#8217;accordo con questa visione.<br />
&#8220;Chi è contrario cerca motivazioni, chi è favorevole trova le strade&#8221;,  dice Daniel Haeni (44 anni), responsabile di una struttura  polifunzionale ricavata da un&#8217;ex banca a Basilea. Il reddito  incondizionato è un impulso culturale, dice. &#8220;Nessuno deve temere che  sarà introdotto già domani. Ma appena l&#8217;idea dovesse trovare una  maggioranza diventerà ovvia come il voto alle donne&#8221;.<br />
<span style="text-decoration: underline;">La domanda che Haeni si pone da vent&#8217;anni è:</span> <strong>che cosa fanno le  persone quando non sono costrette a fare qualcosa?</strong> Lui, ad esempio, ha  usato il reddito incondizionato per un anno, avuto da una fondazione,  per gettare le basi della sua attività -l&#8217;ex banca ristrutturata e  affittata ad artisti, ricercatori, architetti, Ong, e con un caffè dove  le consumazioni non sono obbligatorie (sorprendente quanto la gente  consumi se non è tenuta a farlo).</p>
<p>Che cosa farebbero le persone se disponessero di un reddito &#8220;a prescindere&#8221; se l&#8217;è chiesto anche la rivista economica tedesca <em>brand eins</em>,  con questi risultati: il 90% degli intervistati ha risposto che  continuerebbe a lavorare, ma l&#8217;80% pensa che gli altri smetterebbero  subito. Qui i conti non tornano. Forse perché le persone non sono  sincere con se stesse? Oppure ingiuste verso gli altri? &#8220;E&#8217; corretta  l&#8217;ultima risposta&#8221;, dice Haeni. &#8220;Abbiamo in mente due immagini  dell&#8217;uomo: una vale per me e i miei amici, la seconda per tutti gli  altri&#8221;. E perché agli altri tocca l&#8217;immagine peggiore? &#8220;Molte persone si  sentono sempre sotto minaccia anche se viviamo nella sovrabbondanza  economica. Pensano che gli altri abusino della nostra fiducia, quando  invece -se fossimo sinceri- vedremmo che succede molto di rado. Tutta la  nostra vita si costruisce sulla fiducia&#8221;. Purtroppo, i mezzi di  comunicazione e i politici alimentano le paure, ed è un freno per gli  individui. <strong>&#8220;Il reddito di base potrebbe togliere la paura di fondo ed  essere uno stimolo per liberare la creatività&#8221;</strong>. Haegi ne è convinto. Già  il confrontarsi con l&#8217;idea aiuta.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Con lui c&#8217;è Daniel Straub</span>, che un anno fa ha creato insieme a un amico <em>l&#8217;Agenzia del reddito di base</em>,  per la ricerca e l&#8217;introduzione di questo strumento. I tre portano  avanti la proposta di legge d&#8217;iniziativa popolare. Straub è convinto che  i disoccupati siano un grave danno umano ed economico per tutti. Parla  di <strong>una burocrazia abnorme dedita a individuare, controllare, gestire chi  non lavora; di una crescita insensata di operatori sociali molto ben  pagati, di medici e legali che altro non fanno se non cercare di capire  quali disoccupati, e per quale motivo, sono a carico di un ente  assicurativo o sociale anziché di un altro</strong>. Ecco perché l&#8217;idea piace  anche a persone di cultura liberista.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Per quanto i motivi del reddito universale possano essere diversi, la soluzione è la stessa. </span>Semmai  si litiga sulla somma e su chi dovrebbe finanziarla. C&#8217;è chi vorrebbe  tenerla bassa per mantenere alta la motivazione al lavoro. Haeni e  Straub invece la vorrebbero più alta, in modo che le persone s&#8217;impegnino  socialmente senza dover rincorrere un impiego retribuito. Una dozzina  di persone al mondo s&#8217;è occupata di quest&#8217;aspetto. Nella pubblicazione  di <em>Basic Income Earth Network</em> sul finanziamento del reddito  universale, ci sono anche i calcoli relativi alla Svizzera. Vi si legge  che oggi è possibile dare alla popolazione 1500 franchi (1150 euro) a  testa (inclusi i bambini) senza dover aumentare la quota delle  prestazioni sociali -che rappresentano un quarto del Pil. 1500 franchi  sono 1000 in meno del minimo esistenziale calcolato dalla Conferenza  svizzera per l&#8217;aiuto sociale (SKOS). Ma con un reddito da lavoro, la  maggioranza dei cittadini disporrebbe di una somma superiore  all&#8217;attuale. Il reddito di base potrebbe così raggiungere una cifra  consona a una vita dignitosa, garantita dalle imposte sui patrimoni e i  redditi più alti. Per Haeni questa sarebbe una pessima soluzione. &#8220;Tutte  le imposte e i contributi che oggi vengono prelevati nel corso del  processo produttivo dovrebbero essere presi al momento della vendita del  prodotto, attraverso l&#8217;imposta sul valore aggiunto (Iva). Oggi, chi  produce paga imposte e contributi per il personale, che poi riversa sul  prodotto finale, perciò è sempre il consumatore a pagare&#8221;. Ecco perché  Haeni vorrebbe l&#8217;adeguamento continuo dell&#8217;Iva, che considera un&#8217;imposta  più trasparente e più onesta, che non intralcia il processo produttivo,  che non scappa, ed è anche globalmente la più giusta. Questa sua teoria  è condivisa da Goetz Werner, proprietario della catena tedesca di  drogherie DM (33000 dipendenti e un fatturato di 5,2 mld di euro), da  tempo favorevole al reddito universale da finanziare attraverso una  riforma radicale dell&#8217;Iva. E&#8217;  un argomento che va a colpire un tabù  della sinistra, ossia l&#8217;uguaglianza sociale tramite la progressività  delle imposte. <strong>L&#8217;imposta sul valore aggiunto è uguale per tutti, ma chi  consuma di più paga anche più Iva -ecco il risvolto di giustizia  sociale</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Pulire per continuare a viaggiare in Porsche</span><br />
Daniel Haeni pensa che sia giunto il momento di dire addio alla  tradizionale lotta per il lavoro. Il lavoro retribuito non è più un buon  criterio per la redistribuzione della ricchezza e qualche sindacato  comincia ad accorgersene.<br />
Resta la domanda di chi dovrebbe fare i lavori meno gratificanti. &#8220;Le  aziende dovranno proporre offerte appetibili e concorrenziali. Può darsi  che in futuro la donna delle pulizie viaggi in Porsche&#8221;. Poi si  corregge: &#8220;Gli uomini andranno a fare le pulizie per poter continuare a  viaggiare in Porsche&#8221;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Da un&#8217;intervista di Beobachter a Oswald Sigg, ex portavoce del Governo svizzero<br />
</span>&#8220;Da tempo rifletto sul reddito universale. Al momento m&#8217;interessa  capire come far maturare l&#8217;idea nella nostra cultura politica. L&#8217;unico  modo è una legge d&#8217;iniziativa popolare. Basterebbe un testo breve: <em>La Confederazione introduce un reddito di base per tutti gli abitanti. I particolari sono stabiliti da una legge</em>.  Dopo ci sarà buriana, l&#8217;iniziativa verrà bocciata, così come quella  successiva, ma forse in 20, 30 o 50 anni l&#8217;obiettivo sarà raggiunto.<br />
La democrazia diretta può essere un indicatore insperato di nuove  visioni del mondo. Anche quando non centra il bersaglio, porta a dei  risultati, magari parziali&#8221;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Incontro pubblico a Zurigo<br />
</span>Il 19 marzo si è tenuto un incontro su questo tema al Kongresshaus  di Zurigo. Se per Roger Koeppel, redattore capo del settimanale<em> Weltwoche</em>,  il reddito universale è un errore in quanto toglie alle persone la  spinta alla produttività, per l&#8217;ex direttore economico della banca UBS,  Klaus Wellershoff, è un&#8217;opportunità per potenziare le capacità  operative. Il primo è convinto che un reddito garantito indebolisca la  produttività e impoverisca la società; il secondo crede che un tale  cambiamento di paradigma favorisca la competitività di un Paese.<br />
