sul canone RAI
I call center Rai dicono che anche il possesso di un monitor di pc, di un videocitofono o di un videotelefono legittima la richiesta della tassa. Abbiamo provato, inutilmente, a chiedere conferme ufficiali al ministero delle Finanze, all’Agenzia delle Entrate e al ministero delle Comunicazioni, senza ottenere conferme alle tesi dei call center (si veda questo link: Stop al canone Rai).
Nessuna risposta, per il momento, neppure ad una interrogazione parlamentare. Alla trasparenza si preferisce la nebbia, che porta il cittadino ad essere sempre potenzialmente colpevole, ricattato da lettere minatorie che minacciano il fermo amministrativo dell’automobile, solo per il fatto di non pagare e senza alcuna prova che il non-abbonato possieda un apparecchio atto o adattabile alla ricezione di programmi televisivi. Questa nebulosità non genera solo sfiducia nei cittadini, ma e’ anche costosa. Quanto spende la Rai per pagare gli addetti che con fare mafioso lasciano bollettini per pagare il canone? Quanto costa inviare milioni di inutili lettere a chiunque cambi residenza?
Anche questi sono i costi della mancata trasparenza. Quanto si risparmierebbe, invece, se venisse privatizzata la Rai? Per garantire un reale servizio pubblico, finanziato con la fiscalità generale, basterebbe un canale senza pubblicità.
Invece si preferisce il baraccone. Purtroppo il potere politico non riesce ad evolversi. Pur di mantenere i privilegi, consentendo il malaffare, che inevitabilmente genera la mancanza di chiarezza, preferiscono sopportare le ondate di “antipolitica” generalizzata.
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