L&#8217;unico punto su cui i due si sono trovati d&#8217;accordo è che l&#8217;attuale  sistema sociale ha davanti a sé enormi problemi e dev&#8217;essere cambiato.<br />
Quello che è apparso chiaro dal duello tra i due è che l&#8217;idea del  reddito universale non rientra negli schemi classici sinistra-destra.  Sia gli oppositori sia i favorevoli portano in campo l&#8217;argomento Stato. I  primi sostengono che per realizzare quest&#8217;idea ci vuole più Stato; i  secondi dicono che il potere dello Stato verrebbe ridotto. Sarà perciò  interessante osservare quali forze politiche sosterranno l&#8217;iniziativa  -qualora vada in porto- e da dove soffierà il vento contrario.</p>
<p>fonte: <a href="http://avvertenze.aduc.it/articolo/ancora+sul+reddito+universale+base_18920.php">ADUC &#8211; Ancora sul reddito universale o di base</a></p>
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		<title>Reddito universale anziché sussidi. L&#8217;esempio svizzero</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 08:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<description><![CDATA[2500 franchi (1931 euro) al mese per tutti, potrebbero risolvere i problemi del finanziamento dello stato sociale. Due noti economisti, Thomas Straubhaar e Klaus Wellershoff, ridanno linfa a una vecchia idea, e auspicano l&#8217;introduzione di un reddito minimo d&#8217;esistenza. Cosa &#8230; <a href="http://www.managai.net/2011/04/01/reddito-universale-anziche-sussidi-lesempio-svizzero/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>2500 franchi (1931 euro) al mese per tutti, potrebbero risolvere i  problemi del finanziamento dello stato sociale. Due noti economisti,  Thomas Straubhaar e Klaus Wellershoff, ridanno linfa a una vecchia idea,  e auspicano l&#8217;introduzione di un reddito minimo d&#8217;esistenza.</em></p>
<p>Cosa accadrebbe se, da aprile, tutti i cittadini svizzeri ricevessero  dallo Stato 2000 o 2500 franchi al mese (1545/1931 euro) senza  contropartita? Diverrebbero tutti dei fannulloni o continuerebbero ad  andare al lavoro -in quanto appartenenti ai 4 milioni e 618 mila persone  attive e non ai 210.000 disoccupati, ai 230.000 fruitori di sussidi  sociali, ai 460.000 percettori d&#8217;assegno d&#8217;invalidità?<br />
La maggioranza delle persone interpellate risponde che ovviamente continuerebbe a lavorare, invece <span style="text-decoration: underline;">quelli</span> -sguardo eloquente puntato al bar di fronte, all&#8217;ufficio regionale del  lavoro o al parco pubblico- QUELLI non alzerebbero più un dito in vita  loro, ci puoi scommettere. &#8220;E&#8217; la diversa percezione del micro- e  macrocosmo. La gente considera il turco Alì vicino di casa una persona  simpatica e gentile, ma parla male dei turchi in quanto gruppo  straniero&#8221;, spiega Thomas Straubhaar, docente di Economia all&#8217;Università  di Amburgo e direttore dell&#8217;Istituto di economia mondiale di Amburgo  (HWWI).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Un&#8217;idea d&#8217;origine liberale</span><br />
Il professore svizzero, che da quasi vent&#8217;anni vive e lavora nel Nord  della Germania, è noto come pensatore economico liberale. E proprio lui  si batte perché a ognuno sia garantita l&#8217;esistenza minima da una somma  mensile, a prescindere da età, professione, entrate, stato sociale,  sesso, salute, istruzione. &#8220;E&#8217; una delle idee più ultraliberali che si  possano immaginare. Non è un caso che l&#8217;economista Milton Friedman  l&#8217;approvasse, per far sì che le agevolazioni non siano distribuite in  modo paternalistico e in base a criteri arbitrari&#8221;, spiega Straubhaar.  Se già si devono erogare sovvenzioni, il sistema di trasferirli dovrebbe  essere il più possibile efficiente, trasparente ed equo.<br />
Efficienza, trasparenza, equità è quanto promette la bozza <em>Grundeinkommen</em> (reddito di base, o di cittadinanza, o universale, o minimo di  esistenza, ndr) visto che i sistemi pensionistici, costretti ad  adeguarsi all&#8217;invecchiamento della popolazione, appaiono ormai obsoleti e  burocratizzati, così come le indennità di disoccupazione e i relativi  uffici preposti. Il reddito di base renderebbe inutili gli enti sociali.<br />
Il potenziale risparmio sarebbe enorme. Nel 2007, la spesa sociale in  Svizzera copriva il 27,3% del prodotto interno lordo secondo l&#8217;Ufficio  federale di statistica. &#8220;Il deficit del sistema sociale odierno,  divenuto così complesso che una decisione oculata sull&#8217;individuo non è  quasi più possibile, verrebbero cancellati di colpo dal reddito di  base&#8221;, dice Klaus Wellershoff, economista e consulente aziendale. Il 19  marzo parteciperà al congresso di Zurigo su questo tema, intitolato &#8220;<em>Die neue Schweiz-ein Kulturimpuls</em>&#8221; (La nuova Svizzera-un impulso culturale) -il primo nel Paese.<br />
&#8220;Un reddito universale non potrà risolvere i problemi in una volta sola.  Ma vogliamo fare piazza pulita di tutti gli errori&#8221;, chiarisce  Christian Mueller, co-promotore del congresso, i cui 600 posti destinati  al pubblico sono stati assegnati in pochi giorni. Tra gli errori  s&#8217;intende la stigmatizzazione e l&#8217;emarginazione di tutte le persone che  non partecipano più al processo lavorativo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Libertà per spinte innovative<br />
</span>Il reddito minimo di esistenza darebbe agli individui la libertà di  fare ciò che desiderano davvero: scrivere un libro, assistere la nonna,  inventare un gioco nuovo per computer. &#8220;Diventerebbe più facile per  ciascuno di noi muoverci nella società&#8221;, ritiene anche Klaus  Wellershoff, giacché &#8220;per il solo fatto di poterci liberare dalla  burocrazia e dalla scarsa trasparenza, acquisiremmo tempo e chiarezza&#8221;.  Il potenziale sociale e creativo liberato non è valutabile, ma ce lo  possiamo figurare: sarebbe grande, e imprimerebbe un enorme impulso alla  congiuntura economica.<br />
La cosa più difficile da valutare sono le conseguenze sul mercato del  lavoro. Appare chiaro, però, che per la fascia più alta cambierebbe  poco. &#8220;Per chi guadagna bene, il reddito di base sarebbe irrilevante, in  fondo niente di più di una riforma fiscale&#8221;, ritiene Straubhaar, poiché  &#8220;se da professore ottengo il reddito di base, l&#8217;aliquota fiscale  aumenta e altrettanto l&#8217;imponibile lordo. Tutto sommato, il mio reddito  netto rimarrebbe uguale&#8221;. Il costo per le attività che richiedono poca  qualificazione dovrebbe invece salire per far sì che qualcuno le svolga  comunque. Addetti ai servizi igienici, lavandaie e custodi  guadagnerebbero più di oggi.<br />
Molti studi sulla motivazione al lavoro indicano che, accanto  all&#8217;incentivo del guadagno, nel lavoro esistono numerose attrattive  intrinseche come i contatti sociali e la stima altrui, la gioia di  lavorare, l&#8217;autorealizzazione. Dove però c&#8217;è un punto, sotto il quale  c&#8217;è da aspettarsi l&#8217;effetto-impulso negativo e la motivazione al lavoro  scompare. In Germania la soglia sarebbe attorno ai 1500 euro, in  Svizzera 2500 franchi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Iniziativa popolare</span><br />
Il congresso sul reddito universale del prossimo sabato avvia la  campagna per l&#8217;iniziativa popolare sul tema, che dovrebbe essere  lanciata nell&#8217;estate 2012, voluta da diversi attori tra enti, agenzie e  fondazioni. Negli ultimi anni sono sorte in tutto il mondo svariate  iniziative e associazioni per il reddito di base, la maggiore delle  quali è la rete internazionale BIEN (<em>Basic Income Earth Network).</p>
<p>(articolo di di Sandra Willmeroth pubblicato sul quotidiano Neue  Zuercher Zeitung am Sonntag del 13-03-2011. Traduzione di Rosa a Marca)</em></p>
<p><em>fonte: ADUC &#8211; </em><a href="http://avvertenze.aduc.it/articolo/reddito+universale+anziche+sussidi+esempio+svizzero_18859.php">Reddito universale anziche&#8217; sussidi. L&#8217;esempio svizzero</a></p>
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		<title>STORICO ISRAELIANO AFFERMA: IL POPOLO EBRAICO E&#039; UN&#039;INVENZIONE</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 06:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli antisionisti lo hanno sempre sostenuto. Gli ebrei non sono un popolo ma una religione. Gli ebrei che sono &#8216;tornati&#8217; in Israele non discendono dagli ebrei di Palestina ma dai Kazari. I palestinesi discendono dagli ebrei di Palestina. Ora anche &#8230; <a href="http://www.managai.net/2010/03/18/storico-israeliano-afferma-il-popolo-ebraico-e-uninvenzione/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gli antisionisti lo hanno sempre sostenuto. Gli  ebrei non sono un popolo ma una religione. Gli ebrei che sono &#8216;tornati&#8217; in  Israele non discendono dagli ebrei di Palestina ma dai Kazari. I palestinesi  discendono dagli ebrei di Palestina. Ora anche un libro dello storico  ebraico Shlomo Zand sostiene e documento queste posizioni. La recensione è di un  altro storico ebraico, Tom Segev [foto].</em>Mauro Manno</p>
<p>The Slate Magazine, the Fray Kausfiles, 29/02/2008</p>
<p><strong>Una invenzione chiamata “il popolo  ebraico”</strong></p>
<p>Tom Segev</p>
<p><a href="http://fray.slate.com/discuss/forums/thread/914934.aspx">http://fray.slate.com/discuss/forums/thread/914934.aspx</a></p>
<p>La Dichiarazione di Indipendenza  di Israele afferma che il popolo ebraico proviene dalla Terra di Israele e che  fu esiliato dalla sua patria. Ad ogni scolaro israeliano si insegna che ciò  accadde durante il dominio romano, nell’anno 70 d.C.</p>
<p>La nazione rimase fedele  alla sua terra, alla quale iniziò a tornare dopo 2 millenni di esilio. Tutto  sbagliato, dice lo storico Shlomo Zand, in uno dei libri più affascinanti e  stimolanti pubblicati qui (in Israele) da molto tempo a questa parte. Non c’è  mai stato un popolo ebraico, solo una religione ebraica, e l’esilio non è mai  avvenuto – per cui non si è trattato di un ritorno. Zand rigetta la maggior  parte dei racconti biblici riguardanti la formazione di una identità nazionale,  incluso il racconto dell’esodo dall’Egitto e, in modo molto convincente, i  racconti degli orrori della conquista da parte di Giosué. È tutta invenzione e  mito che è servita come scusa per la fondazione dello Stato di Israele, egli  assicura.</p>
<p>Secondo Zand, i romani, che di solito non  esiliavano intere nazioni, permisero alla maggior parte degli ebrei di restare  nel paese. Il numero degli esiliati ammontava al massimo a qualche decina di  migliaia. Quando il paese fu conquistato dagli arabi, molti ebrei si  convertirono all’Islam e si assimilarono con i conquistatori. Ne consegue che i  progenitori degli arabi palestinesi erano ebrei. Zand non ha inventato questa  tesi; 30 anni prima della Dichiarazione di Indipendenza, essa fu sostenuta da  David Ben-Gurion, Yitzhak Ben-Zvi ed altri.</p>
<p>Se la maggioranza degli ebrei non fu esiliata,  come è successo allora che tanti di loro si insediarono in quasi ogni paese  della terra? Zand afferma che essi emigrarono di propria volontà o, se erano tra  gli esiliati di Babilonia, rimasero colà per loro scelta. Contrariamente a  quanto si pensa, la religione ebraica ha cercato di indurre persone di altre  fedi a convertirsi al giudaismo, il che spiega come è successo che ci siano  milioni di ebrei nel mondo. Nel <em>Libro di  Ester</em>, per esempio, è scritto: “Molti appartenenti ai popoli del paese si  fecero Giudei, perché il timore dei Giudei era piombato su di loro”<a>[1]</a>.</p>
<p>Zand cita molti precedenti studi, alcuni dei quali  scritti in Israele ma tenuti fuori dal dibattito pubblico dominante. Egli  descrive anche, e a lungo, il regno ebraico di Himyar nella penisola arabica  meridionale e gli ebrei berberi del Nord Africa. La comunità degli ebrei di  Spagna derivava da arabi convertiti al giudaismo che giunsero con le forze che  tolsero la  Spagna ai cristiani, e da individui di origine europea che  si erano convertiti anch’essi al  giudaismo.</p>
<p>I primi ebrei di  Ashkenaz (Germania) non provenivano dalla  Terra di Israele e non giunsero in Europa orientale dalla Germania, ma erano  ebrei che si erano convertiti nel regno dei Kazari nel Caucaso. Zand spiega  l’origine della cultura Yiddish: non si tratta di un’importazione ebraica dalla  Germania, ma del risultato dell’incontro tra i discendenti dei Kazari e i  tedeschi che si muovevano verso oriente, alcuni dei quali in veste di  mercanti.</p>
<p>Scopriamo così che elementi di vari popoli e  razze, dai capelli biondi o scuri, di pelle scura o gialla, divennero ebrei in  gran numero. Secondo Zand, i sionisti per la necessità che hanno di inventarsi  una eticità comune e una continuità storica, hanno prodotto una lunga serie di  invenzioni e finzioni, ricorrendo anche a tesi razziste. Alcune di queste furono  elaborate espressamente dalle menti di coloro che promossero il movimento  sionista, mentre altre furono presentate come i risultati di studi genetici  svolti in Israele.</p>
<p><em>Il  Prof. Zand insegna all’Università di Tel Aviv. Il suo libro, ‘When and How Was  the Jewish People Invented’, (Quando è come fu inventato il popolo ebraico),  pubblicato in ebraico dalla casa editrice Resling, vuole promuovere l’idea di un  Israele come “stato di tutti i suoi cittadini” – ebrei, arabi ed altri – in  contrasto con l’attuale dichiarata identità di stato “ ebraico e democratico”.  Il racconto di avvenimenti personali, una prolungata discussione teoretica e  abbondanti battute sarcastiche non rendono scorrevole il libro, ma i capitoli  storici sono ben scritti e riportano numerosi fatti e idee perspicaci che molti  israeliani resteranno sorpresi di leggere per la prima  volta.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Tradotto dall’inglese da  Manno Mauro, membro di Tlaxcala, la rete dei traduttori per la diversità  linguistica.</p>
<p>fonte: <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=4405">ComeDonChisciotte</a></p>
<p>per approfondire: <a href="http://www.effedieffe.com/content/view/1755/">Effedieffe.com</a></p>
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		<title>un vero imprenditore italiano?</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 06:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In queste settimane si è parlato molto del terremoto che ha gravemente colpito l’Abruzzo e L’Aquila in particolare. Molti forse hanno già dimenticato che circa un anno fa l’Abruzzo era stato colpito da un “terremoto politico”, che aveva portato all’arresto &#8230; <a href="http://www.managai.net/2009/04/30/un-vero-imprenditore-italiano/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In queste settimane si è parlato molto del terremoto che ha gravemente colpito l’Abruzzo e L’Aquila in particolare. Molti forse hanno già dimenticato che circa un anno fa l’Abruzzo era stato colpito da un “terremoto politico”, che aveva portato all’arresto del Presidente della Regione, Del Turco e di parecchi assessori e dirigenti. Si tratta della cosiddetta “<strong>Sanitopoli abruzzese</strong>”, una vicenda di corruzione in un desolante quadro di malcostume, di irregolarità amministrative, di raccomandazioni.</p>
<p>Nella poco edificante storia risulta implicata la famiglia Angelucci. Per altro nel mese di febbraio<strong> l&#8217;imprenditore delle cliniche, Giampaolo Angelucci, finisce agli arresti domiciliari, insieme ad altre 12 persone</strong>, tra cui alcuni funzionari della ASL di Frascati e altri della Regione Lazio, il direttore della Asl Roma H, nell&#8217;ambito di un&#8217;inchiesta condotta dalla procura di Velletri <strong>per truffa e falso in danno delle Asl, per 170 milioni di euro. Le manette, invece, non sono scattate nei confronti di suo padre, Antonio, fondatore dell&#8217;impero economico che porta il suo nome, in quanto deputato del Popolo delle Libertà</strong>, per il quale la Procura ha chiesto alla Camera l&#8217;autorizzazione a procedere in base all&#8217;articolo 68 della Costituzione. Ebbene nei giorni scorsi, nell’assoluto silenzio dei mezzi di informazione, la Camera ha respinto la richiesta di procedere agli arresti domiciliari nei suoi confronti con 316 voti a favore, 30 contrari e 59 astenuti. <strong>Hanno votato per il suo arresto</strong><strong> Italia dei Valori, i Radicali e qualche sparuto deputato del Pd. La stragrande maggioranza del Pd, il Pdl, la Lega Nord e l’Udc compatti hanno votato contro.</strong> E così ancora una volta il principio che “tutti sono uguali davanti alla legge” è stato fatto a pezzi e ridicolizzato per salvare un esponente della casta.<br />
<strong>Ma chi è Antonio Angelucci? Dopo un’attività che lo vede iniziare come commesso di una farmacia e poi portantino presso l’Ospedale S.Camillo, lo troviamo improvvisamente imprenditore e proprietario di case di cura.</strong> Grazie all’appoggio di banchieri come Cesare Geronzi (proprio lui, quello che ha perso i requisiti di onorabilità per essere amministratore di banche!) diviene anche immobiliarista (compra il palazzo di Botteghe Oscure del ex Pci) ed editore (tra gli altri compra L’Unità ed è proprietario di Libero e de Il Riformista). <strong>Viene implicato nella vicenda</strong> del finanziamento illecito dell’allora Presidente della Puglia <strong>Raffaele Fitto (oggi Ministro per gli Affari regionali), per il quale il magistrato chiede l’arresto (anch’esso negato dalla Camera nella scorsa legislatura)</strong>. E’ incredibile ma 200 mila euro vengono versati proprio attraverso “Libero”, che incassa milioni di euro dallo Stato come contributi all’editoria.</p>
<p>La famiglia Angelucci opera attraverso Tosinvest S.A., società residente in Lussemburgo, uno dei tanti paradisi fiscali che il governo dice di voler colpire. Tra i suoi dirigenti la società annovera anche il fratello del Presidente della Camera, Gianfranco Fini.<strong> Un vero “self made man”, di quelli che piacciono tanto a Berlusconi, e con tutti questi precedenti si capisce che Angelucci ha tutte le medaglie ed i requisiti per essere ammesso tra i “capitani coraggiosi”, “salvatori” di Alitalia. Ed infatti detiene circa il 7% di Cai.</strong></p>
<p>fonte: <a href="http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/politica/angelucci_si_e_fatto_da_se.php">Angelucci si è fatto da sè</a></p>
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		<title>maggioranza degli italiani contraria al nucleare e nuove centrali sarebbero inutili</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 06:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli italiani a larga maggioranza non vogliono il nucleare. Lo dice il Rapporto Italia 2009 dell’Eurispes, reso noto pochi giorni fa. Eppure a sentire come parlano i nostri governanti, il ritorno al nucleare sembrerebbe assodato, condiviso e pacifico, eppure l&#8217;opinione &#8230; <a href="http://www.managai.net/2009/02/07/maggioranza-degli-italiani-contraria-al-nucleare-e-nuove-centrali-sarebbero-inutili/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli italiani a larga maggioranza <strong>non vogliono il nucleare</strong>. Lo dice il Rapporto Italia 2009 dell’Eurispes, reso noto pochi giorni fa.</p>
<p>Eppure a sentire come parlano<strong> i nostri governanti</strong>, il <a href="http://blogeko.libero.it/2008/l-energia-nucleare-non-conviene-e-non-ri/" target="blank">ritorno al nucleare</a> sembrerebbe assodato, condiviso e pacifico, eppure l&#8217;opinione della popolazione deve essere nota ai vari <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Lunardi#Il_presunto_conflitto_di_interessi" target="blank">Lunardi</a> e altri politici con forti interessi personali nella realizzazione di costose e inutili opere pubbliche, infatti casomai a qualcuno venisse voglia di protestare, <a href="http://blogeko.libero.it/2008/ll-governo-potra-imporre-le-centrali-nuc/" target="blank">i luoghi scelti per ospitare le centrali saranno presidiati dall’esercito</a>.</p>
<p>L&#8217;Eurispes non è un centro di informazione eversiva, ecologista e ambientalista vicina a ambienti anarchici e di sinistra (questa precisazione la ritengo utile per evitare stupidi commenti cui il dibattito politico e i giornalisti e televisioni ci hanno ormai abituato)</p>
<p>Allora cosa di ce l&#8217;Eurispes? sostanzialmente due cose:</p>
<ol>
<li>la maggioranza degli italiani è contraria al nucleare</li>
<li>la costruzione di nuove centrali nucleari sarebbe inutile</li>
</ol>
<h2>la maggioranza degli italiani è contraria al nucleare</h2>
<p>Secondo l’Eurispes, <strong>solo il 38% degli italiani si dice favorevole al nucleare</strong>. Di essi, nota bene, l’8,2% è favorevole solo a patto che le centrali vengano costruite lontane dalla zona di residenza. <strong>Contrario all’energia nucleare il 45,7% degli italiani.</strong></p>
<p><strong>Gli anti nuclearisti più convinti sono i giovani</strong> dai 25 ai 34 anni (50,3%), tra i 35 e i 44 anni (49,8%) e trai 18-24anni (45,2%), e dato che saranno proprio i giovani a doversi piangere eventualmente le centrali nucleari ritengo che la loro opinione dovrebbe avere più peso rispetto a quella dei vari ultrasettantenni seduti in parlamento.</p>
<p>Ma con quali motivazioni gli italiani hanno espresso il loro parere?</p>
<p>I contrari, temono soprattutto<strong> i rischi del nucleare </strong>(27,3%), mentre un altro 18,4% ritiene che le centrali nucleari non sarebbero una soluzione rapida per risolvere i problemi connessi all’energia.</p>
<p>I favorevoli, invece, motivano la loro convinzione soprattutto  (30,1%) affermando che l’atomo sarebbe una buona soluzione per <strong>porre rimedio alla crisi energetica</strong>.</p>
<p>Purtroppo devo dire che la ragione in questo caso sta dalla parte dei contrari, mentre i favorevoli hanno una visione troppo ottimistica dei tempi e delle potenzialità del nucleare, infatti a fronte dei vari inconvenienti  dovuti al nucleare (tra cui il raddoppio dei casi di leucemia tra i bambini che vivono vicino alle centrali e l&#8217;aumento di questo tumore fino a 50km dalle centrali), i tempi per realizzare il nucleare in Italia sarebbe lungo&#8230;</p>
<h2>la costruzione di nuove centrali nucleari sarebbe inutile</h2>
<p>L’Eurispes ha anche calcolato che per costruire le centrali nucleari all’Italia servirebbero, al netto di problemi e di ”accettazione sociale”, <strong>almeno 10 anni e circa 30 miliardi di euro</strong>. Questa almeno la stima provvisoria.</p>
<p>Ma almeno il nucleare diminuirebbe la dipendenza dell’Italia dal petrolio di importazione? No, dice l’Eurispes: <strong>se ne consumerebbe solo  il 4,5% in meno</strong>. E un simile risultato si può ottenere investendo nel risparmio energetico somme di gran lunga minori.</p>
<p>E quel 14,9% di energia nucleare che importiamo dalla Francia? Interessante, l’osservazione dell’Eurispes:<strong> in Italia non è necessario costruire altre centrali</strong>, nucleari o a combustibili fossili che siano. Quelle esistenti hanno una potenza installata pari a 89.800 Mw a fronte di una domanda di picco di 55.600 Mw. Dunque, avanzerebbero addirittura 34.000 Mw. Avanzerebbero: il punto è che <strong>attualmente l’utilizzo degli impianto è inferiore al 50%</strong>.</p>
<p>Ma almeno il nucleare è economicamente conveniente!!!!!!!!!!!!!!!</p>
<p>Certo, tutto diventa economicamente conveniente quando i sussidi statali sono generosi, e <strong><a href="http://www.managai.net/2009/02/la-produzione-di-energia-elettrica-da-nucleare-e-uno-dei-settori-piu-sovvenzionati-al-mondo/">la produzione di energia elettrica da nucleare è  uno dei settori più sovvenzionati al mondo</a></strong></p>
<p>Purtroppo è in corso una campagna mediatica per influenzare l&#8217;opinione pubblica a favore del nucleare, ma ognuno può farsi una propria idea ragionando con la propria testa e informandosi di persona, non tramite le opinoni preconfezionate e interessate dei vari &#8220;esperti&#8221; e opinionisti intervistati in televisione  sui giornali.</p>
<p>Su internet di informazioni sul nucleare se ne trovano abbastanza per <strong>farsi una propria idea, sia a favore che contro,  consapevole e non imboccata</strong></p>
<p>fonte: <a href="http://blogeko.libero.it/2009/leurispes-maggioranza-degli-italiani-contraria-al-nucleare-e-nuove-centrali-sarebbero-inutili/">Blogeko</a></p>
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		<title>propaganda invece di giornalismo</title>
		<link>http://www.managai.net/2009/01/24/propaganda-invece-di-giornalismo/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 06:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quasi settant’anni fa, nel corso della seconda guerra mondiale, nella città di Leningrado fu commesso un crimine efferato. Per più di 70 giorni, una banda di estremisti chiamata «Armata rossa» tenne in ostaggio milioni di abitanti di quella città e, &#8230; <a href="http://www.managai.net/2009/01/24/propaganda-invece-di-giornalismo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Quasi settant’anni fa, nel corso della seconda guerra mondiale, nella città di Leningrado fu commesso un crimine efferato. Per più di 70 giorni, <strong>una banda di estremisti chiamata «Armata rossa» tenne in ostaggio milioni di abitanti di quella città e, così facendo, provocò la rappresaglia della Wehrmacht tedesca dall’interno</strong>. I tedeschi non ebbero altra alternativa, se non bombardare la popolazione e imporre un blocco totale causando la morte di centinaia di migliaia di persone. Un po’ di tempo prima, un crimine simile era stato commesso in Inghilterra.<strong> La banda di Churchill si era nascosta tra la popolazione londinese, sfruttando milioni di cittadini come scudi umani. I tedeschi furono costretti a inviare la Luftwaffe e, sebbene con riluttanza, a ridurre la città in rovine. Lo chiamarono il Blitz.</strong></p></blockquote>
<p>Questa è la descrizione che apparirebbe oggi nei libri di storia &#8211; se i tedeschi avessero vinto la guerra. Assurdo? Non più delle quotidiane descrizioni nei nostri media, che si ripetono fino alla nausea: i terroristi di Hamas usano gli abitanti di Gaza come «ostaggi» e sfruttano le donne e i bambini come «scudi umani». <strong>Non ci lasciano altra alternativa se non i bombardamenti massicci nei quali, con nostro profondo dolore, migliaia di donne, bambini e uomini disarmati vengono uccisi o feriti.</strong></p>
<p>In questa guerra, come in qualunque guerra moderna, la propaganda gioca un ruolo fondamentale. La disparità tra le forze, tra l’esercito israeliano &#8211; con i suoi caccia, elicotteri da combattimento, aerei teleguidati, navi da guerra, artiglieria e tank &#8211; e le poche migliaia di combattenti di Hamas dotati di armi leggere, è di uno su mille, forse uno su un milione. Nell’arena politica il gap tra loro è ancora più ampio. Ma nella guerra di propaganda, il gap è quasi infinito. <strong>Quasi tutti i media occidentali inizialmente ripetevano la versione ufficiale della propaganda israeliana.</strong> Essi ignoravano quasi del tutto le ragioni dei palestinesi, per non parlare delle dimostrazioni quotidiane del campo della pace israeliano. La logica del governo israeliano («Lo stato deve difendere i suoi cittadini contro i razzi Qassam») è stata accettata come se quella fosse tutta la verità. L’altro punto di vista, per cui i Qassam sono una rappresaglia per l’assedio che affama il milione e mezzo di abitanti della Striscia di Gaza, non è stato riportato affatto. Solo quando le scene orribili provenienti da Gaza hanno cominciato ad apparire sui teleschermi occidentali, l’opinione pubblica mondiale ha gradualmente iniziato a cambiare.<br />
È vero, i canali televisivi occidentali e israeliani hanno mostrato solo una piccolissima frazione dei terribili eventi che appaiono 24 ore su 24 sul canale arabo al Jazeera, ma una sola immagine di un bimbo morto nelle braccia del padre terrorizzato è più potente di mille frasi elegantemente costruite dal portavoce dell’esercito israeliano. E alla fine, è decisiva.</p>
<p>La guerra &#8211; ogni guerra &#8211; è il regno delle menzogne. Che si chiami propaganda o guerra psicologica, tutti accettano l’idea che sia giusto mentire per un paese. Chiunque dica la verità rischia di essere bollato come traditore. Il problema è che la propaganda è convincente per lo stesso propagandista. E dopo che ci si è convinti che una bugia è verità, e la falsificazione realtà, non si riesce più a prendere decisioni razionali.<br />
Un esempio di questo fenomeno riguarda quella che finora è stata la atrocità più scioccante di questa guerra: il bombardamento della scuola dell’Onu Fakhura, nel campo profughi di Jabaliya. Immediatamente dopo che esso era stato conosciuto in tutto il mondo,<strong> l’esercito ha «rivelato» che i combattenti di Hamas avevano sparato con i mortai da un punto vicino l’ingresso della scuola. Poco tempo dopo, il militare che aveva mentito ha dovuto ammettere che la foto aveva più di un anno. In breve: una falsificazione</strong>. In seguito l’ufficiale bugiardo ha affermato che avevano «sparato ai nostri soldati da dentro la scuola». Dopo appena un giorno, l’esercito ha dovuto ammettere dinanzi al personale Onu che anche quella era una menzogna. Nessuno aveva sparato da dentro la scuola; nella scuola non c’erano combattenti di Hamas: era piena di profughi terrorizzati. Ma l’ammissione ormai non faceva quasi più differenza. A quel punto, il pubblico israeliano era totalmente convinto che avessero «sparato da dentro la scuola», e gli annunciatori tv lo hanno affermato come un semplice fatto.</p>
<p>Lo stesso è accaduto con le altre atrocità. Nell’atto della morte, ogni bambino si trasformava in un terrorista di Hamas. <strong>Ogni moschea bombardata diventava istantaneamente una base di Hamas, ogni palazzina un deposito di armi, ogni scuola una postazione terroristica, ogni edificio dell’amministrazione pubblica un «simbolo del potere di Hamas»</strong>. Così l’esercito israeliano manteneva la sua purezza di «esercito più morale del mondo». La verità è che le atrocità sono un risultato diretto del piano di guerra. Questo riflette la personalità di Ehud Barak &#8211; un uomo il cui modo di pensare e le cui azioni sono una chiara esemplificazione di quella che viene chiamata «follia morale», un disturbo sociopatico. Il vero scopo (a parte quello di farsi eleggere alle prossime elezioni) è porre fine al governo di Hamas nella Striscia di Gaza. Nell’immaginazione di chi ha pianificato la guerra, Hamas è un invasore che ha ottenuto il controllo di un paese straniero. Naturalmente la realtà è completamente diversa. Il movimento di Hamas ha ottenuto la maggioranza dei voti nelle elezioni democratiche che si sono svolte in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza. Ha vinto perché i palestinesi erano giunti alla conclusione che l’atteggiamento pacifico di Fatah non avesse ottenuto nulla da Israele &#8211; né un congelamento degli insediamenti, né il rilascio dei prigionieri, né un qualunque passo significativo verso la fine dell’occupazione e la creazione dello stato palestinese. Hamas è profondamente radicato nella popolazione &#8211; non solo come movimento di resistenza che combatte l’occupante, come l’Irgun e il Gruppo Stern in passato &#8211; ma anche come organismo politico e religioso che fornisce servizi sociali, scuola e sanità. Dal punto di vista della popolazione, i combattenti di Hamas non sono un organismo straniero, ma figli di ogni famiglia della Striscia e delle altre regioni palestinesi. Essi non si «nascondono dietro la popolazione»: la popolazione li vede come i suoi unici difensori. Perciò, l’intera operazione si basa su presupposti errati. Trasformare la vita in un inferno sulla terra non fa insorgere la popolazione contro Hamas ma, al contrario, essa si stringe dietro Hamas e rafforza la propria determinazione a non arrendersi. <strong>La popolazione di Leningrado non si sollevò contro Stalin, più di quanto i londinesi non si sollevarono contro Churchill</strong>.</p>
<p>tratto dal <a href="http://www.sabinaguzzanti.it/2009/01/16/a-lucia/" target="_blank">blog di Sabina Guzzanti</a></p>
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		<title>come è iniziato</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 06:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[29 novembre 1947 &#8211; Le Nazioni Unite approvano la risoluzione 181 (votano a favore URSS, USA e Francia, ma gli Stati arabi votano contro; la Gran Bretagna, la Cina ed altri si astengono), che prevede la divisione della Palestina in &#8230; <a href="http://www.managai.net/2009/01/04/come-e-iniziato/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>29 novembre 1947 &#8211; </strong>Le Nazioni Unite approvano la risoluzione 181 (votano a favore URSS, USA e Francia, ma gli Stati arabi votano contro; la Gran Bretagna, la Cina ed altri si astengono), che prevede la divisione della Palestina in tre parti:<br />
- uno stato ebraico sul 56% del territorio<br />
- uno stato palestinese<br />
- una zona internazionale che comprenda Gerusalemme e Betlemme.<br />
Il confine tracciato viene definito &#8220;Linea Verde&#8221;.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;inizio della catastrofe, che culminerà nel 1948, con la creazione di Israele sulle terre, sulle città e sui villaggi della Palestina, e con la diaspora di milioni di palestinesi.</p>
<p>&#8220;A partire dalla mattina successiva (18 dicembre 1947, ndr) all&#8217;adozione della Risoluzione di spartizione, i 75.000 palestinesi della città furono sottoposti a una <strong>campagna di terrore</strong> istigata congiuntamente dall&#8217;Irgun e dall&#8217;Haganà. Arrivati soltanto da pochi decenni, i coloni ebrei avevano costruito le loro case più in alto sulla montagna. Quindi abitavano sopra i quartieri arabi e da lì potevano con facilità bombardarli e fare i cecchini. Avevano cominciato a farlo di frequente fin dai primi di dicembre. Usavano anche altri sistemi di intimidazione: i soldati ebrei rotolavano barili pieni di esplosivo ed enormi palle di acciaio giù nelle aree residenziale arabe e versavano lungo le strade olio misto a carburante, al quale poi davano fuoco. Appena i palestinesi, presi dal panico, correvano fuori di casa per cercare di spegnere quei fiumi di fuoco, venivano colpiti dal fuoco delle mitragliatrici.</p>
<p>Nelle aree dove le due comunità intrattenevano ancora delle relazioni, l&#8217;Haganà portava a riparare le automobili nei garage palestinesi, le riempiva di esplosivi e detonatori, e così seminava caos e morte. Dietro questo genere di assalto c&#8217;era un&#8217;unità speciale dell&#8217;Haganà, la <em>Hashahar</em> (&#8216;aurora&#8217;), composta di <em>mistarvim -</em> letteralmente in ebraico, &#8220;diventare arabo&#8221; &#8211; cioè di quegli ebrei che si travestivano da palestinesi.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>La fase che seguì introdusse un capitolo nuovo nella storia della Palestina. (&#8230;) Il villaggio scelto dall&#8217;Alto Comando fu Balad al-Shaykh, luogo di sepoltura dellao Shaykh Izz al-Din al-Qassam, uno dei leader più venerati e carismatici degli anni Trenta, ucciso dagli inglesi nel 1935 (&#8230;). A un comandante locale, Haim Avinoam, venne ordinato di &#8216;circondare il villaggio, uccidere il maggior numero possibile di uomini e danneggiare le proprietà, ma di astenersi dal colpire donne e bambini&#8217;. L&#8217;attacco ebbe luogo il 31 dicembre e durò tre ore. Si concluse con la <strong>morte di oltre 60 palestinesi</strong>, non tutti erano uomini. Ma notate bene che in questo caso si faceva ancora distinzione tra uomini e donne: nell&#8217;incontro successivo la Consulta decise che per le operazioni future questa distinzione era una <strong>complicazione inutile</strong>. Nel momento in cui veniva attaccato Balad al-Shaykh, le unità dell&#8217;Haganà di Haifa testarono il campo con un&#8217;azione molto più drastica: entrarono in un quartiere arabo della città, Wadi Rushmiyya, <strong>espulsero gli abitanti e fecero saltare in aria le case.</strong> Si può considerare questo come <strong>l&#8217;inizio ufficiale delle operazioni di pulizia etnica</strong> nelle città palestinesi. Mentre venivano commesse tali atrocità gli inglesi mostravano indifferenza.</p>
<p>tratto da &#8220;<a href="http://www.anobii.com/books/La_pulizia_etnica_della_Palestina/9788881129089/01d01dd299af82c005/">La pulizia etnica della Palestina</a>&#8220;, di Ilan Pappe, Fazi editore, 2008, pagg. 79-82</p>
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		<title>Renato Schifani</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Aug 2008 06:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Renato Schifani, l&#8217;attuale presidente del Senato: La sua prima dichiarazione, come saluto all&#8217;aula, è stata: “Sarò garante di tutti!”, ha poi affermato che legalità e sicurezza sono temi da non sottovalutare, ha poi ricordato le figure di Falcone e Borsellino. &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/08/13/renato-schifani/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Renato Schifani, l&#8217;attuale presidente del Senato:<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: small;">La sua prima dichiarazione, come saluto all&#8217;aula, è stata: “Sarò garante di tutti!”, ha poi affermato che </span><strong><span style="font-size: small;">legalità e sicurezza </span></strong><span style="font-size: small;">sono temi da non sottovalutare, ha poi ricordato le figure di Falcone e Borsellino.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: small;">Il dottor Schifani da oggi è chiamato a ricoprire la seconda più importante carica istituzionale dopo quella del presidente della repubblica. La seconda carica dello stato per importanza politica.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: small;">L&#8217;ormai presidente Schifani che ciancia già da subito di legalità e sicurezza è quello che insieme a Maccanico ha dato il nome alla legge che nel 2003 </span><strong><span style="font-size: small;">bloccava i processi a carico di SILVIO BERLUSCONI. </span></strong><span style="font-size: small;">Legge poi dichiarata incostituzionale nel 2004.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: small;">Negli archivi della Camera di commercio di Palermo risulta una società, oggi inattiva, costituita nel 1992 da Schifani con Antonio Mengano e Antonino Garofalo: la Gms. Antonino Garofalo è stato arrestato nel 1997 e poi rinviato a giudizio per USURA ED ESTORSIONE  nell&#8217;ambito di indagini condotte dal sostituto Gaetano Paci della Procura di Palermo. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: small;">Negli anni 80 era socio, insieme a La Loggia, con il futuro </span><strong><span style="font-size: small;">BOSS MAFIOSO</span></strong><span style="font-size: small;"> NINO MANDALA&#8217; in una società assicurativa di nome SICULABROCKERS.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: small;">LEGALITA&#8217; E SICUREZZA, FALCONE E BORSELLINO!!!!</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: small;">Infine, da ricordare, come antipasto all&#8217;odierna dichiarazione sulla sua volontà di essere garante di tutti, dopo la condanna di CUFFARO per favoreggiamento Schifani dichiarò:</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-size: small;">Oggi Cuffaro ha ripreso saldamente in mano il timone di una Sicilia che già è cresciuta così come i dati sul Pil e sulla disoccupazione ai minimi storici ci indicano. Dobbiamo anche riconoscere a Cuffaro che è stato e continua ad essere l&#8217;unico garante dell&#8217;unità della coalizione&#8230;.Forza Italia sarà al suo fianco (di Cuffaro ndr) in questa nuova fase del governo della regione&#8230;.”</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: small;">Insomma c&#8217;è proprio da attendersi che Schifani si adopererà per essere il garante di tutti, ma proprio tutti!</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">fonte: <a href="http://www.albertopraderio.ilcannocchiale.it/post/1889436.html">il nuovo presidente del senato Schifani</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Per aver ripetuto in televisione questi fatti (non dicerie) Marco Travaglio è stato querelato da Schifani</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Schifani invece non può essere querlato da nessuno perchè per legge è al di sopra della legge (lo stabilisce il Lodo Alfano)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Gli stessi fatti sono riportati da tmpo in alcuni libri, senza che gli autori incappassero però nelle querele di Schifani, evidentmente cete notizie si possono scrivere ma non dire in TV</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">il motivo di questa tolleranza di Schifani verso la &#8220;diffamazione&#8221; tramite libri e intolleranza per la &#8220;diffamazione&#8221; per mezzo televisivo è semplice: chi legge un libro ha consapevolmente scelto come infomarmi perchè ha un cervello, chi si informa tramite la televisione non ha scelto (perchè nel sistema televisivo italiano non c&#8217;è scelta), e non ha scelto o perchè non ha cervello o perchè non lo usa</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Schifani teme di perdere credibilità e di essere smascherato agli occhi dei senza cervello, non teme di essere riconosciuto come colluso con la mafia, altrimenti avrebbe denunciato anche chi la sua storia l&#8217;ha scritta in un libro</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">ma su internet non serve l&#8217;invito del conduttore per parlare, chiunque può esprimersi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">forse Schifani querelerà i blogger che lo diffamano, forse con una legge anti-pedofilia o anti-terrorismo si introdurranno norme per incarcerare i blogger (oggi si limitano al sequestro preventivo del blog, pratica censoria e illegittima)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">in tal caso si diffonderanno maggiormente tecnologie come Tor o Freenet</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">come si dice: &#8220;chi vivrà, vedrà&#8221;, ma vivere non vuol dire solo mangiare dormire e fare sesso, vivere vuol dire poter avere quel che si merita, non dover essere schiavo dei figli dei potenti, non dover ereditare un gradino basso nella società perchè non hanno raccomandazioni o protettori potenti&#8230;</p>
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		<title>nucleare: tanto rumore per nulla?</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Aug 2008 23:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente & ecologia]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Scajola]]></category>
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		<description><![CDATA[Centinaia di litri di acqua radioattiva dispersi nell&#8217;arco di mesi nell&#8217;oceano Pacifico. Secondo quanto riportato dalla &#8220;Cnn&#8221;, il sottomarino a propulsione nucleare &#8220;USS Houston&#8221;, appartenente alla &#8220;US Navy&#8221;, avrebbe disperso un quantitativo imprecisato di acqua radioattiva durante il suo percorso. &#8230; <a href="http://www.managai.net/2008/08/03/nucleare-tanto-rumore-per-nulla/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Centinaia di litri di acqua radioattiva dispersi nell&#8217;arco di mesi nell&#8217;oceano Pacifico. Secondo quanto riportato dalla &#8220;Cnn&#8221;, il sottomarino a propulsione nucleare &#8220;USS Houston&#8221;, appartenente alla &#8220;US Navy&#8221;, avrebbe disperso un quantitativo imprecisato di acqua radioattiva durante il suo percorso. (<a href="http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/esteri/sottomarino/sottomarino/sottomarino.html">2 agosto 2008 &#8211; la Repubblica</a>)</p></blockquote>
<p>a quanto pare i Giapponesi non l&#8217;hanno presa bene, soprattutto perché la presenza di basi militari americane sul loro territorio pare sia voluta più dal governo (quale che sia) che dalla popolazione. Difficile non cogliere delle analogie con l&#8217;Italia.</p>
<blockquote><p>Nella notte fra il 7 e l&#8217;8 luglio dalla centrale nucleare di<strong> Tricastin in Francia</strong> finisce nei fiumi Gaffière e Lauzon, immissari del Rodano. Acqua contaminata con 74 chili di uranio. E nei luoghi adiacenti si vive tuttora senz&#8217;acqua: vietato bere, irrigare, pescare, nuotare.</p></blockquote>
<blockquote><p>C&#8217;è uranio perfino <strong>nelle falde sotterranee d&#8217;acqua</strong> a due chilometri dalla centrale di Tricastin. Ma potrebbe dipendere da una perdita proveniente da un deposito di scorie. (<a href="http://blogeko.libero.it/index.php/2008/di-nuovo-in-francia-paura-nucleare-un-in">luglio 2008 &#8211; Blogeko</a>)</p></blockquote>
<blockquote>
<blockquote></blockquote>
</blockquote>
<p>non mi sembra che ci sia da essere tranquilli, l&#8217;acqua è stata contaminata&#8230;</p>
<p>e invece quasi quasi mi tranquillizzo, pare che si stia enfatizzando troppo, si stia esagerando&#8230;</p>
<blockquote><p>&#8220;Su questi episodi mi pare ci sia stata un&#8217;enfatizzazione eccessiva&#8221;. Il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, minimizza gli incidenti verificatisi negli ultimi tempi nelle centrali nucleari francesi.</p>
<p>&#8220;tutti questi episodi sono sotto il livello minimo di pericolo&#8221;</p>
<p>Parole rinforzate poi nel pomeriggio da Silvio Berlusconi. Se il prezzo del petrolio non scende, ha sostenuto il presidente del Consiglio, &#8220;l&#8217;occidente dovrà immettersi in una massiccia realizzazione di centrali nucleari&#8221;  (<a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/ambiente/francia-blocco-centrale/scajola-incidente-francia/scajola-incidente-francia.html">24 luglio 2008 &#8211; la Repubblica</a>)</p></blockquote>
<p>quasi quasi mi convinco anch&#8217;io, voglio una centrale vicino a casa mia, mi conviene, avrò uno sconto sulla bolletta per il &#8220;disturbo psicologico&#8221;</p>
<blockquote><p><cite> &#8220;Chi subira&#8217; il disturbo psicologico (perche&#8217; solo di questo si tratta) di ospitare una centrale dovra&#8217; essere premiato e non si tratta solo di premiare il Comune o la Provincia che certamente dovranno avere delle royalties&#8221;, ha spiegato, &#8220;ma dobbiamo andare direttamente sui cittadini che dovranno pagare l&#8217;energia molto, molto, meno che negli altri posti, grazie a bollette piu&#8217; leggere&#8221;. (<a href="http://www.openpolis.it/dichiarazione/356271">28 maggio  2008 &#8211; ministro Claudio Scajola</a>)</cite></p></blockquote>
<p>certamente il ministro è in possesso dei risultati di recentissime scoperte scientifiche, la contaminazione da radioattività non può esserci, al massimo potrei subire &#8220;disturbi psicologici&#8221;</p>
<p>poi però mi chiedo, se Scajola andasse a raccontare questa sua interessante teoria ai 100 operai contaminati a Tricastin (in Francia, non in Corea del Nord o in un altro paese &#8220;canaglia&#8221;&#8230;.) o se la raccontasse ai loro figli, mogli&#8230;</p>
<p>ma tranquilli, la contaminazione è lieve, risibile, trascurabile&#8230;</p>
<blockquote><p>100 operai “contaminati leggermente”  da cobalto 58,  dicono le fonti ufficiali (<a href="http://www.ecoblog.it/post/6465/tricastin-nuovo-incidente-nucleare-100-operai-contaminati-dal-cobalto-58">Ecoblog</a>)</p></blockquote>
<p><a href="http://www.edf.fr/accueil-fr-1.html">EDF</a> la società che gestisce l’impianto ha dichiarato:</p>
<blockquote><p>Condurremo delle indagini per determinare la causa di questo evento che non ha alcuna conseguenza né sulla salute delle persone né per l’ambiente . (<a href="http://www.ecoblog.it/post/6465/tricastin-nuovo-incidente-nucleare-100-operai-contaminati-dal-cobalto-58">Ecoblog</a>)</p></blockquote>
<p>prò adesso comincio ad essere confuso, confuso perchè qualcuno mente, EDF (azienda che guadagna dalla gestione di centrali nucleari) oppure l’associazione <a href="http://www.sortirdunucleaire.org/actualites/communiques/affiche.php?aff=426">Sortir du nucléaire</a> (dal nome mi par di capire che vogliano l&#8217;uscita dal nucleare)</p>
<p>infatti ci ricordano che</p>
<blockquote><p>Contrariamente a quanto sostengono le fonti e cioè che questi incidenti non sono pericolosi, ricordiamo che dal 1990 la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni (<a href="http://www.icrp.org/">ICRP</a>) ha ammesso che ogni dose di radiazione contiene un rischio cancerogeno e genetico. (<a href="http://www.ecoblog.it/post/6465/tricastin-nuovo-incidente-nucleare-100-operai-contaminati-dal-cobalto-58">Ecoblog</a>)</p></blockquote>
<p>a questo punto comincio a non capirci più nulla(???)</p>
<p>da un lato mi vogliono tranquillizzare, blandire, coccolare con notizie confortanti, non devo preoccuparmi, i miei disturbi psicologici saranno ripagati, non ci sono pericoli&#8230;</p>
<p>però le notizie che leggo mi inducono a pensare il contrario</p>
<p>po però accendo la TV, leggo i giornali e tuti mi dicono che non ci sono problemi, lo dicono anche le autorità francesi&#8230;</p>
<p>però il mio effimero castello di certezze fiducia crolla quando getto uno sguardo ai giornali francesi,i quali raccontano una versione totalmente diversa, in cui dicono che la contaminazione c&#8217;è ed è ua cosa grave (che si sia contaminata a falda acquifera)</p>
<p>leggo che le autorità francesi ordinano una verifica a tappeto in tutte le centrali di Francia, leggo che la Socatri (la società che gestisce la centrale di Tricastin) ha tardato nelle comunicazioni e minimizzato l&#8217;entità dell&#8217;incidente, permettendo così l&#8217;aggravarsi della situazione</p>
<p>leggo che</p>
<blockquote><p>la quantità di uranio sversata durante questo incidente (12 g per litro d’acqua, circa 360 kg di uranio secondo Le Monde) sorpassa di 100 volte la quantità massima autorizzata di liquido radioattivo legalmente sversabile dalla <a href="http://www.areva-nc.fr/scripts/areva-nc/publigen/content/templates/show.asp?P=4041&amp;L=EN">Socatri</a> <strong>in un anno intero</strong>!</p></blockquote>
<p>leggo anche che</p>
<blockquote><p>Le Monde nota alcuni “fatti” misteriosi: secondo uno studio tedesco, nei pressi dei siti dove sorgono le centrali nucleari si verificano più leucemie infantili rispetto alla media nazionale. Per l’esattezza i tumori del sangue nei bambini hanno una frequenza più che doppia (2,2 volte) rispetto alla media in un raggio di 5 km dalle centrali nucleari e la frequenza di tali tumori rimane più elevata in un raggio di 50 km intorno alle centrali.</p></blockquote>
<p>(vedi <a href="http://www.ecoblog.it/post/6383/incidente-nucleare-a-tricastin-giornali-italiani-vs-giornali-francesi">Incidente nucleare a Tricastin: giornali italiani vs giornali francesi</a>)</p>
<p>allora vuol dire che i giornali e le TV in Italia mi stanno mentendo perché di proprietà di banche e gruppi industriali che hanno interesse a investire nel ritorno del nucleare in italia??</p>
<p>sarà che ancora oggi i bambini nati vicino a Chernobyl vengono in Itala per respirare aria sana</p>
<p>sarà che di nucleare sento parlare tutti tranne che chi ha una qualche conoscenza di come funzioni una centrale nucleare</p>
<p>sarà che mi sto per laureare in fisica e mi sembra che dei olitici nessuno ne capisca un cazzo di nucleare</p>
<p>sarà che il ritorno al nucleare vorrà dire un sacco di finanziamenti statali ai costruttori e gestori di centrali nucleari</p>
<p>sarà che l&#8217;uranio nel mondo è concentrato in pochissimi posti (molti meno che i posti da dove estrarre petrolio)</p>
<p>sarà che l&#8217;Italia non ha giacimenti di uranio</p>
<p>sarà che l&#8217;uranio, con i consumi attuali, rischia di finire entro i prossimi 50 anni</p>
<p>sarà che la Germania ha abbandonato il nucleare e investe nel solare</p>
<p>sarà che noi abbiamo molto più sole della Germania</p>
<p>sarà che forse in Germania allora sono più intelligenti di noi&#8230;</p>
<p>o forse più semplicemente da noi parla chiunque abbia fiato e parla su qualsiasi argomento, tanto se si è ignoranti basta ascoltare cosa dice un opinionista e si diventa esperti&#8230;</p>
<p>un&#8217;ultima cosa: il nucleare non è affatto economico, lo diventa grazie alle incentivazioni statali e ai fondi dei militari, i quali utilizzano le centrali per procurarsi il plutonio con cui costruire le bombe atomiche (su questo non fornisco alcun link, chi vuole può approfondire cercando su internet, o studiando, o leggendo)</p>
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